Christopher Marlowe: biografia, poesie, opere

Christopher Marlowe: biografia, poesie, opere A cura di Teresa Bosica.

Biografia, poesie e opere di Christopher Marlowe, drammaturgo, scrittore e poeta inglese tra i protagonisti del teatro Elisabettiano e autore, tra gli altri, del Faust

1Christopher Marlowe: vita e opere

Christopher Marlowe
Christopher Marlowe — Fonte: getty-images

Christopher Marlowe nacque a Canterbury nel 1564, pochi mesi prima della nascita di William Shakespeare di cui fu il più grande predecessore. Figlio di un calzolaio, studiò prima alla King’s School di Canterbury, in seguito ottenne una borsa di studio che gli permise di frequentare l’Università di Cambridge. 

A Cambridge apprese la letteratura classica, la poesia e la musica ed entrò a far parte di un gruppo di giovani scrittori, noti come University wits (Ingegni universitari), che comprendeva oltre a Marlowe, altri famosi rappresentanti del teatro elisabettiano, come Robert Greene, Thomas Nashe e John Lily. 

Molti aspetti della sua vita sono piuttosto oscuri, probabilmente lavorò come agente segreto al servizio della Regina Elisabetta I. Inoltre era ateo, aveva uno spirito ribelle e a causa della sua cattiva reputazione e delle assenze frequenti, le autorità universitarie intendevano rifiutargli la laurea. Fu necessario l’intervento del Consiglio della Regina che testimoniò in favore dello scrittore, asserendo che Marlowe fosse al servizio di Sua Maestà.  

Dopo la laurea, lo scrittore si trasferì a Londra e cominciò a lavorare come drammaturgo per la Lord Admiral’s Company, ottenendo un grande successo. Tra il 1587 e il 1593 scrisse le sue tragedie più famose, compose anche poesie, tra cui un poemetto epico incompleto intitolato Hero and Leander (Ero e Leandro, 1598) e tradusse le opere di autori classici, tra cui “Amores” del poeta latino Ovidio. La sua prima opera fu Dido, Queen of Carthage (Didone, Regina di Cartagine) scritta nel 1586 circa, forse con l’aiuto di Thomas Nashe. 

Edoardo II di Christopher Marlowe, 1598
Edoardo II di Christopher Marlowe, 1598 — Fonte: getty-images

Nel 1587 scrisse Tamburlaine the Great (Tamerlano il Grande), che narra la storia di Tamerlano, il famoso conquistatore che nel XIV secolo governò a Samarcanda; la sua infinita sete di potere lo portò a combattere e sconfiggere persiani, turchi, tartari e siriani, solo la morte gli impedì di combattere contro i cinesi. 

Nel 1589 compose il suo capolavoro Doctor Faustus (Dottor Faust) ispirato alla leggenda tedesca di Faust, un uomo avido di conoscenza che vende la sua anima al diavolo in cambio del sapere assoluto. 

In seguito scrisse The Jew of Malta (L’Ebreo di Malta, 1589), in cui il ricchissimo ebreo Barabba ha come unico scopo nella vita quello di accumulare ricchezze, ma gli vengono sottratte per motivi politici dal governatore di Malta, il paese in cui vive. Barabba decide di vendicarsi e per recuperare il suo denaro è disposto anche a sacrificare la vita di sua figlia. Infine la sua ambizione sarà punita con la morte. 

Nel 1592 compose Edward II (Edoardo II), un’opera molto diversa dalle sue tragedie precedenti, il cui protagonista è un personaggio debole, vittima di persone crudeli e ambiziose. 

Christopher Marlowe morì in circostanze misteriose nel maggio del 1593 dopo essere stato pugnalato in un occhio durante una rissa in una taverna a sud di Londra, da uno dei suoi compagni Ingram Frizer. Il suo assassino fu assolto dall’omicidio perché dichiarò di aver agito per legittima difesa dopo essere stato a sua volta pugnalato da Marlowe. Alcuni critici sospettano che la morte dello scrittore non fu accidentale, ma che sia stato ucciso a causa della sua attività politica, probabilmente perché conosceva troppi segreti che avrebbero potuto arrecare danno a qualcuno.  

2Christopher Marlowe e il teatro

Marlowe fu un personaggio molto controverso, ma possedeva un talento straordinario, infatti, è considerato il primo grande drammaturgo dell’epoca elisabettiana. Le sue tragedie incarnavano pienamente lo spirito rinascimentale, al loro centro c’è sempre l’uomo in completa opposizione a Dio.  

I temi principali da lui trattati sono la smisurata ambizione e la sete di potere dei suoi personaggi, il loro desiderio di andare oltre le regole imposte dalla Chiesa e da Dio, che inevitabilmente li porteranno alla distruzione. Tamerlano da semplice pastore diventa un crudele leader militare, Faust è disposto a vendere la sua anima al diavolo per conoscere i segreti dell’universo e per soddisfare la loro ambizione sono disposti ad andare contro le regole della morale. 

Le opere di Marlowe, pur distaccandosene, conservano molti elementi tipici dei Morality Plays (Moralità), come la presenza di figure allegoriche (per esempio gli angeli del Bene e del Male in Doctor Faustus) e contengono elementi tipici delle tragedie greche classiche, inoltre lo scrittore usa un linguaggio poetico sofisticato, con citazioni di autori greci e latini. Marlowe usa il blank verse che conferisce alle sue opere un’alta qualità poetica e usa un linguaggio iperbolico che rappresenta perfettamente le smodate ambizioni dei suoi personaggi.  

3Doctor Faustus: trama e analisi

Doctor Faustus si basa sulla leggenda tedesca di un certo Johann Georg Faust, vissuto all’inizio del XVI secolo in Germania, che praticava l’arte della negromanzia e che ha ispirato molti poeti, tra cui il Faust del grande poeta romantico Goethe. Il protagonista della tragedia composta da Christopher Marlowe è Dottor John Faustus di Wittenberg (Germania), che, insoddisfatto dei suoi studi di filosofia, teologia e legge, sente di aver ormai raggiunto la conoscenza di tutto ciò che è possibile all’uomo sapere. 

Il Dottor Faust evoca Mefistofele
Il Dottor Faust evoca Mefistofele — Fonte: getty-images

Faust comincia a studiare e usare la magia nera perché è convinto che sia l’unico modo per scoprire i segreti dell’universo e ottenere la conoscenza assoluta e proibita. Riesce a far apparire Mefistofele, un agente del diavolo, che gli offre potere e conoscenze illimitate per ventiquattro anni in cambio della sua anima. Nonostante dubbi e tormenti, instillati in lui dai suoi amici filosofi e pur sapendo che sarà condannato alla dannazione eterna, Faust vende la sua anima al diavolo e firma con il proprio sangue un contratto con Mefistofele. Infatti, egli non riesce a resistere alla tentazione di avere il potere supremo e diventare “il grande imperatore del mondo”. Dopo aver firmato il patto con il diavolo, Mefistofele gli dona libri magici che gli permetteranno di ottenere qualsiasi cosa lui desideri. 

Incontra il diavolo in persona, Lucifero, e conosce i sette peccati capitali, che come nella tradizione dei Morality Plays sono delle personificazioni. Un giorno Faust ordina al diavolo, che è al suo servizio, di convocare dal regno dei morti Elena di Troia, la donna più bella che sia mai esistita, e con lei ha un incontro d’amore, ma anche Elena non è altro che un demone nelle vesti di una donna.  

La tragica storia della vita e della morte del Dottor Faustus. Copertina del 1616
La tragica storia della vita e della morte del Dottor Faustus. Copertina del 1616 — Fonte: getty-images

Intanto due angeli, uno buono e uno cattivo, appaiono al protagonista e lo consigliano nel corso della tragedia, l’angelo buono gli dice più volte di pentirsi e non rispettare il patto con il diavolo prima che sia troppo tardi per la sua anima. Faust non accetta il suggerimento dell’angelo buono e non si redime, ma allo stesso tempo è tormentato dal terribile futuro che lo aspetta. Il tempo passa e man mano che la fine si avvicina, Faust comincia a rimpiangere le sue decisioni.  

La tragedia si conclude con un famoso soliloquio pronunciato dal protagonista mentre è da solo in scena, nella sua ultima ora di vita, prima che il diavolo venga a reclamare la sua anima. In questo soliloquio, considerato uno dei più intensi e appassionanti del teatro elisabettiano, traspaiono tutta l’angoscia e la disperazione di Faust che invoca Dio, Cristo e Lucifero invano. Continua a fare riferimenti al tempo che passa in modo inesorabile e all’inferno che lo attende, è profondamente pentito delle sue azioni e scambierebbe volentieri il suo posto con le bestie perché non hanno un’anima e sono quindi più felici. La sua smisurata ambizione lo ha condotto alla distruzione e Mefistofele finalmente arriva e lo trascina all’inferno

4Doctor Faustus: caratteristiche e temi principali

The Tragical History of Doctor Faustus (La Storia Tragica di Dottor Faust), questo il titolo completo dell’opera, è considerata una delle prime tragedie moderne, infatti, rappresenta un’opera di transizione tra il passato e il presente.

Gli attori Marne Maitland e Peter Coke in una scena de "La tragica storia del dottor Faust" di Christopher Marlowe
Gli attori Marne Maitland e Peter Coke in una scena de "La tragica storia del dottor Faust" di Christopher Marlowe — Fonte: getty-images

La struttura ricorda molto quella dei Morality Plays dell’epoca medievale, ma in qualche modo se ne discosta, poiché i suoi personaggi, tranne che in rari casi, non sono più personificazioni di vizi e virtù come accadeva nei Morality Plays, ma sono personaggi ricchi di passioni e di sentimenti. Inoltre, se nei Morality Plays, come per esempio in Everyman (la storia di un uomo che viene chiamato dalla Morte, ma non è pronto a seguirla) c’è per l’uomo la possibilità di redimersi e salvare la propria anima, in Doctor Faustus tale possibilità non esiste, anche se Faust alla fine si pente dei propri peccati. In questo senso la tragedia di Marlowe è un’opera moderna, in cui i valori del Medioevo sono ormai scomparsi per fare strada ai temi e ai valori del Rinascimento, un’epoca in cui l’uomo vuole essere l’artefice del proprio destino e Faust è l’incarnazione di questa nuova visione del mondo.  

È un uomo eternamente insoddisfatto ed estremamente ambizioso, che ha molte aspirazioni, vuole conoscere più di quanto ha già appreso all’università, superare i limiti umani, è arrogante e avido. In questo senso il mito di Faust è legato al mito di Prometeo, personaggio mitologico greco, che rubò il fuoco agli Dei dell’Olimpo per darlo agli uomini e per punirlo, Zeus lo incatenò a una roccia e inviò un’aquila perché gli divorasse il fegato, che gli ricresceva durante la notte.