Chichibio e la gru: trama, parafrasi e personaggi della novella di Boccaccio

Chichibio e la gru: trama, parafrasi e personaggi della novella di Boccaccio A cura di Vincenzo Lisciani Petrini.

Trama, parafrasi e personaggi di Chichibio e la gru, la quarta novella della sesta giornata del Decameron di Boccaccio "sotto il reggimento di Elissa". Il tema principale della novella è la Fortuna.

1Introduzione a Chichibio e la gru

VI Giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio
VI Giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio — Fonte: getty-images

Può una battuta toglierti dai guai? Puoi cavartela con un motto arguto e assurdo in una situazione che ti vede con le spalle al muro? Boccaccio è convinto di sì e nella VI giornata del Decameron ci racconta tante novelle in cui assistiamo all’arte della parola esemplata in un motto arguto. Qui vanno di scena Chichibìo e il suo padrone Currado Gianfigliazzi. E una donna desiderata e la famosa gru, naturalmente.

2Chichibio e la gru: trama

Giovanni Boccaccio
Giovanni Boccaccio — Fonte: getty-images

«Chichibio, cuoco di Currado Gianfigliazzi, con una presta parola a sua salute l'ira di Currado volge in riso e sé campa dalla mala ventura minacciatagli da Currado».

Nella sesta giornata, sotto il reggimento di Elissa, la quarta novella è narrata da Neifile, la quale ci parla di Chichibìo, cuoco di Currado Gianfigliazzi. È un cittadino «notabile, liberale e magnifico», molto Rico dunque, e ha una stile di vita cavalleresco. Un giorno Currado caccia con il suo falcone nei pressi di Peritola una gru giovane e grassa e così, tornatosene a casa soddisfatto, la affida al suo cuoco veneziano Chichibio. Questo Chichibio sarà anche un bravo cuoco, ma è sicuramente «bergolo», cioè un gran bel chiacchierone. Comunque, ricevuto l’ordine, si mette all’opera.  

Accade però che quando la gru era praticamente ormai cotta, spandendo in aria il suo bel profumino, attira l’attenzione di una «femminetta», Brunetta, di cui Chichibìo era molto innamorato. Brunetta, sicura del suo ascendente su Chichibìo, chiede una coscia della gru, ma il cuoco le risponde canticchiando: «Voi non l’avrete da me, donna Brunetta, voi non l’avrete da me».

Non proprio intelligente Chichibio, perché anziché temporeggiare e spiegare la situazione si mette nei pasticci da solo: Brunetta, coglie l’occasione al volo, e gioca con il ricatto: «Giuro su Dio che se non me la dai [la coscia], voi non avrete da me alcuna cosa che vi piaccia!» Parole pesanti e piuttosto esplicite. Chichibìo si vede perduto e, pur di non perdere la possibilità di stare in amorosa lotta con Brunetta, le cede la coscia.

Purtroppo per il cuoco veneziano, Messer Currado Gianfigliazzi ha quella sera ospiti a cena: davanti a loro si para lo spettacolo della gru con una sola coscia. Il cuoco viene immediatamente fatto chiamare per avere spiegazioni. Messo spalle al muro, Chichibìo risponde che le gru, in base a quel che ne sa, hanno solo una gamba e quindi una sola coscia. E se non ci crede sarà lieto di mostrarglielo di persona. Currado vorrebbe montare su tutte le furie, ma si trattiene per via degli ospiti.

Decameron di Boccaccio
Decameron di Boccaccio — Fonte: getty-images

Currado acconsente a questa dimostrazione, e guai a lui se non è così (e ovviamente non è così, le gru hanno due gambe e due cosce). La mattina seguente i due vanno vicino al fiume dove dormono le gru: Chichibìo cammina come un condannato a morte, tanto vorrebbe darsela a gambe. Giunti sulla riva del fiume, ecco le gru addormentate, e… colpo di scena: sono proprio su una gamba sola! A Chichibìo non sembra vero e subito comincia a dire al padrone «Vedete che avevo ragione? Le gru hanno una gamba sola come io vi avevo detto!» Ma Currado, sornione, pronto a gustarsi la vendetta, dice: «Adesso ti mostro io se ne hanno due». E fatto un bel grido, un bel «oh-oh!» Che risuona per la campagna, ecco che, tirata fuori l’altra zampa, le gru volano via. «Ebbene?», chiede Currado. «Che te ne pare ghiottone? Hanno una o due zampe?»

E qui Chichibìo ha un colpo di genio: «Ebbene sì, messere, ne hanno due, ma ieri sera non avete mica gridato oh-oh! Se così aveste fatto, ella avrebbe certamente tirato fuori l’altra gamba». Currado scoppia a ridere mostrandosi un vero uomo di spirito, apprezzando la bella battuta del suo cuoco. E gli confessa ridendo: «Hai ragione, avrei dovuto ben farlo». E così, ridendo, i due si rappacificano.

3Temi di Chichibio e la gru

Boccaccio dedica ai motti e alle facezie l’intera VI giornata che, infatti, contiene le novelle più brevi di tutta l’opera. I motti di spirito solevano concludere gli exempla medievali in cui si raccontavano gesta e frasi celebri (facta et dicta) di santi o di grandi uomini del passato, ma anche di gente comune. Il valore degli exempla è infatti tutto nella morale che vogliono raccontarci e sottolineano l’intelligenza del protagonista. Da tempo circolavano compilazioni di questi episodi i quali vanno a creare il terreno fertile su cui crescerà la novella italiana che, guarda caso, farà leva proprio sul motteggiare.

Si tratta di un’eredità che viene dal mondo latino, da Cicerone e da Quintiliano in particolare, i quali definivano il motto «urbanitas dicti», cioè motteggio urbano, cittadino, del tutto diverso dalla «rusticitas» delle parole dei villani, che offendevano pesantemente usando non motti ma dileggi veri e propri. Dunque il motto è espressione della città e della superiore intelligenza di qualcuno: è un arte che si può imparare, anzi è quasi un obbligo per chi frequenta l’alta società.

I valori celebrati da Boccaccio in questa novella sono sia l’intelligenza sia la fortuna nell’avere avuto un’ispirazione improvvisa e giusta. La battuta infatti non è un compito semplice e lo sappiamo tutti molto bene per esperienza. Quante volte proviamo a dirne una e non fa ridere e la gente attorno a noi ride perché non sappiamo far ridere? Come quando raccontiamo una barzelletta – una novelletta appunto – senza riuscire ad arrivare al punto o sbagliando la battuta finale.

No, non è facile fare motti: Boccaccio ci spiega – implicitamente – che per fare dei buoni motti devi essere rapido, veloce, leggero, esatto, molteplice… caratteristiche che un giorno Italo Calvino avrebbe approfondito nelle Lezioni americane, parlando della letteratura del nuovo millennio (il nostro cioè). E poi pensaci: ogni gruppo di persone (una classe di scuola, una famiglia, un gruppo di amici) ha qualcuno che sa fare battute meglio degli altri, come una specie di giullare.

Qui però incontriamo Chichibio, un cuoco neanche troppo furbo, non certo un uomo che possiede con sicurezza l’arte della parola, che però con un’ispirazione improvvisa inventa una battuta memorabile; infatti, dice Neifile, prima di raccontare la novella, «la fortuna ancora, alcuna volta aiutatrice de’ paurosi, sopra la lor lingua subitamente pone di quelle che mai, ad animo riposato, per lo dicitore si sarebbe potute trovare». Insomma, a volte diciamo della battute talmente geniali che non sembrano farina del nostro sacco.

La fortuna e l’intelligenza si accompagnano sempre nell’opera: come dirà Machiavelli un secolo dopo di Boccaccio, la fortuna è l’occasione – lo stampo – su cui imprimere l’intelligenza. Se le gru non fossero state a dormire e quindi su di una sola zampa, non ci sarebbe stata l’occasione per la battuta; ma l’aver saputo fare quella battuta è per Chichibìo il segno di un’intelligenza verbale la cui ispirazione è misteriosa.

4Analisi di Chichibio e la gru

Il racconto si articola in tre sequenze, ciascuna ambientata in tre luoghi diversi. Questi sono rispettivamente: la cucina, la sala da pranzo e il fiume in campagna dove avviene la battuta del protagonista.

Nella prima scena ci sono Chichibio e Brunetta, situazione tipica del corteggiamento popolare con l’uomo che canzona la donna e viceversa (come nei contrasti medievali, più o meno). Il linguaggio di questa scena è popolaresco, basso, con l’utilizzo di echi del linguaggio veneziano.

La seconda scena ci proietta in una mensa signorile in cui Currado si presenta nella sua veste ufficiale di padrone di casa. Di fronte alle assurde spiegazioni di Chichibio, Currado sceglie di non adirarsi ma di provocarlo ad una prova mostrando ai suoi commensali di non essere una persona squilibrata, ma garbata e raffinata anche nel modo di arrabbiarsi con un subalterno e di punirlo.

La terza scena vede i due cavalcare fianco a fianco: nei loro cuori albergano due sensazioni molto diverse. Currado sta pregustando la sua vendetta; Chichibio sta meditando sull’imminente punizione. Ma la situazione che si crea e la battuta finale rendono i due improvvisamente simili, sullo stesso piano, almeno per quanto riguarda lo spirito, lo humour diremmo, che li accomuna e li appacifica. Chichibio è un ladro eppure ha saputo rubare e difendersi dall’accusa uscendone alla grande, con arguzia e genialità: dunque se viene deprecato per il furto, viene lodato per la sua intelligenza. È un cambio di mentalità assoluto rispetto al medioevo.

5Personaggi di Chichibio e la gru

Giovanni Boccaccio
Giovanni Boccaccio — Fonte: ansa

Chichibìo è un cuoco veneziano e Boccaccio conosce bene i veneziani, che sono per molti aspetti simili ai napoletani, persone istrioniche e piene di chiacchiera, ma anche intelligenti per costituzione, anche quando non sono delle cime. Inoltre Firenze, si badi bene, è profondamente antiveneziana. 

Chichibìo si lascia irretire da Brunetta, una «femminetta» dice Boccaccio, termine con cui di solito indica una donna popolana vezzosa, furba ed egoista. È lei a far scattare il conflitto alla base della trama: con furbizia si fa dare la coscia della gru senza preoccuparsi delle conseguenze per il povero cuoco. 

Currado Gianfigliazzi è un personaggio storico e rappresenta i valori urbani della buona società fiorentina, capace di apprezzare l’arte della parola e l’intelligenza nella sua forma più alta: il saper fare motti. 

Ah, e poi c’è la gru che naturalmente ha due zampe e non una. 

6Chichibio e la gru: ascolta la novella in podcast

Ascolta l'audiolezione dedicata a Chichibio e la gru all'interno del nostro podcast sul Decameron di Boccaccio.

Ascolta su Spreaker.

7Guarda il video su Chichibio e la gru

    Domande & Risposte
  • Qual è il tema principale della novella Chichibio e la gru?

    Sono le risposte argute e la loro efficacia.

  • In quale giornata si svolge la novella Chichibio e la gru?

    Sesta giornata, quarta novella.

  • Chi è Chichibio?

    Un cuoco veneziano al servizio di Currado Gianfigliazzi, ricco banchiere fiorentino.