Che cos’è l’ermeneutica?

Di Redazione Studenti.

Significato dell’ermeneutica e spiegazione della sua funzione nelle varie epoche storiche

ERMENEUTICA

Che cos'è l'ermeneutica
Che cos'è l'ermeneutica — Fonte: istock

La parola ermeneutica deriva dal greco e si può tradurre con il concetto de l’arte della spiegazione, del chiarimento, della traduzione. E’, insomma, il sistema che analizza testi letterari, giuridici, storici… e ne fornisce il significato, il senso più profondo.
L’ermeneutica si applica a diversi campi, ovvero tutti quelli in cui è necessario fornire una spiegazione più approfondita dei testi di quel settore. Ad esempio l’ermeneutica biblica studia il significato dei testi sacri; l’ermeneutica artistica è il metodo attraverso il quale si studiano e si interpretano le opere d’arte e così via.

IL COMPITO DELL'ERMENEUTICA

Dunque il compito dell’ermeneutica non finisce con la lettura di un testo ma deve individuarne il significato profondo. A tal fine cerca di entrare nella mentalità dell’autore e di conoscere il contesto storico, culturale e sociale in cui ha agito. Tutto, insomma, serve a chiarire meglio il significato di ciò che è stato scritto.

L'ERMENEUTICA NEL RINASCIMENTO

L’ermeneutica ha avuto interpretazioni e sfumature diverse nel corso della storia e nelle diverse discipline che se ne sono servite. Ad esempio nel Rinascimento il teologo Roberto Bellarmino l’ermeneutica – vista nella “tradizione della Chiesa” - è necessaria all’interpretazione delle Scritture.

Spinoza va ancora oltre e dice che ne’ la fede ne’ la tradizione possono dare una corretta interpretazione delle Scritture. Per capirne il vero significato le Scritture vanno trattate come testi storici, scritti da persone diverse in momenti diversi. Non è lo strumento della rivelazione divina e le profezie e i miracoli vanno interpretati, spiegati… perché raccontati in epoche in cui gli uomini non conoscevano le cause di certi fenomeni e li hanno raccontati attraverso eventi soprannaturali.

L'ERMENEUTICA NELL'ILLUMINISMO

Durante l’Illuminismo si va oltre: il teologo tedesco Chladenius - considerato il fondatore della nuova ermeneutica – sostiene che nell’interpretare un testo si debba anche tener conto della visione del mondo di chi interpreta il testo.

L'ERMENEUTICA SECONDO GADAMER

Nel Novecento Gadamer afferma l’universalità dell’ermeneuticae del primato della dimensione storico-linguistica rispetto a ogni forma possibile di pensiero e di sapere” (Treccani).
Lo scopo di Gadamer è infatti quello di mettere in luce le condizioni del comprendere, di mostrare che il comprendere sia il modo d’essere dell’esistenza stessa e che esso coincida con un tipo di sapere che persegue una conoscenza obiettiva e neutrale del mondo.

E’ possibile interpretare solo attraverso pre-comprensioni o pre-giudizi: la mente non è una tabula rasa, ma ha linee orientative provvisorie che costituiscono una serie di decodificazione dell’interpretato. Ciò che si deve comprendere è quindi già in parte compreso; questo tipo di processo è definito circolo ermeneutico ed è una condizione positiva del conoscere, in quanto unica maniera per accedere all’interpretato. Tale teoria porta a una riabilitazione dei pregiudizi, dell’autorità e della tradizione:

  • i pregiudizi non sono necessariamente negativi o falsi, ma esistono anche giudizi legittimi; essi fanno parte della nostra realtà di esseri sociali e storici, tanto che la loro eliminazione porterebbe all’annullamento del nostro io;
  • l’autorità non implica necessariamente obbedienza cieca e abdicazione alla libertà, ma è un atto di riconoscimento dei propri limiti e dell’intelligenza dell’altro, concedendo fiducia al giudizio altrui;
  • l’uomo non può collocarsi fuori dalla tradizione, in quanto questa fa parte della sostanza storica del suo essere.

Il lavoro di interpretazione implica che l’interpretato sia a metà tra il familiare e l’estraneo, dovuto alla lontananza temporale tra interpretato e interpretante, riempito dalla tradizione; infatti, secondo il concetto di “storia degli effetti”, l’interprete può accingersi all’opera di interpretazione solo sulla base di interpretazioni già date e l’attività ermeneutica si configura come un dialogo tra presente e passato e una fusione degli orizzonti. Tutti i caratteri dell’esperienza ermeneutica esistono come linguaggio; il linguaggio è assoluto e intrascendibile ed è tutt’uno con la nostra esperienza, tanto da arrivare a definire un’ontologia ermeneutica, per cui l’essere è linguaggio, e quindi interpretazione, per cui tutte le forme di vita, in quanto linguaggio, possono essere esperite e comprese. Il procedimento di “autodisvelamento” dell’essere attraverso il linguaggio è interminabile, per questo, l’ermeneutica stessa è costitutivamente aperta e strutturalmente parziale, quindi finita.