Come scrivere un testo argomentativo: schema, scaletta, trucchi del mestiere

Di Veronica Adriani.

Il testo argomentativo ha le sue regole e la sua struttura. Vediamo come si organizza nelle sue linee generali, nella scaletta e nello schema preliminare

TESTO ARGOMENTATIVO: COS'È

Quali sono i segreti per scrivere un buon testo argomentativo? E quali sono i rischi di fallacia?
Quali sono i segreti per scrivere un buon testo argomentativo? E quali sono i rischi di fallacia? — Fonte: istock

Il testo argomentativo è un testo che contiene un ragionamento che, partendo da alcune premesse di base, attraverso la confutazione di un'antitesi, arriva ad una conclusione vera o verosimile.

In parole più semplici, il testo argomentativo si fonda su una tesi che deve essere dimostrata attraverso un preciso schema:

  • Presentazione dell'argomento principale
  • Tesi da dimostrare
  • Presentazione degli argomenti a sostegno della tesi
  • Antitesi
  • Presentazione degli argomenti a sostegno dell'antitesi
  • Confutazione dell'antitesi
  • Conclusione: riconferma della tesi iniziale

TESTO ARGOMENTATIVO: SU COSA SI FONDA UN BUON ARGOMENTO

Un buon argomento si fonda sostanzialmente su quattro pilastri:

  • Coerenza: Le premesse non devono contraddire la conclusione e da esse non devono essere derivati enunciati contraddittori. È fondamentale che le premesse siano accettabili e forti, altrimenti il ragionamento risulta fallato in partenza.
  • Validità: Un argomento è valido quando le premesse giustificano la conclusione e svolgono una funzione rilevante nel processo argomentativo. Ad esempio, inserire nella tesina di maturità un argomento poco rilevante solo per compiacere il docente di una data materia, rischia di trasformarsi in un boomerang. Le premesse verranno inficiate da un'argomentazione debole e sarà più difficile giustificare la conclusione.
  • Persuasività: Essere persuasivi significa saper trovare le parole giuste per un dato uditorio, riuscendo a superare le sue convinzioni di base. Significa anche capire quali argomenti sarà più ostico affrontare e per cui sarà necessario trovare tesi più forti e quali invece saranno accettati più facilmente.
  • Informatività: I dati a supporto sono sempre utili, purché abbiano una loro coerenza. Si deve far attenzione a non esagerare dando informazioni accessorie per la tesi che si sta portando avanti. Informare sì, ma con oculatezza.

TESTO ARGOMENTATIVO: COSA NON FARE

Le chiamano fallacie dell'argomentare e riguardano gli errori più comuni che si fanno nella dimostrazione di una tesi. Si tratta di argomentazioni che si basano su assunti deboli o errati, e che per questo rischiano di essere facilmente confutate. Vediamo qualche esempio tratto da da Terravecchia - Furlan, Tesine e percorsi.

  • Argomentum ad hominem
    Consiste nel trarre conclusioni su una data tesi sulla base di caratteristiche che appartengono a colui che la sostiene. In sostanza, l'argomentazione dipende dal giudizio personale che si ha su qualcuno: X è falso perché lo ha detto Giuda, che è un traditore. Come evitarlo? Cercando di valutare l'argomento, non la persona: anche i traditori possono dire la verità.
  • Argomentum ad ignorantiam
    Nasce quando si traggono conclusioni su una tesi, accettandola o rifiutandola, in mancanza di dati certi e sulla base di convinzioni personali. Gli alieni non esistono perché non ci sono prove della loro esistenza non ha senso: non avere dati su un dato argomento può al massimo portarci a non prendere posizione, non certo a sostenere quella che ci sembra più plausibile per inclinazione personale.
  • Argomentum ad verecundiam
    Si ha quando si tenta di sostenere un argomento sulla base dell'autorità della persona che lo sostiene. Dire ad esempio che la meccanica quantistica non è completamente accettabile perché Einstein la riteneva incompleta significa: 1. ignorare gli sviluppi del pensiero sulla meccanica quantistica dopo Einstein e 2. non considerare altre fonte autorevoli di parere opposto.
    Per evitarlo, è sufficiente tenere conto di più voci autorevoli.
  • Generalizzazione indebita
    Avviene quando si giunge ad una conclusione a partire da un numero troppo limitato di casi. Se non si hanno gli strumenti per valutare un alto numero di casi, sarebbe bene evitare di trarre conclusioni dai pochi a disposizione.
  • Fallacia di rilevanza o pertinenza
    Si verifica quando le premesse sono capaci di sostenere una data conclusione, ma finiscono per sostenere quella opposta. Ad esempio: Mussolini fu il direttore dell'Avanti!, perciò fu un esponente di spicco del fascismo non ha senso: l'Avanti! era il quotidiano del partito socialista, e il "perciò" è totalmente fuori luogo.
  • Inversione causale
    Si verifica quando si inverte la causa con l'effetto di due eventi correlati: non studia la matematica perché non la capisce può anche essere letto come non capisce la matematica perché non la studia.
  • Non causa pro causa
    La fallacia nasce quando si conclude che qualcosa è causato da qualcos'altro che non è la sua causa: l'entrata degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale fece vincere il conflitto agli Alleati non ha senso. Non è la sola entrata in un conflitto a determinare l'esito di una guerra.
  • Petitio principii
    Si verifica quando si assume per vero ciò che in realtà si vuole dimostrare: Ungaretti fu un poeta molto famoso perché era celebre. Attenzione all'uso del "perché": la spiegazione di quello che viene dopo deve essere reale.