La chiesa nel Medioevo: riassunto

Di Redazione Studenti.

La chiesa nel Medioevo: dall'Impero romano al Grande Scisma tra Roma e Avignone, passando per la genesi delle istituzioni ecclesiastiche

La chiesa nel Medioevo

Impero romano e genesi delle istituzioni ecclesiastiche

La situazione del tardo Impero Romano, nel 3 secolo, favorì l'affermarsi di un culto, quello cristiano, nato nella Palestina dei ceti piu umili, visto come uno strumento di salvezza rispetto all'antico culto politeista derivante dal pantheon greco; l'insicurezza e la crisi (interna ed esterna) dell'Impero permisero la sua diffusione, nonostante le violente persecuzioni di Decio e Diocleziano, per diversi motivi. In occidente attecchì per primo nei colti ceti cittadini, abituati alla speculazione filosofica (propensi agli elementi teologici e dottrinali), mentre in campagna ci volle molto più tempo e fatica (attraverso le pievi e altri edifici, che risacralizzavano il paesaggio, e le antiche feste, in chiave cristiana), tanto che il termine pagani deriva dal latino pagus, cioe villaggio rurale.

La Chiesa nel Medioevo: riassunto
La Chiesa nel Medioevo: riassunto — Fonte: getty-images

L'editto di Milano

La veloce ascesa cominciò con l'Editto di Milano emanato da Costantino nel 313, in cui ammetteva la professione del cristianesimo; il ruolo di primo re cristiano è esagerato (leggenda del sogno premonitore), in quanto prevalse in lui un atteggiamento sincretico e anche di vantaggio politico. La svolta decisiva fu con Teodosio e il suo Editto di Tessalonica del 380: la religione cristiana divenne quella ufficiale, gli altri culti furono messi al bando. Dopo tali avvenimenti, il cristianesimo potè espandersi a dismisura, tanto che impero e religione vennero a coincidere in un ottica di impero universale cristiano, tramite il sostegno reciproco dei poteri/istituzioni politici e religiosi.

La condanna degli altri culti

Per alcuni ceti elevati, come quelli senatori, abbandonare in realtà quei culti dei padri da cui derivava il loro stesso rango sociale non fu subito facile, ma con l'appoggio degli imperatori dopo Costantino e il rapido diffondersi, si raggiunse anche questo. Si arrivò alla situazione opposta: Teodosio condannò gli altri culti, che vennero quindi a loro volta perseguitati dai cristiani, fino a che ufficialmente il paganesimo scomparve, per quanto credenze e tradizioni si manterranno a lungo, quasi sempre camuffati nella nuova religione (neoplatonismo, credenze contadine). Anche l'ebraismo fu attaccato, si arrivò ad escludere gli ebrei dalla vita pubblica, ciò è spiegato da Azzara come la decisione di separare due religioni molto simili, per evitare passaggi dall una all altra e separare i vincenti dai perdenti.

Una caratteristica interessante del primo cristianesimo fu l'eterogeneità del suo culto e delle stesse istituzioni; vista la mancanza di un controllo centrale, così come le diverse interpretazioni del vangelo, diverse in base all'ambiente di diffusione. Lo stesso papato romano non aveva alcuna supremazia effettiva sugli altri episcopati, solo dal V secolo cominciò un processo di affermazione del vescovo di Roma (grazie inizialmente alla caratura di alcuni papi, processo che si concluderà nell anno Mille), col pretesto di essere successori del primo apostolo, Pietro. Proprio a causa di questa frammentazione culturale e istituzionale, da subito si decise di definire almeno i dogmi fondamentali e unici, tramite dei collegi di vescovi, i concili o sinodi. A partire da quelli locali del II secolo, si arriva a quelli ecumenici/universali dei secoli successivi, cui partecipava l'imperatore stesso, come garante per l'applicazione delle decisioni.

La natura di Cristo

Uno dei primi temi teologici dibattuti fu la natura di Cristo, che comportò la nascita di diverse correnti di pensiero: l'arianesimo del 4 secolo, dal sacerdote di Alessandria Ario, il quale affermava l inferiorita di Cristo a Dio (condannato dal concilio di Nicea del 325 da Costantino e stroncato del tutto in Oriente nel 6 secolo da Giustiniano; ebbe successo tra le tribù barbare occidentali come alternativa ai cattolici), il monofisismo (divenne vera e propria chiesa in Siria ed Egitto, definita unica natura divina) e il nestorianesimo dal patriarca Nestorio (duofisismo).

Il concilio di Calcedonia

Il concilio di Calcedonia del 451 stabilì la doppia natura inscindibile di Cristo, affermando di fatto, con i Concili di Nicea, Costantinopoli (381), Efeso (431), che i dogmi della chiesa erano decisi dai concili, frutto dell interpretazione ortodossa delle scritture: da quel momento, tutto ciò che deviava da questo era considerato eretico. Questa esigenza di affermare un unica regola portò poi alle persecuzioni di Giustiniano, che intervenne anche in questioni dogmatiche, provocando lo scisma dei Tre Capitoli (condannò tre scritti poichè troppo tendenti al duofisismo nestoriano; cercava di recuperare i favori dei numerosi monofisisti presenti a oriente). Da queste vicende si capisce come da un lato la sorte del cristianesimo ortodosso/romano fosse legato a quello dell imperatore, chi era nemico o contestatore di uno, lo diveniva anche del secondo, ma allo stesso tempo le ostilità provinciali contro il potere centrale si abbinava ai dissensi religiosi: il donatismo dei contadini berberi, il monofisismo in Siria ed Egitto, la scisma dei tre capitoli in Italia. (attenzione alla differenza tra Editti, emenati dall imperatore in ambito politico, e Concilii, che riguardano ambito religioso). 

L'organizzazione ecclesiastica

Anche dal punto di vista organizzativo, specialmente dopo l'editto di Tessalonica, le istituzioni ecclesiastiche si diedero un ordine preciso: il vescovo/episcopus era responsabile della comunità singola di fedeli; il prete (presbiteri) si occupava delle funzioni quotidiane, coadiuvato dall ultima figura, il diacono. Per quanto anche i laici partecipassero alle elezioni vescovili, da subito furono esclusi dall amministrazioni del patrimonio ecclesiastico, sempre più grande grazie al legame con l'imperatore. Schiavi e affrancati erano cmq esclusi dal clero. La diocesi era l'organizzazione di riferimento del vescovo, identificata solo in un secondo momento con un preciso ambito territoriale; sembra che in molti casi ci si ispirò al modello amministrativo romano. Gruppi di diocesi facevano capo ad un arcivescovo, o metropolita, mentre alcuni grandi centri erano considerati patriarcati: Roma, Gerusalemme, Antiochia, Alessandria, Costantinopoli. Comparvero poi nelle campagne pievi/parrocchie.

I vescovi sin dal 4 secolo godettero anche di poteri di giurisdizione civile, quindi partecipavano attivamente alla vita politica delle città; il loro prestigio crebbe molto grazie ad alcuni padri della chisa, divenuti vescovi, come Ambrogio di Milano, Agostino d'Ippona e altri. La loro importanza crebbe col tempo, in quanto rimasero poi unico punto di riferimento al tempo delle invasioni per le popolazioni romane; divennero anche santi con il culto per i defunti, vennero ritenuti veri e propri intermediari con dio anche dopo la morte, attraverso le proprie reliquie.

Ascolta su Spreaker.

Il monachesimo

Il monachesimo si sviluppò parallelamente al clero secolare, a partire dall egitto del 3 secolo con i primi esempi di vita ascetica (monaco deriva dal greco, "uno che sta da solo"); se in oriente, culla del monachesimo, si diffuse molto l eremitismo, in occidente ebbe più successo il cenobitismo: membri di famiglie aristocratiche facevano voto di povertà e castità, vivendo in modo molto rigido, senza però una precisa regola.

La regola benedettina

Col tempo, queste regole si moltiplicarono, tanto che si arrivò a definirne solo una, almeno per il monachesimo occidentale, durante il concilio di Aquisgrana dell 816, quella Benedettina. La regola di Benedetto da Norcia prevedeva un connubio di studio, lavoro e preghiera, rifiutando l estremismo dei primi monaci orientali; il movimento benedettino, con i suoi monasteri, costituirà il nucleo centrale della comunità cristiana europea/occidentale, oltre ad essere centri di produzione e raccolta delle principali opere scritte (agiografie, ma anche qualche opera storiografica di spicco, oltre che registri amministrativi). Dai monasteri provenirono alcuni grandi personaggi del tempo, come Gregorio Magno (grande papa, ebbe ottimi rapporti diplomatici con franchi e visigoti, convertì i britanni, riformò alcuni canti liturgici). Una parentesi a parte vorrebbe il monachesimo d'Irlanda, non toccata dai romani, convertita da Patrizio nel V secolo; ammirati per il loro rigore morale anche in europa, fondarono numerso monasteri (basti pensare al famoso San Colombano) e aiutarono il clero secolare ad insinuare più a fondo i valori cristinai, specie tra i merovingi e i longobardi, diffondendo pratiche importanti come la penitenza.

Il culto dei martiri

Un ulteriore aspetto caratteristico fu il culto dei santi e martiri, tra cui gli stessi vescovi, che le opere agiografiche provvisero a diffondere come esempi da emulare (si pensi alla Vita di Martino di Tours); in seguito si diffonderanno anche i santi-monaci, come Benedetto di Norcia. Il culto si diffuse anche in relazione alle capacità particolari dei santi e delle loro reliquie, come la possibilità di compiere miracoli (ci fu in questo senso una sorta di specializzazione, come a riprodurre i diversi ambiti degli dei pagani); il culto delle reliquie, resti umani o oggetti appartenuti a santi, si diffuse rapidamente tramite donazioni, ma anche furti e vendite di mercanti appositi. Gli stessi luoghi in cui erano custodite divennero meta di pellegrinaggi, altro grande fenomeno molto diffuso e di antiche origini. Da sottolineare che, dopo la presa araba di Gerusalemme (1187), Roma tu sempre più invasa dai fedeli, si costruì anche un apposito percorso per quelli d'oltralpe (strada Francigena), mentre in città fiorirono le attività commerciali legate all accoglienza degli innumerevoli pellegrini.

Evangelizzazione dell'occidente barbaro

Il complesso di etnie al di fuori dei confini romani ricevette inizialmente una predicazione di stampo ariano, considerato come sappiamo eretico dal Concilio di Nicea del 325 voluto da Costantino. Se ciò avvenne anche grazie alla traduzione gotica della bibbia per conto del vescovo goto ariano Ulfila, 4 secolo, rappresentò allo stesso tempo un modo per evitare la completa assimilazioni da parte dei romani, per mantenere cioè una propria identità. Tale necessità decadde poi nel tempo, con la fusione delle etnie locali e degli invasori. 

Ci furono però delle eccezioni, come il caso dei Vandali che invasero l'Africa dalla Spagna e mantennero l'arianesimo, o gli stesso Goti in italia (493/553), i quali affiancarono alla divisione religiosa quella amministrativa e culturale (presenza di due burocrazie). Se ciò si tramandò nelle fonti sotto l'aspetto di persecuzioni ai danni dei cattolici, si deve pensare che gli stessi cristiani considerarono i barbari prima veri demoni (Ambrogio li identificava con Gog e Magog), come punizione divina, come disse Agostino dopo il Sacco di Roma del 410.

I Longobardi
I Longobardi — Fonte: ansa

Ma una volta superato il ribrezzo iniziale, papato, vescovi e monaci videro nelle masse barbariche migliaia di infedeli da convertire, cominciando così una vasta opera missionaria che cambiò in base al contesto. Come detto, i vescovi furono le figure di riferimento dopo il disfacimento della struttura imperiale, e furono quindi i primi ad iniziare l'opera di conversione: Remigio di Reims, Leandro di Siviglia e altri portarono al cattolicesimo i re barbari occidentali, da Clodoveo, a Sigismondo e Reccaredo. Clodoveo fu il primo di tutti, e passò direttamente al cattolicesimo senza toccare l eresia ariana (primi anni 500); le sue furono motivazioni tutte politiche, per quanto ne dica la Historia Francorum di Gregorio di Tours, in quanto capì che la conversione gli avrebbe dato un maggiore appoggio delle aristicrazie gallo-romane. Così avvenne, e nel regno dei franchi da quel momento ci fu sempre una forte compartecipazione del clero alla vita politica del paese.

Nella Spagna visigotica, cio avvenne a fine 6 secolo con Reccaredo, il quale usò la strategia opposta del padre, che invece provò a fondare tutto sull aristocrazia di stirpe; il figlio, divenuto cattolico, ottenne l appoggio delle elite romane (forse è meglio dire romanizzate, vedi libro Gasparri), legittimando un potere non tanto etnico quanto a base territoriale. I Longobardi seguirono una strada leggermente diversa; arrivati ariani, con Agilulfo, la cui moglie Teodolinda fu cattolica, tentò un apertura sempre per legittimare una concezione più territoriale che etnica, ma a suo figlio, battezzato cattolico, si rivoltò contro l aristicrazia di stirpe. Bisognerà aspettare il 7 secolo per un lento passaggio al cattolicesimo, unitamente ad una più generale fusione tra genti romane e germaniche, con il ripudio dell arianesimo di re Ariperto (653/661). L'Inghilterra rappresenta un caso a parte, in quanto conobbe la conversione per esplicito volere del papa Gregorio Magno, quindi per una forte azione esterna tramite la predicazione di benedettini guidati da Agostino.

In rapporto alle culture tradizionali delle diverse gentes barbare, oggi si pensa che il cristianesimo abbia fatto da ulteriore collante e accelleratore di processi molto complessi, nati dall incontro/scontro con la civiltà romana e da evoluzioni interne alle tribù; non si pensi quindi che da sola la nuova religione abbia creato repentini sviluppi culturali, una sorta di veloce ammodernamento, come si credeva nella storiografia non troppo lontana. Oltre al fatto che molti elementi pagani sopravvissero sotto lo strato superficiale cristiano, bisogna anche tener presente delle numerosi differenze tra gli stessi culti barbarici, troppo spesso identificati semplicisticamente sotto il termine di paganesimo: culti celtici, germanici, pratiche orientali (sciamanesimo), lo stesso paganesimo mediterraneo. Ognuno di essi comportò, come si è detto, un diverso adattamento alla conversione. I Re furono fondamentali nel passaggio, in quanto partendo dal capo riusciva poi facile passare ad aristocratici e masse popolari; gli stessi motivi che convinsero molti re ad un passaggio più o meno spontaneo (allargamento base di autorità, legame con Roma, sostegno elite romane) comportarono in più casi la rivolta dei nobili di stirpe, indeboliti dal potere centrale e dalle alte cariche ecclestiastiche.

La persistenza di credenze si trova in diverse fonti: le stesse regine svolsero ruoli importanti nei diversi passaggi, come la gia citata Teodolinda. È molto interessante notare come, posta la necessità di convertire i sovrani, gli alti prelati affrontarono i diversi contesti, basti pensare alle istruzioni di Gregorio Magno: se al re inglese suggerì di eliminare ogni possibile resistenza, distruggendo i luoghi di culto pagani, ai suoi missionari invece ordinò di affrontare la aspre terre del nord in modo molto più oculata. Essi dovevano ridefinire in senso cristiano luoghi e feste pagane degli angli, di modo da lasciare elementi familiari cui riferirsi. A ciò si affiancano le sempre presenti reliquie dalle proprietà taumaturgiche (similitudie con amuleti/pratiche di magia), oltre alla famosa leggenda di Costantino che vinse nel sengo della croce. L'autore cita poi due esempi per dimostrare come le istituzioni ecclesistiche si insinuarono nella vita sociale e politica dei regni, sia che dovessero formarsi ex novo (angli) sia che trovassero una struttura già esistenze (italia fu una via di mezzo, per lo scontro longobardi-impero).

In Inghilterrra dopo la morte di Agostino, dominavano i due metropoliti (arcivescovi) indipendenti di Londra e della più lontana York; ma se in teoria la struttura era assicurata dall elezione da parte di questi di 12 vescovi per uno, in realtà il processo subì notevoli rallentamenti per il costante ritorno di fiamme pagane, sfociate in scontri politico-militari, fino alla fine del 7 secolo; il papato si dimostrò sempre molto presente, tanto da creare un forte legame col mondo anglosassone (fedeli inglesi molto legati figura di Pietro).

Nell altro esempio, la Spagna visigotica, andò in tutt'altro modo. Qui la monarchia legò molto con le gerarchie ecclesiastiche del paese, e attraverso lo strumento dei concili/sinodi, cui il re partecipava con poteri molto ampi, si creò una sorta di simbiosi tra i due poteri. Dal 633 i concili divennero prassi per le decisioni di importanza globale nel regno, oltre che per questioni di fede. Questo tipo di rapporto, derivante da interessi comuni di chiesa e re, portarono alla rarefazione dei rapporti col papato romano, che in alcuni casi sfociò in aperta contestazione.

Il potere del papato romano

Teodorico riceve l'investitura dall'imperatore Zenone
Teodorico riceve l'investitura dall'imperatore Zenone — Fonte: getty-images

Vediamo allora come si impose il papato romano sugli altri, diventanto il punto di riferimento per l'ortodossia cattolica; gia dal 3 secolo cominciò a circolare che i papi romani fossero successori di Pietro, che in base al vangelo di Matteo era stato investito da Cristo del potere di fondare la sua chiesa, una sorta di superiorità evangelica. L'affermazione del suo primato fu lenta nel tempo e con l opposizione di altre importanti citta, prima fra tutte la nuova Roma, Costantinopoli; da Gelasio I a fine 400 si inizia a definire Papa solo il vescovo romano, che si erge sugli altri per il primato sulle sedi occidentali nell ambito di decisioni dottrinali, anche se questo potere fu piu teorico che pratico (altre sedi continuarono in via molto autonoma). Lo stesso Gelasio, con una lettere all imperatore Attanasio, proponeva un punto di incontro tra di due poteri, religioso e politico, anche se in realtà era sottintesa la superiorità del primo, in quanto il papa era arbitro del comportamento degli imperatori in terra. Quindi scontro tra sedi episcopali e  il potere secolare.

Bisogna tener presente che dopo il 476 la situazione era molto cambiata: all impero si erano sostituiti una serie di regni barbari, in Italia prima Odoacre poi i Goti di Teodorico avevano portato notevoli cambiamenti; i vescovi di roma divennero sempre piu punti di riferimento nonostante la situazione molto difficile (leggenda di Leone I che persuade Attila sulle rive del Mincio), portando al contempo ad una ulteriore indipendenza delle singole diocesi. Se gia Teodorico cambiera la sua linea di azione verso la chiesa, portando alla morte di papa Giovanni I, con l'invasione longobarda del 569 le cose peggiorarono ulteriormente: nacque il regno nel centro-nord, cosi come i ducati di Spoleto e Benevento molto vicini a Roma.

L'esempio per tutti fu Gregorio Magno, papa dal 590, che operò numerose trattative con i violenti invasori, cercando al contempo di gestire la disastrosa trama delle sedi episcopali. Oltre a ciò, essi divennero anche veri e propri amministratori, pensando all approvvigionamento delle citta, alle difese, all edificazione di nuove strutture, come risulta dalle fonti scritte e dall acheologia. Dall 8 secolo poi ci fu una notevole spinta verso costruzioni pubbliche come acquedotti, ospizi e mura cittadine; ciò fu possibile con la razionalizzazione delle proprità della chiesa, dando vita ad una efficiente burocrazia il cui nucleo era la cancelleria pontificia. Documenti, atti amministrativi, tutto veniva copiato e archiviato, aumentando il prestigio di roma, cui le altre sedi episcopali si rivolgevano per risolvere problemi di vario tipo. L'autonomia delle altre sedi occidentali rimase però elevata fino al pieno 8 secolo, quando il legame tra papato romano e l'emergente potenza carolingia porterà alla legittimazione del papa romano.

Roma e l'Oriente

Dopo la breve parentesi gotica, con Giustiniano (nella metà del 6 secolo) ci fu un altrettanto breve riaffermazione dell impero in italia, seguendo la logica collaborativa tra i due poteri, politico e religioso, che si era affermata a partire da Costantino; simbolo di questo rapporto è la Prammatica Sanzione di Giustiniano, che dava pieni poteri al papa Vigilio per ripristinare istituzioni e regole dopo la guerra con i goti.

Ma seguendo proprio la logica di stretto rapporto tra politica e religione, lo stesso principe cristiano intervenne poi nelle azioni della chiesa, umiliando piu volte il potere dei vescovi di Roma. Per citare un esempio, lo stesso Vigilio fu in pratica obbligato da Giustiniano a firmare l'editto di condanna dei Tre Capitoli, mossa politica per ingraziarsi gli eretici monofisiti, in piena contrapposizione con il concilio di Calcedonia del 451. Lo stesso Gregorio Magno, che dovette affrontare la violenta invasione longobarda (569) si scontrò su più fronti con la politica dell'imperatore e dello stesso patriarca di Costantinopoli: fu accusato di arrendevolezza in quanto mediatore con i nuovi arrivati, anche se dall altra parte rifiutarono di combattere gli eretici per paura che aderissero al nemico: l'Italia si trovava nuovamente frammentata ed inevitabilmente aumentò la distanza tra oriente e occidente.

Giustiniano,  imperatore bizantino dal 527 al 565
Giustiniano, imperatore bizantino dal 527 al 565 — Fonte: ansa

Lo scontro tra le due sedi non era cosa nuova, gia nel 5 secolo si era assistito ad una reciproca scomunica, che per quanto sanata produsse fratture che rimasero nella memoria dei due poteri. Nel 7 secolo si osservò un calo di forza del papato romano, con il susseguirsi di un gran numero di papi in breve tempo; si arrivò all ennesimo tentativo di reintrodurre i monofisiti da parte di Eraclio, il cui successore arrivò a prelevare il papa Martino I e portarlo in Crimea, dove morirà in esilio; la faccenda si concluse ufficialmente nel 681 con l'ennesimo concilio ecumenico di Costantinopoli in cui si affermò l'indiscutibile verità di Calcedonia.

Episodi successivi evidenziarono poi il progressivo spostamento del potere imperiale, politico e culturale, verso oriente, lasciando Roma sempre più autonoma e polo occidentale del cattolicesimo; oltre al sempre minor interesse per il destino dell italia da parte di Costantinopoli, ci fu il duro scontro sul culto delle immagini: tutto partì dal 726, quando l'imperatore orientale Leone III condannò pubblicamente il culto delle immagini sacre (iconoclastia), influenzato da esperienze giovanili in asia minore. Si arrivò al bando e alla persecuzione degli iconolatri pochi anni dopo, con la reazione unitaria di tutta la chiesa occidentale; nel 787 a Nicea si stabilì nuovamente la legittimita del culto, ma il vuoto tra est e ovest si era allargato ancora.

Come si è visto, lo scisma vigente tutt oggi fu un processo lento e progressivo, anche se la data convenzionale è quella del 1054, in cui papa Leone 9 e il patriarca di Costantinopoli Michele Cerulario si scomunicarono a vicenda; cio avvenne a seguito di ennesime discussioni teologiche e disciplinari (citiamo anche il precedente scisma del 827), che però per quanto meno gravi di precedenti dissidi, non venne mai sanato, sancendo di fatto una rottura presente da secoli. A tutto ciò diede una notevole spinta la pretesa di primato da parte di Roma, che a differenza della chiesa ortodossa (come si definì da quel momento quella greca) stravolse le antiche strutture ecclesiastiche. Un caso molto più eclatante fu poi l esito dell quarta crociata, nel 1204 (indetta da Innocenzo III nel 1198), che portò al sacco di Costantinopoli.

L'evangelizzazione delle genti slave

L'evangelizzazione delle genti slave, stabilitesi nell area danubico-balcanica dopo il 7 secolo, fornì un ernome bacino di utenza per le conversioni di massa; i bulgari in particolare formarono un regno nell area dei Balcani, prendendo possesso poi della Pannonia, che venne presto in conflitto con i bizantini, i quali dopo aver subito diverse sconfitte nel corso del 9 secolo decisero di optare per l integrazione religiosa. Ciò veniva comodo per entrambe le parte: Costantinopoli poteva aumentare il proprio prestigio nei confronti di Roma, aumentando anche il controllo su territori piu ampi, mentre i popoli slavi entrando nella ecumene cristiana legittimavano il proprio potere verso l'esterno e anche all'interno dei propri regni.

Fondamentale fu l'azione missionaria di due fratelli, Cirillo (costantino in realta) e Metodio, che fornirono una liturgia in lingua slava (inventando in pratica una nuova scrittura, glagolitica, poi semplificata in quella cirillica, derivante dall alfabeto greco). Essi furono poi nominati padri della chiesa. Nonostante ciò e l affermazione anche sui serbi, la chiesa cattolica riuscì comunque a prevalere, vista la conversione delle genti slave meridionali e occidentali, come polacchi al nord, ungari, croati e sloveni al sud.

Consideriamo che i cattolici godevano dell appoggio del clero germanico, nonche del potente regno carolingio. Nel 988 però i greci fecero un passo avanti con l evangelizzazione del Principato di Kiev, culla della futura Russia; avendo ottenuto l appoggio di guerrieri variaghi-russi del principe Vladimiro durante scontri civili, avviò poi una astuta opera di conversione tramite il matrimonio del principe con una nobile bizantina. Ancora una volta, venne dimostrato come il controllo della sfera religiosa portasse ad una piu ampia egemonia politica e culturale; la Russia costituirà poi il fulcro di maggior peso della religione ortodossa, la stessa Mosca si arrivò a definire coma la terza Roma.

Chiese anticalcedoniane o antico-orientali

Il quadro della chiesa altomedievale si completa con le cosidette chiese anticalcedoniane o antico-orientali; formatesi con lunghi processi di acculturazione, erano quelle piu strettamente legate al cattolicesimo antico, nonostante l'elevata eterogeneità dogmatica. Citiamo la chiesa copta/egiziana, da cui derivarono quella etiopica ed eritrea. Ci sono poi quella siria-giacobita e quella armena gregoriana; esse mantengono oggi caratteri di arcaicità assenti nelle chiese ortodosse e cattoliche; si pensi anche che dal 7 secolo vennero islamizzate regioni che avevano contribuito allo sviluppo del primo cristianesimo (Palestina, Siria, nord africa). I musulmani non riuscirono a strappare invece la Spagna, né la Sicilia poi finita nel regno Normanno, paradossalmente anche grazie alla tolleranza degli stessi regni arabi.

La chiesa e i carolingi

Con la presa di Ravenna da parte dei longobardi nel 750, e ancora di più con l'ascesa del re Desiderio, si inaugurò il rapporto tra papato romano e dinastia carolingia (a cominciare dalla richiesta che papa Stefano II mandò a Pipino) che porterà grandi vantaggi ad entrambi. Il tutto si risolse con la discesa di Carlo Magno e la conquista franca dell italia centro-settentrionale, che però non venne direttamente riconsegnata al papa di Roma; ciò non costituì un ostacolo, fu anzi un punto di partenza per ulteriori missioni di conversione al di la delle alpi, con l incoronazione nel Natale dell 800 con papa Leone III che sancì lo stretto legame, oltre a riproporre il regno franco come legittimo erede di quello romano.

In questo sistema nuovo, particolare, caratterizzato da una simbiosi tra il potere politico e religioso, Roma si impose sempre di più come punto di riferimento per l intera società occidentale; basti pensare alla falsa e famosa Donazione di Costantino, con cui si giustificava il primato del papa su tutta la pars occidentalis. Già prima Roma aveva spesso appoggiato le conquiste franche con opere di conversione, ricordiamo che fu Clodoveo il primo a convertirsi, e il missionario Wynfrid-Bonifacio attuò una riorganizzazione del clero franco, con lo schema vescovo-metropolita-papa. Lo stesso Carlo Magno, nella volontà di costituire un regno più unito, omogeneo, integrato sul piano politico e culturale, stimolò la romanizzazione delle chiese locali (costrette ad usare testi liturgici romani), cosi come fu imposta la regola benedettina per tutti i monasteri.

Ecco che, con la conversione della scandinavia e dei popoli slavi, in contrasto con la chiesa greco-ortodossa, il potere della sede romana conobbe uno sviluppo mai visto prima, sopratutto come si è detto a partire dal 9 secolo; lo dimostrano espedienti come la compilazione delle Pseudo-isidoriane, opere apocrife di ecclesiastici anonimi, che proponevano giustificazioni giuridiche dell autonomia dei vescovi, i quali rispondevano solo al papa. Si rivelo un arma molto potente a favore degli stessi pontefici, che la usarono per affermarsi ulteriormente, ad esempio Nicolò I si impose vittoriosamente sul potente arcivescovo di Ravenna, Giovanni. Si ricordi che alla crescita del potere papale si accompagnò sempre il sostegno dei carolingi, sia a protezione dalla potente aristocrazia cittadina, che contro le invasioni di pirati saraceni, arrivati a saccheggiare Roma nel 846, tanto che negli anni successivi si costruirono le mura attorno al Vaticano. Il rapporto papa-imperatore si arricchi anche di gesti simbolici, come la consegna della spada da parte del pontefice (823) o il tenere le briglie del cavallo montato dal pontefice, in segno di reverenza.

Un tratto distintivo di questo nuovo regno fu la massiccia partecipazione del clero nelle attivita di governo: abati e vescovi rivestirono cariche importante, pari ai nobili laici di piu alto rango, con ruoli amministrativi e di vigilanza, svolgendo una fondamentale funzione di coordinamento tra il centro e le periferie.

Partecipavano agli spessi platici, assemblee tra re e nobili, in cui venivano formati i capitolari, le leggi; dovevano fornire supporto militare se richiesto, e avevano pieni poteri di governo sulle proprietà cosidette immunitarie, cioè al di fuori di ogni azione da parte di qualsiasi autorita laica. Ovviamente, vista questa connotazione tipica dell impero carolingio da Carlo Magno in poi, i sovrani si affrettarono a fare cospicue concessioni a monasteri e abbazie, oltre a piazzare uomini di fiducia nelle sedi ecclesiastiche principali. Un aspetto importante, sempre a partire da Carlo, fu il ruolo dominante della chiesa sulla cultura; a parte la formazione della scuola palatina nella corte dell imperatore franco, si fornì un grande impulso alla produzione e circolazione di testi, compresi classici greci e latini, creando una fitta rete culturale tra i monasteri del vasto regno.

Carlo Magno
Carlo Magno — Fonte: getty-images

Come gia detto, i carolingi permisero la crescita di processi di conversione che avevano conosciuto una forte spinta dall'8 secolo, specie con monaci anglosassoni come Winfrid in Turingia e Willibrord in Frisia; primi veri processi di evangelizzazione in quelle terre selvagge e pagane, a questi fenomeni seguì la definitiva sottomissione dei Sassoni da parte dei franchi, con una guerra lunga e sanguinosa. Per accellerare il processo di integrazione venne imposto il cattolicesimo, con l'utilizzo di vescovi eletti nelle nuove sedi episcopali, anche se fortemente contrastato dalle popolazioni locali, restie ad essere inglobate, tanto che Carlo Magno dovette emanare nel 785 un capitolare apposito per condannare ogni tipo di resistenza al nuovo ordine politico/religioso.

Alla lunga queste regioni finirono per costituire uno dei nuclei piu solidi del regno franco, permettendo ai Pipinidi-carolingi di esterdere il dominio su una vasta area germanica, tipicamente connotata dalla pluralità di etnie, sotto la comune fede cattolica.

Germanizzazione del clero

Entrando più nel dettaglio delle istituzioni ecclesiastiche, si nota come nel periodo che va dal 7 al 9 secolo il grande processo di cristianizzazione abbia portato a determinate configurazioni strutturali, caratterizzanti per lungo tempo, ma che provocarono disfunzioni e lacune protratti sino alla riforma dell 11 secolo. Un primo fattore fu la germanizzazione del clero, quando le aristocrazie si resero conto che la strada religiosa era valida e proficua; si crearono cosi forti legami tra elite laiche e ecclesiastiche, infittiti da interessi locali comuni (non bisogna però arrivare a prendere per vero tutte le diverse storie delle chiese locali, scritte per esaltare la propria sede in confronto ad altre, basti pensare al caso esemplare della sede di Ravenna).

Per la campagna è difficile tracciare un quadro preciso, a causa della carenza documentaria del 7 secolo; si nota però, grazie all archeologia, una crescita tra 7 e 8 secolo, delle chiese rurali per le regioni dell italia centro-settentrionale, cui segui nel 9 secolo un periodo di decadenza dovuto probabilmente alla saturazione degli edifici. Si tenga presente che la costruzione di una chiesa non significava affatto di necessità la nascita di una nuova comunità rurale, spesso erano capricci di ricchi che ostentavano il proprio status. Un capitolare del 9 secolo di Lotario II testimonia la pratica diffusa dei potentes di frequentare cappelle private, confermando l ipotesi delle pievi come "chiese dei poveri"; allo stesso modo fu molto diverso e vario il rapporto tra edifici e popolo rurale, tanto che non si puo tracciare un preciso sviluppo.

Si sa che il termine plebs apparso al centro-nord italiano tra 7 e 8 secolo identificava sia la comunità, che uno spazio, che pero non poteva essere ben definito. Testimonianze indirette fanno ritenere assolutamente prematuro legare la pieve ad un preciso spazio/circoscrizione territoriale: gli stessi confini diocesani, cui le pievi si riferivano, erano labili e in continua evoluzione. A complicare il tutto, si osserva la presenza di chiese minori, rette da sacerdoti scelti dal popolo, ma consacrati e sottomessi al vescovo anche in forma materiale, col pagamento di una tassa.

La confusione giurisdizionale

Accanto quindi ad una volontà di organizzazione dei vertici, seguiva in parallelo una confusione in ambito giurisdizionale, per la difficoltà di identificare un preciso ambito territoriale di riferimento; dal 9 secolo poi si protrassero inefficienze di altro tipo, come abuso di potere, sfruttamento delle decime, e altro. Un altro aspetto caratteristico di questo secolare sviluppo delle istituzioni ecclesiastiche è il monastero. L'esempio tipico è il cenobio di Bobbio, nell Appennino emiliano, fondato da san Colombano (fine 6 secolo); monaco irlandese, si recò presso Agilulfo dopo essere stato in Gallia (dove fondò altre sedi), il quale per avere maggiore controllo sui romani gli concesse l'approvazione. (il sovrano longobardo si era dimostrato di larghe vedute, sostenendo in precedenza lo scisma tricapitolino).

I monasteri come mezzi di controllo

Come dimostra questo esempio, la collocazione di un monastero nelle aree tra poteri limitrofi costituiva un avamposto di influenza culturale, economica e anche politica; queste possibilità attirarono prima le elite longobarde, con re successi ad Agilulfo che fondarono sedi importanti come Nonantola vicino Modena, prossimo al confine con l esarcato "nemico" di Ravenna.

Creare un monastero rappresentava quindi la volontà di controllare un certo territorio, con la possibilità di arricchirsi tramite donazioni; aumentarono quindi i cenobi di fondazione regia o aristocratica, in  un ottica strategica di aumento di potere per determinate famiglie. L'archeologia ci aiuta ancora per capire l entità strutturale dei cenobi, come quello meridionale di San Vincenzo al Volturno, che costituiva una vera e propria città monastica, facente capo ad attività economiche complesse; la gia citata germanizzazione del clero contribuì alla nascita di vescovi franchi, che sfruttavano immunità ed esenzioni fiscali.

Con il declino del potere franco dal 9 secolo, i monasteri seppero sviluppare una forma di potere autonoma, implementando rapporti vassallatici di tipo signorile proprio come i signori laici; le potenti famiglie li usarono per affermare il controllo sulle terre di proprietà del monastero, i più ricchi dei quali furono oggetto di scontro tra diversi potere, oltre che prede appetibili per razzie tra 9 e 11 secolo, di saraceni e ungari. Gli stessi sovrani sassoni, come nel caso di Nonantola, offrirono loro protezione per usarli come punto d'appoggio. È interessante notare come nell italia meridionale divisa tra longobardi, bizantini e arabi in Sicilia, si svilupparono forme monastiche originali a partire dal modello greco-ortodosso. Ebbero particolare fortuna la vita eremitica, anche se con l arrivo dei Normanni si puntò decisamente a forme cenobitiche per un maggiore controllo del territorio; dal 13 secolo poi si affermarono anche al sud i modelli latini.

Enrico III
Enrico III — Fonte: getty-images

Il crollo dell'Impero Carolingio

Il crollo dell impero carolignio portò un notevole indebolimento del papato, che durante il 9 e il 10 secolo subì l'influenza dell aristicrazia romana; ci fu un susseguirsi di papi in breve tempo, fino all imposizione di Ottaviano, figlio di Alberico, facente parte del lignaggio dominante. Ottaviano è ricordato per essere stato il primo a cambiare il proprio nome, in Giovanni (955). La figura del pontefice rimase inalterata nonostante gli scandali per due ordini di motivi: il principio diffuso per cui l individuo non era altro che un tramite, un rappresentante temporaneo di una istituzione immortale; oltre a ciò, l efficientissima cancelleria pontificia, con la sua capacità culturale e amministrativa, garantì sempre continuità di azione.

Con l ascesa della casa di Sassonia degli Ottoni, sembrò riportare stabilità al ruolo del vescovo di roma, eppure si continuarono ad osservare episodi violenti, uccisioni, lotte intestine, fino alla paradossale situazione negli anni 40 del 1000, quando si arriveranno ad avere nello stesso momento 3 pontefici. La situazione si placò nel 1046 con la discesa in italia di Enrico III che mise sul trono pontificio Clemente II, primo di una lunga serie di papi tedeschi. Scelti con maggiore cura, insensibili alle influenze della potenti famiglie romane, divennero punto di riferimento per una riforma che sembrava indispensabile: degrado morale, culturale, l eccessivo coinvolgimento del clero nella vita secolare avevano portato ad una situazione di crisi generale della cristianità e della sua istituzione.

Riforma e conflitto con l'Impero

Il peculiare assetto del regno carolingio (identità dei ceti dirigenti laici ed ecclesiastici) accentuò il degrado del clero quando nel 10 secolo venne a mancare un potere centrale, con la nascita di tante piccole entità locali. L'alto clero era costituito da laici aristocratici attratti dai vantaggi materiali, che di conseguenza non eseguivano i propri doveri spirituali, mantenendo anzi un tenore di vita del tutto laico: svaghi come caccia e banchetti, concubine, gestione delle ricchezze a proprio favore.

Il sistema di nomina dei clericali non aiutava, essendo basato sul voto dei fedeli delle diocesi, facilmente influenzabili dalle potenti famiglie territoriali; il clero minore non stava meglio, la sua ignoranza spesso era tale e quale a quella dei contadini.

Da queste premesse, diversi movimenti di riforma partirono da ambienti eterogenei, solo in un secondo tempo guidati dalla figura del papa, mentre aristocratici ed anche numerosi membri dell episcopato tedesco e italiano del centro-nord tentava di opporsi a protezione dei propri privilegi. Oltre a importanti vescovi, la riforma fu promossa sopratutto dal movimento monastico, per un ritorno alla chiesa della preghiera e della purezza di vita; uno dei principali centri propulsori fu quello di Cluny, fondato dal duca di Aquitania Guglielmo nel 910 in Borgogna (regno della Francia centrale). I cluniacensi, cosi chiamati dal nome del monastero, diedero vita ad una rete di priorati, cenobi collegati tra loro e dotati di un ricco patrimonio arricchito dalle donazioni: erano ferventi propositori della preghiera come compito essenziale. Tornarono anche esperienze eremitiche o simili, come il monastero presso Grenoble (sud-est francese) in cui i monaci, pur vivendo in comunità, passavano gran parte del tempo nelle proprie celle; da qui prese origine il movimento dei certosini. Le certose, loro abbazie, si diffusero a macchia d'olio come anche quelle di un altro ordine, i cistercensi di Citeaux (Borgogna, si opponevano ai ricchi e agiati cluniacensi, da qui parti San Bernardo), che si ispiravano alla purezza dei primi benedettini. In Italia esemplare fu il caso dell eremita Romualdo, che suo malgrado promosse la nascita di eremi come Camaldoli e Vallombrosa.

I movimenti di riforma laici

Si svilupparono in parallelo movimenti di riforma laici, di origine pauperistica/popolare, molto radicali rispetto ai movimenti monastici, per questo temuti dagli stessi riformatori del clero; un esempio fu quello dei patari a Milano, promosso dal diacono Arialdo: artigiani e mercanti che chiedevano un clero più competente, processi ai sacerdoti corrotti, accesso diretto alla Bibbia.

Le due disfunzioni piu gravi erano sicuramente simonia, ossia compravendita i cariche ecclesiastiche, e nicolaismo, la pratica di avere concubine; quest ultima va vista in ottica morale e materiale, in quanto la nascita di figli di sacerdoti rischiava di sperperare il grande patrimonio della chiesa. Come detto, il nuovo patto papato-impero con Enrico III e papa Clemente II a quest ultimo di intraprendere un rinnovamento importante, inizialmente ispirato al vecchio modello carolingio. Cinque papi tedeschi si susseguirono, tutti accaniti sotenitori della riforma che si circondarono dei piu grandi intellettuali del tempo: Pier Damiani, Anselmo da Baggio, Ildebrando di Soana (poi Gregorio VII).

Leone IX

Leone IX fu uno dei piu innovatori, rinnovando il colleggio di cardinali, promuovendo numerosi concili, rafforzando la rete di legati pontifici in giro per l occidente, aumentando ulteriormente il prestigio della sede petrina. Ecco che il papato a meta 11 secolo si poneva come punto di riferimento di quei movimenti riformatori prima allo sbando, seppure lo stesso papa dovesse muoversi con cautela per la forza autonoma dell'episcopato.

Sempre sotto Leone IX ci sarà il definitivo scisma nel 1054 con Costantinopoli, mentre al sud dovette affrontare, e subire, l invasione Normanna, che darà vita ad un regno unitario nel 1130 sotto Ruggreo II, legandosi a Roma come vassallo una volta che la chiesa comprese l importanza di questa alleanza. Per quanto dopo l ultimo papa tedesco, Stefano IX, le famiglie romane si rifecero sotto (pg 94), Nicolò II appoggiato dall imperatrice Agnese e dal famoso Ildebrando di Soana, introdusse innovazioni fondamentali nel suo breve papato, 1059/1061. Abolendo l antica formula di elezione del vescovo di Roma "per clero e per popolo" lasciava ai cardinali (ecclesiastici delle chiese di roma, dette chiese cardine) la via esclusiva, tirando fuori laici e anche imperatore dall elezione. Ciò suscito immediate controversie, sopratutto con al nomina di papa Alessandro II (Anselmo da Baggio) con le nuove norme.

Leone IX
Leone IX — Fonte: getty-images

Le concessioni del papato

Pressati da vescovato e imperatore, i papi trovarono sostegno nel nuovo regno del sud: fu cosi che concessero a Roberto il Guiscardo, normanno, i ducati di Puglia e Calabria, in cambio di appoggio militare per la tutela del Decreto di Nicolo II (Decretum in electione papae), che prevedeva anche la condanna della simonia e l'obbligo del celibato del clero. Alessandro II rafforzò la propria posizione arrivando a sottoporre i patarini al potere papale, cercò l appoggio di Villombrosa, che diffuse monasteri del proprio ordine, strinse alleanze con paesi scandinavi, iberici e dell europa dell est. Questo agire politico, che si rivelò molto efficace, fu criticato da una corrente interna che voleva un rifiuto dei mezzi secolari, corrente che rimase una minoranza.

Il conflitto con Enrico IV

Un nuovo, potente conflitto si aprì con la salita al trono di Enrico IV, che si circondò di vescovi da lui eletti, quindi simoniaci, scatenando poi lo scontro col successore di Alessando II, Gregorio VII. Nel 1073 diventa papa Ildebrando di Soana, sempre presente nell opera riformatrice, destinato a diventare uno dei papi piu importanti della storia della chiesa.

Durante il suo pontificato di 12 anni, egli impose un modello di gerarchia verticale/piramidale della chiesa cattolica, col papa vertice indiscusso, diversamente dalle altre chiese cristiane; modificò quindi la stessa struttura interna, oltre ai rapporti con l esterno, rivendicando anche la libertas ecclesiae, ossia libertà dal potere laico.

Gregorio VII con questa richiesta riproponeva l antico quesito del rapporto tra i due poteri; dalla formula di Gelasio I nel V secolo, che prevedeva una collaborazione sullo stesso piano, si erano osservati fenomeni che avevano reso ambigua la situazione: dalla sacralizzazione del potere imperiale, alla traslatio imperii. Il traguardo definitivo di questa contesa vedeva ora il papato rivendicare la propria supremazia, come potere egemone di tutto la società cristiana.

Papa Gregorio VII
Papa Gregorio VII — Fonte: getty-images

Dalla condanna alle investiture al Dictactus Papae

Famoso un suo inervento al Concilio di Clermont del 1095 con cui promuoveva un pellegrinaggio collettivo a Gerusalemme per difendere la città dai turchi selgiuchidi, che rendevano difficile la vita di pellegrini e fedeli; a lui si attribuì a posteriori l annuncio della prima crociata, partita nel 1096 e che instaurerà il regno latino per un secolo, fino alla presa di Gerusalemme da parte di Saladino nel 1199. Le reali motivazioni di questa guerra giusta (da tempo si era fatto proprio il concetto derivato da Sant'Agostino) economiche e politiche furono sempre nascoste dietro quelle religiose, e col tempo si estese il concetto di crociata non solo alla guerra all Islam, ma contro tutte le forme di dissenso religioso: ebrei, eretici vari.

La concessione dell indulgenza a chi partecipava, cosi come all inverso la scomunica per chi rifiutava, furono potenti strumenti per i pontefici di 12 e 13 secolo.

Pasquale II dovette froneggiare l azione di Enrico V, il quale lo costrinse a cedere sul tema investiture, risoltosi in compromesso in francia e inghilterra, anche se poi fu respinto dal concilio Laterano; Pasquale allora rafforzò il collegio cardinalizio, mentre il successore Callisto II pose fine alla questione investiture nel 1122, con il famoso Concordato di Worms: in sostanza, si distinguevano i due ambiti di azione, spirituale e temporale, con eccezioni in territorio tedesco (imperatore poteva concedere al vescovo beni e cariche temporali) e in italia e Borgogna (l investitura seguiva l atto di consacrazione del papa).

In definitiva lo scontro si concluse nell unico modo possibile, con un compromesso tra le parti dopo decenni di lotte, ideologiche e militari, con il papato che risultava comunque rinforzato dopo la crisi del periodo post-carolingio.

Gli ordini monastici

Tra 11 e 12 secolo ci fu una profonda rivisitazione della vita monastica, come vera via per la salvezza: in questi anni si osserva un aumento impressionante del fenomeno, oltre ad una profonda riflessione sulla tradizione benedettina che porterà ad una rivoluzione in ambito cenobitico: la nascita di nuove regole, espressione del fermento del tempo, e una rinascita e affermazione dell eremitismo in occidente.

Gli esempi cistercense e certosino sono i due esempi che meglio rappresentano il superamento del modello benedettino imposto in epoca carolingia, quando si era affermato con l ordine dei cluniacensi.

I presupposti di formazione, cosi come alcuni passaggi furono comuni a tutti i movimenti del periodo: prima singoli individui, poi intere comunità si radunavano attorno ad un fondatore carismatico, cui il papato senciva il passaggio da sperimentazione ad inquadramento nelle istituzioni, con l assunzione di una regola.

Gli aspetti ideali comuni

Gli aspetti ideali comuni furono diversi: rinnovamento, ritorno alle radici dei primi benedettini, chiesa delle origini, povertà materiale, eremitismo, critica al modello tradizionale, specie cluniacense. La partecipazione anche da parte laica fu tale da creare un vero movimento di massa di persone che sceglievano la vita monastica, tra l altro arrivando a creare comunità presto ricche di proprietà per le numerose donazioni, in contrasto con gli iniziali intenti di origine pauperistica e ascetica.

Eremitismo

Un discorso a parte va fatto per l'eremitismo, diffusosi in italia all inizio dell 11 secolo, come detto derivato da quello gia presente nel 3 e 4 secolo in Siria ed Egitto; la nuova corrente però tese ad istituzionalizzarsi, ossia ad agire entro comportamenti codificati, perdendo la caratteristica di esperienza individuale.

Si consideri che questa corrente si sviluppò nel piu ampio panorama della riforma, anzi vi fu uno stretto collegamento con eminenti eremiti del tempo. Il primo in italia fu Romualdo, nobile ravennate che decise di ispirarsi alle vite dei padri del deserto per la sua esperienza ascetica; dopo un soggiorno nei Pirenei, tornò in italia fondando egli stesso nel 1012 l eremo di Camaldoli, diocesi di Arezzo, dove morì nel 1027. Durante la vita peregrino molto per fondare nuovi nuclei eremitici; nello stesso Camaldoli i monaci erano divisi tra eremiti e cenobiti, i quali si occupavano di proteggere i confratelli da intrusioni esterne, oltre ad occuparsi dei compiti economici/amministrativi.

Altri eremi si aggiunsero dopo la sua morte, arrivando al riconoscimento di una congregazione camaldolese, tra cui l eremo di Santa Croce di Fonte Avellana, di cui diventò priore il gia citato Pier Damiani; aristocratico, grande politico e intellettuale, si impegnò a promulgare e perfezionare il modello di Romualdo, oltre ad impegnarsi attivamente per l'opera riformatrice.

Eresia

La presenza di gruppi ereticali è assodata in occidente per il periodo da 11 a 13 secolo, anche se solo nel corso del 1100 si può parlare di movimenti rilevanti, mentre prima ci furono solo episodi marginali; l'Italia è considerata la culla delle eresie, sembra che proprio da qui provenissero i personaggi che poi animarono i principali gruppi eretici.

Le eresie come dissenso di massa si diffusero solo nel periodo post-gregoriano, a seguito quindi di quella riforma che come vedremo lascerà una grande delusione in molte fasce sociali. Prendiamo l esempio della pataria milanese, sviluppatasi a meta 11 secolo; erano cittadini laici che contestarono, sulla scia della predicazione di Arialdo, nicolaismo e simonia. Attaccavano, in maniera anche violenta, coloro che avevano ottenuto indebitamente cariche ecclesiastiche, portando così ad una condanna del clero, che non concepiva come dei laici potessero giudicare i religiosi; ecco perche dopo Gregorio 7, sopratutto con Urbano II (1088/1099) la chiesa condannò gli estremismi dei patarini, per ricompattarsi con una vasta fetta di episcopato italiano e tedesco, antiriformisti.

Come detto, se la riforma si attuò subito dal punto di vista istituzionale, con l affermazione della libertas ecclesiae e il dictatus papae, non ci furono significativi risultati sul piano morale e religioso. Lo stesso Urbano II chiarì che la validità dei sacramenti non dipendeva affatto dalla moralità del sacerdote, di fatto simonia e nicolaismo rimasero consuetudini affermate.

Anche il tema pauperistico, ossia il ritorno alla chiesa delle origini e il distacco dal potere temporale, rimase un ideale applicato solo dal fervore dei movimenti monastici di cui si è parlato tra l 11 e il 12 secolo, ma non portò a modifiche istituzionali della chiesa di Roma. (basti pensare alla proposta di Pasquale II, di una netta separazione dei poteri, che fu costretto a rititrare e disconoscere).

Nel 12 secolo si affermò quindi il principio per cui la chiesa dovesse essere ricca e potente, rilegando la riforma dell 11 secolo ad un riordinamento ecclesiastico, non religioso. Autorità laiche ed ecclesiastiche mantennero a tutti i costi l ordinamento esistente della società (oratores, bellatores, laboratores), ciò spiega l appoggio del secolo al papato nella lotta alle eresie, nate proprio dal malcontento morale e sociale.

L'epoca post-gregoriana si esplicò nelle norme del giurista Graziano del 1140, in cui si sanciva la netta separazione tra clero e laici, con questi ultimi subordinati ai primi; da qui partirono le violente contestazioni della seconda metà del medioevo, 12 e 13 secolo, con alcuni elementi comuni: insoddisfazione della pratica religiosa, si cercò quindi un contatto diretto con dio, e la volontà di una vita pura, lontana dalla corruzione.

Lo sviluppo dell'Evangelismo

Fu proprio in questo clima che si sviluppo l'evangelismo, una ricerca spirituale basata su azioni concrete anziche sul dibattito teologico. La frattura che si creò, in una accezione anticlericale, fu proprio tra una aspirazione generale di vita religiosa alla portata di ogni uomo o donna, e il cosidetto monopolio del sacro, il  dominio della chiesa su ogni aspetto che riguardava il rapporto con dio e la salvezza dell anima.

Fu quindi con Gregorio 7 e il suo Dictatus papae che l'ortodossia si definì come obbedienza alla auctoritas, coiè al papa. Di conseguenza era eretico tutto ciò che disubbidiva alla volontà pontificia (paragone con esegesi): non era piu un eresia sui dogmi, sulla dottrina, ma un eresia politica, contro l'autorita piuttosto che contro la verità. In Italia nel 12 secolo, in netto ritardo rispetto agli altri focolai (sud Francia, Renania, Inghilterra) per la reticenza delle magistrature cittadine (ricordiamo la coesione sociale richiesta dallo scontro col Barbarossa), sopratutto nei centri urbani si crearono movimenti di dissidenti, in un panorama in forte espansione con la presenza di nuove figure, notai, giudici, mercanti. 

I predicatori nell'anno mille

I numerosi predicatori apparsi verso al fine del 1000 finirono spesso per essere inquadrati ed integrati nell organizzazione della chiesa romana, come i vari Stefano di Muret, Roberto d'Arbrissel e altri. Essi volevano diffondere una vita religiosa su modello apostolico, povera e penitente; proprio per questo motivo papato ed episcopato cercarono di controllare queste predicazioni dai contenuti potenzialmente esplosivi. Ricordiamo che molti, come vedremo, ottennero grande seguito, in citta come in campagna, dimostrando lo stretto legame tra riforma religiosa e sociale. 

Pietro di Bruis

Pietro di Bruis, proveniente da una povera regione francese, operò una predicazione che attirò un grande seguito, preoccupando persino Pietro il venerabile, abate di Cluny, che scrisse un trattato a proposito. Pietro di Bruis fu poi bruciato ad Arles nel 1139, sembra per l ennesimo atto sacrilego; i punti della sua protesta erano evidenziati dall abate nel trattato: negazione del battesimo agli infanti (da un passo del Vangelo di Marco, per lui la salvezza derivava dalla fede personale, quindi da una scelta cosciente di adesione); inutilità degli edifici di culto, in quanto dio rispondeva all appello dei fedeli in ogni luogo; negazione della croce, in quanto strumento di tortura di Cristo; inutilità dell eucarestia, quindi della messa (i preti non potevano riprodurre la sacralità dell ultima cena), infine l inutilità dei riti ai defunti, in quanto meriti o demeriti li potevano acquisire solo per responsabilità personale in vita.

Questo spiega molti dei comportamenti violenti verso i sacerdoti, cosi cosi distruzione di croci e chiese; secondo Pietro, la chiesa non doveva essere altro che unione di fedeli, senza alcuna necessità di intermediazione da parte del clero. Ottennne consensi numerosi anche tra i ceti ricchi.

Il monaco Enrico, di cui si sa ancora meno, prese spunto da Pietro, suscitando l intervento dello stesso Bernardo di Clairvaux; si mosse sulla linea del precedente eretico, dando pero un proprio contributo: redenzione di prostitute, matrimoni liberi da interesse politici/economici, cosi come la negazione del peccato originale, essendo la colpa una responsabilità del tutto personale.

Ovviamente a cio si aggiungeva il rifiuto della gerarchia di un clero corrotto e peccatore; fu condannato piu volte, poi se ne persero le tracce. Il fulcro di questi due eretici fu sempre la responsabilizzazione del singolo cristiano di fronte alla propria fede, e il diritto/dovere di predicare il vangelo, aspetti questi che colpirono vaste fasce di società.

Federico Barbarossa
Federico Barbarossa — Fonte: shutterstock

Arnaldo da Brescia

La vicenda di un altro importante rappresentante, Arnaldo da Brescia, si svolse in quel periodo di metà 12 secolo che vide l affermarsi del potere comunale, con la crisi dell impero (risolta nel 1152 con l'elezione di Federico Barbarossa) e uno scisma interno alla chiesa; canonico regolare, seguendo da vicino la protesta dei patarini, predicò ai laici la corruzione del clero, specie sul piano morale e sull eccessiva ricchezza. Espulso da Brescia, andò in francia, insegnando anche ai poveri, ma anche qua fu ostacolato da Bernardo di Clairvaux che ottenne di espellerlo dal re Luigi VII; a Roma, dove dovette scontare la penitenza, incontrò invece l appoggio dei ceti urbani che negli anni 40 del 1100 insorsero contro il controllo pontificio, creando una magistratura cittadina che doveva controllare la citta in maniera autonoma. Ma gli stessi ceti comunali lo abbandonarono poco dopo, spaventati dal rigore delle sue predicazioni (temi gia visti: negazione gerarchia lontana dall umilta apostolica, temi pauperistici).

Ciò che egli proponeva avrebbe dovuto rivoluzionare le basi dell'intera organizzazione della società, mentre i nuovi poteri cittadini volevano semplicemente ridurre il ruolo politico della curia, per concorrere anch essi a funzioni politiche. Catturato dal Barbarossa come segno di legame col pontefice, fu arso al rogo come eretico nel 1155 a Roma (un secolo dopo pataria). Dopo di lui i cosidetti arnaldisti non portarono avanti la sua predica, cosi come si attenuarono gli attacchi ai vertici della chiesa.

A metà 1100 apparsero in occidente alcuno gruppi di laici che predicavano una dottrina particolare, una specie di dualismo che oggi si pensa prendesse spunto dai seguaci di Bogomil, prete bulgaro che diffuse il proprio credo tra i bizantini. Si cominciò cosi in questi anni a parlare di catari, "puri" in greco, inizialemente definiti come comunità apostoliche che si definivano buoni cristiani.

Il catarismo, per la sua rilevanza storica e larghissima diffusione nei ceti sociali piu diversi, si distinse dagli altri movimenti visti sinora: sopratutto per la convinzione che una riforma non fosse possibile, essi rifiutavano le gerarchie e le istituzioni cristiane, esprimendo un disagio religioso e sociale molto forte.

Essi credevano in una versione dualistica del mondo, diviso tra bene e male, spiegata in due modi: i moderati, piu vicini al bogomilismo, dicevano che il male era dovuto alla ribellione degli angeli, lo stesso Satana aveva creato gli uomini animati dagli angeli ribelli (attenzione a moralità e peccato); i radicali invece vedevano la presenza dei due principi del bene e del male in perenne contrasto, il primo riferito al mondo spirituale, l altro a quello materiale, di cui facevano parte gli uomini.

Nei decenni successivi si diffusero notevolmente, specie in aree molti vitali e a forte urbanizzazione; cio sia per la difficolta ad individuare singoli fondatori, sia per la loro convinzione di essere ortodossi credenti, quindi buoni cristiani, oltre all appoggio di quei ceti urbani emergenti che vedevano invece nella gerarchica ecclesiastica come un ostacolo al proprio potere politico.

Nella seconda meta del 12 secolo si diedero un organizzazione più definita, arrivando ad incontrarsi in un concilio cui parteciparono comunità lombarde e francesi, diventando negli anni una chiesa parallela a quella cattolica, con proprie diocesi, circoscrizioni, vescovi; ricordiamo che chi aderiva al dualismo in realtà era convinto di entrare nella chiesa delle origini, nel vero cristianesimo, in cui l unico sacramento valido era quello della trasmissione dello Spirito Santo.

Si affermò in particolare la visione radicale, con la suddivisione dei fedeli in perfetti, ovvero sacerdoti che attuavano la vita apostolica tramite la predicazione itinerante (no carne, no beni, no sesso) e i credenti, ossia semplici fedeli. Nonostante ciò, la vivacità degli ambienti in cui si diffuse porterà a scontri tra i catari stessi, con la nascita di diverse chiese dalle varie interpretazione del dualismo.

Solo nel 1184 cominciò un generale moto di repressione da parte della chiesa, non solo contro i catari ma contro tutte le eresie, come indica il decreto emanato in occasione dell incontro tra papa Lucio III e Federico Barbarossa. Ricordiamo che solo un anno prima era terminato con la Pace di Costanza il duro conflitto tra papato, comuni e impero che rinsaldò i rapporti tra i vertici dei due poteri; fatto sta che 40 anni dopo Arnaldo da Brescia l italia scopriva il problema di questa massiccia presenza eretica.

Essi non furono i soli, anzi nello stesso decreto si condannano anche altri movimento, come quello valdese che prese le mosse da Valdesio, ricco mercante di Lione che si dedicò alla predicazione itinerante; per lui la conoscenza, tramite lettura o via orale, dei testi sacri era uno strumento fondamentale, arrivando nel 1179 a chiedere il riconoscimento al papa Alessandro III, come anche altri nuovi gruppi. Quest ultimo riconobbe solo la scelta di vita pauperistica, rifiutando però la predicazione pubblica, per la quale poi furono condannati eretici in quanto non accettarono le richieste del papa (forte impulso contro valdesi ci fu dall episcopato francese). Quello valdese è uno dei casi più chiari di eresia di disobbedienza, in quanto non proponeva alcun tipo di dottrina alternativa come poteva essere quella catara, ma la predicazione, identificando il proprio movimento come vera ortodossia rispetto al clero corrotto e lontano dalla missione apostolica.

Papa Innocenzo III
Papa Innocenzo III — Fonte: getty-images

Il contrasto in effetti era proprio su questo punto: la chiesa non poteva tollerare che dei laici, al di fuori della loro gerarchia, espletassero funzioni che la tradizione e lo stesso diritto canonico riconosceva esclusivo della chiesa. Essi si diffusero in nord italia, germania e sud della francia, arrivando ad una divisione nel 1205 tra Poveri di Lione e Poveri lombardi; il comportamento dei valdesi francesi, che mantennero la volontà del fondatore di proclamarsi cattolici ortodossi, permise poi a papa Innocenzo III di inquadrarli insieme agli Umiliati in gruppi monastici, per poi essere inglobati qualche decennio dopo (1256) in ordini monastici maggiori, perdendo di fatto i principi che ne avevano sancito la nascita.

A Milano si formarono invece gli Umiliati verso il 1175, in pratica laici che pur vivendo con le famiglie nelle proprie case cercavano di seguire una vita ispirata dai Vangeli. Per quanto dichiarati eretici sempre a causa della predicazione, furono però ripresi da Innocenzo III, che li distinse in chierici, laici viventi in comunita, e laici sposati chiamati Terzo Ordine, in realtà nucleo originario degli Umiliati.

Pur mantenendo alcune caratteristiche, furono fortemente subordinati agli altri due e di fatto inquadrati saggiamente nella struttura organizzativa della chiesa, ottenendo successo nella Milano delle eresie in quanto forse unico gruppo fedele a Roma, che predicava pubblicamente contro gli eretici. Ricordo che valdesi e umiliati rifiutavano entrambi di effettuare alcun tipo di giuramento/rituale, scelta che fu poi usata contro di loro per poterli scovare, come vedremo.

Il Concilio Luterano

Il primo passo verso una repressione più dura e concreta fu nel 1179 al concilio Laterano che estese l indulgenza a tutti coloro che avessero combattuto gli eretici della Linguadoca (albigesi dalla citta di Albi, sud francia); nel decreto del 1184 gia citato fu istituito per la prima volta il procedimento inquisitorio affidato ai vescovi, con l appoggio obbligato (pena interdizione/scomunica) del potere laico. I vescovi dovevano visitare periodicamente le diocesi, facendo giurare ai presenti di denunciare gli eretici, ovviamente tutti coloro che come valdesi e Umiliati non facevano alcun tipo di giuramento, erano considerati eretici di fatto.

L'inasprimento delle pene

In realtà solo con il pontificato di Innocenzo III si avviò una decisa e capillare lotta alle eresie (1198/1216); egli attuò intelligentemente una doppia strada: da una parte la repressione, dall altro un opera di assorbimento e inquadratura di alcuni gruppi, convinto a ragione che molti di essi nascessero da reali sentimenti religiosi.

Nel 1199 fece divenire l eresia un crimine civile, permettendo il rovesciamento del concetto, ossia oppositori politici alla politica papale potevano essere considerati eretici, si pensi all opposizione ghibellina.

Vennero così completamente isolati dalla società eretici, figli e simpatizzanti; nel 1215 al 4 Concilio Laterano, si inasprirono le misure repressive, coinvolgento tutta la comunità nella crociata sopratutto contro l eresia dualistica catara, mentre lo stesso Federico II avviava politiche antieretiche in sicilia.

La prima vera crociata di questo tipo fu nel 1208 sempre sotto Innocenzo III, in cui Simone di Montfort guidava i soldati degli aristocratici contro gli eretici; si concluse intorno al 1229, dopo anni di violenze e massacri, con la civiltà occitanica in rovina (zona identificata sopratutto con lingua occitanica, sud francia, nord spagna, nord-ovest italia), le chiese catare distrutte, i pochi perfetti in fuga.

Ovviamente il potere regio ne approfittò per estendere l influenza al sud, togliendo quell autonomia politica di cui prima poteva aver goduto; come già detto, l importanza del pontificato di questo papa fu l articolato approccio al problema rispetto ai predecessori, in quell ottico di reinserimento che utilizzò anche nel caso degli ordini Mendicanti, intuendo la loro utilità per una ripresa del cattolicesimo sulla società occidentale.

Negli anni successivi furono inasprite le pene, arrivando a quella capitale per i ricercati (inquisitio=ricerca) nel 1231 con Gregorio IX, si istituirono tribunali specializzati con inquisitori permanenti, veri e propri giudici presi dai frati Predicatori e Minori.

Ordini Mendicanti

Nati da esperienze religiose assai diverse tra loro, nella prima meta del 13 secolo, furono poi istituzionalizzati nel 1274 al II concilio di Lione, specialmente i due maggiori, Predicatori e Minori.

Caratteristiche comuni erano: povertà comunitaria, rifiuto di proprietà, attività predicatoria e caritativa, forma organizzativa centralizzata.

I due principali ordini nacquero in quell infuriare di rinnovamento religioso del 12/13 secolo, interessati da temi che animarono gruppi considerati poi eretici; furono un caso a parte per la loro capacità di raccogliere le proposte religiose nate in quegli anni e diffonderele con grande incisività nel tessuto sociale.

Fu sopratutto l'opera di Francesco di Assisi a decretare un innovativo passaggio dal vecchio sistema monastico benedettino, sintetizzato nell espressione per cui "il mondo è il nostro chiostro".

San Francesco d'Assisi
San Francesco d'Assisi — Fonte: istock

Gli stessi predicatori nacquero in tale contesto, agendo sopratutto nei centri urbani e crescendo grazie ad Innocenzo III e successori, che li usarono come strumento d indottrinamento dei fedeli.

Domenico era canonico di Osma in Castiglia dal 1196, vide da vicino il fenomeno cataro nella Francia meridionale, decidendo di combattere l eresia con la sua stessa arma, la predicazione. Ovviamente questa per essere efficace andava affiancata ad uno stile di vita coerente, apostolico (cosa che garantiva il successo dei catari rispetto ai clerici). Riunì un gruppo di chierici che si impegnò in dibattiti aperti contro catari e valdesi, riconosciuti nel 1215 (crociata inizio nel 1209); assunta la regola agostiniana, essendo vietato dal cincilio di fondare nuovi ordini, si decise per la povertà di tutta la comunità nel primo capitolo a Bologna del 1220, definendo cosi anche per i Predicatori una povertà quasi assoluta.

San Francesco d'Assisi

Francesco di Assisi, nato nel 1181, era figlio di ricco mercante di seta (Vita ufficiale è quella del ministro dell ordine Bonaventura, le altre furono vietate dal 1266, pg 177); dopo aver partecipato ad una spedizione militare (educato alle armi e alla cultura cortese), si ammalò ,ritirandosi in preghiera e radunando presto attorno a se laici penitenti di Assisi. I valori di Francesco erano totalmente radicali rispetto a quelli del tempo: si basava sulla condivisione di vita dei più reietti soggetti della società, come i lebbrosi con cui aveva avuto a che fare, sulla completa povetà, assenza di fissa dimora, e la ferrea volontà di non aver alcun tipo di potere su niente e nessuno, per questi motivi decise di definire i suoi frati Minori.

Viste le similitudini con movimenti eretici, in teoria rischiava di venir soffocato come tanti altri, ma la costante obbedienza alle gerarchie ecclesiastiche gli permise di sopravvivere, facendosi accettare da Innocenzo III. Negli anni seguenti la predicazione si espanse, anche al di fuori dell italia, senza pero molto successo; spesso infatti venivano confusi per eretici.

Una forte frattura interna si verificò tra i più fedeli ai suoi ideali e chierici e letterati entrati nell ordine, che volevano una più chiara posizione istituzionale; Francesco si ritirò dal generalato ottenendo la protezione dei francescani da parte del cardinale Ugolino di Ostia, poi papa Gregorio IX.

La regola definitiva fu approvata da Onorio III nel 1223, anche se probabilmente dovette scendere a compromessi per temi come il lavoro manuale, rifiuto di protezioni e privilegi, anche se mantenne caratteri tipico come carattere evangelico di tutta la comunità.

I domenicani

Fattore identificante e al tempo stesso di rottura con la tradizione monastica fu il tessuto urbano, il raggio d azione di questi nuovi ordini. La città era il terreno ideale per lo sviluppo che conobbe tra 13 e 14 secolo, ricco di insidie, tra eresie, nuove professioni, che sconvolgeva la classica tripartizione della società, richiedendo strumenti pastorali adeguati.

I Frati mendicanti favorirono quindi la crescita e lo sviluppo delle città, affermandosi fortemente, anche grazie alla costruzione di imponenti edifici che aumentavano la fama dei centri urbani, oltre a favorire con le grandi chiese la predicazione; parola ed esempio erano infatti le loro armi. I Domenicani si concentrarono sui centri maggiori, sedi episcopali, mentre i Francescani rimasero un po più ai margini, fondando non a caso molti romitori nei territori adiacenti. I Domenicani si imposero poi non solo su gran parte dei cittadini, ma anche su i ceti dirigenti, tramite un movimento di predicazione di massa che predicava la pace tra le fazioni, la fine dell usura, l eliminazione degli eretici; fu proprio questo il modo in cui si tolsero dagli statuti comunali norme che andavano contro la libertas ecclesiae, permettendo al papato romano di imporsi ancora una volta, usando i frati mendicanti come strumento, concedendo loro sempre il pieno appoggio. Ma le capacità di muoversi portò i mendicanti ben al di fuori dei confini cristiani, come il francescano Giovanni di Pian di Carpine che arriverà a Pechino, alla corte del Gran Khan.

Gengis Khan
Gengis Khan — Fonte: istock

L'appoggio completo del papato fu però seguito da una omologazione dei diversi ordini sul modello domenicano, più legato alle istituzioni della chiesa; francescani, carmelitani, agostiniani persero dunque molte caratteristiche tipiche a favore di una centralizzazione organizzativa che prevedeva un ministro generale, capitoli periodici, dipendenza diretta dal papa senza l intermediazione diocesiana.

Lo stesso Gregorio IX, protettore dei francescani, non riconobbe validità normativa al testamento di francesco, provocando nel tempo una sempre maggio prevalenza dei chierici sui monaci laici (1239 deposto dal generalato Elia, uno dei primi conpagni di Francesco), arrivando al generalato di Bonaventura, autore dell unica biografia ufficiale di francesco, con la completa istituzionalizzazione dell ordine. Ciò spiega anche il ruolo di inquisitori affidati a domenicani in primis, francescani poi, in merito alla loro grande preparazione teologica nelle grandi università occidentali, quella parigina su tutte, su cui il papato insistette per farne un potente strumento di controllo. Ecco perche l attività dei frati mendicanti portò alla definitiva estinzione del movimento cataro, con episodi di violenze e abusi di potere, come dimostra l'uccisione dell'inquisitore domenicano Pietro da Verona nel 1252, simbolo della protesta allo strapotere dell inquisizione.

La grande diffusione di questi ordini portò a conflitti di notevole rilevanza, sia interni che esterni.

Internamente si pensi al dissidio tra i rigoristi legati al fondatore, che predicavano una povertà assoluta, e invece il gruppo dirigente che si formò nel tempo, composto da chierici colti; nemmeno la finzione giuridica di Gregorio 9, l usufrutto, bastò a smussare gli animi, la scontro si protrasse infatti negli anni con diversi episodi, fino alla condanna della povertà assoluta con Giovanni XXII nel 1323.

Governo delle anime, ruolo dei laici

Nel XII secolo la cristianizzazione dell occidente era compiuta, al di la di minoranze e regioni periferiche, eppure la chiesa capì solo ora come la conversione fosse stata superficiale, anche a causa della enorme diffusione delle diverse eresie, oltre alla sempre maggiore limitazione del potere vescovile in città per il laicato urbano sempre piu autonomo, basti pensare ai comuni. Da ciò derivò quindi uno sforzo della Chiesa di ristabilire le proprie istituzioni, a partire dal concilio del 12 secolo (III Lateranense) per arrivare a quello del 1215, IV Lateranense, nel contesto della cosidetta svolta pastorale della chiesa.

Il sistema parrocchiale

Il sistema parrocchiale si definì nella seria di quattro concilii del 12 secolo, fino a quello del 1215 (IV Lateranense) che consacrò la parrocchia come punto di riferimento fondamentale, portando invece al crollo e in molti casi alla scomparsa delle pievi; una serie di obblighi dell'ultimo concilio legarono i fedeli alle nuove strutture religiose: obbligo del prete al capezzale del moribondo, diffondere la predicazione regolare e le confessioni, ma sopratutto contrarre matrimonio davanti al proprio parroco e confessarsi almeno una volta l'anno e comunicarsi nella festa di Pasqua. La vita religiosa dei fedeli veniva così inquadrata in una struttura ben definita e capillare.

Una nuova pastorale

Dopo quindi l'affermazione ed il primato della chiesa romana, che si identificava col papato e la chiesa cattolica, con Gregorio VII alla fine della lotta per le investiture (1075, non è cattolico chi non è d'accordo con il papa), si trattò di creare una nuova pastorale per i fedeli laici, sopratutto attraverso l'uniformità delle pratiche religiose. Tale necessità divenne esigenza vitale nel 12 secolo per il diffondersi delle eresie e fu possibile dopo il Concordato di Worms tra papa Callisto II e l'imperatore Enrico V; passi importanti furono l innalzamento del privilegio del clero, preti in particolare, con una accurata formazione religiosa e maggiori controlli sui comportamenti morali (compito affidato ai vescovi, scarsi risultati). Si cercò di affermare dei precetti basilari, come il dovere di confessarsi con il parroco, il quale divenne una figura chiave così come la parrocchia lo era all'interno della rete ecclesiastica (principi del IV Concilio Lateranense).

La nuova partecipazione alla vita religiosa

Si aprirono cosi nuove possibilità di partecipazione alla vita religiosa, che portarono alla nascita di associazioni/confraternite, a donazioni, a partecipazioni di ogni tipo. Ci fu una vera trasformazione di mentalità nel 12 secolo: mentre prima era la stessa condizione laicale ad essere imperfetta di per se, ora si spostava l attenzione sul comportamento soggettivo, non più sulla grandezza della liturgia come a Cluny, o sullo status giuridico: erano le azioni dell'individuo, dalla crociata alla beneficenza, ad assumere rilievo.

Si parla quindi di una rivoluzione della carità, al servizio di deboli ed emarginati, che permise ai laici di trovare la propria personale strada per la salvezza eterna, con scelte molto diverse e particolari: le scelte si erano così moltiplicate, dagli ordini monastico-cavallereschi, all'assistenza dei poveri di Cristo in ospedali costuriti appositamente, a scelte di vita simili a quelle dei monaci.

La religiosità femminile

Capitolo a parte merita la religiosità femminile; se per buona parte del medioevo le donne erano emarginate ad una posizione di subordinazione, nell'epoca gregoriana (1075, Gregorio 7) si diffuse il culto mariano, con una rivalutazione della donna, basti pensare ai monasteri cistercensi quasi tutti intitolati alla Vergine Maria, grazie all'instancabile predicazione di Bernando di Chiaravalle (Clairvaux).

Ecco che tra 1100 e 1200 si aprì alle donne la strada della partecipazione religiosa anche grazie all'apertura delle gerarchie ecclestiastiche, ovviamente subordinate a determinate condizioni; si pensi alla badessa Ildegarda di Bingen che più volte andò a Colonia a predicare contro il catarismo.

Si diffusero così le confraternite ed i Terzi ordini mendicanti; si parla di un vero e proprio movimento femminile quasi autonomo e parallelo da quello citato sopra, come le sorelle della penitenza, o anche le converse, che provvedevano al funzionamento di monasteri e conventi.

I pellegrinaggi

I pellegrinaggi sono un altra caratteristica peculiare di quel fervore religioso che sfociò da una parte nelle diverse eresie, dall'altra negli ordini mendicanti e in generale nei movimenti di penitenza laici sopra descritti. Insieme al culto dei santi e delle reliquie fanno parte del fervore religioso dei secoli XII e XIII. Dai primi pellegrinaggi del IV secolo in Terrasanta, a quelli successivi nella Roma del papato, specie dopo che il pontefice proprio in questi secoli divenisse punto di riferimento per la remissione di peccati gravi; quindi San Martino di Tours, ma sopratutto Santiago di Compostela e sopra tutte la città santa, quella Gerusalemme in cui Cristo era vissuto e dove avrebbe avuto luogo la fine dei tempi.

Santiago crebbe d'importanza dopo la caduta di Gerusalemme nel 1187, sulla tomba dell'apostolo Giacomo che nel 884 aveva miracolosamente respinto gli arabi, da qui il nome di matamoros.

Ma i luoghi erano molteplici, dalla Canterbury che aveva visto l'assassinio di Thomas Becket nel 1170, a San Michele al Gargano per l'apparizione dell'Arcangelo, ai santuari nel sud della Francia.

Dopo la caduta dell'ultimo baluardo crociato nel 1291, San Giovanni d'Acri, crebbe l'attenzione su Roma, catalizzata poi dalla consuetudine del Giubileo a partire da Bonifacio 8 nel 1300 con la sua indulgenza plenaria, poi seguiti a intervalli sempre piu brevi, diventando un vero evento dispensatore di grazia (Bonifacio fu il successore del papa eremita CelEstino V, che riunciò alla carica, citato da Dante tra i pusillanimi). Gli intervalli passarono a 50, quindi 25 anni poi sempre meno, facendo divenire Roma la meta più visitata dai fedeli, compresi grandi sovrani, anche se gli intellettuali ecclesiastici spesso si opposero a questo rito di massa, predicando un pellegrinaggio spirituale.

Pellegrino mostra un crocifisso a due bambini
Pellegrino mostra un crocifisso a due bambini — Fonte: getty-images

Inquadramento ecclesiastico, religiosità nel tardo medioevo

Interni del palazzo dei papi ad Avignone
Interni del palazzo dei papi ad Avignone — Fonte: istock

Il Trecento concluse il periodo di rinnovamento della Chiesa, che dovette scendere a compromessi con i nuovi poteri laici, più forti ed organizzati, nonchè con le attese escatologiche e di un papa evangelico (ricorda teoria gioachimita sull'avvento della Terza era dello spirito santo), l'associazionismo laicale e le varie forme di pietà popolare di cui si è detto sopra.

Da Gregorio 7 si era cominciato a parlare di quella pienezza dei poteri del papa, in quella teologia del primato che toccò l'apice e piena definizione con Innocenzo III, il quale sostituì il titolo di vicario di Pietro in vicario di Cristo.

Fu proprio a metà Duecento che si affermò l'origine divina del potere, anche temporale, del papa; siamo all'epoca dello scontro e della scomunica dell'imperatore Federico II, in cui si affermò anche la piena identificazione della Chiesa con la persona del Papa (Roma è dove è il papa), che preparerà il trasferimento ad Avignone. Innocenzo III si può inoltre considerare il primo artefice del futuro Stato della Chiesa, volendo recuperare il controllo temporale della Chiesa su numerosi territori dell'Italia centrale.

La riserva pontificia

Bonifacio VIII ribadì in una celebre bolla il primato dell'autorità ecclesiastica, in tutti i campi compreso quello politico, sull'autorità laica/civile. Il suo arresto da parte di magistrati del re di Francia Filippo il Bello sancì la fine del legame tra poteri temporali e spirituali in vigore sin dall'epoca carolingia.

Poi nel 1356 Carlo IV concluse tale legame, conferendo ai principi elettori tedeschi il diritto di scegliere l'imperatore, relegando il papa ad un mero ruolo onorifico. Il primato teorico fu costruito a partire del 1100 sull'elaborazione del cosidetto diritto canonico del giurista Graziano, ossia un organico diritto ecclesiastico che inizialmente stabiliva la netta differenza tra laici ed ecclesiastici, che tra l'altro poneva i primi in posizione di subordinazione ai secondi. A ciò si aggiunsero  le lettere dei papi, che col tempo andarono a formare una sorta di corpus legislativo.

Una organizzazione centralizzata ed un'amministrazione efficiente degli organi della curia (camera apostolica, cancelleria) permisero l'aumento delle entrate e del controllo della chiesa sui territori; tra duecento e trecento si attuò quindi una razionalizzazione delle entrate e delle rendite, considerando anche il forte appoggio economico e politico alla fazione guelfa in Italia.

Per comprendere l'opera di allargamento del potere del papato romano si pensi che con Clemente IV nel 1265 e fino al secolo successivo si attuò una rivoluzione nell'ambito della politica dei benefici, ossia la rendita spettante agli ecclesiastici nell'esercitare il loro ufficio; in pratica si delegava la riserva pontificia (diritto di compiere nomine, che da Gregorio 7 spettava al clero locale) esclusivamente al Papa. In pratica si istituiva un controllo diretto della curia romana sui centri periferici, in tutta la cristianità occidentale, sottraendo poteri a metropoliti e capitoli cattedrali.

Questo sistema della riserva pontificia, che fu molto utilizzato dai papi di Avignone, ovviamente permetteva un aumento delle entrate in quanto i papi chiedevano delle somme ai beneficiari, comportando al tempo stesso uno squilibrio nel reclutamento del clero.

Bonifacio VIII
Bonifacio VIII — Fonte: getty-images

Il Duecento fu quindi caratterizzato da un conformismo che colpì anche i potenti laici, i quali appoggiarono il tentativo della chiesa di ordinare la vita religiosa dei fedeli: ciò permetteva loro di strutturare meglio il loro potere nella società.

Eppure non erano pochi i problemi da risolvere, ed il II Concilio di Lione del 1274 è particolamente importante in tal senso; dalla nuova crociata, al problema dello scisma con Costantinopoli, all'inquadramento della vita religiosa.

Furono affermate nuove regole per l'elezione del papa, alcune in vigore ancora oggi, per evitare lunghi periodi di vacanza, inoltre furono permessi solo quattro ordini mendicanti, gli altri soppressi: Minori (francescani), Predicatori (domenicani), Carmelitani e Agostiniani.

La vicenda dei Francescani spiega bene la complessità dei processi di omologazione; fin da inizio 200 si era formata nell'ordine una fazione detta degli Spirituali, raccolti intorno al Testamento di Francesco come regola dell'ordine, cosa che il papato aveva respinto, ma col generalato di Bonaventura il gruppo si era consolidato; i Minori si dovevano basare sul principio di povertà secondo il volere del fondatore, cosa che ovviamente si scontrava con la recente politica papale.

Pietro Giovanni Olivi guidò gli Spirituali nel duecento, influenzando molto i devoti anche laici dell'ordine; lo scontro tra Spirituali e Conventuali arrivò al papato, che cercò di riportare i primi al controllo dei capi dell'ordine, attuando poi una serie di azioni molto drastiche, come scacciare alcuni Spirituali dai conventi, isolandoli, o addirittura mettere al rogo dei frati come eretici, cosa che fece Giovanni 22 a inizio 300.

Beghini venivano chiamati i laici sostenitori della corrente spirituale (differenti dalle beghine dei paesi bassi e da altri gruppi nelle Fiandre) che infatti furono visti con sospetto dai vertici della Chiesa.

La feroce repressione che colpì anche i beghini come eretici, non si fermò e arrivò al vertice dell'ordine, quando nel 1322 frate Michele da Cesena abbracciava la corrente rigorista, affermando la povertà di Cristo e degli Apostoli, affermazione dichiarata eretica. La repressione continuò in Francia e Italia fino a circa il 1335, assumendo anche connotazioni politiche (spirituali appoggiavano Lodovico il Bavaro, in contrasto coi papi avignonesi), ma in sostanza non alterò la presenza pastorale dei frati francescani, così diffusi.

Il periodo della cosidetta cattività Avignonese durò del 1309 al 1377 e costituì un momento di svolta per la Chiesa, in cui i papi ripresero lo stretto rapporto con la corona francese, a partire da Clemente V che fu il primo a spostarsi ad Avignone.

Il rapporto tra Roma e Parigi in realtà durava dal 1266, da quando cioè il papa chiamò il fratello del re di francia Luigi IX, Carlo d'Angiò, a prendere il regno di Sicilia agli svevi, acerrimi nemici del papato (pensa a Federico II scomunicato); certo Bonifacio 8 si era scontrato con la corona, ma era stato solo un episodio, tanto che il trasferimento ad Avignone era una sorta di proseguio di quel rapporto di collaborazione tra re e papa. Qui la curia si riorganizzò, reclutando cardinali, vescovi e in generale chierici sopratutto dal clero francese, costruendo una burocrazia competente e meno propenso alle tensioni e alla corruzione presente a Roma.

Nel periodo avignonese ci fu il massimo sforzo di attuare quell'assetto di monarchia assoluta papale così fortemente cercato nell'epoca post-gregoriana; ricordiamo che nel 300 cominciò a formarsi lo Stato della Chiesa come entità politica e potenza europea, ma cmq la chiesa occidentale di 300 e 400 fu quella romana e cattolica.

Santa Caterina da Siena
Santa Caterina da Siena — Fonte: getty-images

Santa Caterina da Siena

Il ritorno avvenne nel 1378 con Gregorio 11, anche grazie alla minacciose profezie di Caterina da Siena, ma una volta eletto il successivo Urbano 6 si verificò il cosidetto Grande Scisma tra Roma e Avignone, in quanto venne eletto in Francia papa Clemente 7, tanto che per trent'anni i due collegi elessero i propri pontefici. A ciò va aggiunta la guerra tra Francia ed Inghilterra, che aderivano alle due diverse correnti. Lo stesso sistema beneficiale divenne uno dei più gravi problemi, andando ad incidere sulla ricchezza del papato e creando spesso confusione sulla competenza di alcuni territori; la situazione fu di eccezionale importanza, visti i principi ed i sovrani coinvolti, nonchè la durata e lo sconvolgimento dell'ordine che si era cercato nel 200 e 300. attraverso lo strumento del Concilio, da sempre simbolo dell'unità della Chiesa cristiana, si cercò di risolvere lo scisma, arrivando nel 1409 ad avere addirittura 3 papi, i due scismatici più quello eletto dal concilio stesso. 

Il Grande Scisma si concluse sempre grazie all'intervento conciliare, con la rinuncia dei due papi alla propria carica e l'elezione di un cardinale della famiglia Colonna, Martino V nel 1417 al concilio di Costanza. Il concilio cercò allora di ottenere un'autorità persino superiore al potere papale, per poter rivedere il sistema verticistico con cui la chiesa era organizzata, ma nonostante dibattiti ed interventi di intellettuali e teologi, entro metà 400 il potere era tornato saldamente nelle mani del papa.