Colonizzazione greca: cause e conseguenze

Di Redazione Studenti.

Riassunto sulla prima e seconda colonizzazione greca: cause e conseguenze, colonizzazione della Sicilia e la nascita delle colonie greche

La colonizzazione greca

Battaglia di Siracusa, V sec. a.C.
Battaglia di Siracusa, V sec. a.C. — Fonte: getty-images

La prima colonizzazione greca avvenne a partire dal II millennio e aveva interessato tutta la Grecia, le isole dell'Egeo e l'asia minore.

Tra l'VIII e il VI secolo avvenne invece la seconda colonizzazione nella quale i Greci si espansero a est e a ovest.

Le cause di questo spostamento sono numerose: in primo luogo la crescita della popolazione e il desiderio di conoscenza dei Greci ma vi furono anche ragioni politiche ed economiche.

Nel caso dei contadini, quando essi si trovavano in difficoltà finanziarie, erano costretti a chiedere dei prestiti che alla fine non riuscivano a saldare. Perciò erano costretti a vendere le loro terre ai latifondisti, ossia ai prestatori.

Inoltre numerosi mercanti avevano intuito la possibilità di fare fortuna spostandosi in nuovi territori.

All'inizio il movimento di colonizzazione fu spontaneo e non organizzato, poiché spesso ispirato ai racconti dei mercanti o dei marinai che tornavano da terre lontane e favolose. Dopodiché si formarono gruppi di cittadini che partivano alla ventura ma con esiti disastrosi. Allora in seguito queste spedizioni vennero organizzate dalle singole città che fornivano navi ed elegevano un capo chiamato ecista, ossia il fondatore.

Quando si colonizzava un territorio veniva suddiviso in parti uguali detti kleroi e ogniuno aveva proprie usanze, leggi e religione.

Le colonie greche

I greci a partire dal VIII secolo iniziarono a colonizzare territori occupando la penisola calcidica, poi provarono a occupare il ponto Eusino, l'odierno mar Nero, ma fallirono a causa dell'arrivo di popolazioni bellicose.

Un secondo gruppo di coloni di Mileto si avventuorarono nell'esponto per raggiungere il Ponto Eusino riuscendo a stabilirvisi.

Le colonie più importanti furono Sinope, Tomi e Trapenzunte.

I greci si spinsero fino alle coste francesi dove fondarono Massalia, e su quelle spagnole. Ma gli insiedamenti più importanti furono quelli dell'Italia meridionale che venne poi soprannominata Magna Grecia.

La colonizzazione della sicilia e dell'italia peninsulare venne ostacolata senza successo dai Cartagine, colonia fenicia, e dagli etruschi. Vennero colonnizzate Siracusa, Naxos, Messina, Reggio, Selinunte che divenne una delle più potenti città della sicilia e poi i coloni achei fondarono Metaponto, Sibari, Siri, Crotone e Taranto.

Gli effetti più sorprendenti per la Grecia furono economici e sociali: l'espansione dei traffici e dei commerci con le colonie stimolò uno sviluppo economico generale.

Conseguenze della colonizzazione

La nascita delle colonie portò anche a un cambiamento della mentalità: infatti non contava più una discendenza aristocratica, ma solo la capacità di sopravvivere.

Con la colonizzazione si verificarono molti cambiamenti, come l'affermazione delle prime industrie, l'introduzione di nuove tecnologie come gli stampi per la produzione di statuette, poi comparve anche una sorta di divisione del lavoro in cui ogni uno aveva un incarico specifico in un determinato settore.

Poi grazie alle nuove colonie i commerci si ampliarono rendendo possibilie l'accesso a materie prime come il ferro della toscana, il rame della gallia e lo stagno della spagna.

Il commercio fu facilitato anche dalla costruzione di navi più grandi e di porti più sicuri, ma soprattutto dall'introduzione della moneta. Le prime monete furono battute in Lidia alla metà del VII secolo con un punzone, piccola asta d'acciaio duro, per indicarne l'origine.

La poesia greca

la poetezza greca Saffo
la poetezza greca Saffo — Fonte: ansa

In Grecia si sviluppò una nuova forma di poesia, la poesia lirica, dal VII al VI secolo che veniva cantata e acompagnata dal suono di strumenti musicali.

La più antica forma di lirica è l'elegia,che però non veniva cantata, ma recitata. Il massimo rappresentante di questa forma di poesia dedicata all'amore e alla malinconia del tempo che fugge fu Mimnermo.

La poesia giambica era invece la poesia della protesta e della satira e non veniva cantata ma declamata. Sono celebri i violenti componimenti di Archiloco e di Ipponatte. I risultati più alti furono però raggiunti nella poesia Melica e corale chiamata così perchè veniva cantata da un singolo poeta o da un coro e tra i numerosi autori greci ricordiamo Alceo, Saffo, e Anacreonte.

Tra la fine del VII e l'inizio del VI secolo alcuni pensatori greci cominciarono a sottoporre a un'analisi razionale il mondo fisico e l'uomo: così nacque la filosofia, che in greco significa amore per la sapienza. I primi filosofi che ricordiamo sono Talete, Anassimandro e Anassimene che provenivano da Mileto e tra i più famosi ricordiamo Eraclito, Senofane e Pitagora.

I Persiani

Nel IX secolo a.C. esistevano popolazioni indoeuropee stanziate nell'altopiano iranico dove chiamarono la oro terra Perside.

A partire dall'VIII secolo i persiani si spostarono nella regione di Parsumash dove il re Achemene diede inizio a un regno e alla dinastia degli Achemenidi.

I re persiani

Il primo re fu Ciro II il grande che portò i persiani a una vittoria contro i Medi, da sempre loro nemici, conquistando la loro capitale Ecbatana.

Ciro II fece numerose conquiste portando l'impero ad un alto livello di prosperità: conquistò la Lidia, l'Anatolia, la Licia e le città greche dell'Asia Minore e infine Ciro prese impossesso di Babilonia e della sua capitale.

A Ciro succedette Cambise II che condusse una guerra vittoriosa contro l'egitto occupando Menfi nel 525 a.C.

A Cambise II succedette Dario I che occupò gran parte della Tracia. Egli divise l'immenso impero in 20 satrapie, cioè province rette da un satrapo. Dario fece costruire una fitta rete di strade e istituò un servizio postale.

Introdusse anche la moneta: il darico d'oro e il siclo d'argento. Fu con lui che scoppiò la prima guerra persiana. Le principali ragioni che portarono allo scontro tra i persiani e i greci furono i due modelli sociali e politici inconciliabili: da una parte il regno persiano retto da una monarchia assoluta mirava ad espandersi verso occidente, dall'altra vi erano città-stato, ciascuna delle quali aveva la propria indipendenza in cui vi erano liberi cittadini.

Lo scoppio della guerra

La scintilla dello scoppio della guerra greco-persiona si accese sulle coste della Ionia: il tiranno di Mileto, Aristagora, propose al satrapo Artaferne di organizzare una spedizione contro l'isola di Nasso, ma questa spedizione fallì a causa dei continui conflitti tra gli ufficiali greci e persiani.

Aristagora per paura della vendetta ormai imminente del re persiano Dario decise di raccogliere le istanze di libertà da parte delle città dell'Asia Minore e incitò una rivolta contro i persiani.

E poi per far fronte alla reazione dei persiani Aristagora chiese aiuto a Sparta e Atene: Sparta rifiutò qualsiasi intervento poiché impegnata nel conflitto con Argo, mentre Atene fornì una piccola flotta di venti navi.

La battaglia decisiva si combatté nel 494 a.C. davanti a Mileto dopo che Aristagora morì in uno scontro.

I persiani attaccarono dal mare e dalla terra e la città non ebbe scampo e fu completamente distrutta.

La battaglia di Maratona

Guerre persiane: la battaglia delle Termopili
Guerre persiane: la battaglia delle Termopili — Fonte: getty-images

Dario capì che un'altra rivolta dei coloni dell'Asia Minore avrebbe potuto avere successo se appoggiata dalle altre città Greche, così decise di eliminare ogni rischio futuro e allestì una spedizione per sottomettere Atene e da lì tutta la Grecia.

Intanto ad Atene arrivò Milziade in passato tiranno di una città della Tracia che acquistò popolarità e nel 492 a.c. e trovò l'appoggio dell'arconte Temistocle, sotto le guida del quale venne fortificato il porto del Pireo, un primo passo per il futuro dominio navale di Atene.

L'anno successivo divenne arconte lo stesso Milziade, che potè attuare il suo disegno politico: stringere un'alleanza tra Sparta e Atene in funzione antipersiana.

Nel 490 a.c. Dario riunì un'armata di decine di migliaia di uomini sotto il comando del generale Dati e di Artaferne che occuparono l'isola Eubea e non appena giunse la notizia dello sbarco dei persiani, ad Atene si riunirono gli strateghi e l'arconte polemarco.

Tra gli strateghe c'era Milziade, che fece approvare il suo piano di guerra: un corriere sarebbe corso a Sparta per chiedere l'invio di un contingente militare, mentre l'esercito ateniese si sarebbe stanziato a Maratona per sorvegliare il nemico.

Però gli spartani non arrivarono in tempo e gli ateniesi dovettero affrontare da soli i persiani. Il generale Dati approfittando di questa situazione decise di attaccare prima che le due città si congiungessero. Milziade però lo precedette con la falange ateniese e, poiché fu una formazione sconosciuta ai persiani, questi ultimi furono costretti a ritirasi nel mare.

Dario tentò allora l'ultima carta, ossia quella di attaccare Atene direttamente dal mare. Ma Milziade ritornò ad Atene con l'esercito il giorno stesso, e così quando Dati vide gli opliti ateniesi alle porte di Atene, si ritirò.

E la sconfitta presso Maratona nel 490 a.C. pose fine per un lungo periodo al tentativo di espansione verso la Grecia.

Milziade sfruttò la popolarità conquistata con la vittoria di Maratona e convinse gli ateniesi a organizzare una spedizione con lo scopo di liberare le Cicladi occupate dai persani ma purtroppo la spedizione fallì e Milziade venne condannato.

Intanto ad Atene si erano formati due partiti:

  • da una parte Temistocle, che voleva continuare il progetto di Milziade, ossia far diventare atene potente e rispettata sui mari e fece costruire una flotta di più di cento navi che potessero contrastare quelle nemiche, le triremi.
  • dall'altra parte Aristide, che riteneva che la politica di Temistocle avrebbe provocato grandi scompensi nell'equilibrio politico e sociale della città. Quelli che avevano l'incarico di remare erano la popolazione più bassa. I contadini si rendevano conto dell'importanza del loro compito richiesero di venire pagati, cosa che infastidiva gli aristocratici.

Dario decise di vendicare la sconfitta persiana subita dai greci ma morì nel 486 a.c. e allora si incaricò il figlio Serse I ad allestire la spedizione.

Prima di tutto Serse si rese conto che non era più possibile andare in Grecia solo per via mare, così decise che un enorme esercito di 300.000 soldati avrebbe attraversato lo stretto del Bosforo per poi scendere in Grecia lungo le coste della Tracia, della Tessaglia e della Macedonia, giungendo quindi in Attica. La flotta di navi li avrebbe poi raggiunti seguendo l'itinerario dell'esercito.

Nel 480 a.c. la potente macchina da guerra dei persiani si mise in moto da Sardi. Le città greche per affrontare i Persiani decisero di fare una tregua tra di loro e dicreare una linea di difesa tra la Macedonia e la Tessaglia ma di fronte alla potenza dell'esercito persiano abbandonarono la Tessaglia al nemico e si stabilirono alle Termopili uno stretto passo atraversato dall'unica via di collegamento con la Grecia centrale.

La battaglia di Salamina

Gli spartani in realtà volevano una linea di difesa sull'istmo di Corinto ma questo avrebbe significato la distruzione dell'Attica. Quindi gli ateniesi non approvarono, ma gli spartani mandarono un contingente alle Termopili e si impegnarono a fondo nella battaglia contro i persiani.

In 15 giorni i Persiani occuparono l'Attica ormai abbandonata dagli abitanti rifugiati nelle isole e anche Atene venne occupata e i bagliori delle fiamme dell'Acropoli erano visibili da Salamina, l'isola dove gli ateniesi si erano ritirati.

I persiani volevano infine sconfiggere la flotta greca per avere la libertà nel mare e aggirare così le difese dell'istmo di Corinto. Lo scontro navale avvenne nello stretto braccio tra l'Attica e Salamina nel 480 a.C.: fu Temistocle a convincere gli ateniesi della necessità di questo scontro. Lui riuscì ad attirare nel braccio di mare la flotta persiana, le cui navi pesanti e poco maneggevoli affondarono senza neppure poter combattere.

Serse venne sconfitto, e fu una strage terribile che pochi anni dopo il drammaturgo greco Eschilo descrisse nella tragedia I Persiani. Serse decise di ritirarsi a Sardi, ma lasciò in Tessaglia l'esercito di terra al comando del generare Mardonio, con l'intenzione di fare una tregua con le città greche.

Ma le trattative con gli ateniesi non portarono ad alcun risultato: ci fu quindi un ulteriore scontro tra l'esercito persiano di cui era a capo Mardonio e quello a cui era a capo lo spartano Pausania. L'esercitò persiano venne sconfitto e la vittoria arrise i greci anche sul mare, così riconquistarono tutte le coste dell'Asia Minore e cacciarono i tiranni persiani.

I Persiani dopo Serse

Serse morì nel 465 assassinato. A cinquant'anni dalla sua morte i Persiani riuscirono a ristabilire il loro dominio sull'Egitto e sulle colonie greche dell'Asia Minore e nel 386 a.C. fu stipulata la pace di Antalcida con i greci che riconfermò il possesso persiano che però si avviava ormai verso il declino e venne definimente sconfitto da Alessandro Magno.

La società persiana era retta da una monarchia assoluta in cui il sovrano aveva un potere illimitato sui suoi sudditi e il re veniva considerato rappresentante sulla Terra ed eletto del dio supremo ahura mazda.

Con le conquiste di Dario si creò il problema del controllo di un impero così vasto, allora Dario divise il regno in satrapie ognuna controla da un satrapo che aveva il compito di amministrare la propria provincaia e ogni satrapo era affiancato da un segretario-controllore che doveva riferire al sovrano ogni tipo di malversazione da parte del satrapo.

Il commercio nell'impero ebbe un notevole sviluppo e i mercanti riuscivano a raggiungere alti livelli economici.

I persiani promossero iniziative per incrementare i commerci, come i viaggi di esplorazione per trovare nuove materie prime, unificarono pesi e misure e cercarono di diffondere l'uso della moneta e del credito bancario.

La religione persiana più antica era politeista, legata al culto dei fenomeni naturali. Sembra che durante i riti venissero praticati anche sacrifici umani sotto l'effetto allucinante di una bevanda.

Si ebbe una svolta tra il VII e il VI secolo a.C. ad opera del religioso Zoroastro con cui la religione persiana divenne monoteista cioè basata cul culto di un unico dio, Ahura Mazda, il signore saggio creatore del cosmo.

Nella religione di Zoroastro il culto di Ahura Mazda si intrecciava alla dottrina della lotta eterna tra due principi opposti: il bene rappresentato da Ahura Mazda e il male rappresentato da Ahriman.

Questo cambiò la concezione dell'uomo che poteva scegliere tra bene e male, perciò predicava la necessità di compere buone azioni.