Commento al sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare di Dante Alighieri

Di Marta Ferrucci.

Commento al sonetto di Dante Alighieri "Tanto gentile e tanto onesta pare", componimento presente all'interno della Vita Nova.

Tanto gentile e tanto onesta pare: commento

Dante e Beatrice in un giardino
Dante e Beatrice in un giardino — Fonte: getty-images

Il sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare, scritta da Dante Alighieri e presente all’interno della Vita Nova, è una lode alla donna amata dal poeta che viene raccontata come un modello di bellezza interiore ed esteriore.
Nel testo del poema troviamo una costante figura retorica del suono: l’ allitterazione delle consonanti m, n ed l, e delle vocali chiare a ed e; con queste, per formare un campo semantico che crea l’ aspettativa e la concezione di qualcosa di magnifico, c’è la ripetizione di parole appartenenti ad una stessa sfera sensoriale: la vista, ovvero il senso attraverso il quale si percepisce la bellezza e la purezza d’animo di Beatrice.

Tanto gentile e tanto onesta pare: suddivisione del sonetto

Il componimento si può suddividere in due parti:

  • le due quartine;
  • le due terzine, suddivisione suggerita anche dalla punteggiatura;

Nella prima quartina Dante racconta i sintomi fisici del sentimento amoroso, una parte che si potrebbe paragonare al famoso frammento 31 di Saffo: “Mi sembra uguale agli dei quell’uomo che siede di fronte a te e da vicino ascolta te che dolcemente parli e sorridi in modo seducente, il che mi fa sussultare il cuore nel petto; infatti come poso gli occhi su di te non ho più un filo di voce, ma la lingua mi si spezza, un fuoco sottile subito mi scorre per il corpo, ho il vuoto davanti agli occhi e un ronzio alle orecchie, un sudore freddo mi avvolge, un tremito mi prende tutta, sono più verde dell’erba e ho la sensazione di essere al punto di morire”.

Tuttavia, nella seconda quartina, questo paragone che saremmo tentati di fare, viene smentito dai versi 7 e 8 in cui la magnificenza d’animo della donna viene paragonata a quella di un miracolo. Le due quartine vanno quindi lette come se fossero legate da un rapporto di “evoluzione”: dall’ amore fisico si passa a quello spirituale.

Riflessioni sul sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare

Nell’insieme, quindi, si può affermare che:

  • nella prima parte della poesia c’è la descrizione della bellezza interiore della donna;
  • nelle due terzine vengono invece descritti gli effetti provocati da quanto affermato negli ultimi versi della seconda strofa;
  • sono presenti continui rimandi alle due quartine;
  • attraverso un secondo processo di evoluzione, vengono ripresi i due sensi storditi dalla gentilezza e bellezza di Beatrice ma che ora vengono risvegliati e indirizzati verso l’apprendimento della magnificenza e della grandiosità del Signore che si esprime attraverso la donna.

Tanto gentile e tanto onesta pare può anche essere interpretato come un inno alla religione cristiana. Nei versi 3 e 4 la lingua che diventa muta e gli occhi che più non vedono possono essere interpretati come l’impossibilità dell’uomo di capire la bellezza della donna che diventa l’emblema della magnificenza di Dio attraverso il paragone di questa con un miracolo (versi 7 e 8).

Nei versi successivi Dante afferma, riferendosi sempre alla bellezza: intender non la può chi no la prova, il che può essere interpretato come: “il non credente non può godere dei piaceri offerti dalla volontà del Signore”.
L’apice di questo inno viene raggiunto nell’ultima terzina dove troviamo che dalle labbra di lei ha origine lo spirito vitale pieno d’amore. Tutto questo è rafforzato dalla presenza nel testo di alcuni vocaboli come ad esempio “saluta”, che deriva dal latino salus e può anche essere interpretato come la salvezza offerta offerta dalla giovane agli uomini fedeli.

In questa poesia, a differenza di analoghi componimenti latini e greci, non viene descritta la passione fisica del sentimento amoroso, ma l’oggetto del desiderio: la donna non viene rappresentata fisicamente bensì da un punto di vista emotivo; la sua influenza non arriva solo al poeta ma è alla portata di tutti, proprio come la Chiesa che, nel Medioevo, svolgeva un ruolo dominante in tutti gli ambiti della vita delle persone.

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