Consulta provinciale degli studenti, così non serve a nulla: ecco perché

Di Tommaso Caldarelli.

Tra scarsi finanziamenti e giochi di partito, un organo importante finisce per essere irrilevante

SPECIALE SCUOLA 2017/2018

|Calendario scolastico| Temi di Italiano svolti

Durante queste ultime settimane di ottobre, si stanno tenendo o si sono tenute in tutti gli istituti secondari superiori d’Italia le elezioni dei membri della Consulta Provinciale degli Studenti, o più semplicemente CPS. Tuttavia – benché quasi tutti coloro che stanno leggendo avranno già scelto i due membri della propria scuola – sarei pronta a scommettere che molti di questi non abbiano le idee chiare su che cosa sia effettivamente la CPS.

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I SUOI COMPITI - Come si evince dal nome, la Consulta è un organismo di rappresentanza degli studenti presente in tutte le province italiane, in cui i due membri di ogni scuola, con carica biennale, eletti direttamente dagli studenti, sono chiamati a riunirsi in assemblea con gli altri rappresentanti delle scuole della provincia. È un organo creato dal Ministero della Pubblica Istruzione dal 1996 e da questo finanziato tramite una percentuale di un fondo adibitogli per decreto. Fino a qui tutto chiaro, si tratta solo di questioni di pubblico consumo: ulteriori informazioni le trovate a questo link http://www.spazioconsulte.it/. La vera domanda però è: a che cosa serve la Consulta?

UFFICIALMENTE - È su questo che aleggia la nebbia, su questo che si scontra l’ignoranza della maggioranza. Formalmente la CPS ha l’ovvio, quanto importante, ruolo di comunione tra studenti: garantisce un confronto diretto tra scuole per la realizzazione di iniziative, fornisce un contatto con enti e associazioni locali e con il mondo del lavoro, abitua i ragazzi alla collaborazione interscolastica per l’esecuzione di progetti più ampi del raggio d’azione del singolo liceo. Inoltre ha il ruolo fondamentale di controllo sull’attuazione dello Statuto delle studentesse e degli studenti. Tutto questo ufficialmente parlando.

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MA GLI STUDENTI...? - Il fatto che gli studenti sappiano solo vagamente cosa sia la Consulta è però indicativo: perché un’assemblea con un ruolo formalmente tanto importante dovrebbe essere tanto sconosciuta ai più? Un organo tanto rilevante dovrebbe essere nominato quotidianamente in una scuola. Ma non è così. In realtà negli ultimi anni la CPS è andata sempre più perdendo importanza : mentre negli anni passati sono state messe in atto numerosissime iniziative, durante lo scorso mandato l’assemblea plenaria della provincia di Roma è stata convocata una volta sola. Qual è il motivo?

I PROBLEMI - Forse la scarsità dei fondi? In effetti le percentuali stanziate sono piuttosto esigue ed è difficile attuare progetti su larga scala che renderebbero noto il ruolo della Cps. La scarsa coesione? Con due rappresentanti da un cospicuo numero di plessi, differenti tra loro per indirizzo, ideologia politica, anche semplicemente per il luogo di provenienza, è difficile trovare immediatamente un punto d’incontro tra le necessità e le aspirazioni di ogni singola scuola: questo oltretutto fa gioco a gruppi politici organizzati già presenti e con rappresentanze nella Consulta che sfruttano la disorganizzazione e disomogeneità dell’assemblea per portare avanti le proprie battaglie.

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SERVE PIU' IMPEGNO - La poca attenzione ha anch’essa un ruolo fondamentale: spesso e volentieri i rappresentanti vengono selezionati in base alla ‘popolarità’ e sanno poco o nulla di cosa devono effettivamente fare in Consulta. Sta di fatto che la CPS non ha né l’attenzione né le possibilità che dovrebbe avere. La comunicazione e la cooperazione tra scuole e tra scuole e MIUR dovrebbe essere favorita e sostenuta a tutti i costi, non lasciata a languire nella noncuranza. Gli studenti si meritano un organismo di rappresentanza con veri poteri di delibera e di attuazione, non una pallida imitazione di un consiglio. È possibile o sono troppo utopistica?

Bianca Fumagalli è una studentessa
del Liceo classico Socrate di Roma.
Da due anni fa parte della redazione
del giornale della scuola, La Cicuta,

e quest'anno ne è diventata caporedattrice.