Città vecchia di Umberto Saba: analisi

Di Redazione Studenti.

Analisi della poesia di Umberto Saba dedicata a Trieste: Città vecchia. Testo, metrica, significato del componimento

CITTÀ VECCHIA, UMBERTO SABA

Trieste, la "città vecchia" di cui parla Saba
Trieste, la "città vecchia" di cui parla Saba — Fonte: getty-images

In Città vecchia Umberto Saba descrive, in un primo momento, una via del centro storico di Trieste che egli frequentemente percorre per tornare alla propria abitazione.

Questa strada buia e umida è molto affollata e l'osservatore si sofferma sulla vista di vari uomini e donne intenti nei loro lavori o nelle loro occupazioni, riflettendo su ciò che tale visione provoca in lui.

Saba riconosce nelle persone che vede l'umiltà e sente la compagnia di queste che sono, come lui, creature del Signore, che conoscono la vita e il dolore. Così, in mezzo a marinai, prostitute, uomini che tornano a casa dal lavoro o che si dirigono al lupanare e donne innamorate (ossia coloro che definisce "detrito" della città) egli sente più puro il suo animo e i suoi pensieri ("il mio pensiero farsi più puro ove più turpe è la via").

CITTÀ VECCHIA, ANALISI DEL TESTO

Temi principali delle strofe:

  • Strofa I
    Strofa introduttiva in cui il poeta spiega il contesto, da una collocazione alla via e ne fornisce una prima descrizione, dando l'idea di un luogo buio e umido ma molto frequentato, nel centro storico della città ("Giallo in qualche pozzanghera si specchia qualche fanale, e affollata è la strada").
  • Strofa II
    Nella strofa centrale il poeta-osservatore descrive, facendo un breve elenco, le persone che vede e le loro occupazioni, e inizia una riflessione su gli effetti che questa visione ha su di lui. In questa parte della poesia l'autore trae già delle conclusioni, che sono poi riprese e espresse più esplicitamente nell'ultima strofa, nei versi 9-10: Io ritrovo, passando, l'infinito nell'umiltà. Negli ultimi versi, così come nel primo della strofa successiva, il poeta dice di trovarsi circondato da uomini simili a lui: creature umili del Signore che ben sanno cosa sia il dolore.
  • Strofa III
    Strofa finale in cui il poeta trae le conclusioni dei suoi pensieri affermando che in questo luogo, dove trova il "detrito" della grande città, sente la compagnia di uomini come lui e sente i suoi pensieri essere più puri stando a contatto con ciò che è turpe.

Dove son merci ed uomini il detrito di un gran porto di mare

Il "gran porto di mare" è Trieste: la città in cui il poeta viveva e nel cui centro storico si trova, quindi, la via che egli percorre. Le merci e gli uomini che si trovano in questo luogo sono il detrito della città, ossia "gli scarti" della società, uomini senza dignità né pudore.

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CITTÀ VECCHIA, LESSICO E COMMENTO

Nella poesia si trovano varie espressioni che rendono l'idea di vita comune e quotidiana:

  • Spesso, per ritornare alla mia casa
  • affollata è la strada
  • gente che viene e che va
  • prostituta e marinaio
  • vecchio che bestemmia
  • il dragone che siede alla bottega del friggitore
  • giovane impazzita d'amore

Le prime espressioni che si incontrano sono relative a una visione più generale degli uomini, visti nel loro andirivieni giornaliero verso le loro case, il loro lavoro, o altri luoghi.

Altre idee di vita comune sono rese dai singoli soggetti che il poeta nomina nel descrivere ciò che vede nella via.

Nell'ultimo verso l'autore pone in opposizione gli aggettivi puro e turpe di cui, il primo è riferito ai pensieri del poeta stesso, l'altro alla situazione esterna in cui egli si trova immerso. Questo ossimoro permette di mettere in risalto le conclusioni finali secondo cui il poeta sente i suoi pensieri più puri vedendo e riflettendo su ciò che è volgare, privo di dignità e di ogni pudore.

Le rime appaiono molto spontanee e dissimulate grazie al linguaggio semplice e alla mancanza di termini ricercati e di registro elevato.

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