Contesto storico di Lisia: la guerra del Peloponneso

Di Redazione Studenti.

Il contesto storico: Lisia visse nel periodo segnato dalla guerra del Peloponneso e dall'avvento al potere dei Trenta Tiranni

Mappa del Peloponneso
Mappa del Peloponneso — Fonte: getty-images

CONTESTO STORICO DI LISIA: GUERRA DEL PELOPONNESO

La guerra del Peloponneso durò quasi ininterrottamente dal 431 a. C. al 404 a. C. e fu considerata una guerra panellenica, in quanto non coinvolse solamente le città di Atene e Sparta, che da sempre erano state antagoniste, ma si estese a diverse zone del mondo ellenico: dalla Grecia alle coste dell'Asia Minore, dall'Ellesponto alla Sicilia, dalla penisola Calcidica all'isola di Corcira.

La guerra del Peloponneso non si risolse solo nello scontro fra le due grandi potenze, Atene e Sparta, che guidavano rispettivamente la Lega di Delo e la Simmachia peloponnesiaca, ma provocò anche all'interno numerosi conflitti fra i democratici filoateniesi e gli oligarchici filospartani.

GUERRA DEL PELOPONNESO: CAUSE

La causa principale di questa guerra fu l'imperialismo ateniese che scatenò contro Atene la coalizione capeggiata da Sparta, di tutte le città elleniche che non erano disposte a subire il dominio della capitale dell'Attica. Quindi, la pace trentennale stipulata nel 445 a. C. fra Sparta e Atene fu interrotta da questo nuovo conflitto.

L'imperialismo ateniese provocò anche il risentimento della città che costituivano la Lega di Delo e le rese insofferenti alla supremazia di Atene; inoltre, le città estranee alla Lega sospettavano che Atene volesse estendere ulteriormente il suo impero e la sua potenza marittima. Atene temeva che la Simmachia peloponnesiaca potesse scatenare una rivolta generale contro il suo dominio.

In questo clima di sospetti e di tensione, Pericle, pur essendo contrario alla guerra, si convinse che lo scontro era inevitabile. Allora, con il consenso dell'Ecclesia, iniziò una serie di provocazioni contro Corinto e Megara, emanando infine, un decreto che proibiva ai Megaresi di accedere ai porti di Atene e dei suoi alleati; per Megara, la cui economia era basata solo sulle proprie industrie, sui propri commerci e sulle importazioni di cereali dal Ponte Eusino di Atene, questo divieto significava la completa catastrofe. Le città dell'istmo, che erano alleate con Sparta, chiesero agli Spartani di convocare l'assemblea generale della Simmachia, nella quale si stabilì di rispondere con la guerra alle offese di Atene; nel 431 a. C., dunque, ebbe origine la cosiddetta guerra peloponnesiaca.

GUERRA DEL PELOPONNESO: RIASSUNTO

Nei primi due anni di guerra, gli Spartani invasero ripetutamente l'Attica, devastandola. Nello stesso periodo, gli Ateniesi saccheggiarono le coste del Peloponneso, organizzarono una campagna militare nella Megaride ed espugnarono nella penisola Calcidica, la città di Potidea, la quale, pur facendo parte della Lega di Delo, si era schierata con i Lacedemoni. Nel 430 a. C., Atene fu colpita da una terribile peste, che nel 429 a. C., provocò la morte di Pericle.

I nuovi capi dell'esercito ateniese furono Cleone per i democratici, che approvavano la guerra a oltranza, e Nicia per i conservatori, i quali erano favorevoli a stipulare la pace e gli accordi con Sparta. Nel 428 a. C., si verificarono le guerre civili a Mitilene e a Corcira. A Mitilene, nell'isola di Lesbo, gli oligarchici imposero l'abbandono della Lega di Delo e il passaggio alla Simmachia peloponnesiaca, ma gli Ateniesi intervennero con la loro flotta e conquistarono la città nel 427 a. C. Nell'isola di Corcira, gli oligarchici tentano una manovra simile, ma i popolari, grazie all'aiuto di Atene, hanno la meglio.

Nel 426 a. C., gli Ateniesi si impadroniscono della baia di Pilo. Negli anni successivi, gli Spartani cominciarono a prendere il sopravvento sugli Ateniesi; il generale Brasida condusse una spedizione militare nella penisola Calcidica, la quale, fra il 424 a. C. e il 423 a. C., fu completamente conquistata dagli Spartani.

GUERRA DEL PELOPONNESO: LA PACE DI NICIA

Nel 422 a. C., durante uno scontro presso Anfipoli, Cleone e Brasida morirono e la scomparsa dei due grandi sostenitori della guerra facilitò la ripresa delle trattative di pace. Nel 421 a. C., fu stipulata la pace di Nicia, chiamata così, dal nome di colui che l'aveva approvata.

In base alle condizioni di questo trattato di pace, gli Ateniesi e gli Spartani dovevano restituirsi reciprocamente i territori conquistati, ma le città della penisola Calcidica, anche dopo che furono lasciate dalle truppe spartane, si rifiutarono di consegnarsi ad Atene, la quale, a sua volta, non restituì a Sparta i territori di Pilo e l'isola di Citera.

LE SPEDIZIONI ATENIESI IN SICILIA

Dopo la morte di Cleone, fra coloro che appoggiavano la guerra emerse soprattutto Alcibiade, il quale, nel 416 a. C., convinse l'Ecclesia ad accogliere le richieste di aiuto che giungevano ad Atene da parte dell'alleata Segesta, minacciata da Selinunte e da Alcibiade organizzò una spedizione capeggiata da Nicia, Lamaco e Alcibiade, il quale, però, fu costretto ad abbandonare subito la campagna militare, in quanto venne accusato di sacrilegio e dovette ritornare ad Atene; infatti, Alcibiade fu sospettato di aver mutilato le Erme, ovvero le statuette sacre al dio Ermes. Alcibiade, per evitare il processo, fuggì da Atene e si rifugiò a Sparta, ma i giudici ateniesi lo condannarono in contumacia alla confisca dei beni e alla pena capitale.

Nel frattempo, la spedizione in Sicilia non portava i risultati sperati e, nel 414 a. C., gli Ateniesi stavano per espugnare Siracusa, ma giunsero delle truppe inviate da Sparta e da Corinto, capeggiate dallo spartano Gilippo. L'arrivo di questo esercito fu decisivo; infatti, nel 413 a. C., le triremi ateniesi che occupavano il porto di Siracusa, furono bloccate dalla flotta nemica. Nicia, che era rimasto l'unico comandante dell'esercito ateniese dopo la morte di Lamaco, chiese ad Atene di inviare rinforzi, data la gravità della situazione; giunsero in Sicilia settantatrè triremi capeggiate dallo stratego Demostene.

Dopo l'arrivo dei rinforzi, gli Ateniesi tentarono l'attacco decisivo, ma, pur avendo conseguito alcuni successi iniziali, furono poi definitivamente sconfitti dagli Spartani. La disastrosa spedizione in Sicilia, nella quale erano state coinvolte le migliori risorse di Atene e dei suoi alleati. Nonostante questa terribile sconfitta, gli Ateniesi, nel 406 a. C., inviarono in Oriente una flotta di centodieci triremi, che inflisse una terribile sconfitta agli Spartani presso le isole Arginuse, a sud di Lesbo.

FINE E CONSEGUENZE DELLA GUERRA DEL PELOPONNESO

Intanto, i Persiani si erano alleati con gli Spartani, dichiarandosi disposti a finanziare le loro spese militari. Nel 405 a. C., Ciro di Persia fornì al comandante spartano Lisandro i mezzi necessari per ricostruire, dopo la catastrofica sconfitta delle Arginuse, una flotta composta da duecento triremi; grazie a questa flotta, nel 404 a. C., gli Spartani sconfissero definitivamente gli Ateniesi nella battaglia di Egospotami. Per gli Ateniesi, questa fu una duplice sconfitta, in quanto essi persero non solo la guerra del Peloponneso, ma anche il controllo del Ponto Eusino, che era indispensabile per i loro rifornimenti.

Le condizioni di pace stabilite dagli Spartani furono durissime: Atene avrebbe dovuto abbattere le Lunghe mura e le fortificazioni del Pireo, rinunciare a tutti i possedimenti situati fuori dell'Attica, allearsi con Sparta e avere in comune con la città vincitrice gli alleati e i nemici, consegnare a Sparta tutte la navi superstiti tranne dodici. Subito dopo la sconfitta di Atene, Lisandro impose a questa città un governo provvisorio costituito da trenta membri, i quali, poiché si comportarono in maniera dispotica e assolutistica, furono chiamati Trenta Tiranni.

Durante il governo dei Trenta tiranni, si verificarono ad Atene stragi, confische di beni e di ricchezze, condanne arbitrarie, arresti, uccisioni; molti cittadini, per sfuggire alle persecuzioni. Questo governo, però, ebbe una breve durata; infatti, nel 403 a. C., gli esuli democratici capeggiati da Trasibulo abbandonarono Tebe dove si erano rifugiati e tornarono ad Atene, dove, grazie all'appoggio del popolo, riuscirono ad abbattere il regime dei Trenta Tiranni e a ripristinare definitivamente la democrazia.

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