Carlo Goldoni e la riforma del teatro

Di Redazione Studenti.

Riassunto su Carlo Goldoni e la riforma del teatro. La vita di Goldoni, le commedie goldoniane, significato e caratteristiche della riforma del teatro in Italia

CARLO GOLDONI E LA RIFORMA DEL TEATRO

Carlo Goldoni e la riforma del teatro
Carlo Goldoni e la riforma del teatro — Fonte: getty-images

Calo Goldoni nasce a Venezia nel 1707; sin da bambino nutre grande interesse per il teatro, a otto anni scrisse una commedia. Da piccolo deve bloccare il suo interesse e intraprendere studi giuridici secondo i canoni tradizionali. Impiega molti anni per laurearsi e per alcuni anni interrompe gli studi. Quando si laurea pratica l’avvocatura ma non ha successo. Indebitato si rifugia a Milano, dopo qualche anno torna a Venezia e scrive il dramma “Belisario” che rappresenta. Ottiene successo e dopo alcuni anni dirige il teatro di San Giovanni Crisostomo. In questi anni fa esperienza teatrale diretta, sono quindi anni importanti perché capisce che c’è bisogno di un cambiamento del teatro. Smesso di lavorare nel teatro, si indebita di nuovo e scappa a Pisa. Tornato a Venezia incontra Girolamo Medebach, un capocomico con cui instaura una grande amicizia e che gli propone di lavorare al Teatro di Sant’Angelo con la sua compagnia. Dopo quattro anni passa a lavorare al Teatro San Luca. In questi anni porta a compimento la sua riforma del teatro e scrive molti capolavori. Nonostante il successo a un certo punto si rende conto di non essere apprezzato come vorrebbe e nel 1762 si trasferisce a Parigi dove alterna fasi di attività alla corte di Versailles a fasi in cui produce altre opere. In questa ultima fase della vita scrive le “Memorie”, opera autobiografica che ci permette di ricostruire la sua vita e la sua attività letteraria. A Parigi raccoglie e pubblica tutte le sue opere. Muore nel 1793, cieco, e non riesce a rendersi conto del cambiamenti avvenuto in Francia con la Rivoluzione.

COMMEDIE DI CARLO GOLDONI

Goldoni scrive più di duecento opere teatrali: commedie, tragedie e melodrammi. Le sue opere più importanti sono le commedie. Le commedie goldoniane si dividono in cinque sezioni:

  1. Commedie romanzesche: hanno come temi principali l’amore e l’avventura;
  2. Commedie esotiche: riguardano vicende svolte in luoghi lontani, esotici;
  3. Commedie storiche: riguardano personaggi storici, realmente esistiti;
  4. Commedie d’intreccio: si ispirano alle commedie latine di Plauto e Terenzio; tendono a narrare in maniera complicata; non è tanto importante la storia in sé ma il modo in cui è narrata;
  5. Commedie d’amore e di carattere: sono i capolavori di Goldoni perché vi viene espressa in pieno la riflessione sul teatro. Queste commedie tendono a rappresentare in maniera precisa un ambiente sia geografico che sociale. I personaggi rappresentano l’uomo nella sua capacità di cambiare. Le commedie più importanti di questo genere sono: “La Bottega del Caffè”, “La Famiglia dell’Antiquario”, “I Rusteghi” e “La Locandiera” (la più famosa).

Goldoni è stato definito il primo commediografo italiano. A lui potrà essere accostato, soltanto nel ‘900, Pirandello. A Goldoni va attribuito il merito di aver riformato il teatro e di aver restituito dignità letteraria alla commedia italiana.

RIFORMA DEL TEATRO DI GOLDONI

A partire dal ‘500 e fino al ‘700 in Italia aveva avuto grande diffusione la “commedia dell’arte”, recitata da compagnie girovaghe in cui ognuno era specializzato in una parte; si dava inoltre grande spazio alle maschere. Le commedie non erano scritte ma esisteva un Canovaccio (che indicava le linee guida ma non i dialoghi) con autore anonimo, gli autori dovevano essere in grado di improvvisare. Gli attori recitavano anche in base al pubblico che avevano davanti: se il pubblico era colto dovevano usare un linguaggio più colto, se al contrario il pubblico era di basso rango dovevano utilizzare un linguaggio più semplice. La commedia dell’arte era caratterizzata da volgarità e oscenità perché le battute di questo genere coinvolgono e divertono di più.

Goldoni si rende conto che l’Italia ha ceduto a una produzione di basso livello, scadente, di cui non andare fieri. Secondo lui l’unico che si era distinto era stato Machiavelli con la “Mandragola” (che Goldoni loda come opera ma condanna sul piano morale). Nasce così la sua volontà di cambiare il teatro. Goldoni realizza la sua riforma in maniera graduale perché si rende conto che pubblico e attori potrebbero rifiutare la riforma se fosse troppo improvvisa.

PUNTI CHIAVE DELLA RIFORMA DEL TEATRO

REALISMO: Goldoni pensa a soddisfare il pubblico e si rende conto che è molto vasto e formato da ogni classe sociale; cerca quindi una soluzione che possa soddisfare colti e ignoranti. Propone quindi commedie realistiche, che rappresentano la realtà in tutte le sue problematiche, grazie alle quali gli uomini possono sentirsi coinvolti in prima persona. Applica il realismo anche sul piano stilistico e lessicale. Goldoni afferma di ispirarsi a due grandi libri: il Mondo e il Teatro (metafora); il Mondo è una grande scena su cui gli uomini recitano inconsapevolmente, il Teatro rappresenta il piccolo teatro su cui vengono recitate scene di vita quotidiana.

CARATTERIZZAZIONE DEI PERSONAGGI: alle maschere fisse, sempre uguali, stereotipate, Goldoni sostituisce personaggi dinamici, in evoluzione durante tutto il corso della commedia (quasi sempre in positivo). Dei personaggi viene fornita un’accurata analisi psicologica che permette di capire le motivazioni profonde che sono alla base di ogni azione. Per fare ciò si avvale di coppie di personaggi contrapposti (uomo-donna, servo-padrone, giovane-vecchio) per rappresentare i diversi punti di vista. Nella prima fase della sua produzione, in cui è ancora fiducioso nell’intesa con il pubblico, la figura principale è il mercante, presentato come modello comportamentale (perché è ispirato da sani valori e opera sempre per il bene della propria famiglia). Il modello comportamentale è quindi offerto dal ceto borghese, dinamico e aperto ai cambiamenti. In una fase successiva però si crea una specie di conflitto tra pubblico e autore e quindi Goldoni abbandona la figura del mercante e guarda con maggiore interesse i ceti sociali più bassi che incarnano valori positivi (umiltà). Questo perché il mercante è avido, spinto al guadagno, meno attaccato alla propria famiglia.

STESURA DEL TESTO AL POSTO DEL CANOVACCIO: Goldoni avverte la necessità di stendere per intero le commedie. Questa innovazione, però, verrà introdotta in maniera progressiva: inizia con il “Momolo cortesan” dove mette per iscritto solo la parte del protagonista. Aggiunge sempre più dialoghi scritti, fino ad arrivare nel 1743 a “La donna di garbo” in cui la commedia è scritta per intero. Aggiunge i dialoghi progressivamente perché si rende conto che far imparare una parte agli attori poteva creare difficoltà. Il testo scritto permette di ridare dignità all’attore e di rivalutare l’autore.

MORALIZZAZIONE DI CONTENUTI: la commedia non deve più solo dilettare, ma deve soprattutto educare. Infatti porta sulla scena problematiche del tempo e cerca di istruire il pubblico a seguire determinati valori: senso della famiglia, umiltà e solidarietà. La commedia, anche se oggetto si riso, diventa strumento di “paideia” (educazione).

A Parigi Goldoni riprende la commedia dell’arte e scrive canovacci; riprende le maschere ma cambiandone alcuni aspetti.