Cesare Beccaria: biografia, pensiero e libri

Cesare Beccaria: biografia, pensiero e libri A cura di Marta Ferrucci.

Biografia e opere di Cesare Beccaria, protagonista dell'Illuminismo italiano e autore del Dei delitti e delle pene, contro la tortura e la pena di morte

1Biografia di Cesare Beccaria

Ritratto di Cesare Beccaria
Ritratto di Cesare Beccaria — Fonte: getty-images

Alla metà del Settecento Milano, pur essendo suddita dell'impero austriaco, si afferma come una delle città italiane più importanti dal punto di vista intellettuale, aperta alle influenze filosofiche più innovative che provengono dalla Francia ed in cui le teorie illuministe trovano terreno fertile, ad un punto che proprio qui queste trovano maggiore diffusione e radicamento.  

Tra le personalità meneghine legate a questo nuovo movimento una delle più importanti è senz'altro quella di Cesare Beccaria. Proveniente da famiglia nobile, si forma nel collegio gesuitico di Parma e poi studia, con molto successo, legge a Pavia, dove si laurea nel 1758. È molto attivo nella vita culturale e mondana della città, e si lega strettamente ai fratelli Verri, Alessandro e Pietro.  

Nel 1760 si unisce con Teresa Blasco in un matrimonio osteggiato dal padre poiché la giovane Teresa è di condizione sociale inferiore a Cesare Beccaria; da questa unione nasce Giulia, futura madre di Alessandro Manzoni.  

Nello stesso anno si avvicina alle idee filosofiche di Montesquieu e Rousseau, cosa che lo fa aderire definitivamente al movimento illuminista, ma nella sua formazione ha un ruolo molto importante anche il legame e l'influenza dei fratelli Verri

Gli anni '60 sono gli anni che segnano la massima attività ed il massimo impegno di Beccaria: frequenta l'Accademia dei Pugni e collabora intensamente con la rivista Il Caffè in cui si impegna a difendere l'importanza della cultura e della sua diffusione, ed il ruolo attivo svolto dalle riviste e dai giornali in questa direzione. 

Nel 1764 avviene la prima pubblicazione di Dei diritti e delle pene, opera polemica in cui Beccaria, forte della sua conoscenza giuridica, esamina molti aspetti delle pratiche processuali dell'epoca individuando una serie di difetti che impedivano alla giustizia di essere, di fatto, applicata in maniera equa e giusta: il volume è un successo e procura molta fama al suo autore. 

Dei delitti e delle pene di Beccaria. Sesta edizione, 1766. Museo del Risorgimento, Milano
Dei delitti e delle pene di Beccaria. Sesta edizione, 1766. Museo del Risorgimento, Milano — Fonte: getty-images

Nella stesura dell'opera Beccaria riceve un appoggio importante dai fratelli Verri, con i quali decide di andare a Parigi: nell'intenzione dei tre, il viaggio avrebbe dovuto consacrare gli illuministi italiani nel più importante centro culturale europeo. Tuttavia la missione si risolve in un fallimento: dopo un mese Beccaria rompe i rapporti con i Verri e torna in patria. 

Qui prende ad isolarsi dal gruppo degli illuministi meneghini e ricopre la carica di professore di economia politica presso le Scuole Palatine e nel 1771, avvicinatosi al governo asburgico, diventa membro del Supremo Consiglio di economia. Muore nella sua città nel novembre del 1794

2Cesare Beccaria e l’Illuminismo

Il fallimento del viaggio parigino può essere spiegato dalle tensioni nei confronti dei fratelli Verri, verso i quali Beccaria nutre un forte senso di gratitudine ma dai quali, cosciente delle proprie possibilità, desidera acquistare indipendenza. In effetti il rapporto con queste due personalità si rivela fondamentale nella formazione di Beccaria, in particolare quella di Pietro, considerato il padre dell'illuminismo milanese. 

Ma è soprattutto nelle fila dell'illuminismo francese che vanno ricercate le influenze più importanti. Giurista e lettore di Rousseau, Beccaria condivide l'idea che le società umane si basino su un contratto, inteso come accordo in grado di tutelare i diritti dei singoli individui e di garantire la stabilità complessiva dell'ordine che la società si è data. 

Nella sua opera Beccaria intende il delitto non come una violazione del diritto divino, il cui rispetto è qualcosa che appartiene alla sensibilità personale del singolo, ma come una violazione di quel contratto sociale che tutela la stabilità delle società umane, e che va sanzionato in quanto tale. 

Tra gli intellettuali francesi che hanno influenzato il pensiero del giurista meneghino troviamo nomi importanti del movimento illuminista come il filosofo Voltaire, l’enciclopedista Diderot ed Étienne de Condillac, filosofo promotore del pensiero sensista, secondo il quale la conoscenza del mondo passa attraverso la mediazione dei sensi, che sono il primo strumento di contatto e rapporto con il mondo. 

3Dei delitti e delle pene: analisi e argomentazioni contro la pena di morte

Un giudice rifiuta l'offerta di una testa mozzata da un carnefice. Frontespizio del saggio "Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria
Un giudice rifiuta l'offerta di una testa mozzata da un carnefice. Frontespizio del saggio "Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria — Fonte: getty-images

Il nome di Cesare Beccaria è indissolubilmente legato a quest’opera nella quale il pensatore milanese propone una radicale riforma del modo stesso d’intendere la giustizia ed il rapporto che deve esserci tra i delitti e le pene, motivo per cui egli dedica l’opera ai sovrani illuminati del suo tempo, che indica come benefattori dell’umanità. Le idee alla base del trattato sono di tipo contrattualistico ed utilitaristico: le leggi che governano la società devono essere sottoposte al consenso dei governati ed avere come fine quello di garantire il più alto grado possibile di felicità al maggior numero possibile di persone. 

Le istanze portate avanti da Beccaria riguardano anzitutto la tassatività della legge penale, cioè il fatto che un’azione possa essere definita reato solo se un preciso articolo di legge la definisce come tale, un principio teso a limitare la discrezionalità dei giudici durante i processi, e la generalità della legge, cioè il fatto che nessuno possa considerarsi al di sopra di essa: questo principio mirava soprattutto ad abbattere i vari privilegi che permettevano ai nobili di sottrarsi alle pene dopo aver commesso un delitto. 

Su un piano più strettamente procedurale Beccaria propone di distinguere la figura dell’accusatore da quella del giudice, per promuovere l’imparzialità di giudizio di quest’ultimo, e che le leggi vengano scritte in modo chiaro e comprensibile da chiunque, sia per permettere a tutti i cittadini una corretta conoscenza delle leggi che per limitare la pratica dell’interpretazione delle leggi. 

Statua di Cesare Beccaria a Milano
Statua di Cesare Beccaria a Milano — Fonte: istock

Beccaria promuove l’idea che gli accusati abbiano dei diritti processuali garantiti ed anche il principio della presunzione d’innocenza, cioè che nessuno possa essere trattato come colpevole finché non è riconosciuto come tale secondo le norme di legge. 

Quest’ultimo principio è alla base di una delle grandi riforme proposte da Beccaria ed esposte nel capitolo intitolato Della tortura, in cui argomenta i motivi per cui la tortura, diffusissima pratica inquisitoria dell’epoca, va condannata senza esitazioni. 

L’altro grande tema polemico dell’opera è contenuto nel capitolo Della pena di morte, in cui viene messa in discussione la prerogativa monarchica di comminare la pena di morte. Questo diritto non è infatti accettato dalle varie volontà particolari che stringono il contratto sociale, quindi non è accettabile a livello giuridico. Essa non è nemmeno utile sul piano sociale, poiché non funziona né come deterrente né come punizione per i colpevoli, e manca totalmente quello che dovrebbe essere il vero obiettivo della pena, cioè quello della riabilitazione del reo. 

Il saggio di Beccaria diventa il fulcro di un dibattito che si estende rapidamente a livello europeo, diventando sia oggetto di critiche che di elogi. Nel 1786 Pietro Leopoldo, granduca di Toscana è il primo sovrano ad abolire la pena di morte