Cavalleria rusticana di Giovanni Verga, analisi del testo

Di Redazione Studenti.

Analisi del testo della novella di Verga Cavalleria Rusticana di Giovanni Verga, tratta dalla raccolta Vita dei campi. Trama e commento

CAVALLERIA RUSTICANA, TRAMA

Un'immagine tratta dall'opera lirica Cavalleria rusticana
Un'immagine tratta dall'opera lirica Cavalleria rusticana — Fonte: getty-images

La novella Cavalleria Rusticana di Giovanni Verga è tratta dalla raccolta Vita dei campi.

Narra la storia di Turiddu Macca, un contadino siciliano che, tornato dal servizio militare, trova la sua innamorata, Lola, fidanzata con un altro. Il nuovo compagno di Lola si chiama Alfio, ed è un carrettiere molto più ricco di Turiddu: ha quattro muli in stalla, mentre la madre di Turiddu ha dovuto vendere la loro unica mula.

Dopo un po' i due si sposano, e Turiddu, per vendicarsi, corteggia Santa, figlia di Massaro Cola, “ricco come un maiale”, che abita di fronte alla casa di Alfio. Lola si indispettisce e un giorno invita Turiddu a casa sua di notte.

Santa se ne accorge e riferisce ogni cosa a Alfio che sfida Turiddu a duello tra i fichi d'India della Canziria. I due protagonisti si affrontano all’ alba: Alfio viene ferito per primo ma si piega a terra, afferra una manciata di polvere e acceca Turiddu gettandogliela negli occhi. Poi lo colpisce con tre coltellate. La storia finisce tragicamente con la morte di Turiddu.

CAVALLERIA RUSTICANA, ANALISI DEL TESTO

Nella novella troviamo l'inizio di un proverbio: "la volpe quando all'uva non ci potè arrivare..." e l'allusione al proverbio ”quando il gatto non c'è i topi ballano”. L'uso dei proverbi, in Verga, ricorda una saggezza arcaica, capace di evocare un mondo mitico ormai  morente, ricco di valori e tradizioni, ma anche di pregiudizi.

I dialoghi sono molto importanti, come quello tra Lola e Turiddu, tra Santa e Turiddu, tra Alfio e Turiddu, perché il discorso diretto  dà spontaneità al testo, ma anche autenticità.

Nella novella troviamo tre macrosequenze:

  • Il ritorno di Turiddu dopo il militare e l'incontro con Lola. Qui Turiddu, dapprima fiero con la sua divisa, è umiliato e ferito per l’indifferenza della ragazza.
  • Il desiderio di vendetta di Turiddu.
  • Alfio uccide Turiddu.

La storia sembra svolgersi da sola. Verga utilizza per questo il vicinato, composto da gente che parla e sparla: ”i vicini se lo mostravano con un sorriso”. Si ha l'impressione che l'autore voglia restare fuori, che voglia essere assente: è come se la storia venisse scritta da Verga ma raccontata da qualche contadino del paese.

Il testo descrive anche il modo di vivere dei contadini.

La novella inizia con una sequenza descrittiva in cui viene presentato il protagonista, Turiddu Manca, figlio della ‘gna Nunzia. L'accostamento del nome della madre a quello del figlio mostra il ruolo importante che la madre ha nella novella, pur non comparendo direttamente.

Turiddu, anche se inizialmente appare come il bellimbusto del paese, rivela presto di essere “un vinto”: Lola lo ha abbandonato, la madre si è dovuta vendere l'unica mula e un pezzetto di vigna mentre lui faceva il servizio militare. La narrazione è dominata da una prosa “parlata” intessuta di dialoghi e utilizza il discorso indiretto libero, che rende bene la tecnica dell’impersonalità tipica di Verga.

Ci sono numerose parole e frasi dialettali: ”racinedda”, ”facemu cuntu ca chioppi e scampau,e la nostra amicizia finiu” ma, la frase come il termine, sono isolati per mezzo del corsivo. Verga, nelle sue opere, non ha voluto usare il dialetto per evitare di restringere il libro in un ambito regionale. Tuttavia, ha utilizzato la lingua italiana intessuta di espressioni e vocaboli dialettali, adatta a caratterizzare i suoi personaggi.

La soluzione linguistica finale è, quindi, originale. Tutto il testo è scritto così, nella parlata dei contadini, con dei diminuitivi e l'uso del Voi al posto del Lei.

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La novella dipinge anche un comportamento sociale: l'importanza della ricchezza, per cui la dimensione materiale sembra contare molto. Per esempio, fare un buon matrimonio è importante: lo vediamo con Lola, che preferisce sposare Alfio perché più ricco. Cola, il padre di Santa, è "ricco come un maiale" perché vignaiuolo. Avere soldi in Verga dà fierezza e orgoglio, come Lola quando” si metteva sul ballatoio, con le mani sul ventre per fare vedere a tutti i grossi anelli d'oro”.

La religione (anche se Verga è ateo) è molto importante: regola la vita del paese. I nomi sono cristiani, come Santa; la novella parla di pellegrinaggio (viaggio), di processione, della confessione. Evoca la Pasqua e la messa. La parola “Dio” appare nei dialoghi: “Gesùmmaria”, ”Iddio”.

Nella novella si evince anche la differenza di ruoli fra moglie e marito: la moglie è in casa o in chiesa mentre il marito è all'esterno. Gli uomini hanno il loro onore: se qualcuno li offende, devono reagire: Alfio affronta Turiddu in un duello e nessuno lo ferma. C'è persino un codice speciale, il bacio della sfida: Turiddu “strinse fra i denti l'orecchio del carrettiere, e così gli fece promessa solenne di non mancare”.

Cavalleria rusticana è una novella molto ricca di sentimenti, di azioni, di dettagli, e tutto questo la rende viva. Qui gli elementi passionali si inseriscono in una indagine sui problemi sociali che conosceva l'Italia. Si tratta di una storia straziante, talmente drammatica che è stata adattata all'opera nel 1890 da Pietro Mascagni.