Cent'anni di solitudine

Di Redazione Studenti.

Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez: riassunto del romanzo, recensione e frasi del capolavoro ambientato a Macondo

Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcìa Márquez

Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcìa Márquez: riassunto, personaggi, recensione e frasi
Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcìa Márquez: riassunto, personaggi, recensione e frasi — Fonte: ansa

Gabriel Garcìa Márquez è nato ad Aracataca , nella Colombia atlantica, il 6 marzo 1928. Come giornalista ha soggiornato in Francia, Messico e Spagna; in Italia è stato allievo del Centro sperimentale di cinematografia. Ha esordito con un breve romanzo “Foglie morte” nel 1955, cui sono seguiti “Nessuno scrive al colonnello” (1961), i racconti raccolti ne “I funerali della Mamà Grande” (1962), “La mala ora” (1962) e “Cent’anni di solitudine” (1967), considerato il suo capolavoro. Alcune delle sue opere: “L’autunno del patriarca” (1975), “Cronaca di una morte annunciata” (1981), “L’amore ai tempi del colera” (1985) e la raccolta di articoli “Taccuino di cinque anni 1980 – 1984” (1991). Nel 1982 a Gabriel Garcìa Márquez viene assegnato il premio nobel per la letteratura.

Cent'anni di solitudine riassunto

Cent’anni di solitudine è la storia della famiglia Buendia e del villaggio, chiamato Macondo, fondato dai sui capostipiti: Ursula e José Arcadio. La saga comincia con la paura di Ursula che, essendo la cugina di José Arcadio e una donna saggia ma superstiziosa, teme di generare un figlio con la coda di maiale.

La famiglia però nel frattempo si moltiplica normalmente con il passare del tempo e sembra proprio che tutti i componenti vogliano inconsapevolmente inseguire un solo destino: quello di generare un figlio con la coda di maiale.

Ogni personaggio di Cent'anni di solitudine insegue una meta, che alla fine si rivela effimera: dagli amori irraggiungibili o proibiti dei personaggi femminili, ai sogni, il più delle volte mai realizzati, dei personaggi maschili.

Tutto il racconto è come una ruota  che, appunto, nel giro di cent’anni, ritorna sempre al punto di partenza: ogni “eroe” vive il suo destino ineluttabile di solitudine. Una sorta di circolo vizioso da cui pare non si possa uscire.

Il colpo di scena arriva alla fine del romanzo: il figlio di Amaranta Ursula e Aureliano ha una coda di maiale. La madre muore dopo il parto e Aureliano lascia morire anche suo figlio. Non gli dà pace però la sua voglia di scoprire cosa nascondono le pergamene di Melquiades, lo zingaro chiaroveggente, che praticamente fondò Macondo con Ursula e José Arcadio. Come improvvisamente illuminato, capisce che lo zingaro aveva già previsto la sorte della famiglia, aveva visto come i componenti della famiglia avrebbero vissuto ogni istante e lo aveva scritto in quelle misteriose pergamene che nessuno era mai riuscito a tradurre.

La morte dello stesso Aureliano è descritta in ogni dettaglio: morirà non appena finirà di leggere le pergamene, perché le stirpi condannate a cent’anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra.   

Incipit di Cent'anni di solitudine

"Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito."

Cent'anni di solitudine, recensione

I Buendia, le cui 5 generazioni sono i protagonisti di Cent'anni di solitudine, sono segnati da un destino che si ripete per ogni discendente. Infatti agli uomini della famiglia vengono dati gli stessi nomi e in base a questi presentano gli stessi caratteri: i Jose Arcadio presentano il fisico massiccio, sono estroversi, energici, ma destinati ad un’esistenza solitaria, mentre invece gli Aureliano sono minuti solitari introversi ma dotati di chiaroveggenza. Una costante di Cent'anni di solitudine è la guerra civile che dura a fasi alterne durante tutta la storia di Macondo.

Cent’anni di solitudine è un libro formativo, molto laborioso e per questo non basta leggerlo una sola volta, ma più volte per poter cogliere meglio i particolari e la vera essenza del libro. Tutte le storie dei singoli personaggi di Cent'anni di solitudine colpiscono per la loro tragicità.

Ogni personaggio rappresenta i caratteri umani, ingigantiti. Per esempio, la laboriosità della matriarca; il colonnello Aureliano la violenza; Remedios la purezza.

In Cent'anni di solitudine c'è una peculiare organizzazione dello spazio che sconvolge il tempo. Troviamo infatti "l'irrompere della fantasia nel passato di ognuno” e presente, passato e futuro si mescolano stravolgendo l'ordine cronologico. Il tempo assume quindi un’enorme importanza, poiché in certi punti sembra non passare mai mentre in alcune parti scorre freneticamente, e penso che l’autore abbia voluto dare quest’effetto per inserire Macondo un un’atmosfera surreale.

Cent'anni di solitudine, frasi

  • "Lo zingaro veniva deciso a restare nel villaggio. Era stato nella morte, effettivamente, ma era tornato perché non aveva potuto sopportare la solitudine."
  • "Il colonnello Aureliano Buendía comprese a malapena che il segreto di una buona vecchiaia non è altro che un patto onesto con la solitudine."
  • "Non si muore quando si deve, ma quando si può."
  • "Fece costruire a sua moglie una stanza da letto senza finestre in modo che i pirati dei suoi incubi non avessero da dove entrare."
  • "La vita le si esauriva nel ricamo del sudario. Si sarebbe detto che ricamava durante il giorno per disfare il lavoro di notte, e non con la speranza di sconfiggere in quel modo la solitudine, ma tutto al contrario, per sostenerla."
  • "Nella furia del suo tormento cercava inutilmente di provocare i presagi che avevano guidato la sua gioventù lungo sentieri di pericolo fino al desolato ermo della gloria."
  • "Non riusciva a capire come mai aveva avuto bisogno di così tante parole per descrivere la guerra, quando ne bastava solo una: paura."