Contesto storico di Polibio: la riforma agraria di Tiberio

Di Redazione Studenti.

Contesto storico di Polibio: la figura di Tiberio, i motivi che lo portarono ad attuare la riforma agraria e le successive leggi emanate da suo fratello Gaio

CRISI DELL'AGRICOLTURA E RIFORME DI TIBERIO

Tiberio e Gaio Sempronio Gracco
Tiberio e Gaio Sempronio Gracco — Fonte: ansa

In realtà, gli aristocratici, grazie alla loro maggiore influenza politica ed economica, erano riusciti ad assicurarsi gran parte dell'agro e consideravano i terreni ottenuti come una proprietà privata. Nel 133 a. C., Tiberio avanzò alcune proposte che avevano lo scopo di eliminare questi comportamenti arbitrari da parte del ceto aristocratico; esse stabilivano che nessuno potesse possedere più di cinquecento iugeri di ager publicus, aumentabili di duecentocinquanta iugeri per ogni figlio, fino a un massimo insuperabile di mille iugeri; le eccedenze di terra dovevano obbligatoriamente essere restituite al demanio pubblico, il quale avrebbe provveduto a spartirle fra i cittadini meno abbienti, in piccoli lotti. 

Per portare a termine questa riforma, i comizi tributi elessero una commissione di tre membri, chiamati triumviri agris iudicandis adsignandis, che avevano il compito di distinguere le terre private, a cui la legge non poteva essere applicata, da quelle appartenenti all'agro pubblico e di ridistribuire le terre che superavano i limiti previsti. Questa legge emanata da Tiberio fu denominata lex Sempronia e suscitò il malcontento della nobilitas senatoriale, la quale era solita ritenere le proprie usurpazioni come diritti acquisiti. Il tribuno Marco Ottavio accolse le richieste della nobilitas e bloccò con il veto le proposte di Tiberio; quest'ultimo replicò, facendo deporre dai comizi tributi, l'avversario, colpevole di non aver rispettato gli interessi del popolo. In questo modo, non solo la legge di Tiberio fu approvata, ma si affermò un nuovo principio rivoluzionario, in quanto, la deposizione di Ottavio consentiva agli elettori di esercitare un continuo controllo sugli eletti e attribuiva ai comizi tributi un'autorità maggiore rispetto a quella avuta in passato.

RIFORMA AGRARIA DI TIBERIO

Tiberio, suo fratello minore Gaio Gracco e il suocero Appio Claudio, furono nominati triumviri per la distribuzione dei campi e attuarono la riforma. Il re di Pergamo, Attalo III, morendo, lasciò in eredità il proprio regno al popolo romano e Tiberio propose ai comizi tributi di utilizzare le ricchezze del sovrano defunto, per finanziare la riforma agraria. Inoltre, egli, temendo che questa riforma potesse essere tralasciata senza la presenza di tribuni interessati ad attuarla e a prolungarla nel tempo, presentò la propria candidatura al tribunato anche per l'anno successivo.

La nobilitas, però, essendo contraria alla riforma promossa da Tiberio, decise di preparare una controffensiva. Durante una riunione del senato, il pontefice massimo, Scipione Nasica, riuscì a far approvare la sospensione delle leggi ordinarie; successivamente, capeggiando una schiera di senatori, di cavalieri e di schiavi, egli giunse nella piazza del Campidoglio, dove avvenivano i comizi tributi e, scatenando una battaglia riuscì a trucidare Tiberio e i suoi seguaci. Il successo della reazione della nobilitas senatoriale fu facilitato dall'insufficienza politica di Tiberio, il quale, preoccupandosi eccessivamente della riforma agraria, aveva trascurato problemi più importanti, come l'amministrazione delle province, la miseria del sottoproletariato urbano, la posizione dei cavalieri all'interno dello Stato romano, i diritti degli Italici. Inoltre, non solo la riforma graccana riguardava solo pochi contadini, ma essa giungeva anche troppo tardi, quando la gestione economica dello Stato romano rendeva ormai impossibile l'attuazione di una ripresa della piccola azienda contadina. Invece, appare più adeguata all'epoca la volontà di Tiberio di accrescere i poteri dell'assemblea popolare, anche se i comizi tributi comprendevano solo un numero limitato di cittadini. 

Nonostante queste sue mancanze, però, Tiberio Gracco ha avuto un ruolo decisivo nell'ambito della storia romana, non solo per la riforma da lui attuata, ma anche e soprattutto, perché si oppose al monopolio della nobilitas senatoriale, iniziando una lotta contro di essa. Dopo l'uccisione di Tiberio, ci fu un periodo segnato dalle persecuzioni contro i suoi amici e i suoi collaboratori, ma la riforma agraria non venne mai abolita.

LEGGI DI GAIO GRACCO

Nel 124 a. C., si candidò al tribunato della plebe per l'anno successivo, il fratello minore di Tiberio, Gaio Sempronio Gracco, il quale voleva riprendere l'attuazione delle riforme per rinnovare le istituzioni e la società romana. Egli, però, non si limitò soltanto a proseguire l'opera iniziata da Tiberio, ma riuscì a riunire in un unico blocco tutti i ceti sociali avversi all'ordine costituito, tranne gli schiavi. Nel 123 a. C., appena eletto tribuno della plebe, Gaio emanò una lex agraria che riprendeva la riforma di Tiberio, perfezionandola e integrandola; però, mentre Tiberio aveva completamente trascurato il proletariato urbano (questo era stato uno dei motivi principali del suo insuccesso nella seconda candidatura al tribunato), Gaio fece approvare dai comizi tributi anche una lex frumentaria, in base alla quale, lo Stato romano si impegnava a riunire ingenti quantità di frumento nei suoi magazzini e a rivenderle a un prezzo minore rispetto a quello del mercato libero; questa legge sanciva il dovere della repubblica di intervenire in difesa dei ceti più poveri. Gaio promulgò anche la lex giudiziaria, la quale diminuiva il monopolio del senato nell'amministrazione della giustizia e affidava la quaestio perpetua de repetundis ai cavalieri; così, i processi contro i colpevoli di concussione non erano più equi, perché i cavalieri avevano troppi interessi nelle province per essere imparziali, ma il ceto equestre diventò più importante e Gaio si assicurò la sua alleanza. Per lo stesso scopo, Gaio fece approvare una legge che consentiva ai cavalieri di ottenere l'appalto delle imposte nell'ex regno di Pergamo, che era stato ridotto a provincia e denominato "Asia", dopo la donazione del re Attalo III.

Inoltre, vennero promulgate altre leggi che impegnavano la repubblica a fornire gratuitamente l'equipaggiamento ai soldati e promuovevano la costruzione di nuove strade, per favorire sia i ceti medi che praticavano il commercio, sia gli imprenditori e i proletari, per i quali, i lavori pubblici costituivano nuove fonti di arricchimento. Grazie alle leggi emanate da Gaio, si stava delineando una struttura statale completamente diversa da quella delle epoche passate, in quanto, le nuove forze sociali, come i cavalieri, i ceti medi e il proletariato urbano, avevano un peso più rilevante, mentre diminuiva il potere della classe senatoriale. La sua radicale attività riformatrice permise a Gaio di ottenere un vasto consenso popolare, che gli consentì di essere riconfermato tribuno della plebe anche per l'anno successivo, riuscendo, così, dove suo fratello aveva fallito dieci anni prima. Nonostante i clamorosi successi ottenuti da Gaio, il partito democratico aveva un punto debole, ossia l'immaturità politica dell'assemblea popolare, che, nel 122 a. C., l'aristocrazia sfruttò a proprio vantaggio.

Dopo essere stato rieletto tribuno della plebe, Gaio provvide alla sistemazione di alcuni gruppi di cittadini poveri, promulgando una legge sulla deduzione delle colonie, in base alla quale furono fondate Minervia nel Bruzio, Neptunia nelle vicinanze di Taranto, e Giunonia dove prima sorgeva Cartagine; inoltre, egli propose di estendere la cittadinanza romana ai Latini. Il sottoproletariato urbano, però, non voleva riscattarsi dalla propria miseria mediante una dura vita di lavoro in regioni lontane da Roma e non era d'accordo nel condividere con altri popoli i privilegi della cittadinanza. Questa situazione rese facile, per il tribuno Marco Livio Druso, un esponente della nobilitas, iniziare la degradazione della popolarità di Gaio, opponendo alle sue proposte, alternative demagogiche più convincenti, che prevedevano la fondazione di dodici colonie nel territorio italico; i Latini sarebbero stati accontentati con ingenti concessioni che non comportavano l'assunzione del diritto di cittadinanza. Queste riforme, che promettevano molto senza richiedere nessun sacrificio, furono ovviamente approvate dall'assemblea popolare e Gaio, quindi, fu sconfitto. Qualche mese dopo, fu bocciata la proposta di Gaio, consistente nell'estendere il diritto di cittadinanza ai popoli italici. 

IL CONSOLE OPIMIO E LA MORTE DI GAIO GRACCO

Quando, nel 122 a. C., Gaio si candidò per la terza volta come tribuno della plebe, non fu eletto, e, fra i consoli, fu nominato Lucio Opimio, un accanito avversario del partito graccano. Nel 121 a. C., durante un'assemblea dei comizi tributi, fu ucciso un littore del console Opimio, da un partigiano di Gaio; allora, il senato incaricò Opimio di ripristinare l'ordine con ogni mezzo. Gaio e i suoi seguaci cercarono prima di portare a termine alcune trattative di pace, per non far precipitare la situazione, ma ogni tentativo fu inutile; successivamente, essi si rifugiarono sull'Aventino, dove, però, giunsero presto le truppe di Opimio. Allora, Gaio, quando si rese conto che gli era preclusa ogni speranza di fuga, ordinò a un suo schiavo di ucciderlo.
La vittoria dell'esercito di Opimio, non riuscì a cancellare l'opera del tribuno. Infatti, la promozione politica del ceto equestre durò per molto tempo; le colonie fondate da Gaio in Italia rimasero e successivamente, furono fondate delle comunità analoghe, in regioni extra-italiche. Anche le leggi agrarie promosse da Gaio perdurarono, ma gli appezzamenti terrieri distribuiti dai triumviri, furono liberati dal vectigal, vennero trasformati in proprietà private e come tali furono venduti ai latifondisti. L'importanza di Gaio è dovuta soprattutto all'elaborazione di capisaldi fondamentali di un nuovo programma politico, che riuscì ad abbattere le resistenze dell'oligarchia senatoriale. Contesto storico di Polibio: l'Imperialismo romano

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