Caterina de' Medici: biografia e politica

Caterina de' Medici: biografia e politica A cura di Edoardo Angione.

Vita e politica di Caterina de' Medici, figlia di Lorenzo de' Medici, una delle donne più potenti del XVI secolo che governò sulla Francia per un quarantennio

1Chi è Caterina de’ Medici?

Caterina de' Medici (1519-1589)
Caterina de' Medici (1519-1589) — Fonte: getty-images

Caterina de’ Medici (13 aprile 1519 – 5 gennaio 1589) è stata una delle donne più potenti del XVI secolo. Fu dal 1547 al 1549, sotto il regno di Enrico II, la regina consorte di Francia, ed in seguito reggente di Francia dal 1560 al 1574. Di fatto, questa donna di cultura italiana governò la Francia fino a pochi mesi prima di morire. In questo testo cercheremo di capire quali furono le sue politiche, perché è considerata una figura storica importante, ed in che modo è stata ricordata dagli storici. 

2Caterina de’ Medici: i primi anni

Ritratto di Lorenzo di Piero de’ Medici, duca di Urbino. Opera di Raffaello Sanzio
Ritratto di Lorenzo di Piero de’ Medici, duca di Urbino. Opera di Raffaello Sanzio — Fonte: getty-images

Figlia di Lorenzo di Piero de’ Medici, duca di Urbino, e di una nobildonna francese con sangue borbonico, Maddalena de la Tour d’Auvergne, Caterina trascorse la sua infanzia tra Roma e Firenze, immersa fin da subito nella cultura e nella politica. Poco prima di compiere il suo primo mese di vita, Caterina era rimasta orfana di entrambi i genitori, ma l’importanza della famiglia Medici era tale da garantirle un futuro brillante, in particolare grazie a suo zio, papa Clemente VII.   

Fu quest’ultimo ad utilizzare la piccola duchessa di Urbino come cardine di una strategia matrimoniale che univa gli interessi della famiglia Medici e della Curia romana. Nel 1533, dopo lunghe e complesse trattative, la quattordicenne Caterina sposò Enrico, duca d’Orleans, figlio minore del re di Francia. A celebrare le nozze, presso la cattedrale di Marsiglia, fu lo stesso Clemente VII.   

I Valois erano la famiglia reale di Francia, mentre i Medici, per quanto potenti, discendevano da commercianti e banchieri: un legame del genere non mancò di generare qualche perplessità in Francia. Tuttavia in questi anni Francesco I puntava al predominio in Italia, ed un’unione con una delle famiglie più importanti d’Italia fu una precisa scelta strategica. 

Caterina aveva una personalità forte, ma nei primi tempi il suo ruolo a corte fu di secondo piano: Clemente VII era morto nel 1534, e suo marito divenne erede al trono soltanto nel 1536. In questo contesto Caterina seppe muoversi con discrezione. 

Enrico II di Francia (1519-1559)
Enrico II di Francia (1519-1559) — Fonte: getty-images

Soltanto dopo 10 anni, nel 1544, Caterina, che era stata considerata sterile, iniziò a svolgere quelli che allora erano considerati i doveri dinastici di una regina, generando il primo figlio dell’erede al trono, nonostante il fatto che suo marito avesse un’amante, Diane de Poitiers. Nei successivi anni ne nacquero in tutto ben dieci, di cui soltanto sette riuscirono a sopravvivere. Caterina, che nel frattempo divenne regina nel 1547, ne curò personalmente l’educazione. 

La regina, ormai il fulcro della vita di corte, acquisì un’influenza sempre più forte anche nei confronti del marito. Attorno a lei si riunì una fazione composta da fuoriusciti fiorentini, che puntarono per qualche anno, senza successo, a contrastare la preminenza spagnola in Italia. 

3Il regno di Francesco II (1559-60)

Ritratto di Jeanne d'Halluin, dama della regina di Francia Caterina de' Medici. Olio su legno di Corneille de Lyon
Ritratto di Jeanne d'Halluin, dama della regina di Francia Caterina de' Medici. Olio su legno di Corneille de Lyon — Fonte: getty-images

Nel 1559, dopo dodici anni di regno, Enrico II morì in circostanze accidentali. Iniziava così per Caterina un trentennio di reggenza. Sotto la sua supervisione si sarebbero successi i regni di tre dei suoi figli maschi, tutti morti in giovane età: Francesco II (1559-60), Carlo IX (1560-74), ed Enrico III (1574-89). Soltanto l’ultimo sopravvisse alla madre, e soltanto di pochi mesi. Rimasta vedova, la regina adottò per tutta la vita abiti neri secondo la consuetudine italiana, e contrariamente a quella della corte di Francia, che prescriveva il bianco.   

Fin da subito Francesco II, tredicenne, debole e malato, conferì a Caterina i poteri di governo. In realtà, l’influenza sul monarca fu esercitata in particolar modo dagli zii di sua moglie Maria Stuarda, i fratelli Francesco e Carlo di Guisa

Costoro, a capo della fazione cattolica di corte, riuscirono ad imporre per qualche tempo una politica religiosa piuttosto intollerante e violenta nei confronti degli ugonotti. Con il supporto della Spagna, principale potenza dell’epoca, e del papato, l’estremismo cattolico puntava a dominare la corona di Francia dall’interno. 

Congiura di Amboise, 1560: l'esecuzione dei congiurati
Congiura di Amboise, 1560: l'esecuzione dei congiurati — Fonte: getty-images

Dopo la fallita congiura di Amboise (1560), in cui la borghesia ugonotta aveva tentato di rapire il re sottraendolo alla tutela dei Guisa, Caterina iniziò a prendere cautamente contatti con la fazione ugonotta, nel duplice tentativo di mitigare lo strapotere dei Guisa e di arrivare ad una pace religiosa.  

Il 5 dicembre del 1560, con la morte prematura del sedicenne Francesco II, con un’acuta manovra politica, Caterina riuscì ad arginare i Guisa ottenendo l’elezione al trono di Carlo IX, che aveva ancora dieci anni, assumendo personalmente il governo del regno come reggente per la seconda volta, ma stavolta in modo più saldo.  

4Caterina de’ Medici e la politica di tolleranza

Per Caterina il decennio tra il 1560 ed il 1570, contraddistinto da tre guerre civili, dal problema dell’estremismo cattolico, e dai tentativi di instaurare una relativa tolleranza, fu particolarmente intenso. Nel 1561, con il supporto del cancelliere Michel de l’Hospital, la regina tentò di portare i leader delle due fazioni religiose, cattolici ed ugonotti, a risolvere i propri conflitti. Con i colloqui di Poissy (settembre-ottobre 1561) la regina tentò di avviare trattative teologiche per l’unione, ma senza ottenere successi.  

Con l’Editto di tolleranza di Saint-Germain (17 gennaio 1562), si consentì agli ugonotti una certa libertà di assemblea e di religione, riconoscendo di fatto, nella monarchia di Francia, la presenza protestante. Allo scopo di garantire sicurezza alla fazione ugonotta, inoltre, gli venne concesso di tenere quattro piazzeforti: La Rochelle, La Charité, Montauban e Cognac. La fazione cattolica si rifiutò tuttavia di approvare l’editto, abbandonando la corte.  

La situazione degenerò ulteriormente il 1° marzo del 1562, quando in un villaggio della Champagne (Vassy) un gruppo di ugonotti venne fatto massacrare da Francesco di Guisa. Falliva così il primo importante tentativo di pacificazione di Caterina, e scoppiava la guerra civile. Era chiaro che la Corona poteva tutelare i sudditi protestanti attraverso leggi e trattati, ma non riusciva a proteggerli fisicamente: il problema religioso era anche un problema di ordine pubblico. 

Tra la fine del 1562 e l’inizio dell’anno successivo molti esponenti di punta delle due fazioni, compreso il duca Francesco di Guisa, trovarono la morte, consentendo alla regina di rinforzare la propria posizione a corte. Nel marzo del 1563, con l’Editto di pacificazione di Amboise, Caterina de’ Medici provò nuovamente a giocare la carta della tolleranza: si concedeva una relativa libertà di culto agli Ugonotti ben più limitata rispetto al ‘61, e che riguardava in particolare i nobili. 

5Pensiero politico di Caterina de’ Medici

Per qualche anno, con l’indebolimento dei propri avversari, Caterina riuscì a portare avanti le proprie politiche con maggiore libertà. Con il trattato di Troyes (1564) l’Inghilterra, che era stata coinvolta dagli ugonotti, veniva allontanata dalla Francia. Ci furono poi notevoli sforzi di applicazione dell’Editto di Amboise, nonché importanti tentativi di rafforzare la monarchia.  

Nell’Agosto del 1563 il re, dodicenne, veniva dichiarato formalmente maggiorenne: tra il 1564 ed il 1566, allo scopo di presentarlo al popolo, la regina lo portò in viaggio per il regno. In questa occasione, a Bayonne (giugno del 1565), la regina incontrò sua figlia Elisabetta, moglie di Filippo II di Spagna, in compagnia del duca d’Alba, principale consigliere del re: con loro tentò, senza troppo successo, di rinforzare le relazioni con la Spagna.  

Tuttavia, mentre nei Paesi Bassi scoppiavano le rivolte antispagnole (agosto 1566), gli ugonotti denunciarono l’incontro tra Caterina e gli emissari di Spagna come un complotto antiprotestante. La regina, piuttosto cauta e timorata della potenza spagnola, tentava di mantenersi neutrale, mentre la fazione ugonotta puntava decisamente ad una rottura con la Spagna e ad un intervento militare nei Paesi Bassi. 

Caterina de' Medici
Caterina de' Medici — Fonte: istock

Queste divergenze portarono gli ugonotti a tentare di rapire il re e ad assediare Parigi, scatenando di fatto la seconda guerra civile (settembre 1567 – marzo 1568), che però si concluse in tempi molto brevi: gli ugonotti non ottennero i soccorsi dall’estero in cui speravano. Attraverso il trattato di Longjumeau, che rinnovava l’Editto di Amboise, si tornava alla politica del compromesso. Tuttavia, l’animo di Caterina nei confronti della fazione protestante, di cui temeva le potenzialità rivoluzionarie, era ormai esacerbato. 

Con una nuova revoca dei diritti dei protestanti, nell’agosto del 1568 scoppio la terza guerra civile. Dopo alcune importanti vittorie cattoliche, tuttavia, si dovette concludere una nuova pace con l’editto di Saint-Germain (8 agosto 1570): i protestanti, oltre ai diritti, guadagnavano di nuovo importanti presidi fortificati. 

6Strategie matrimoniali di Caterina de’ Medici

Margherita di Valois: figlia di Caterina de' Medici
Margherita di Valois: figlia di Caterina de' Medici — Fonte: getty-images

Per un paio d’anni, le politiche di Caterina de’ Medici rimasero incentrate sulla riconciliazione religiosa all’interno, e sul tentativo di affrancamento dall’ingerenza spagnola all’esterno.  

La regina tentò di realizzare i propri obiettivi di pacificazione attraverso strategie matrimoniali: sua figlia Margherita sposò il capo della fazione ugonotta Enrico III, il re di Navarra (1553-1610, dal 1572 re di Navarra, dal 1589 re Enrico IV di Francia), in segno di pace. Per il figlio minore di Caterina, Enrico, si progettò per qualche tempo un matrimonio con Elisabetta d’Inghilterra, che però non andò in porto. Quanto al re Carlo IX, il suo matrimonio con Elisabetta (1554-1592), figlia dell’imperatore, puntava ad un miglioramento delle relazioni con gli Asburgo.  

Le posizioni intermedie e conciliatrici di Caterina, tuttavia, furono ostacolate dall’intraprendenza dell’ammiraglio Gaspard de Coligny, importante membro della fazione ugonotta, che era stato tutore di Enrico di Navarra. 

Inizialmente la regina aveva avuto bisogno di Coligny: questo militare ed abile politico godeva di un forte ascendente sul re, e avrebbe potuto garantire la pacificazione della fazione ugonotta. D’altro canto, l’ammiraglio mirava ad una guerra totale alla Spagna, e soprattutto la sua influenza andava a minare le basi del rapporto tra Caterina ed il re Carlo IX, ormai ventenne e sul punto di sottrarsi dal dominio materno. 

7Il massacro di S. Bartolomeo

Il massacro di San Bartolomeo
Il massacro di San Bartolomeo — Fonte: istock

In questo contesto si tentò di organizzare un primo attentato alla vita di Coligny, che fallì, suscitando polemiche e proteste: tra i responsabili oltre alla stessa Caterina, veniva accusato il figlio minore Enrico. La tensione spinse la regina a puntare all’eliminazione di alcuni ugonotti, che in occasione delle nozze tra Enrico di Navarra e Caterina di Valois (nozze che in teoria avrebbero dovuto favorire la pace), si erano recati a Parigi.  

La situazione tuttavia sfuggì di mano: tra il 23 ed il 24 agosto del 1572, notte di San Bartolomeo, a Parigi vennero massacrate migliaia di ugonotti, inclusi Coligny e gran parte del ceto dirigente della fazione protestante. Dal massacro scaturì la quarta guerra di religione, che tuttavia si risolse in un nulla di fatto: gli ugonotti conservarono la propria principale piazzaforte, La Rochelle.  

I cattolici del tempo interpretarono la Strage di San Bartolomeo come una gloriosa vittoria, ma il nome di Caterina de’ Medici, associato a questi eventi terribili, ne restò irrimediabilmente compromesso. A questo contribuirono sia i libellisti polemici del tempo che, più avanti, gli storici. In questo senso Caterina, che certamente ebbe una forte responsabilità, venne però indicata come unica responsabile, e a questo contribuì certo la sua condizione particolare: era una donna straniera, le sue origini erano legate al commercio ed alla finanza più che alla nobiltà, la sua politica era fortemente incentrata verso la conservazione della dinastia dei Valois. 

La storiografia degli ultimi decenni, pur senza negarne le scelte moralmente discutibili, delle quali non fu comunque l’unica responsabile, ha nettamente riabilitato la sua figura, sottolineandone il pragmatismo, l’intuito politico, ed una notevole capacità di interpretare la politica internazionale. Nel periodo di massimo splendore della Spagna (risale al 1571 la battaglia di Lepanto), la regina tentò di mantenere una posizione indipendente, senza tuttavia entrare in conflitto con il Cattolico

8Gli ultimi anni di Caterina de’ Medici

Enrico III di Francia: figlio di Caterina de' Medici
Enrico III di Francia: figlio di Caterina de' Medici — Fonte: getty-images

Dopo i drammatici eventi del 1572, Caterina non cessò di occuparsi di politica estera, in particolare riuscendo ad ottenere per il suo terzo figlio, Enrico duca d’Angiò, il trono di Polonia (1573). Al contempo la regina tentò di contenere le ambizioni del suo figlio minore, Francesco, duca di Alençon, che nel frattempo si era avvicinato alla fazione protestante. 

Il 30 maggio del 1574, a soli ventiquattro anni, moriva Carlo IX. Ancora una volta Caterina venne nominata reggente, mentre la corona passava ad Enrico III, che rinunciava così al regno Polonia. Come i suoi predecessori Enrico III, che era il figlio prediletto di Caterina de’ Medici, dovette barcamenarsi tra due fazioni potenti e agguerrite. Sotto la protezione del re di Navarra, gli ugonotti avevano trovato nuovo vigore. 

Caterina de' Medici e l'astrologo Nostradamus
Caterina de' Medici e l'astrologo Nostradamus — Fonte: getty-images

Abbandonati gli obiettivi religiosi, puntavano ora principalmente ad una riforma della monarchia. In questo erano affiancati da una nuova fazione cattolica, in netta opposizione agli estremisti (ora capeggiati da Enrico di Guisa, detto “lo sfregiato”): i “malcontents” (malcontenti), guidati dal duca di Alençon, fratello del re, ed ora principale erede al trono. Caterina de’ Medici fu il comodo obiettivo polemico di attacchi rivolti alla corona da queste due fazioni: la dipingevano come una figura tetra e corrotta, circondata da favoriti, assassini e astrologi.  

Scoppiarono nuove guerre di religione: la quinta, essenzialmente voluta da Caterina nel 1575 si risolse con nuove concessioni ai protestanti. Ciò finì per provocare nuovi scontenti tra i cattolici, riuniti ormai nella “Ligue” (lega, comandata da Enrico di Guisa). La “Ligue” non puntava soltanto a limitare i diritti dei protestanti: proprio come i “malcontents”, puntavano anche a recuperare, a discapito della Corona di Francia, antichi privilegi feudali di stati e province. La sesta e la settima guerra di religione (1576-7 e 1579-80) si risolsero con nuove effimere pacificazioni. 

Con la morte di Francesco di Valois, ultimo figlio di Caterina, si apriva anche la questione della successione al trono: Enrico III, infatti, non aveva figli. Il più prossimo parente maschio in vita dei Valois era il genero di Caterina, il protestante Enrico di Navarra

Ciò era inammissibile per la fazione cattolica, e provocò un ritorno della “Ligue”: Enrico di Guisa cercò il supporto spagnolo per escludere Enrico di Navarra dalla successione. Nel 1585, con il manifesto di Péronne, Guisa attaccò pubblicamente il re, costringendolo in seguito a combattere Enrico di Navarra. Scoppiava così l’ottava guerra di religione (1585-1598), un momento altamente drammatico nella storia della Francia. 

Nei fatti, la monarchia di Francia si trovava in balia di due fazioni molto potenti: la “Liguedei Guisa (appoggiati dalla Spagna) ed i protestanti di Enrico di Navarra. Entrambi puntavano ad indebolire la Corona. Dopo un’importante vittoria a Coutras (20 ottobre 1587), Enrico di Navarra entrò a Parigi (1588). Caterina tentò a questo punto nuove trattative con i Guisa, ma dopo una memorabile sconfitta subita dalla Spagna (luglio del 1588) la fazione crollò definitivamente. 

Per Caterina fu la fine: i Guisa vennero fatti assassinare alla fine del 1588, e Caterina de’ Medici morì poche settimane dopo, il 5 gennaio del 1589, ormai priva di potere. Otto mesi dopo sarebbe stato assassinato lo stesso Enrico III

Processione della Lega Cattolica (La ligue) a Parigi nel 1590
Processione della Lega Cattolica (La ligue) a Parigi nel 1590 — Fonte: getty-images

Per tutta la vita, Caterina de’ Medici tentò di salvaguardare la Corona di Francia e l’unità nazionale: entrambe erano minacciate da fazioni ed ingerenze estere. A coronare gli obiettivi della regina sarebbe stato paradossalmente un suo nemico: il cognato Enrico di Navarra, Enrico IV, capostipite dei Borbone.  

Convertitosi al cattolicesimo, riconciliatosi con papa Clemente VIII, il re liberò la Francia dall’ingerenza spagnola e sconfisse definitivamente ciò che restava della “Ligue”. Alla fine della guerra di religione, con l’editto di Nantes (1598), il cattolicesimo diventava religione di Stato, ma ai protestanti venivano garantiti una serie di importanti diritti, possedimenti, beni e fortezze.