Caronte dantesco e Caronte virgiliano: somiglianze e differenze

Di Redazione Studenti.

Ritratto di Caronte in Dante e Virgilio: somiglianze e differenze fra il Caronte dantesco e quello virgiliano. Descrizione e commento

CARONTE

Differenze fra Caronte dantesco e virgiliano
Differenze fra Caronte dantesco e virgiliano — Fonte: getty-images

Nel Libro VI dell’Eneide, nei versi 295-316 Virgilio presenta la figura di Caronte, traghettatore delle anime dei defunti verso il regno dell’oltretomba.

Enea, dopo aver chiesto alla Sibilla una predizione sul futuro dei troiani, si avvia verso una scogliera con quest’ultima.

Arrivano nei pressi del fiume Acheronte, dove Caronte porta da una sponda all’altra i corpi dei defunti.

Caronte viene subito presentato come una figura di vecchio barbuto, ma dal corpo vitale e ancora giovane (è di Virgilio l’espressione “verde vecchiezza”, cioè vecchiaia ancora vigorosa e agile). Caronte ha gli occhi infuocati e un mantello rovinato e sporco annodato al collo. Sulle rive dell’Acheronte si trovano uomini e donne di ogni età, anche fanciulli e fanciulle morti ben prima dei loro stessi genitori.

Tutta la folla cerca di farsi spazio per essere traghettata il prima possibili verso l’oltretomba. Caronte però li accoglie senza un ordine preciso, alla rinfusa, e li trasporta dall'altra parte.

Dante trae ispirazione, proprio come aveva fatto con la storia di Polidoro, proprio da Virgilio per scrivere La Divina Commedia. Mostra però un Caronte differente da quello di Virgilio.

Il Caronte di Dante è il traghettatore solo delle anime dei dannati, perché quelle destinate al Purgatorio o al Paradiso arriveranno in diverso modo nell’oltretomba (con “più lieve legno”, come predice Caronte stesso a Dante).

La figura del traghettatore è descritta in modo assai più minuzioso da Dante che da Virgilio: dal primo è presentato come una figura più viva e partecipe alla vicenda rispetto al secondo.

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