Catullo: vita, opere e contesto storico

Di Micaela Bonito.

Vita, opere e contesto storico nel quale visse Catullo, uno dei più famosi poeti latini autore dei Carmina Docta e delle Nugae.

CATULLO

Catullo è stato uno dei più grandi poeti latini, autore di un Liber dedicato a Cornelio Nepote, che contiene Nugae - sciocchezze - carmi ed epigrammi. 

Noto al grande pubblico per il celebre Odi et Amo, ha in realtà composto molto di più. Resti della sua villa sono ancora visibili a Sirmione, sul lago di Garda, dove si trovano le Grotte che lo hanno reso celebre anche agli amanti della storia dell'arte e dell'archeologia.

Catullo, biografia

Grotte di Catullo
Grotte di Catullo — Fonte: istock

Gaio Valerio Catullo nacque a Verona intorno all’84 a.C. Ben pochi sono i dati biografici in nostro possesso.
Sappiamo che non ancora ventenne si stabilì a Roma dove incontrò una donna molto nota nei salotti mondani e politici dell’epoca.

Con questa donna, chiamata Lesbia nei suoi carmi (da identificare con Clodia, la sorella del capofila della pars democratica, che venne ucciso da Milone), Catullo intrecciò una storia d’amore che segnò la sua vita privata e artistica.
A roma il poeta ebbe la possibilità di conoscere importanti personaggi del mondo letterario (come Cinna, Cornelio Nepote, Asinio Pollione) e del mondo politico, quali Cesare e Cicerone.

Nel 60 a.C. il fratello di Catullo morì nella Troade: in occasione di un viaggio in Bitinia il poeta visitò la sua tomba, e da questo episodio nacque un carme (c. 101, che diverrà poi il modello seguito da Foscolo per il suo componimento “In morte del fratello Giovanni”).

Tornato dalla Bitinia, Catullo soggiornò per qulche tempo a Sirmione, dove la sua famiglia possedeva una villa; la sua morte si colloca intorno al 54 a.C.

Contesto storico

Giulio Cesare
Giulio Cesare — Fonte: ansa

Al contrario di personaggi come Cicerone e Sallustio che furono protagonisti attivi della vita politica del I secolo a.C., Catullo rimase lontano dalla politica aderendo ad un modello di vita diverso, introdotto da una nuova corrente letteraria: il neoterismo.
Il neoterismo fu, insieme all’epicureismo in filosofia, il fenomeno più vistoso delle trasformazioni culturali che investirono Roma nel momento in cui la città si impose come dominatrice del Mediterraneo con la graduale assimilazione delle forme più raffinate della poesia ellenistica, in seguito alla definitiva conquista del mondo greco.

Il termine neòteroi o poetae novi, usati da Cicerone in senso spregiativo mette in risalto il carattere di novità di questo tipo di poesia, che rompeva ogni legame con l’epos tradizionale.  Questi autori, provenienti per lo più dalla Gallia Cisalpina, sostennero quel rinnovamento che era già stato anticipato dal circolo di Lutazio Catulo nel II secolo a.C.

Questi poeti si rifacevano ai grandi poeti ellenistici greci del III sec a.C., propugnando un tipo di poesia di intrattenimento, lontana da qualsiasi fine di propaganda ideologica e nazionalistica.

Il poeta novus rinunciava a qualsiasi elemento estraneo alla sua personale esperienza di uomo e di artista e rivendicava l’ideale di otium letterario, da dedicare ad un tipo di poesia intesa come lusus, come gioco (e lo stesso Catullo chiamerà alcuni suoi carmi nugae, ovvero inezie, sciocchezze).

Caratteristiche di questo tipo di poesia erano:

  • La brevitas, ovvero l’uso di componimenti brevi, quali l’epillio, l’elegia o l’epigramma;
  • L’erudizione, poiché questi componimenti sono ricchi di richiami allusivi alle opere poetiche dei poeti greci;
  • Il labor limae, il lavoro di limatura, la cura formale e stilistica a cui ogni carme è sottoposto.

Lo sviluppo di questo nuovo linguaggio fu graduale: infatti si parla di preneoterici, con riferimento ai poeti della cerchia di Lutazio Catulo, poi di neoterici veri e propri. La distinzione è da mettere in relazione alla lenta assimilazione di modelli greci che con Catullo raggiunse la piena maturità.

Questo poeti incontrarono il disprezzo dei ceti tradizionalisti, poiché da parte loro non era condiviso questo ideale di vita, lontano dagli affari politici, e dedito all’otium e al disimpegno più totale.

Il poeta novus costituiva il rovesciamento dell’ideale aristocratico di civis romanus, tutto foro e politica. Cicerone definiva i neoteroi con l’espressione dispregiativa cantores Euphorionis, cioè imitatori di Euforione di Calcide, uno dei poeti più raffinati dell’ellenismo.

Modelli per i neoteroi furono molti poeti greci, alcuni dei quali si trovavano in quel periodo a Roma: ad esempio Posidonio di Apamea, Partenio di Nicea e Filodemo da Gadara; tuttavia, al di là delle influenze dirette il modello principale era Callimaco, vissuto nel III sec a.C.

Esponenti di rilievo del neoterismo, oltre a Catullo, furono Valerio Catone, Elvio Cinna, Licinio Calvo, Memmio, Quinto Ortensio Ortalo. Quasi tutti provenivano dalla Gallia Cisalpina e tutti legati da una un’amicizia tale da far pensare ad un vero e proprio circolo letterario.

Questo, in breve, il contesto culturale nel quale Catullo si distinse in modo particolare.

Catullo, opere

La raccolta dei carmi catulliani, il Liber, dedicato a Cornelio Nepote, comprende 116 componimenti dei quali non conosciamo la cronologia: l’ordine dei carmi, infatti, non fu curato dal poeta, ma da chi evidentemente si occupò della pubblicazione del libro.

I componimenti sono distribuiti in tre sezioni in base alla loro struttura metrica: 

  • I primi 60, le nugae (inezie), sono i metri vari, in cui predominano argomenti legati all’esperienza personale del poeta, quali l’amore, l’amicizia, le preferenze letterarie, gli avversari; 
  • I carmi 61-68, detti carmina docta, sono in esametri e in distici elegiaci e hanno una notevole estensione, in cui l’apparato mitologico e l’erudizione sono presenti in modo più massiccio e più chiaramente legato alle fonti alessandrine; 
  • I componimenti dal 69 al 116 sono epigrammata in distici elegiaci, in cui ritornano gli argomenti legati alla sfera privata del poeta.

Le Nugae

Anche se il significato di questo termine potrebbe far pensare il contrario, questi componimenti, in realtà, inezie non sono. Dietro l’apparente immediatezza di questi carmi, si cela un accurato lavoro di labor limae e una solida doctrina.

Il lettore esperto ed erudito avrebbe sicuramente colto le numerose allusioni ai modelli dei poeti greci arcaici e alessandrini: ma la grandezza del poeta sta nel reinventare questi modelli, rendendo vivi e sentiti anche gli elementi convenzionali.

Basti pensare al modo in cui, nel c. 3, egli va al di là dello schema degli epigrammi alessandrini sulla morte degli animali, fondendo gli accenti del rimpianto del passero caro a Lesbia con quelli dell’affetto per la donna amata; o al modo in cui nel carme del phaselus, c. 4, amplia lo schema degli epigrammi dedicatori nel lungo racconto delle peripezie della navicella.

Quanto detto vale anche per gli epigrammi dedicati a Lesbia, nei quali la realtà della vicenda privata si intreccia in continuazione con la finzione poetica: le vicende amorose sono rese attraverso una pluralità di motivi, dall’invito a vivere e ad amare, alla ridicolizzazione delle altre donne indegne di essere paragonate a Lesbia, alla disperazione nei momenti di crisi, fino alla denuncia della fides tradita.

Ma, come abbiamo già detto, gli argomenti sono diversi e vari: molti i carmi dedicati ad amici come Veranio e Fabullo, che sono tra i più cari. Ad esempio nel c. 9 il poeta esulta quando viene a sapere che Veranio è tornato incolume da un viaggio in terra lontana; nel c. 13, Fabullo è il destinatario di uno spiritoso invito a cena, al quale dovrò presentarsi con tutto l’occorrente, compresa una candida puella; a volte è il confronto artistico a determinare l’occasione di un incontro, come nel c. 50, in cui si parla di una sfida poetica tra Licinio Calvo e lo stesso Catullo.

È chiaro che per Catullo il termine amiciti, che nella società romana indicava le amicizie in senso di alleanze e rapporti politici, ha ormai assunto una valenza privata, più vicina al nostro modo di sentire questo sentimento.

Per quanto riguarda l’amore, per il poeta è l’unico sentimento per cui valga la pena vivere: nei suoi carmi troviamo tutte le fasi di una storia d’amore, dal folle innamoramento, fino alla delusione per i tradimenti della propria amata, verso la quale la passione rimane intatta (amor) ma inizia a venire meno la stima per le (il bene velle; c. 72), rimanendo così sopeso tra i due sentimenti opposti tra l’odio e l’amore (Odi et amo, c.85).

Nonostante Catullo viva questo amore fuori dalle regole sociali, per designare la sua storia con Lesbia utilizza termini come foedus (amoris) o fides, parole che appartengono alla sfera semantica del linguaggio politico istituzionale, ma che lui ha privatizzato per indicare quei valori, che sono gli unici a garantire la lealtà di un rapporto.

Carmina Docta

In questi carmi Catullo dà sfoggio della sua più elevata doctrina e dimostra maggiormente il suo legame alla poesia alessandrina.

Il c. 61 è un epitalamio per le nozze di Manlio Torquato con Vinia Aurunculeia, che viene invitata a lasciare la casa del padre per recarsi in quella dello sposo. La descrizione della cerimonia nuziale contiene notazioni di costume italico ed elementi del folklore romano.

Il c. 62 ha la forma di un contrasto, sul tema del matrimonio tra un coro di fanciulli ed uno di fanciulle, in cui i primi lodano Vespero, la stella di Venere che suggella l’unione nuziale, mentre le seconde esprimono la ritrosia della sposa nel lasciare la casa materna.

Il c.63 racconta il mito di Attis, che viene descritto nel suo aspetto patetico, secondo le norme della poesia alessandrina: la cupa rappresentazione dei culti orientali, però, risente di un atteggiamento ostile al costume greco, tipico dell’ambiente politico romano di stampo conservatore.

Il c. 64, un esempio di epillio ellenistico, narra le nozze di Peleo e Teti, i genitori di Achille: sulla vicenda principale si innesta il mito di Arianna, abbandonata da Teseo su un’isola, poi raccolta e sposata da Bacco.

Qui l’apparato erudito-mitologico ha la funzione di approfondire i sentimenti dei personaggi e per introdurre l’elemento patetico.

Il c. 66 è la traduzione di un noto poemetto d’età ellenistica scritto da Callimaco, la Chioma di Berenice, nel quale si narra la vicenda della regina Berenice, sposa di Tolomeo III sovrano d’Egitto, la quale avrebbe offerto in voto la sua chioma agli dei per favorire il ritorno felice del marito dalla guerra.

Il c.67 è un esempio di paraklausithyron, il canto davanti alla porta dell’innamorata; Catullo usa però l’apostrofe alla ianua (porta) in senso ironico: la porta protagonista del suo carme non è quella dell’amata, ma appartiene ad una casa di Brescia, i cui padroni conducono una vita viziosa.

L’ultimo dei carmi dotto, il c. 68, è considerato uno dei più belli del liber ed occupa un ruolo di assoluta preminenza nella produzione neoterica, a causa della sua funzione di archetipo della poesia elegiaca latina: in esso, la mescolanza di generi letterari si manifesta nella fusione tra epistola poetica, poesia mitologica, elegia d’amore, lamento funebre.

Il mito serve a chiarire lo stato psicologico del poeta; e nella fusione tra mito e realtà, si intrecciano anche gli accenti di amore per Lesbia con il dolore per la morte del fratello, il dolore del presente con il ricordo del passato, e su tutto domina il sentimento d’amore, che dulcem curis miscet amaritiem (v.18).

Catullo, pensiero

Cicerone
Cicerone — Fonte: ansa

Catullo insieme agli altri poeti neoterici si fa portavoce di valori nuovi e di uno stile di vita diverso da quello tradizionale, poichè lontano dalla vita pubblica e politica.

Questo comunque non significa che il poeta fosse indifferente alla politica: egli infatti compose carmi contro Cesare e il suo favorito Mamurra, contro Cicerone, contro i disonesti Nonio e Vatinio.

L’avversione per Cesare non deve sembrare in contrasto con l’adesione del poeta ai valori avversi alla morale tradizionale. Non dimentichiamo che Catullo e i suoi sodales rappresentavano pur sempre la classe dirigente e i ricchi proprietari.

Le loro simpatie di conseguenze andavano alla fazione filosenatoria, di cui condividevano interessi, anche se non i valori, e la loro ostilità si rivolge ai populares, di cui Cesare era rapresentante.

La novità costituita dall’esperienza poetica di Catullo e degli altri poetae novi non sta dunque in una particolare scelta ideologica, quanto in ciò che essi rappresentarono all’interno della società romana.

Il loro ideale di vita era nuovo, come insolito il rilievo che assumeva in loro l’esperienza amorosa: a ciò si deve aggiungere il modo più moderno di considerare la donna, la concezione non tradizionale della famiglia, il diverso modo di porsi con gli amici, il peso grandissimo che assume la pratica letteraria nei confronti delle occupazioni tradizionali dell’aristocratico romano.