Confronto tra Monarchia inglese e francese

Di Redazione Studenti.

Confronto tra Monarchia inglese e francese: analisi dettagliata delle differenze fra il modello assolutista francese e quello costituzionalista inglese

MONARCHIA INGLESE E FRANCESE

Enrico VIII d'Inghilterra
Enrico VIII d'Inghilterra — Fonte: getty-images

Le monarchie europee sono ben differenti tra loro: in particolare, si registra una differenza sostanziale tra la monarchia costituzionalista e quella assolutista.  

Qual è la differenza fra il modello francese e quello inglese? Possiamo riassumerla così:

  • Nel modello assolutista, lo stato dei sudditi è quello all’interno del quale la relazione tra monarca e sudditi è una relazione diretta. I corpi intermedi vengono esautorati da qualunque potere. In Francia, la dicitura “parlamento” non sta ad indicare il parlamento come sede della legislazione: il parlamento francese, infatti, è il luogo in cui si dirimono le questioni giudiziarie e giuridiche. Nello Stato Assoluto, quindi, troviamo l’accentramento del potere nelle mani del sovrano. L’esercito fa capo al re, ed è un esercito unitario.
  • Nel modello costituzionalista, invece, esiste il monarca, esiste l’unità territoriale, ma la relazione tra il monarca e i sudditi è mediata e non immediata. In Inghilterra, per esempio, in un contesto costituzionale, esiste un corpo intermedio tra il sovrano e i sudditi, che si chiama parlamento inglese. Il sovrano governa attraverso i decreti regi, ma questi decreti regi devono, prima di essere approvati, passare al vaglio del parlamento. La camera dei Lord era una camera nominata dal re, tra i suoi pari.

MODELLO ASSOLUTISTICO FRANCESE

Il modello assolutistico è tipico della Francia di Luigi XIV.  

Con Luigi XIV, in Francia, assisteremo alla revoca del diritto di Nantes, in rispondenza alla matrice di uno stato assoluto. Il mercantilismo è una politica basata su uno scambio, quella che potremmo definire una forma di protezionismo economico: è il re a dirigere l’economia di scambio, entrando direttamente all’interno dello scambio in qualità di committente e gestendo direttamente gli affari economici.

Il mercantisimo si basa sull’idea Colbertiana per cui la ricchezza di una nazione si misura sulla quantità di metalli pregiati presenti all’interno delle sue casse.

Le caratteristiche di uno stato assolutistico sono dunque natura e caratteri. Lo stato assoluto è una garanzia di pax per i sudditi (sociale, religiosa) e, per la prima volta, si affaccia il tema della concreta sicurezza dei propri confini, perché vi è un esercito che garantisce tale sicurezza. Ma quali sono i vincoli di uno stato assoluto?

Il re è legibus solutus, cioè sciolto dalle leggi: quando concede carte costituzionali o diritti civili, lo fa per liberalità. I vincoli sono stretti, consuetudinari, così come le norme, scritti una volta per tutte e mai modificabili. L’auctoritas è vista come un’auctoritas intangibile, il monarca è assoluto, il re è l’emanazione terrena del potere divino.

In uno stato assoluto manca la mediazione. L’assenza del parlamento è dunque una criticità.

MODELLO COSTITUZIONALISTA INGLESE

Il modello costituzionalista è tipico dell’Inghilterra. Tra il 1662 e il 1694, in seguito a una rivoluzione che sventò il piano assolutistico di Carlo I Stuart, il quale intese portare anche in Inghilterra il nuovo dominio di una monarchia assolutistica con confessione religiosa cattolica, alla morte di Elisabetta, le diatribe di corte portano all’elezione dei re cattolici, che instaurano una politica di governo assai diversa rispetto a quella precedente.

All’interno del corpo medio della monarchia inglese, viene stemperata l’autorità regia, che non è un qualcosa di assolutistico, ma è frutto di un accordo. Da qui discende il termine contrattualismo, cioè quel sistema che deve distribuire il potere fra più soggetti: nel contratto, le parti devono accordarsi e trovare un equilibrio, anche nei luoghi istituzionali in cui il potere viene esercitato.

I documenti che sanciscono questa divisione parlamentare sono il Bill of rights, del 1689, che segue alla Petition of Rights. Nello statuto dei diritti, si avvia il processo di macrodivisione dei poteri che fonda la società contemporanea.

La progressiva estensione a tutti i cittadini dei diritti civili e politici è il risvolto della modernità del modello costituzionale inglese.

Uno stato costituzionale chiede un consenso, cioè l’espressione di una maggioranza e quindi la partecipazione alla vita politica attraverso una rappresentanza.

COSTITUZIONE DELLO STATO ASSOLUTO

Sulla costituzione dello stato assoluto si sono espressi i maggiori filosofi moderni, a partire dalla corrente del Giusnaturalismo. Nel giusnaturalismo, la dimensione storica del potere è un diritto naturale, un diritto che nasce con l’uomo è non è storicizzato; non nasce da un accordo tra gli uomini, ma è l’uomo ad essere portatore di diritti.

Le leggi sono legittime solo se rispondono all’istanza naturale. Nel suo Leviatano, Thomas Hobbes dice che ciascuno, essendo portatore dei propri diritti, tende ad affermarli e ad affermarsi in maniera assoluta: per questo motivo incontra l’ostacolo, rappresentato dall’altro, eguale portatore di diritti. Lo scontro tra queste due dimensioni individuali porta a dover contrattare il potere, a trovare un accordo, pena l’autodistruzione.

Si delina quindi il principio di tolleranza, cioè una forma di coesistenza.

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ILLUMINISMO E DISPOTISMO ILLUMINATO

Con Montesquieu nasce la divisione che qualsiasi forma di stato, per essere efficace e per gestire in maniera efficiente il contesto in cui è esso è inserito, deve rispondere alla necessità di dividere i poteri. In uno stato assolutistico, il potere è concentrato, come abbiamo detto, nelle mani di una sola persona. Montesquieu per primo vede nella divisione dei poteri la possibilità di rendere efficiente uno stato.

Importante è anche la dimensione dell’assolutismo illuminato di Voltaire: la guida della ragione di un principe può venire a capo del caos che si creerebbe in una situazione di democrazia diretta, come quella che prefigura Rousseau.

A Rousseau è cara la sovranità del popolo nella sua accezione classica, l’insieme di tutti al governo.

Rousseau lo chiama il moi commun, cioè “l’io comune”, una sovranità collettiva che però è l’espressione di ciascuno.

FISIOCRAZIA

Si ha una nuova teoria economica, la fisiocrazia, coiè l’economia legata al governo della natura attraverso il lavoro, la produzione. La legge della produttività, legata alla trasformazione della natura, al processo di trasformazione e industrializzazione del prodotto, dev’essere l’unica che governa l’economia e si deve svincolare dal dirigismo statale.

La storia ci consegna anche i principi illuminati, cioè quei governi che, seppure democratici, hanno governato alla luce delle carte costituzionali. Il dispotismo illuminato si pone il problema di organizzare lo stato moderno influenzato dall’illuminismo. I filosofi diventano consiglieri dei sovrani.

Versailles è il palcoscenico della nobiltà francese, il luogo entro il quale essa deve vivere con tutti gli agi, ma disinteressandosi degli affari di stato, per i quali luigi XIV pretende di essere l’unico interlocutore.

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