Charles Baudelaire: biografia, libri e poesie

Charles Baudelaire: biografia, libri e poesie A cura di Laurène Suau.

Biografia, opere e stile di Charles Baudelaire, poeta maledetto, esponente del simbolismo, autore della raccolta di poesie I fiori del male

1Baudelaire e lo spleen

Charles Baudelaire, 1857: poeta e critico d'arte francese
Charles Baudelaire, 1857: poeta e critico d'arte francese — Fonte: getty-images

Baudelaire ha fatto entrare nella lingua francese una parola inglese “spleen”, che appartiene al lessico medico e significa “umore nero”. La parola descrive lo stato d’animo che deriva da quest’ “umore nero”: noia, angoscia dell’esistenza, disgusto di tutto, scoraggiamento che provoca crisi accompagnate da allucinazioni, malinconia esasperata che accentua l’angoscia del Tempo. 

Ma per Baudelaire questo sentimento è ancora più radicale e profondo del male del secolo dei primi Romantici, e si accompagna ad un’aspirazione all’ideale, l’esatto sentimento contrario.

In Il mio cuore messo a nudo scrive: “Ci sono in ogni uomo, ad ogni ora, due postulazioni simultanee, una verso Dio, l’altra verso Satana. L’invocazione a Dio, o spiritualità, è un desidero di salire di grado, quella di Satana o animalità, è una gioia di scendere giù”. Baudelaire ha vissuto sotto il segno del paradosso: nel cuore dell’uomo è presente la battaglia della carne contro lo spirito, dell‘inferno contro il cielo, di Satana contro Dio

Le poesie delle due grandi raccolte di Baudelaire, I fiori del male e il Spleen di Parigi, raccontano quest’itinerario doloroso ed esaltante, la scoperta della Bellezza diventa la chiave di questo dilemma. La complessità della poetica di Baudelaire è la complessità stessa dell’arte moderna, la vocazione è di rinunciare agli stereotipi e alle semplificazioni per stabilirsi “nel cuore della realtà” (scrive Van Gogh).  

2Biografia di Baudelaire

La vita di Charles Baudelaire è breve, vive 46 anni, riflette l’immagine del poeta maledetto, bohème (scapigliato) e geniale.

2.1Una giovinezza movimentata

L’infanzia di Charles Baudelaire è stata traumatizzante. Alla sua nascita nel 1821 a Parigi, suo padre ha sessanta anni, sua madre ventisei. Il padre muore quando Charles ha sei anni, e la giovane madre vedova si risposa un anno dopo con il comandante Aupick, un militare promesso a una gloriosa carriera. Charles odia Aupick al punto di sollecitare gli insorti delle barricate del 1848 a fucilare il comandante. L’adolescente è mandato in collegio a Lione, in seguito espulso per indisciplina. 

La sua vita dissipata e scapigliata preoccupa la madre e il padre adottivo che lo spingono a viaggiare. Nel 1841, Baudelaire si imbarca per l’India ma non arriverà mai a Calcutta: durante il viaggio si annoia e sbarca nell’isola Mauritius dove viene colpito da una forte nostalgia e decide di tornare in Francia. Questo viaggio però gli lascerà un certo gusto per l’esotismo. 

2.2Lusso e lavoro

Ritratto di Charles Baudelaire di Emile Deroy
Ritratto di Charles Baudelaire di Emile Deroy — Fonte: ansa

Di ritorno a Parigi, Baudelaire prende possesso dell’eredità lasciata dal padre ma sperpera i suoi averi con una velocita incredibile, cedendo al gusto per il lusso e comprando oggetti d’arte. Inizia ad indebitarsi e così sua madre decide di assumere un tutor finanziario che solo ogni mese fornisce a Charles una piccola parte dell’eredità. 

Questa limitazione viene vissuta come un’umiliazione dal giovane uomo, diviso tra un sentimento di rivolta contro la famiglia e il forte desiderio di vedere sua madre riconoscere il suo talento di poeta. Baudelaire diventa giornalista e critico d’arte. Traduce anche Edgar Allan Poe (1809-1849) che scopre con passione e frequenta gli intellettuali dell’epoca.

2.3Lo spleen di Baudelaire e l’ideale

Nel 1848 Baudelaire, travolto da un sentimento rivoluzionario, crea un giornale, il Saluto pubblico, che viene pubblicato solo due volte ma il colpo di Stato di Napoleone calma i suoi ardori. Baudelaire si rifugia nel dandismo, la sua vita è caotica. Ha diverse storie sentimentali, quella con Jeanne Duval è tumultuosa.

Si dedica ai “Paradisi artificiali” (pubblicherà sotto questo nome una raccolta di poesia nel 1860): hashish, oppio e vino. Scrive molto, nel 1857 I fiori del male è pubblicato e molte poesie sono condannate per immoralità. Una nuova versione rimaneggiata con diverse parti cancellate esce nel 1861. Nel 1862 Baudelaire scrive Lo Spleen di Parigi.   

È sempre molto depresso e pieno di debiti. Parte per il Belgio dove viene colpito da un attacco che lo lascia semiparalizzato e afasico. Dopo un anno di sofferenza murata nel silenzio, Baudelaire si spegne il 31 agosto 1867.  

3Il pensiero e l’opera di Baudelaire

3.1L’importanza dell’immaginazione in Baudelaire

Come Edgar A. Poe, Baudelaire è convinto che l’ispirazione dipenda da una meditazione lucida e non da un istinto irrazionale.  

In parallelo alla sua attività di poeta pratica ed elabora le sue proprie teorie sull’arte, come sostenevano i romantici: l’artista deve decifrare la natura, svelarne i significati nascosti e le armonie segrete e per farlo si lascia guidare dalla sua immaginazione. Il pittore Delacroix, il musicista Wagner, lo scrittore Poe hanno espresso attraverso le loro opere profonde e malinconiche, quello che l’immaginazione suggerisce all’uomo moderno: la nostalgia dell’infinito, del sogno, di un altrove che può essere raggiunto soltanto attraverso la rappresentazione mentale.  

3.2La malinconia e la modernità

Ritratto di Charles Baudelaire di Gustave Courbet
Ritratto di Charles Baudelaire di Gustave Courbet — Fonte: ansa

Baudelaire ha una visione della modernità pessimista. Il mondo moderno, spietatamente dominato dalla ricerca dell’utile, dal progresso tecnico, dai soldi, tende secondo lui a rigettare la bellezza e considerarla inutile.

Ai margine della società tuttavia, l’artista isolato e incompreso scopre delle forme singolari della bellezza dove la malinconia è la principale componente. “Ho trovato la definizione del Bello, del mio Bello. È qualcosa d’ardente e triste, qualcosa un po’ vago, lasciante spazio alla congettura. […] Il mistero, il rimpianto sono anch’essi caratteri del Bello” (Fusées). Incomprensibile al borghese sazio, la bellezza moderna è marcata dalla sofferenza; il poeta e l’artista la contemplano nello “specchio stregato” della loro immaginazione.

3.3Il genio della poesia francese

Theophile Gautier con la sua famiglia. Poeta francese, leader del gruppo dei poeti parnassiani, che influenzò Baudelaire
Theophile Gautier con la sua famiglia. Poeta francese, leader del gruppo dei poeti parnassiani, che influenzò Baudelaire — Fonte: getty-images

Classico nella sua predilezione per il sonetto e l’alessandrino, romantico di temperamento, sedotto dal formalismo dei parnassiani (I Fiori del Male sono dedicati a Gautier), realista nella scelta delle situazioni e del lessico, Baudelaire riesce a realizzare una sintesi molto personale. Alla modernità del contenuto si contrappone la forma classica.  

Baudelaire diventa così il modello degli scrittori decadenti, impregnati di paradisi artificiali e di satanismo, così come dei poeti simbolisti, convinti dell’importanza di immaginazione e delle analogie.  

4I Fiori del Male

4.1Storia e cronologia delle pubblicazioni

La prima edizione di I Fiori del male del 1857 comprende un poema introduttivo intitolato Al lettore, seguito da cento poesie divise in cinque sezioni. Lo scandalo scoppia velocemente che si concluderà con un processo per immoralità. Baudelaire viene condannato e sarà riabilitato solo nel 1949. “Che cos’è questa regola che mira a creare dei cospiratori anche nell’ordine tranquillo dei sognatori?” scriverà Baudelaire dopo la sentenza.

A seguito del processo, Charles a malincuore prepara una nuova edizione de I Fiori del male pubblicata nel 1861 dove ci sono 126 poesie (35 nuove composizioni e senza le poesie censurate), riorganizzate in 6 sezioni. Nell’edizione postuma de I Fiori del male del 1868 ci saranno 25 poesie in più: quelle eliminate della prima edizione e altre composizioni.

4.2La provocazione in Baudelaire

I fiori del male di Charles Baudelaire: dipinto di Charles Maurin, 1891
I fiori del male di Charles Baudelaire: dipinto di Charles Maurin, 1891 — Fonte: ansa

Il titolo della raccolta, I Fiori del male, volontariamente provocatorio (Baudelaire aveva anche pensato a intitolarlo “Le Lesbiche”) suggerisce che esiste un fascino per il male e che i fiori possano esistere in questo contesto, come i fiori che crescono nella terra. Questa nascita miracolosa è l’opera del poeta. Come gli alchimisti dell’Antichità, quest’ultimo trasforma una realtà che l’esperienza umana ha reso impura e dolorosa in una materia preziosa e eterna: La poesia. “Mi hai dato il tuo fango e io ne ho fatto oro” scrive Baudelaire in un progetto di epilogo per la seconda edizione. 

Per Baudelaire il male è d’altronde una nozione complessa che comprende lo sconforto, la decadenza sociale, il vizio, la malattia fisica e il tormento metafisico di un’anima che non crede in Dio.

4.3La struttura de I Fiori del male

Le sei sezioni, dalle dimensioni molto diverse, delineano un’elaborazione poetica a partire dai conflitti interiori del poeta che vuole sfuggire dalla realtà oppressiva fino a concludere che l’unico viaggio possibile è quello che porta alla morte.

Al lettore rivela la condizione tragica dell’essere umano, sottomesso al male e alla noia.

Spleen e ideale (poemi I-XXXV) espone la situazione del poeta, diviso tra l’aspirazione alla purezza, la perfezione dell’ideale e il peso dello “spleen”, parola inglese che definisce una forma incurabile e dolorosa di noia. Sono 42 poemi, divisi in 4 “cicli”, sono dedicati all’amore e alle sue diverse sfumature, l’amore:

  • sensuale di Jeanne Duval;
  • spiritualizzato di Madame Sabatier;
  • tenero e consolante di Marie Daubrun;
  • l’ultimo ciclo evoca figure femminili meno precise. Il ricorso all’arte o all’amore si conclude con una sconfitta.
Busto di Charles Baudelaire ai Giardini del Lussemburgo, Parigi
Busto di Charles Baudelaire ai Giardini del Lussemburgo, Parigi — Fonte: istock

Quadri parigini (poemi LXXXVI-CIII), una sezione aggiunta alla seconda edizione di I fiori del male, presenta una Parigi livida e allucinata, dove il poeta persegue le fantasie della propria immaginazione tentando di trovare l’oblio, ma la città luogo di corruzione lo riporta alla sua solitudine.

Il vino (poemi CIV-CVIII) è un elogio ambiguo dell’esaltazione e dei sogni che nascono dall’alcool, rimedio illusorio dei disperati e degli artisti.

Fiori del male (poemi CIX-CXVII) si concentra sulla scostumatezza e il crimine, due scappatoie allo spleen, tanto seducenti quanto illusorie.

Rivolta (poemi CXVIII-CXX) sposta la ricerca della salvezza sotto il segno di Satana “principe degli esiliati” e protettore degli oppressi, contro un Dio “bugiardo”.

La Morte (poemi CXXI-CXXVI) concepisce soltanto un’unica speranza al di là della realtà, è l’ultima illusione per fuggire dal male di vivere.

5Lo strazio esistenziale di Baudelaire, la Bellezza e il Tempo

Nel titolo I Fiori del male il poeta pone subito il libro sotto il segno della contraddizione, un tema nel cuore della vita e dell’opera del padre della poesia moderna: “Da bambino, ho sentito nel mio cuore due sentimenti contraddittori: l’orrore della vita e l’estasi della vita” (Il mio cuore messo a nudo). Baudelaire vede il mondo organizzato tra due forze opposte e complementari: l’artista è sia un genio sia un parassita, la donna a volte un angelo consolatore o un demonio tentatore, la città attrae come respinge, la morte è la speranza suprema ma anche la sconfitta suprema.

Charles Baudelaire circondato dai fantasmi. Illustrazione, per I fiori del male, di Georges Rochegrosse
Charles Baudelaire circondato dai fantasmi. Illustrazione, per I fiori del male, di Georges Rochegrosse — Fonte: getty-images

L’ambiguità dell’universo di Baudelaire si applica anche alla nozione di bellezza, aspirazione dolorosa e rifugio ultimo del poeta (poema Inno alla bellezza,”Spleen e Ideale”XX!). Al di là di questa visione ambivalente, Baudelaire condivide la posizione dei parnassiani e cioè l’idea che la Bellezza eterna e l’arte che ne è il suo riflesso sono le uniche armi contro la realtà ripugnante e il tempo.  

Il tempo, in particolare, è il vero nemico dell’uomo e si manifesta in un modo violento e crudele (Il nemico, “Spleen e Ideale, X). È un mostro che distrugge la forza vitale. Il passato è pieno di rimorsi, il presente è insopportabile e il futuro della poesia è minacciato. La sezione “Spleen e Ideale” finisce con la costatazione della sconfitta del Uomo di fronte al Tempo.

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