Abolizione del valore legale della laurea, nuova proposta M5S

Di Veronica Adriani.

Nei concorsi il voto di laurea presto potrebbe non contare più nulla. La nuova proposta del M5S va verso l'abolizione del valore legale del titolo

ABOLIZIONE VALORE LEGALE TITOLO DI STUDIO M5S

Laurea: si ricomincia a parlare di abolizione del suo valore legale nei concorsi pubblici
Laurea: si ricomincia a parlare di abolizione del suo valore legale nei concorsi pubblici — Fonte: istock

Se ne parla dal 2009, e oggi potrebbe diventare realtà. L'abolizione del valore legale del titolo di studio, la laurea, è per il M5S un punto irrinunciabile del programma. Ci aveva già provato Carlo Sibilia, oggi sottosegretario al ministero dell'Interno, nella scorsa legislatura. Oggi la nuova proposta di legge viene da Maria Pallini, deputata del MoVimento, e punta sull'accesso ai concorsi pubblici: divieto di inserire il requisito del voto di laurea nei bandi dei concorsi pubblici.

ABOLIZIONE VALORE LEGALE DELLA LAUREA

Cosa significa nella sostanza abolire il valore legale della laurea nei concorsi pubblici? Che il titolo di studio, nonché il voto conseguito, non avranno più alcun effetto sulla valutazione all'interno di un concorso pubblico: basterà il diploma. Non c'è dunque 110 e lode che tenga: se la proposta di legge passerà, la valutazione si effettuerà unicamente sulla base del titolo di studio conseguito precedentemente all'università.

VALORE LEGALE DEL TITOLO DI STUDIO ABOLIZIONE

Come ricorda Il Messaggero, del resto, quello dell'abolizione del titolo di studio è un tema caro anche all'elettorato leghista, anche se per motivi diversi. Se nella proposta di Sibilia c'era un riferimento ai princìpi costituzionali di uguaglianza e di libertà, per cui la selezione in base alla laurea sarebbe discriminante, nel 2013 il deputato Paolo Grimoldi presentò una proposta di legge che chiedeva l'abolizione tout court del valore legale dei titoli di studio. Il Messaggero ricorda la motivazione: raggiungere l'obiettivo di eliminare quel meccanismo un po' perverso che non premia i meritevoli, bensì coloro che sono stati favoriti in virtù di votazioni più alte, ottenute in istituti scolastici e università meno scrupolosi a valutare l'effettiva preparazione degli allievi.

Il riferimento, continua il giornale, sarebbe alla maggiore facilità con cui nelle università del sud si assegnerebbero votazioni alte rispetto a quelle del nord, discriminando quindi gli studenti settentrionali della penisola.