La conversione dell'Innominato de I promessi sposi: saggio breve

Di Redazione Studenti.

Saggio breve con la descrizione e la spiegazione della conversione dell'Innominato che avviene nel capitolo 21 de I promessi sposi.

Chi è l'Innominato?

L'Innominato è un potente e malvagio signore di cui Manzoni non vuole dare riferimenti: "non possiamo dare né il cognome, né il nome, né un titolo, neanche una congettura sopra niente di tutto ciò"... E' a lui che Don Rodrigo si rivolge per rapire Lucia Mondella ma l'uomo è in preda ad una profonda crisi spirituale che lo porterà a cambiare profondamento nel corso del romanzo. 

L'Innominato e Lucia
L'Innominato e Lucia — Fonte: getty-images

All’interno de I promessi sposi l’Innominato viene presentato come un personaggio potente e malvagio, che non conosce limiti né riconosce leggi o persone al di sopra di lui. Tuttavia, dopo una serie di eventi, lo si troverà profondamente cambiato; un mutamento che arriva dopo avvenimenti e riflessioni che l’uomo farà sulla sua esistenza.

Già la prima volta che incontriamo questo personaggio nel romanzo, scopriamo in lui atteggiamenti diversi da quelli che ci saremmo aspettati in base alla presentazione che ne fa Manzoni: l’Innominato è quasi seccato dalla visita di don Rodrigo che gli chiede un favore - rapire Lucia -  ma accetta subito di farlo; il suo atteggiamento sbrigativo è di chi vuole evitare di ripensarci. Ma poco dopo si pente di quell’assenso affrettato. Era già un po’ che l’Innominato si sentiva nauseato da quel male che lo accompagnava in tutto ciò che faceva. Il male nell’Innominato:

  • riempiva le sue giornate;
  • le sue azioni;
  • la sua esistenza;

Era sicuro di sé, sapeva di essere forte e di poter vincere sempre, dominare ogni situazione: ma sentiva anche l’avvicinarsi di un nemico più grande di tutto, l’unico nemico che non avrebbe mai potuto sconfiggere: la Morte, che era sempre più vicina. L’innominato si accorge sempre di più di quanto, il male, sia ovunque nella sua esistenza e sente la responsabilità delle azioni malvagie compiute e delle quali, di lì a poco, sarebbe stato chiamato a rispondere davanti a Dio. Non si era mai occupato della sua spiritualità ma ora iniziava a temere Dio, iniziava a percepirne la presenza e ad averne paura.

Il processo di conversione dell'Innominato

Il “sì” pronunciato al rapimento di Lucia è in realtà un assenso dato per convincersi di non aver paura del Giudizio finale ma piano piano la voce della coscienza, rimasta a lungo in silenzio, comincia a risvegliarsi dentro di lui e a provocare atteggiamenti contrastanti: cerca di combattere i sentimenti di pietà e bontà ma non riesce ad ignorare del tutto la sua coscienza. Rimane sconcertato quando i suoi bravi gli parlano della compassione che Lucia ha suscitato in loro, e nascondendosi dietro un primo impulso di rabbia, vorrebbe mandare subito la giovane da don Rodrigo: ma non vuole vederla per non essere anche lui mosso a compassione e teme che questi strani sentimenti possano prendere il sopravvento. Ma dal profondo del suo cuore arriva un “no” che gli impedisce di fare così, e manda incontro a Lucia un’anziana donna con l’ordine di trattarla bene. Poi, mentre riflette sulla punizione da infliggere a don Rodrigo per averlo sottoposto a questa tortura, decide di far visita alla ragazza.

Lucia e l'Innominato

L'Innominato trova la ragazza in un angolo, spaventata, e le ordina di alzarsi; la sua voce è dura, severa, ma non ha pensieri malvagi: è come se volesse ripararsi dalla commozione che le provoca la situazione con la durezza. Lucia si inginocchia e prega in nome di Dio, una reazione che nell’uomo suscita fastidio; ma Lucia capisce qual è il punto debole dell’uomo e così continua: afferma che Dio avrebbe perdonato tanti peccati per un’opera di misericordia. L’innominato vorrebbe non ascoltarla, ma non può. Lucia continua a supplicarlo di lasciarla andare, avrebbe sempre pregato per lui, ed egli è sempre più turbato. Alla fine la interrompe, promettendole che avrebbe fatto qualcosa l’indomani mattina; la durezza dal tono dell’Innominato è sparita e le sue parole sono ora più dolci e rassicuranti. Una volta a letto, però, è tormentato per tutta la notte, tanto da non riuscire a riposare; si alternano pensieri contrastanti, ritiene di essere stato debole, di aver perso la forza di un tempo: davanti a lui aveva solo una donna! Ma una voce gli dice che sta facendo la cosa giusta e capisce che deve liberarla; dentro di sé sente nascere una nuova personalità, non debole, ma buona: finalmente si decide ad ascoltare la nuova voce.

L’Innominato rivede tutta la sua vita, vergognandosi del male compiuto: i ricordi gli sembrano tanto insopportabili che vorrebbe dimenticare tutto; il rimorso si fa sentire sempre più forte al punto di spingerlo a farla finita, uccidersi… ma sarebbe inutile: avrebbe sprecato tutta la sua vita, e si sarebbe presentato davanti a Dio con un peccato in più, il suicidio. Ma se Dio lo ha lasciato ancora in vita è perché vuole dargli l’opportunità di farsi perdonare e la speranza di essere perdonato gli dà sollievo.

La notte dell'Innominato

Attende con trepidazione che faccia giorno così da poter liberare Lucia e compiere quelle opere di bene che lo avrebbero riscattato dai suoi peccati regalandogli una gioia più grande e mai provata. Sveglio all’alba, vede nel paese tante persone che accorrono da ogni dove per recarsi nello stesso luogo: tutti con il vestito della festa, con un’aria lieta che provoca una prima impulsiva reazione nel cuore dell’innominato: invidia la loro allegria che lui, dopo aver trascorso una notte così tormentata, non può condividere. Desidera essere felice come queste persone e decide di andare con loro. Il suo bravo gli riferisce che sono tutti diretti dal cardinale Borromeo: ritenendosi, per il suo dolore, superiore alla folla, vorrebbe parlare personalmente con lui, per sentire cos’ha da dirgli.

L'incontro tra l'Innominato e il cardinale Borromeo

Dal cardinale viene accolto con stupore e affetto, riferendosi all’amore del pastore che ritrova la pecorella smarrita, del padre che ritrova il figlio, con l’umiltà di un uomo che riconosce la superiorità e la grandezza di Dio. L’Innominato resta colpito da tanta pietà e lo è ancora di più quando viene a sapere che Dio è vicinissimo a lui. Sconvolto dalle parole di Federigo che è felicissimo di aver trovato la centesima pecorella smarrita, l’innominato riconosce la grandezza di Dio e ritrova la gioia che mancava nel suo cuore. Si rende conto che Lucia è la prova della sua conversione: cominciando grazie a lei a fare del bene, riuscirà a cambiare la sua esistenza.

Capiamo che la conversione dell’Innominato non è improvvisa, non è il risveglio da un brutto sogno, ma un cambiamento complesso e progressivo, che dalle tenebre della sua vita violenta lo ha portato a scoprire la luce della gioia del perdono, che altro non è che la luce di Dio.

GUARDA IL VIDEO RIASSUNTO DELLA CONVERSIONE DELL'INNOMINATO