Contributi volontari, le scuole ricattano le famiglie?

Di Tommaso Caldarelli.

"Non paghi? Tuo figlio resta a casa": qualcuno se l'è sentito dire

SPECIALE SCUOLA 2017/2018

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I CONTRIBUTI in denaro, chiesti alle famiglie, che alcune scuole arrivano a definire anche fantasiosamente "volontari e obbligatori", con una singolare contraddizione, sono sempre da considerarsi VOLONTARI e mai davvero OBBLIGATORI. Qualsiasi scuola che si comporti diversamente, arrivando a minacciare, in maniera più o meno esplicita, le famglie, sta agendo nella più completa illegalità.

SOTTO RICATTO - E sì che di storie se ne sentono tante: segreterie e personale della scuola che, nel chiedere il contributo, insinuano minacciosamente l'arrivo di ritorsioni in caso di mancato pagamento (non iscrizione all'istituto, esclusione da gare ed altri eventi, mancanza di copertura assicurativa), oppure restituiscono i moduli per l'iscrizione perché manca il versamento del contributo. Problemi che si verificano sopratutto in queste settimane, tempo di iscrizioni alle scuole.

SEMPRE VOLONTARIO - Così sono molti i media a ricordare, magari muovendo dalle parole di alcune associazioni dei genitori, che il contributo è sempre da intendersi volontario: lo dice la legge e, se non bastasse, una circolare del Ministero dell'Istruzione che ha ulteriormente chiarito i termini della questione. Li ricorda Rita Manzani Di Goro, presidentessa dell'Associazione dei Genitori Toscana, su Educazione e Scuola, rivista specializzata del mondo dell'istruzione.

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ECCO LA LEGGE - Vediamo quali sono le caratteristiche del contributo scolastico: "Il contributo versato alle scuole è assolutamente volontario e deve essere indirizzato unicamente all’ampliamento dell’offerta formativa, non al funzionamento amministrativo; la scuola deve tenere distinto il contributo dalle tasse scolastiche, le quali sono obbligatorie unicamente nelle classi quarta e quinta superiore (...); le famiglie sono tenute a rimborsare alla scuola le spese sostenute, in particolare quelle per l’assicurazione e le gite scolastiche; le istituzioni scolastiche debbono gestire queste somme con trasparenza ed efficienza; le famiglie debbono sempre essere informate della possibilità di avvalersi della detrazione fiscale (art. 13 della legge n. 40/2007) e sulla destinazione dei contributi; i genitori potranno decidere di contribuire solo a specifiche attività; sono da evitare versamenti indistinti, che lasciano la decisione su come utilizzarli esclusivamente alla scuola; al termine di ciascun anno scolastico le istituzioni scolastiche debbono rendicontare con chiarezza come sono state effettivamente spese le somme e quali benefici ne ha ricavato la comunità scolastica; sono da evitare azioni non sorrette da adeguata copertura finanziaria".

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I DIRITTI DELLE FAMIGLIE - In sintesi: il contributo è volontario, deve essere chiarito senza alcun dubbio e con precisione che non si tratta di un versamento obbligatorio (come, invece, tasse e assicurazione, nonché le quote per le gite scolastiche); questi versamenti volontari sono sempre detraibili dalle tasse, devono essere previsti solo per pagare specifiche attività e la scuola deve chiarire di quali attività si tratta, perché altrimenti potrebbe utilizzarli per fare altro. In ogni caso alla fine la scuola deve presentare un rendiconto molto dettagliato dell'utilizzo di questi fondi. Pare infatti che le scuole li utilizzino per pagare i propri conti bancari presso la Banca d'Italia, che, a quanto si legge, sono molto costosi.

PRIVATI NELLE UNIVERSITA'? NON E' UNO SCANDALO -->>


LA PROTESTA DEGLI STUDENTI - Sulla questione dei contributi alle scuole sono uniti in un unico fronte genitori e studenti: la posizione dell'Age l'abbiamo appena vista, si accoda l'Unione degli Studenti nel denunciare questi "concreti o presunti soprusi" a danno delle famiglie. Secondo il ministro Profumo quello dei contributi volontari "non è un problema" visto che le famiglie, in teoria, sono libere di scegliere quanto versare. Ma molto spesso, così non è.

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