Cop26: cos'è, obiettivi, paesi coinvolti e conclusioni. Spiegazione facile

Di Veronica Adriani.

Spiegazione facile sulla Cop26: cos'è, quali sono gli obiettivi, i paesi coinvolti e le conclusioni. Contenuto per un tema o una tesina sul clima

Cos'è la Cop26

Alcuni rappresentanti della Cop26 di Glasgow
Alcuni rappresentanti della Cop26 di Glasgow — Fonte: getty-images

La Cop26 è una conferenza globale sul clima supportata dalle Nazioni Unite. Si è tenuta a Glasgow nel 2021, con un anno di ritardo a causa della pandemia. 

Il nome Cop26 deriva dal fatto che è la ventiseiesima Cop, ovvero conferenza delle Parti, che si tiene sul tema. Da quasi tre decenni infatti l’ONU riunisce ogni anno quasi tutti i Paesi della terra per i vertici globali sul clima, prima questione marginale nel contesto globale, e oggi questione prioritaria.

Di seguito vediamo nel dettaglio di cosa si è parlato durante il vertice, cosa è successo e quali sono state le risoluzioni finali.

Cop26: gli obiettivi

Gli obiettivi della COP26 partivano da risoluzioni importanti prese alcuni anni fa nel corso del vertice di Parigi del 2015, la Cop21.

Rendendosi conto dell'urgenza di frenare il riscaldamento globale, che iniziava a portare conseguenze nefaste in molti paesi maggiormente sottoposti a cambiamento climatico, tutti gli stati presenti alla conferenza hanno accettato di impegnarsi per limitare l’aumento delle temperature a 1,5 gradi. Andare oltre significherebbe la morte di persone ed ecosistemi: ogni decimale di grado di riscaldamento può fare la differenza e provocare disastri inimmaginabili, già in corso in gran parte delle zone del mondo.

Azzerare le emissioni e limitare l'innalzamento delle temperature

Tra gli obiettivi, il primo è quello di ridurre consistentemente le emissioni nette entro il 2030 e azzerarle entro il 2050.

Per farlo, sono quattro gli impegni che ciascun paese dovrà assumersi:

  • accelerare il processo di fuoriuscita dal carbone
  • ridurre la deforestazione
  • accelerare la transizione verso i veicoli elettrici
  • incoraggiare gli investimenti nelle rinnovabili

Salvaguardare habitat e comunità

Per poter raggiungere gli obiettivi globali, è necessario salvaguardare l'ambiente e i popoli che lo abitano. Per fare questo si chiede di:

  • proteggere e ripristinare gli ecosistemi
  • costruire difese, sistemi di allerta, infrastrutture e agricolture più resilienti per contrastare la perdita di abitazioni, mezzi di sussistenza e persino di vite umane

Mobilitare i finanziamenti

Non è possibile raggiungere obiettivi collettivi senza investimenti.

Per questo la Cop26 chiedeva ai Paesi sviluppati di mantenere la loro promessa di mobilitare almeno 100 miliardi di dollari l’anno in finanziamenti per il clima.

Cooperare

In ultimo, dalla Cop26 si chiedeva di:

  • finalizzare il “Libro delle Regole” di Parigi (le regole dettagliate necessarie per rendere pienamente operativo l’Accordo di Parigi)
  • accelerare le attività volte ad affrontare la crisi climatica rafforzando la collaborazione tra i governi, le imprese e la società civile

Cop26: decisioni finali

Attivisti di Extinction Rebellion alla Cop26
Attivisti di Extinction Rebellion alla Cop26 — Fonte: getty-images

La Cop26 non ha raggiunto completamente gli obiettivi che si era data, inutile negarlo. Il vertice, chiuso il 13 novembre, ha visto i paesi coinvolti in accordo sull'uscita dal carbone e sullo stop ai sussidi alle fonti fossili, ma non in senso assoluto: si procederà all'abbandono di queste fonti, ma più lentamente del previsto.

Il carbone non sarà eliminato del tutto: nella risoluzione finale della Cop26 si parla di carbone unabated, ovvero quello per cui le emissioni non vengono abbattute. Segue poi uno stop ai sussidi delle fonti fossili “inefficient”, inefficienti. Un termine non chiarissimo, perché chiarissimi non sono i criteri attraverso cui si decide se una fonte sia efficiente o meno.

La decisione di ridurre le emissioni anziché abbatterle del tutto viene da tre paesi, che tengono in scacco tutti gli altri: Cina, India e USA. Nulla hanno potuto fare i paesi più piccoli, che stanno subendo le conseguenze umane, ambientali ed economiche del cambiamento climatico.

Finanziamenti contro il cambiamento climatico

Anche i finanziamenti alla lotta contro il cambiamento climatico - da stanziare entro il 2020 secondo l'accordo iniziale - subiscono un rallentamento: arriveranno, ma dal 2023. Anche perché i paesi più ricchi, che avrebbero dovuto raggiungre lo stanziamento previsto già da tempo a favore dei paesi più poveri, non hanno tenuto fede all'impegno.

Risarcimenti per i paesi più poveri

Una delle discussioni più importanti del vertice di Glasgow ha riguardato gli indennizzi per i paesi più sottoposti a danni dovuti al cambiamento climatico. I paesi che in questo momento stanno subendo maggiormente i danni del clima, in sostanza, chiedono a quelli più ricchi dei risarcimenti per le perdite dovute ad eventi disastrosi.

Il diritto al risarcimento è stato sancito, ma non si è parlato di minure concrete: i soldi per intervenire, insomma, non sono stati stanziati.

Crediti sulle emissioni

Altro punto combattuto riguarda i crediti sulle emissioni. Vale a dire?

Ogni paese può contare su un tot di emissioni su base annua, da non sforare. Finora è stato messo in atto un sistema di scambio di crediti per cui i paesi che inquinano di più possono "gettare" sui paesi che inquinano di meno l'eccedenza dei loro consumi, naturalmente risarcendo in termini economici i paesi che assorbono quel "plus".

Purtroppo, nell'accordo finale non è stata inserita la trattenuta sulle transazioni che dovrebbe sostenere i mercati in via di sviluppo.

Controllo sugli accordi

Altro punto focale del vertice ha riguardato il controllo su questi accordi: chi stabilisce che siano rispettati? Von quali criteri? La trasparenza del sistema di conteggio delle emissioni, insomma, è stata oggetto di discussione per gran parte dei colloqui.

Il vertice ha stabilito che i paesi in via di sviluppo, le cui emissioni devono necessariamente essere più flessibili di quelle dei paesi più avvantaggiati, possono evitare di consegnare alcuni dati e segnalare la mancanza del dato con la sigla Fx - flessibilità.

Accordi laterali

Parallelamente alla conferenza, sono stati molti gli accordi laterali sottoscritti. Fra questi, un accordo guidato da Stati Uniti ed Europa, sottoscritto da 102 paesi tranne Russia, Australia e Cina, per ridurre del 30% le emissioni di metano.

Prossimi passi

Cosa succede ora?

Ogni Paese dovrà fornire all'ONU dei piani sul clima per cicli quinquennali. Dopo la conferenza di Glasgow, i paesi sono incoraggiati a presentare i propri impegni per il 2035 entro il 2025, ed entro il 2030 quelli del 2040: le scadenze, quindi, sono molto labili.

Entro l'anno prossimo, comunque, i paesi che non lo hanno fatto dovranno presentare il piano quinquennale, per poi ritrovarsi l'anno successivo con un piano di lavoro alla Cop27 di Sharm-el-Sheik.