Caratteristiche dello stile dorico

Di Redazione Studenti.

Lo stile dorico: le caratteristiche principali di questo ordine architettonico greco che lo contraddistinguono da quello ionico e corinzio

Introduzione

Caratteristiche dello stile dorico
Caratteristiche dello stile dorico — Fonte: istock

Si distinguono tre stili principali: dorico, ionico e corinzio. Sono chiamati anche "ordini" perché prevedono appunto una disposizione ordinata e proporzionata degli elementi che li caratterizzano: base, colonna, capitello, architrave e fregio.

Dei tre ordini architettonici che caratterizzano l'architettura greca, lo stile dorico è il più antico.

Nato in Grecia, e più precisamente nel Peloponneso, con la colonizzazione si diffuse ampiamente anche in Italia e in particolare in quelle zone che all'epoca facevano parte della Magna Grecia: Sicilia, Campania, Calabria, Puglia e Basilicata.

Il fondamento dell'arte greca è la ricerca della perfezione, dell'equilibrio e dell'armonia. Nella filosofia cercavano il principio generatore, la fonte di tutte le cose e nell'arte rappresentavano ciò che è immutabile ed immobile.

Questa ricerca si sviluppa principalmente nella scultura e nell'architettura, nei siti archeologici possiamo ammirare i resti della grande civiltà greca, la cui summa è rappresentata senza dubbio dal tempio, un edificio di culto dedicato ad una divinità.

Ecco a seguire quali sono le principali caratteristiche di questo stile.

Il tempio

Il tempio greco fa la sua comparsa tra il VIII secolo e il VII a. C. e presenta una struttura di dimensioni variabili.

Rivolto ad est, verso il sole per motivi astronomici o pratici (illuminazione migliore), il tempio presenta una struttura fissa composta da una cella interna (naòs) e da un atrio (prònao).

A seconda del numero delle colonne presenti in facciata, il tempio è classificato in teràstilo (quattro colonne), esàstilo (sei colonne) ed octàstilo (otto colonne).

La facciata del tempio è peculiarmente decorata perché le celebrazioni avvenivano all'esterno, l'unico a poter accedere al tempio era il sommo sacerdote.

Per realizzare il tempio i blocchi di pietra venivano estratti dalla roccia grazie ad un procedimento complesso e molto lungo e trasportati fino al cantiere attraverso un sistema che prevedeva la costruzione intono ad essi di una sorta di ruota.

Il procedimento è ancora visibile oggi presso le cave di Cusa a Mazara del Vallo.

La colonna dorica

La colonna dorica è priva di base ed è composta dal fusto e dal capitello, poggia direttamente sullo stilobate ed è rastremata verso l'alto (il diametro della colonna dal basso verso l'alto si restringe) presentando dalle 16 alle 24 scanalature verticali a spigolo vivo.

È sormontata da un capitello composto da un echino (cuscinetto) e un abàco (parallelepipedo a base quadrata), su di esso poggia un architrave liscio, facente parte della trabeazione.

L'effetto che si ottiene è di una struttura robusta e maestosa con forme semplificate, decise ed essenziali.

Le colonne doriche presentano un posto fisso nella storia e nella tradizione dell'architettura classica. Gli antichi stili di costruzione sviluppati in Grecia e a Roma sono stati fatti rivivere e codificati da architetti rinascimentali e studiosi come Giacomo da Vignola e Andrea Palladio.

Essi divennero noti come i Cinque Ordini: l'Ordine toscano (romano), l'Ordine Dorico (greca e romana), l'ordine ionico (greca e romana), l'Ordine corinzio (greca e romana) e l'Ordine Composito (romano).

Questi stili sono stati rivisitati nel movimento neogreco nel tardo XVIII e XIX secolo e hanno portato gli elementi dell'architettura classica in auge.

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