La condizione delle donne nell'antica Grecia e nell'antico Egitto

Di Redazione Studenti.

Riassunto sulla condizione delle donne nell'antica Grecia e nell'antico Egitto: confronto tra le donne spartane, ateniesi ed egiziane

CONDIZIONE DELLA DONNA NELL'ANTICA GRECIA E NELL'ANTICO EGITTO

Qual era la condizione della donna nel mondo antico?
Qual era la condizione della donna nel mondo antico? — Fonte: getty-images

Qual è la condizione della donna nel mondo classico? In cosa si distingueva da quella attuale? Per saperlo mettiamo a confronto l'Antico Egitto e l'Antica Grecia, nelle sue due forme più note: il mondo ateniese e quello spartano.

Vediamo dunque la condizione della donna nell'antica Grecia e nell'antico Egitto.

LA DONNA PRESSO GLI SPARTANI

A Sparta le donne erano più libere che nelle altre città della Grecia; questa maggiore libertà era dovuta al fatto che la famiglia quasi non esisteva perché i bambini venivano educati dalla polis e i mariti si trovavano per allenarsi, far esercizi militari o riunioni.

Era inevitabile che le donne avessero molta libertà. Le ragazze danzavano e cantavano alle feste sotto lo sguardo dei maschi, partecipavano nude come i maschi a certe cerimonie religiose esibendosi con semplicità senza alcuna malizia e avevano un comportamento dignitoso.

La donna spartana era una sportiva, si esercitava nella ginnastica, nella corsa, nella lotta, nel lancio del disco e del giavellotto. L’educazione atletica delle donne era molto importante, dato che l’ideale della bellezza e dell’efficienza fisica era molto viva tra gli Spartiati. Per generare bambini sani e destinati a diventare guerrieri era necessario che le donne avessero un corpo sano, robusto e allenato.

L’addestramento atletico delle donne aveva inoltre conseguenze psicologiche: le Spartane apparivano molto fiere e poco disposte a farsi dominare dall’uomo. Il coraggio della donna spartana si vedeva al momento del parto, la gloria quando moriva partorendo un futuro oplita. La legge spartana vietava di incidere il nome dei defunti sulle tombe ma c’erano due eccezioni: gli uomini morti in guerra e le donne morte di parto.

LA DONNA PRESSO GLI ATENIESI

Le donne ad Atene erano escluse dalla cittadinanza: di conseguenza erano escluse dal diritto/dovere di partecipare alla vita politica.

Il luogo delle donne era la casa: erano quasi recluse negli spazi del gineceo, la zona della casa a loro riservata.

Per una donna rispettabile era ritenuto sconveniente uscire di casa, solo alcune donne più spregiudicate partecipavano ai banchetti maschili.

Le ragazze affidate alla madre o a una nutrice imparavano fin da piccole tutto ciò che si riteneva importante per la formazione della donna: filare, cucire, cucinare, gestire la casa. Le femmine non erano ammesse a scuola. Quando la ragazza giungeva all’età da marito tra i 13 e i 16 anni la fanciulla compiva il passo decisivo della sua vita: il matrimonio.

La ragazza non decideva chi sposare ma il matrimonio era combinato dal padre o dal tutore e dallo sposo. Lo scopo del matrimonio era quello di generare figli maschi, futuri cittadini. Alla donna sposata era richiesta fedeltà assoluta e l’adulterio femminile era motivo di ripudio immediato.

Il divorzio era diffuso e non generava problemi se era consensuale o se richiesto dall’uomo. La causa più frequente era la sterilità, attribuita sempre alla donna. Se il divorzio era richiesto dalla donna era per motivi di violenza e brutalità.

La donna, anche se ricca, non possedeva un patrimonio economico e non aveva giustificazioni per assentarsi da casa.

LA DONNA PRESSO GLI EGIZIANI

La donna egizia godeva della stessa posizione giuridica dell’uomo, ma erano gli uomini a ricoprire le cariche pubbliche. La donna esercitava il proprio potere in casa. L’uguaglianza teorica tra uomo e donna si trasformava in pratica solo nelle classi sociali più elevate. Alcune donne arrivarono a detenere il potere supremo.

Le donne di classe sociali inferiori non partecipavano allea maggior parte delle attività agricole e pastorizie ma collaboravano nella raccolta della frutta e del grano. In Egitto il matrimonio apparteneva alla sfera privata, aveva anche funzione economica, dato che fissava diritti e doveri tra le famiglie degli sposi.

L’età di matrimonio era  l’inizio della pubertà. Il divorzio era praticato ed era causato dalla sterilità, dall’adulterio o per reciproco accordo. Se non era la donna la causa della separazione riceveva dal marito un indennizzo oltre alla dote più un terzo delle proprietà comune.

Sappiamo che il ripudio era più frequente da parte degli uomini che dalle donne. Dopo il divorzio entrambi erano liberi di risposarsi. Gli egiziani adoravano i bambini e ogni nascita era fonte di gioia, specie se era un maschio. La gravidanza era vissuta dalla donna con grande senso di responsabilità: si preparava seguendo una determinata alimentazione, si ungeva il ventre con olii per mantenere la pelle elastica. Si può dire che la condizione della donna era molto migliore che nelle civiltà contemporanee.

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