Cos'è la violenza domestica

Di Redazione Studenti.

Cosa si intende per violenza domestica: relazione di diritto. Quante tipologie di violenza domestica esistono e come funzionano

Violenza domestica

Cosa si intende per violenza domestica?
Cosa si intende per violenza domestica? — Fonte: getty-images

I dati sulla violenza domestica, o violenza interpersonale intima, sono poco attendibili perché i maltrattamenti rappresentano uno dei reati con una elevatissima percentuale di casi sconosciuti alle autorità giudiziarie (alta percentuale di numero oscuro). Le vittime molto spesso non sporgono denuncia/querela perché si sentono in colpa e hanno paura per se e per le  ripercussioni sui figli, o perché hanno poca fiducia nelle forze dell’ordine, o, ancora, perché ritengono che quanto accaduto sia una questione privata e che va tenuta nascosta. Oggi, per fortuna, in alcuni paesi, fra cui l’Italia, la legislazione contro i maltrattamenti prevede la procedibilità d’ufficio.

Fino a circa un decennio fa, almeno in Italia, i processi per maltrattamento venivano celebrati di rado, o per mancanza di indizi, o perché la vittima spesso non voleva più rendere testimonianza e le prove venivano ritenute insufficienti. Ora, grazie alla sensibilità degli operatori, la situazione sta cambiando.

Tipologie di violenza domestica

Il fenomeno della violenza domestica è caratterizzato da una serie distinta di azioni fisiche, sessuali, di coercizione economica e psicologica che hanno luogo all’interno di una relazione intima attuale o passata. Tutte queste azioni comportano un danno sia di natura fisica, sia di ordine psicologico/esistenziale.

La violenza psicologica comprende una serie di atteggiamenti intimidatori, minacciosi e denigratori, o tattiche di isolamento da parte del partner. Essa comprende: ricatti, insulti verbali, svalutazioni ripetute, denigrazioni, rifiuto, isolamento, terrore, limitazione dell’espressione personale.

Anche la violenza psicologica è violenza
Anche la violenza psicologica è violenza — Fonte: getty-images

In certi casi il maltrattamento psicologico è così pesante che si ha un vero e proprio lavaggio del cervello. Le donne esposte a tali abusi perdono la stima di sé e sviluppano seri danni sotto il profilo psicologico. In questi casi la donna vittima si colpevolizza sentendosi responsabile di quello che avviene, anche perché questo è ciò che il partner abusante le fa credere.

La donna si attiva, allora, per far fronte a tutte le richieste che le vengono fatte, nella continua speranza di non far adirare maggiormente il partner, all’interno di un rapporto perverso di coppia, in cui uno diventa il violento e l’altra la vittima.

La violenza fisica si realizza con qualsiasi mezzo teso a far male o a spaventare la vittima e nella maggior parte dei casi procura lesioni. Dunque, per maltrattamento fisico si intende un danno fisico provocato non accidentalmente e con mezzi differenti (mani, piedi, oggetti).

Rientrano in questa categoria: schiaffi, calci, pugni, morsi, bruciature, strangolamento… L’aggressione fisica non si configura solo in quei comportamenti che ledono fisicamente, ma comprende anche ogni contatto fisico teso a spaventare e a rendere in uno stato di soggezione e di controllo la vittima.

La violenza economica riflette una serie di atteggiamenti volti ad impedire che la vittima diventi o possa diventare indipendente economicamente. Tra questi atteggiamenti rientrano: impedire la ricerca di un lavoro, la privazione o il controllo dello stipendio, il controllo della gestione della vita quotidiana, ecc.

Per violenza sessuale si intendono atteggiamenti legati alla sfera sessuale, quali le molestie sessuali e l’aggressione sessuale, la costrizione ad avere rapporti intimi con terzi, a prostituirsi, la costrizione ad agire o subire comportamenti sessuali non desiderati.

Lo stalking è un insieme di comportamenti diretti a controllare e limitare la libertà della persona messi in atto dal partner o ex partner e che assumono vere e proprie forme di persecuzione (per es. , comunicazioni ripetute e non volute attraverso il telefono, per sms, e-mail, messaggi lasciati sul parabrezza dell’auto, seguire e spiare, recapitare regali, far trovare animali morti, eseguire atti vandalici sulle proprietà della vittima…).

Violenza sulle donne

Come si arriva alla violenza sulle donne? Che tipo di profilo psicologico possiamo riconoscere nei maltrattanti? E che tipo di relazione si ha fra vittima e maltrattante? Vediamolo nel dettaglio.

Tipologie di maltrattanti

Non tutti i maltrattanti sono uguali. A partire dagli anni ’70 sono state effettuate numerose ricerche volte ad identificare le caratteristiche ricorrenti associate agli uomini maltrattanti e ad individuare i fattori di rischio e di vulnerabilità della vittima.

Ci sono diversi fattori di rischio per riconoscere una persona che maltratta il partner:

  • Scarsa assertività (poca personalità);
  • Bassa autostima (poca stima di se);
  • Scarse competenze sociali (generalmente appartengono a classi sociali basse),
  • Abuso di sostanze (alcool, droghe),
  • Scarsa capacità di autocontrollo (impulsivi),
  • Dipendenza (affettiva),
  • Violenza subita o assistita da bambini o da adolescenti,
  • Precedenti comportamenti violenti (non hanno esperienza di un rapporto paritario),
  • Disturbo antisociale di personalità (antisociale).

Fattori di rischio dell'uxoricidio

La massima espressione del comportamento violento è la morte della vittima, o direttamente causata, o come conseguenza delle ripetute violenze psicologiche e fisiche.

Una parte degli omicidi domestici potrebbe essere prevenuta, perché esistono una serie di fattori di rischio dell’uxoricidio che, talvolta, vengono sottovalutati o non sono stati voluti riconoscere (non esistono raptus improvvisi).

Gli stessi parenti, amici, colleghi, molte volte, già prima dell’omicidio, erano a conoscenza di gravi problemi di coppia, di minacce, di violenze che si consumavano da tempo e della paura manifestata dalla vittima.

È ovvio che non tutti gli uxoricidi sono morti annunciate (evitabili), se fosse così semplice, tali reati non esisterebbero più da tempo. Ciò che è possibile fare, però, è identificare i fattori di rischio che possono portare all’uxoricidio e mettere a punto delle strategie atte a tutelare la potenziale vittima e, contemporaneamente, ad aiutare il reo modificandone il comportamento tramite interventi psicoterapeutici o, dove ce ne sia la necessità, stabilire l’uso di una farmacoterapia.

I possibili fattori di rischio associati all’uxoricidio sono stati sintetizzati in quattro punti:

  • Caratteristiche del reo
  • Caratteristiche della vittima
  • Caratteristiche della relazione
  • Caratteristiche del contesto in cui vivevano uxoricida e vittima.

Caratteristiche del reo

I comportamenti violenti nascondono sempre una insicurezza, una fragilità, un senso di frustrazione. Ecco un possibile profilo psicologico del reo.

Socialmente svantaggiato. I maltrattanti spesso hanno problemi economici, sono disoccupati e quindi  vengono accusati di inadeguatezza da parte del partner, o sono immigrati – culture diverse in cui e prevista anche la violenza).

Vittima di violenza o di abuso infantile oppure ha assistito ad atti di violenza o abusi. Il maltrattante da piccolo, può avere subito o assistito a violenza nel nucleo familiare d’origine. La violenza interpersonale si può trasmettere da una generazione all’altra: i bambini testimoni di maltrattamenti fra i genitori, da adulti, sono a maggior rischio di riprodurre comportamenti violenti.
Anche l’abbandono può essere un elemento che può favorire un comportamento violento.

Precedenti comportamenti violenti. I casi di uxoricidio sono  preceduti da minacce, aggressioni  fisiche o sessuali. Coloro che uccidono la partner hanno alle spalle numerose relazioni fallite. Si tratta, generalmente, di persone che hanno preconcetti rispetto  ai rapporti uomo–donna, rispetto ai ruoli all’interno della famiglia, e che presentano stereotipi che influenzano negativamente la relazione perché non sono rispettosi del ruolo e della funzione dell’altro.

Considera il partner come una proprietà. Questo atteggiamento rappresenta il desiderio di un controllo esclusivo nei confronti della partner e un senso di diritto nell’esercitarlo. I maltrattanti possono manifestare la presenza di questo atteggiamento impedendo alla partner di svolgere attività fuori casa, di uscire con gli amici, di lavorare, di comprarsi ciò che desiderano, diventando gelosi per qualsiasi attenzione reale o immaginata verso altri uomini o da parte di altri uomini. La gelosia e il senso di possesso permangono anche dopo la cessazione della relazione.

Nei casi in cui all’omicidio segua il suicidio, siamo in presenza di un soggetto che, come scrivono Palermo e Ferracuti ,“si arrende ad una condizione di disperazione e frustrazione profonde.

Si sente incapace di sopravvivere alla perdita di quello che considera un legame affettivo vitale, e i sentimenti di inadeguatezza, ambivalenza e incompletezza divengono preponderanti su tutti gli altri. Si uccide dopo aver ucciso l’estensione di se stesso – il partner che lo ha rifiutato – essenziale per il suo Mondo.
Nel compiere questo atto complesso e atroce, il suicida aggressore finalmente ricontrolla totalmente il rapporto e diviene giudice ed esecutore di se stesso e del partner, mettendo in atto quello che, a livello di linguaggio comune, è espresso nel ‘non posso vivere con te, ma neanche senza di te’”.

Possesso di armi. Aumenta la probabilità che l’assassino le usi durante l’aggressione.

Precedenti penali. Gli studi internazionali suggeriscono che oltre la metà degli autori di uxoricidio ha precedenti penali, molto spesso per reati legati al contesto della violenza domestica, ma anche ad altre azioni criminose non violente o allo spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti. Questo indica che, in un’alta percentuale di casi, l’uxoricida presenta un pattern di violenza e criminalità. Rimane, però, il fatto che una percentuale intorno al 30% di uxoricidi non hanno alcun precedente penale: questo sembra essere il profilo più diffuso nella realtà italiana.

Disturbi di salute mentale e disturbi di personalità (al contrario di quello che si può credere i disturbi di personalità e di salute mentale non sono la causa più frequente di comportamenti violenti – omicidi). I disturbi più frequenti sono: depressione, disturbo dipendente di personalità, disturbo borderline, disturbo passivo – aggressivo, disturbo antisociale.

Abuso di sostanze. Una percentuale di partner violenti hanno fatto uso o usano sostanze (alcool e droghe). Le ricerche indicano che circa il 50% hanno un passato di alcolismo o problemi legati al bere, mentre circa il 15% hanno un passato di abuso di sostanze.

Infine, è stato evidenziato che circa il 20-30% degli uxoricidi erano sotto l’effetto dell’alcol al momento di compiere il delitto, e l’8-11% era sotto l’influenza di stupefacenti.

Caratteristiche della vittima

Per avere un quadro completo degli uxoricidi vanno ricordate anche le caratteristiche delle vittime: la loro storia, il loro passato, la loro personalità e le circostanze che possono avere aumentato il rischio della loro uccisione.

Questi fattori sono stati identificati come fattori di vulnerabilità, in quanto la loro presenza potrebbe incrementare il rischio da parte della vittima di essere uccisa, in uno dei seguenti modi:

  • Aumentando la probabilità che la donna instauri una relazione con un uomo ad alto rischio di commettere uxoricidio;
  • Impedendole di percepire i rischi che corre nell’avere quella relazione;
  • Diminuendo la possibilità che la donna stessa possa intraprendere delle azioni protettive una volta che è chiaro anche a lei il rischio che sta correndo.

In particolare si evidenziano i seguenti fattori di vulnerabilità.  

  • Svantaggio sociale. Lo status di immigrata può aumentare il rischio di essere uccisa, in quanto le immigrate potrebbero essere senza permesso di soggiorno, o non conoscere a sufficienza la lingua, o provenire da culture in cui è la norma, per la donna,  soccombere senza reagire.
  • Precedenti relazioni violente. Una donna che si trova in una relazione ove subisce maltrattamenti e che poi viene uccisa, spesso ha avuto storie di abuso anche nelle relazioni precedenti.
  • Problemi di salute mentale.
  • Abuso di sostanze. Alcune vittime di uxoricidio presentavano problemi legati all’abuso di sostanze.

Caratteristiche legate alla relazione vittima – omicida

Il rischio di uxoricidio fra le donne più giovani è maggiore e lo diventa ancora di più quanto più grande è la differenza di età fra l’uomo e la donna.

Alcuni studi canadesi ed americani dimostrano, inoltre, che le donne che vivono un rapporto di convivenza sono a maggior rischio di essere uccise rispetto a quelle sposate. Una possibile interpretazione a questi dati può essere riconducibile al senso di maggior proprietà nelle coppie di fatto, quando la donna è giovane e il partner è molto più adulto.

Per quanto riguarda l’Italia è emerso, invece, che il rischio di venire uccise è maggiore per le donne sposate rispetto a quelle conviventi, quasi ad intendere che gli ex mariti percepiscono un maggior diritto di proprietà, e ciò può indurli a perseguitare di più le ex mogli, rispetto a quello che fanno gli ex fidanzati o gli ex conviventi.

I dati emersi da alcuni studi mostrano che nel 50-75% dei casi di uxoricidio c’erano stati precedenti per maltrattamento e che tali violenze erano aumentate nel periodo che ha preceduto l’omicidio.

La separazione (intesa come cessazione della relazione) rappresenta un forte fattore di rischio dell’uxoricidio.

Nei casi dove era già avvenuta la separazione, molti uxoricidi si erano resi responsabili, precedentemente, anche di comportamenti di persecuzione e di controllo.

La presenza di bambini nati da quella relazione o da una relazione precedente può essere associata ad un maggior rischio di uxoricidio. Parecchi studi hanno indicato che circa il 50% delle vittime di uxoricidio avevano avuto bambini da una relazione precedente.

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