Carme 8 di Catullo: traduzione e commento

Di Redazione Studenti.

Carme 8 di Catullo: traduzione e commento dell'opera dell'autore latino. Testo, traduzione, contesto, significato della poesia

CARME 8 CATULLO

Di cosa parla il Carme 8 di Catullo?
Di cosa parla il Carme 8 di Catullo? — Fonte: getty-images

Il Carme 8 fa parte insieme agli altri, dell'opera del poeta latino Gaio Valerio Catullo, autore del "Liber" che comprende 116 poesie detti carmi per un totale di circa 2300 versi. 

Vediamo di cosa parla il Carme 8, fra i più noti del poeta.

CARME 8 DI CATULLO, TESTO

Miser Catulle, desinas ineptire,
et quod vides perisse perditum ducas.
Fulsere quondam candidi tibi soles,
cum ventitabas quo puella ducebat
amata nobis quantum amabitur nulla.
Ibi illa multa tum iocosa fiebant,
quae tu volebas nec puella nolebat.
Fulsere vere candidi tibi soles.
Nunc iam illa non volt: tu quoque inpote‹ns noli›,
nec quae fugit sectare, nec miser vive,
sed obstinata mente perfer, obdura.
Vale, puella. Iam Catullus obdurat,
nec te requiret nec rogabit invitam.
At tu dolebis, cum rogaberis nulla.
Scelesta, vae te, quae tibi manet vita?
Quis nunc te adibit? Cui videberis bella?
Quem nunc amabis? Cuius esse diceris?
Quem basiabis? Cui labella mordebis?
At tu, Catulle, destinatus obdura.

CARME 8 CATULLO: TRADUZIONE

Disgraziato di un Catullo, smettila di vaneggiare, e considera perduto ciò che vedi che è perduto. Risplendettero un tempo luminosi per te i giorni, quando continuavi a venire nel luogo in cui la fanciulla ti conduceva, amata da me quanto mai nessuna donna sarà amata. Si svolgevano lì allora quei molti giochi d'amore, che tu volevi e la fanciulla non rifiutava. Davvero risplendettero per te limpidi giorni. Ora già quella non ti vuole più; ed anche tu, incapace di dominarti, cessa di volerlo, e non seguire lei che fugge, e non vivere da disgraziato, ma resisti ostinatamente, tieni duro.

Addio fanciulla. Ormai Catullo è deciso, e non tornerà a cercarti, non ti vorrà per forza. Ma tu soffrirai se non sei desiderata. Sciagurata, guai a te! Quale vita ti resta? Chi ti cercherà ora? A chi sembrerai bella? Ora chi amerai? Di chi si dirà che tu sei? Chi bacerai? A chi morderai le labbra? Ma tu, Catullo, ostinato, resisti.

CARME 8 CATULLO: COMMENTO

L'opposizione tra apparenza e realtà è uno dei motivi più ricorrenti nella poesia di Catullo. In particolare, sembra essere uno dei temi dominanti del carme VIII (qui il concetto si mostra in tutta la sua forza con il videberis al verso 16).

La vita del poeta è un continuo susseguirsi di apparenza e realtà: si illude che Lesbia lo amerà per sempre, poi si disillude, ha dei momenti di lucidità, ma poi la passione e l'amore hanno di nuovo il sopravvento e gli impediscono ancora di vedere la realtà. Quello di Catullo è un continuo conflitto con se stesso, in cui alterna lunghi periodi di irrazionalità e felicità apparente, ad attimi razionali di forte dolore, che lo porta a impazzire di nuovo.

Nel carme VIII si può cogliere l'attimo razionale del poeta: c'è disillusione e comprensione della dura realtà; nella prima parte, che termina al verso 11, Catullo si sdoppia in un "io" razionale (chi scrive) ed un "io" irrazionale (l'interlocutore): il primo riversa il suo odio sul secondo, in un movimento che sembra lineare, ma nella realtà quell'odio è riversato su di sé, in un ipotetico movimento circolare (Lesbia, in terza persona, funge solo da cornice).

Nella seconda parte, invece, il poeta si scaglia in modo "lineare" contro Lesbia (la sua nuova interlocutrice), parlando di sé in terza persona. La seconda persona aumenta il "pathos" perché mostra la verità: la scelta del confronto diretto con l'interlocutore si contrappone fortemente ai vivamus e amemus del carme V, in cui Catullo agisce sempre con Lesbia, illudendosi che il loro rapporto resterà immutato nel tempo.

La funzione che svolge il tempo in questo carme è importantissima.

Nel carme VIII troviamo perfetti, imperfetti, presenti e futuri: così si ha una visione totalizzante della situazione di Catullo, che nel passato vede l'illusione, nel presente la scoperta della verità, e nel futuro l'amarezza che questa scoperta ha provocato.

I perfetti (fulsere - versi 3 e 8) esprimono puntuatività, sono gli attimi felici, i vivamus e amemus del carme V, ma anche l'id del carme LXXXV, rappresentato dal perditum del verso 2, che riassume il rapporto tra il poeta e l'amata e nel contempo contiene la delusione di Catullo nel prendere coscienza di aver perso tutto.

I due fulsere rappresentano dunque l'attimo colto (carpe diem), ma c'è da fare una distinzione: il primo è un semplice riecheggiare dolce del ricordo, sottolineato dall'uso di quondam, che definisce temporalmente l'evento con cum, e permette al lettore di entrare nella memoria del poeta; il secondo invece (verso 8) è un lapide sentenziosa e amara, rafforzata dal vere, testimone della veridicità dei fatti, e dal punto fermo.

Gli imperfetti (ducebat, fiebant, volebas, nolebat) simboleggiano sia la continuità del passato e delle azioni iterative, che il fatto che quegli attimi felici si ripercuotono negativamente. I presenti (desinas, ducas, volt, noli, fugit) e i nunc, portano il poeta alla realtà dolorosa e lo preparano ad un futuro ancor più doloroso, negativo sia per lui sia per Lesbia, a cui predice sventura (dolebis) chiedendole con insistenti interrogative dirette come pensa di vivere senza il suo amore.

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Il carme si conclude, con una sorta di ringkomposition, con un nuovo appello a se stesso: Catullo vuole resistere al dolore che gli provoca la verità.

Il tema della realtà e della scoperta della verità è legato al dolore (che ne è la causa), ma anche all'idea dell'ordine (la realtà) contrapposto al disordine (l'apparenza, che è un finto ordine): Catullo vive in bilico tra questi due elementi, non riesce a stabilizzarsi, e forse è proprio la paura della realtà che lo uccide.