Confronto tra La pioggia nel pineto e Piove

Di Redazione Studenti.

Confronto tra La pioggia nel pineto e Piove: le differenze fra la poesia di Gabriele d'Annunzio e la parodia che ne fece Eugenio Montale

CONFRONTO TRA LA PIOGGIA NEL PINETO E PIOVE

Confronto tra le due poesie di Gabriele d'Annunzio ed Eugenio Montale
Confronto tra le due poesie di Gabriele d'Annunzio ed Eugenio Montale — Fonte: getty-images

Sia Gabriele d'Annunzio che Eugenio Montale hanno parlato del fenomeno della pioggia nelle loro poesie. Lo anno però fatto in modo del tutto diverso,sia per poetica che per inclinazioni. Montale, poi,ha ripreso la poesia di D'Annunzio ironizzando su alcuni passaggi, e creando quindi nei fatti una sorta di satira sui concetti espressi dal poeta espressione dell'estetismo.

POETICA DI GABRIELE D'ANNUNZIO

D’Annunzio fa parte di un movimento che si sviluppa a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento, l'Estetismo, una sorta di fuga dalla realtà che si disprezza. L’esteta evade per crearsi un mondo di raffinatezze che lo appaghi, ma soprattutto crede di essere capace di "sentire" e comprendere davvero la natura.

Nella sua poesia D’Annunzio descrive il suo rapporto privilegiato con la natura, e la rappresenta col concetto di Panismo (la natura è vista come una persona).

LA PIOGGIA NEL PINETO

La poesia La pioggia nel pineto è tratta da “Alcyone”, raccolta di 88 poesie e terzo libro delle Laudi, dopo “Maia” ed “Elettra”. La poesia celebra la metamorfosi, in cui l’essere umano si fonde con la natura.

Il poeta immagina di trovarsi con la sua donna in una pineta, quando la pioggia li coglie di sorpresa. Subito, da esteta, il poeta coglie le “parole nuove” che la vegetazione gli comunica e non capta più parole umane. In mezzo a questi suoni e sotto la pioggia i due, purificati dall’acqua che li bagna, i due personaggi si immergono progressivamente nella natura.

La scelta linguistica rimanda alla ricerca del linguaggio segreto della natura: la voce della pioggia, la musica che produce cadendo sulla vegetazione. Sono frequenti le figure di suono (alliterazioni, assonanze . . . ) che rendono musicale il testo.

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POETICA DI MONTALE

Per il novecentesco Montale, le cose con cui entriamo in contatto a livello tattile sono qualcosa di fittizio, perché la realtà che noi viviamo è imperfetta, non chiara, provvisoria.

Il poeta non è credente, e cerca un senso al male di vivere.

La natura per lui, quindi, è una prigione che tiene rinchiuso l’uomo, dalla quale soltanto uscendo si riescono a cogliere le cause del malessere, acquisendone consapevolezza.

PIOVE

Attraverso la poesia Piove, proveniente da Satura II (1970), componimento dell’età avanzata, il poeta parodizza la poesia di D'Annunzio. Non è però di un semplice divertimento, perché Montale vuole anche mettere a confronto due tipi di poesie:

  • quello più antico, altamente retorico e magniloquente, di D’Annunzio;
  • quello del presente, disilluso e pessimista.

Per Montale la pioggia è soltanto un monotono stillicidio che caratterizza una vita noiosa, un mondo che vive solo accontentandosi della superficie, senza profondità né culturale, né emotiva. In Piove c'è la speranza irrealizzabile di scoprire l’anello mancante di quella incomprensibile “catena” che è la natura. Ormai la vita per il poeta è solo un affogare, perché la sua compagna, l’unica in grado di evadere dalla prigione, è morta.

CONFRONTO TRA LE DUE POESIE

Vediamo quali sono i principali punti da tenere a mente nel confrontare le due poesie.

La pioggia nel pineto

  • La pioggia comunica sensazioni paniche che solo gli esteti riescono a cogliere;
  • La pioggia iene letta come un insieme di suoni;
  • D’Annunzio ritiene di essere l’unico in grado di comprendere il linguaggio della natura;
  • Si attua una metamorfosi del poeta, che si fonde con ciò che lo circonda.

Piove

  • Montale non crede che il poeta sia superiore agli altri, uomini: decide quindi di descrivere solo sensazioni che qualsiasi uomo sarebbe in grado di cogliere;
  • La pioggia non è altro che un noioso stillicidio;
  • Montale si accosta con umiltà alla comprensione del linguaggio della natura;
  • Non avviene nessun processo di metamorfosi.

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