Claude Monet: biografia, opere e le ninfee

Claude Monet: biografia, opere e le ninfee A cura di Sonia Cappellini.

Biografia e opere di Claude Monet, pittore francese tra i fondatori dell'impressionismo, autore delle famose ninfee e di quadri come Impressione, levar del sole

1Biografia di Monet: i primi anni a Le Havre

Claude Monet
Claude Monet — Fonte: getty-images

Quando pensiamo a Claude Monet nella nostra mente immediatamente e inevitabilmente si stampano definizioni come “il padre dell’Impressionismo”, “il pittore delle ninfee”, “l’artista del plein air”. Tutto vero, ma pochi sanno che il suo esordio artistico è stato quello di caricaturistaNasce a Parigi nel 1840 ma subito si trasferisce con la sua famiglia a Le Havre, nel nord della Francia, suo padre è un mercante di generi alimentari e stabilisce la sua attività nella città portuale sulla foce della Senna. 

Madame Monet seduta sul divano, di Claude Monet
Madame Monet seduta sul divano, di Claude Monet — Fonte: ansa

Qui Oscar Claude trascorre tutta la sua infanzia e la sua adolescenza e non è difficile immaginare come l’elemento dell’acqua, quella del fiume e quella dell’oceano, si fissi per sempre nel suo immaginario. Frequenta il collegio municipale ma a scuola si annoia, invece di studiare riempie di disegni i libri e i quaderni, fa ritratti buffi dei suoi compagni e dei suoi insegnanti

Ben presto la sua vena creativa e satirica si estende anche ai personaggi più illustri della comunità di Le Havre, a sedici anni tutti in città vogliono le sue caricature. Il corniciaio Gravier le espone nella sua vetrina dove le nota il paesaggista Eugène Boudin. È lui il primo a lodare il suo talento, il primo a suggerirgli di alzare lo sguardo dai volti alla natura, il primo a porgergli il pennello al posto della matita, a vedere cioè il pittore che è in lui

2Monet a Parigi. Temi e opere

Il sentiero di Chailly nella foresta di Fontainebleau di Claude Monet
Il sentiero di Chailly nella foresta di Fontainebleau di Claude Monet — Fonte: getty-images

Boudin ha ragione il talento di Monet ha bisogno di Parigi. Claude vi arriva nella primavera del 1859 e inizia a frequentare l’Academie Suisse, visita il Salon, frequenta intellettuali e artisti. Questo eccitante periodo di formazione viene bruscamente interrotto dalla chiamata al servizio militare, nel 1860 è costretto a imbarcarsi per l’Algeria e potrà tornare a Parigi solo due anni dopo. 

Di nuovo è attratto dagli ambienti intellettuali e artistici più progressisti e anti accademici, ammira la pittura di Courbet e di Manet, si lega a quelli che saranno gli amici della vita Frédéric Bazille, Auguste Renoir e Alfred Sisley, con i quali si avventura nella foresta di Fontainebleau e ripercorre la via aperta dalla scuola di Barbizon. 

Studio di Bazille, 1870. Olio su tela di Frédéric Bazille
Studio di Bazille, 1870. Olio su tela di Frédéric Bazille — Fonte: getty-images

Monet e i suoi compagni iniziano a dipingere en plein air: boschi, strade di campagna, effetti di luce sulle chiome degli alberi. Respingono i modelli preordinati della pittura da studio e scelgono la natura come fonte d’ispirazione

I dipinti di questo periodo, come Strada nella foresta di Fontainebleau (1864), mostrano la grande sensibilità che Monet andava sviluppando nei confronti degli effetti atmosferici, non si accontenta di descrivere i tronchi e le chiome degli alberi come grandi masse colorate e le ombre che proiettano sulla strada, ci restituisce pienamente il cielo rosa pastello del tramonto, l’aria calda del primo piano rispetto alle tonalità fredde della lontananza. 

Apprende da Courbet la lezione del Realismo, per cui il pittore può restituire solo ciò che ha davanti agli occhi, per cui la stessa cura si deve allo studio di una roccia come a quello di un volto, la stessa attenzione a una corteccia come ad una architettura. L’osservazione dunque, e la verità prima di tutto

Ritratto di Claude Monet. Dipinto di Pierre-Auguste Renoir
Ritratto di Claude Monet. Dipinto di Pierre-Auguste Renoir — Fonte: ansa

Ma quello che Monet e i suoi compagni presto comprendono è che la realtà è mutevole, ogni istante si modifica davanti a loro, come il vento muove una foglia o un filo d’erba come un raggio di luce colpisce e scompare al passaggio di una nuvola. Per guardare e riprodurre la realtà in modo così profondo e radicale ci vuole una tecnica nuova, una tecnica che automaticamente sia in grado di connettere l’occhio al pennello e della realtà restituisca anche il movimento, la vibrazione, il soffio. Una tecnica che supera bozzetti e disegni preparatori, che necessita del plain air, della rapidità di tocco e dell’affiancamento dei colori sulla tela invece che del mescolamento sulla tavolozza. 

Donne in giardino. Olio su tela di Claude Monet
Donne in giardino. Olio su tela di Claude Monet — Fonte: ansa

Monet ne dà ancora una prova nel dipinto Donne in Giardino (1865), in cui la quasi totalità della superficie è occupata dalla grande massa verde della vegetazione, a destra tre figure, due in piedi e una seduta ammirano i fiori, i loro abiti sono una massa chiara che contrasta con la precedente ma il contrasto è stemperato e alleggerito dall’ombra che si spinge sull’orlo del vestito bianchissimo, la figura in secondo piano si sposta verso l’interno del giardino, è di spalle, il braccio sollevato ci suggerisce la direzione verso cui si protende per cogliere un fiore e la stoffa sottile dell’abito si gonfia e si allunga a suggerire ancora quel movimento. Niente è bloccato, dunque, dalla rigidità del disegno ma tutto si muove sulla leggerezza del colore e della luce. 

3La Grenouillère: descrizione e significato

La Grenouillère di Claude Monet
La Grenouillère di Claude Monet — Fonte: getty-images

La pittura di Monet di questi anni raggiunge la sua massima espressione ne La Grenouillère, dipinto del 1869 oggi al Metropolitan Museum di New York. Questo è, nella Parigi dell’epoca, un luogo d’incanto, un’isoletta sulla Senna dove trascorrere una giornata felice, nuotando o attraversando il fiume su una piccola barca, ammirando il paesaggio dal ristorantino attrezzato sulla palafitta, passeggiando sul molo o godendo dell’ombra dei salici seduti sulla sponda. 

È proprio qui che Monet e l’amico Renoir, gomito a gomito, piantano i loro cavalletti e contemporaneamente “scattano” la propria istantanea su quello scorcio di vita. E in queste due piccole tele c’è già tutto l’Impressionismo: il corso d’acqua dalla superficie increspata, gioventù allegra che cammina, si muove, si bagna, gli alberi in piena luce dello sfondo e i rami in ombra del primo piano. 

L’elemento che maggiormente cattura l’attenzione di Monet è il riflesso. Tutta la realtà circostante (persone, alberi, costruzioni galleggianti, cielo e nuvole) si specchia sulla superficie dell’acqua che ne rimanda l’immagine in mille frammenti colorati. Questo specchio ondulato è composto da Monet in larghe pennellate bianche e nere, azzurre e verdi, ocra e violetto, che si infittiscono e si diradano a seconda dell’esposizione alla luce, un insieme apparentemente scomposto che, allontanandosi di solo qualche passo, prende magicamente forma raggiungendo una precisione descrittiva quasi fotografica. Qui la tecnica impressionista si esprime al suo massimo livello anche se nessuno l’ha ancora mai chiamata così. 

La Grenouillère 20 foto
La Grenouillère

4Monet e lo sbarco a Londra: l’incontro con il gallerista francese Paul Durand-Ruel

Paul Durand-Ruel (1831-1922) nella sua galleria, 1910
Paul Durand-Ruel (1831-1922) nella sua galleria, 1910 — Fonte: getty-images

Gli anni Sessanta sono dunque straordinari, eccitanti, ricchi di esperienze ma sono anche anni difficili. La critica non è tenera con gli artisti della nuova generazione e il mercato lo è ancora di meno. Monet è povero, non può contare sull’aiuto del padre, che non condivide le sue scelte artistiche decisamente anticonvenzionali, ha incontrato Camille, il suo primo grande amore che gli darà due figli, ma è costantemente afflitto da problemi economici e nel 1870, allo scoppio della guerra franco-prussiana è costretto a fuggire, ripara a Londra come altri artisti e intellettuali del tempo.   

Dal dramma scaturisce però un’opportunità, è infatti a Londra che Monet incontra il gallerista francese Paul Durand-Ruel, che ha una filiale nella capitale britannica.   

I papaveri di Monet. Vista intorno ad Argenteuil
I papaveri di Monet. Vista intorno ad Argenteuil — Fonte: getty-images

Finita la guerra, nel ’71, torna in Francia e si stabilisce con la famiglia ad Argenteuil, ancora il suo fiume, ancora la sponda condivisa con Renoir. Claude e i suoi amici però, a dispetto delle felici atmosfere dei loro dipinti, faticano ancora a sbracare il lunario, alla loro carriera e alla loro vita serve una svolta, un gesto forte che serva ad affermare le proprie idee e a far conoscere la propria ricerca artistica. Ci vuole un’esposizione indipendente, a dispetto del Salon che ostinatamente continua a rifiutarli. Il sogno, non senza fatica, si realizza nel 1874. 

5Come nasce l’Impressionismo

Ad accogliere i giovani rivoluzionari della pittura, che ne frattempo si sono costituiti nella Società anonima di pittori, scultori e incisori, è il fotografo Félix Nadar, nel suo studio parigino in Boulevard des Capucines. Vengono esposti 165 dipinti di Monet, Renoir, Degas, Pisarro e molti altri. 

È il dipinto di Claude Impressione, sole nascente a catalizzare l’attenzione degli osservatori, a destare scandalo nei critici più accaniti e a decretare per sempre il nome del movimento artistico. Il più feroce è Louis Leroy che nel suo reportage su Le Charivari paragona gli impressionisti (coniando così un nuovo termine) a dei selvaggi che brutalizzano la pittura. I dipinti vengono descritti come “carte da parati allo stato embrionale”, vedute sfocate, abbozzi. Anche il racconto di Zola è impietoso: persone che ridono, che si danno gomitate, che si piegano in due. 

Claude Monet nel suo studio a Giverny
Claude Monet nel suo studio a Giverny — Fonte: getty-images

Un fiasco totale? Oggi possiamo dire di no, tra le tante voci contrarie (la quasi totalità) c’è anche qualcuno che coglie la nuova visione proposta da Monet, il critico Ernest Chesneau vede anche “prospettive inattese sugli effetti realistici che si possono ottenere con il solo colore” riconosce nella sua pittura “potere di illusione e straordinaria fluidità” capacità di cogliere “movimenti elusivi, fugaci, istantanei”. 

Monet e compagni quindi non si arrendono, organizzano altre esposizioni con il sostegno dell’amico Durand-Ruel, continuano la loro battaglia e dopo dieci anni finalmente la vincono: “Oggi il signor Claude Monet ha vinto l’odio, ha costretto l’ambiente al silenzio, il suo talento si è imposto da solo con la sua forza e il suo fascino. Alcuni collezionisti che un tempo ridevano, oggi si sentono onorati di possedere qualche suo quadro, e i pittori una volta più accaniti nel ridere di lui, ora si accaniscono nel tentativo di imitarlo”. Questa la semplice e lapidaria osservazione di Octave Mirbeau a commento della mostra del 1884. 

6Impressione, sole nascente: descrizione e significato

Impressione, levar del sole di Claude Monet, 1872
Impressione, levar del sole di Claude Monet, 1872 — Fonte: ansa

Il dipinto, eseguito nel 1872 e presentato due anni dopo alla prima ormai celebre mostra degli impressionisti, oggi è esposto al Musée Marmottan di Parigi. 

Si tratta di una marina, una vista del porto fluviale di Le Havre all’alba. In primo piano una grande distesa d’acqua appena increspata che riflette i colori del cielo, delle ciminiere e dei bastimenti attraccati, la continuità della superficie è interrotta da due macchie scure, le piccole sagome dei pescatori che su piccole imbarcazioni tornano in porto al sorgere del sole

In secondo piano le strutture del porto sono offuscate dalla nebbia che si dirada solo in corrispondenza del globo del sole, il cui riflesso si allunga sull’acqua in spesse pennellate di un intenso arancione e il cui calore crescente si percepisce nel colore rosa assunto dalle nubi in alto e sulla sinistra del quadro. 

Con il solo colore più denso e intenso in primo piano, più fluido sullo sfondo Monet riesce a rendere in modo magistrale il senso di profondità, la composizione nella sua semplicità risulta tutt’altro che piatta e confusa. Il dipinto è sicuramente uno dei caposaldi della pittura contemporanea. 

7Monet e la rivoluzione delle cattedrali

Claude Monet nella sua casa a Giverny
Claude Monet nella sua casa a Giverny — Fonte: ansa

Gli anni ottanta sono per Monet quelli della conferma, dei primi riconoscimenti e della serenità familiare. Si spinge alla ricerca di nuove suggestioni paesaggistiche, la natura selvaggia della Normandia e le coste assolate della Costa Azzurra e della Liguria. È felice con la nuova compagna Alice, trova una casa a Giverny che sarà fino alla fine il suo nido e il suo più grande progetto creativo. Può dunque ancora sperimentare, seguire il suo istinto che lo spinge ad indagare tutte le potenzialità della luce.  

Cattedrale di Rouen. Dipinto di Claude Monet
Cattedrale di Rouen. Dipinto di Claude Monet — Fonte: getty-images

Questa nuova ricerca si concretizza nella realizzazione di una serie di soggetti in sequenza. I covoni di paglia vengono rappresentati più volte, con il sole del mattino, con quello del pomeriggio, in un paesaggio autunnale e ricoperti di neve, e così pure i pioppi e il palazzo del parlamento inglese affacciato sul Tamigi. 

È però nella serie con la Cattedrale di Rouen che la ricerca si spinge più avanti: cinquanta dipinti in cui la grande facciata della chiesa gotica, con le sue torri e le sue guglie, viene rappresentata in varie ore del giorno, in tutte le stagioni e in condizioni climatiche differenti. È la luce a costruire le cose, a definire la realtà, anche quella fatta di solida pietra, anche quella che sembra immutabile nello spazio e nel tempo. George Clemenceau, che vede venti di questi dipinti nel 1895 li descrive quasi come esseri viventi “fiori di pietra vibranti, imbevuti di una luminosità vitale, che porgono ai baci del sole le loro conturbanti volute di gioia e fanno zampillare vitali e voluttuose carezze d’oro”. 

8Monet, il giardino e le ninfee

Stagno delle ninfee di Claude Monet
Stagno delle ninfee di Claude Monet — Fonte: getty-images

Avendo ormai raggiunto la serenità economica Monet può dedicarsi al suo più grande e importante capolavoro, la realizzazione del suo giardino, cui si impegnerà con cura e amore per il resto dei suoi giorni. Non è un abbandono della pittura a favore del giardinaggio, è la pittura che penetra nella natura e la natura che sempre più entra nei suoi quadri. Non si tratta per questo di un’opera incompiuta ma di un’opera aperta, sempre nuova, che cambia, cresce, si trasforma che vive, che muore e che rinasce

Giverny è a settanta chilometri da Parigi, c’è una stazione ferroviaria che permette di raggiungere facilmente la capitale, la casa è abbastanza grande da ospitare una famiglia numerosa, Monet la prende in affitto nel 1883 e nel 1890 riesce ad acquistarla

Ninfee di Claude Monet
Ninfee di Claude Monet — Fonte: getty-images

Il giardino diventa negli anni sempre più vario e lussureggiante, Claude e Alice piantano rose, margherite, girasoli… curano gli alberi già esistenti (tassi, abeti e cipressi) e ne piantano di nuovi (soprattutto alberi da frutta). L’angolo più amato e raccolto è senz’altro il giardino acquatico, lo stagno delle ninfee cui si aggiunge nel tempo il grazioso ponte giapponese da cui il pittore può sentirsi letteralmente circondato dall’acqua e dai sui fiori. Tutte queste suggestioni visive producono nella seconda metà degli anni ottanta e per tutti gli anni novanta centinaia di piccole tele. 

All’inizio del ‘900 Monet smette di viaggiare, è riuscito a condensare in un unico luogo tutto quello di cui ha bisogno: natura, acqua, amici e famiglia, il suo mondo è completo e felice. All’inizio del secondo decennio è però colpito da due tragedie, la morte di sua moglie e la diagnosi che lo condanna ad una progressiva cecità

Ma il suo mondo lo conforta, gli fornisce ancora linfa vitale e gli suggerisce un nuovo progetto, ancora natura e ancora acqua ma questa volta su grande formato, immense tele da esporre in grandi saloni circolari per poter rivivere l’esperienza della totale immersione, un’esposizione esperienziale ante litteram. Nel 1915, per celebrare la fine della prima guerra mondiale, per celebrare la vita, venti tele di grande formato, le famose Ninfee, vengono donate allo Stato francese ed esposte nelle sale ovali dell’Orangerie alle Tuileries. 

Monet resterà fino alla fine fedele a sé stesso, nonostante la vista lo abbandoni gradualmente continuerà, fino, all’ultimo giorno della sua vita, a dipingere i suoi fiori e a restituire gli sprazzi di luce e le forme ormai confuse che i suoi occhi riescono a percepire. Muore, con il pennello in mano il 5 dicembre del 1926

9Guarda il video sui capolavori di Claude Monet