Contributi volontari: "la scuola non può obbligare a pagarli"

Di Chiara Casalin.

Ancora molte scuole richiedono di pagare i contributi volontari. Il Ministro Giannini: “non è possibile obbligare le famiglie a pagare”.

SPECIALE SCUOLA 2017/2018

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CONTRIBUTI VOLONTARI – Prosegue il dilemma dei contributi volontari che alcune scuole impongono alle famiglie di pagare. Alcuni istituti infatti, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, di fatto arrivano ancora ad imporre il pagamento dei contributi volontari, che variano dai 60€ fino ai 200€: chi non paga in alcuni casi non può partecipare ai laboratori scolastici, o deve pagare ogni accesso all’aula informatica, o addirittura ogni singola fotocopia. Il problema quindi in alcune scuole italiane rimane e sull’argomento è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione Giannini.

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IMPORRE IL PAGAMENTO – Come dice la legge e come ha specificato una circolare del MIUR, i contributi sono “assolutamente volontari”, quindi le scuole non possono obbligare i genitori a pagarli. Il ministro Giannini, intervistato dal Corriere, ha ribadito il concetto affermando “non è possibile obbligare le famiglie con metodi inappropriati a pagare contributi che per definizione sono volontari. Questo deve essere un principio inderogabile. I presidi lo sanno, ma se qualcuno non dovesse ricordarselo lo faremo noi con una nota che ribadirà questo concetto”.

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COSA SI DEVE PAGARE – Ma quindi, cosa è obbligatorio pagare? Come specifica il MIUR le famiglie, esclusi alcuni casi come motivi economici, appartenenza a categorie particolari o esoneri per merito, devono pagare solo le tasse di iscrizione, di frequenza, di esame e di diploma. Tutte le spese che non rientrano in questa voce possono essere richieste dalle scuole, ma i genitori non sono obbligati a pagarle. Se questa regola non viene rispettata si possono inviare segnalazioni agli Uffici scolastici regionali responsabili della vigilanza sulle scuole.

Nel caso particolare però degli istituti tecnici, professionali ed artistici rimarrebbe ancora in vigore un Regio decreto del 1924, che impone il pagamento di “contributi di laboratorio” che devono essere pagati.