Canto XXVI Purgatorio, Divina Commedia | Video

Di Redazione Studenti.

Canto XXVI Purgatorio, Divina Commedia: analisi e spiegazione del canto 26 in cui Dante e Virgilio incontrano il poeta Guido Guinizzelli

Canto XXVI Purgatorio, Divina Commedia

Il XXVI canto del Purgatorio si svolge nella cornice dei lussuriori. Virgilio e Stazio sono seguiti da Dante che descrive il modo in cui la sua ombra, più intensa a causa della luce del tramonto, proiettata sulle fiamme sembra renderle più accese. In questo canto i nostri protagonisti incontreranno Guido Guinizzelli, poeta e iniziatore del Dolce Stil Novo.

Dante è quindi occupato a descrivere la sua ombra quando, dalla schiera delle anime, se ne distacca una che chiede al poeta come mai riesce a proiettare la sua ombra. Appare quindi una seconda schiera di anime che si incrocia con le prime e, una volta divise, gridano a voce alta la loro specifica colpa: cioè l’aver peccato di lussuria secondo natura o contro natura.

La prima anima che si è rivolta a Dante è quella di Guido Guinizzelli, caposcuola della poesia stilnovista che, ai commenti ammirati del protagonista si schermisce additando un altro poeta, questa volta un provenzale, Arnaut Daniel, che il Guinizzelli considera assai più meritevole di lode.

L’intero canto può essere suddiviso in tre momenti:

  • Un’introduzione in cui Dante informa indirettamente il lettore che anche il secondo giorno di viaggio sta volgendo al termine, ed in cui comincia il dialogo con il Guinizzelli.
  • L’interruzione del dialogo tra i due poeti a causa dell’arrivo del gruppo dei sodomiti.
  • Una lunga terza parte segnata dai dialoghi di Dante con Guinizzelli e Daniel.

La parte più corposa del canto è dominata dal dialogo tra Dante e Guinizzelli, che si svolge in due tempi. La prima parte in cui Guinizzelli chiede a Dante se fosse ancora vivo. Il dialogo viene interrotto dal passaggio dei sodomiti e riprende poi in un secondo momento, in cui il poeta spiega a Danta la natura della sua lussuria. Forse ti ricorderai, inoltre, che Guinizzelli è considerato uno dei maggiori esponenti del primo periodo stilnovista, un movimento letterario che affonda le sue radici nella poesia siciliana.

L’ultima anima incontrata da Dante è quella del trovatore francese Arnaut Daniel che viene considerato uno dei più grandi poeti della sua epoca nonostante di lui si conservino soltanto 18 componimenti. A Daniel viene attribuita l'invenzione della sestina lirica, un tipo di componimento composto da 6 stanze, ciascuna formata da 6 endecasillabi: una tipologia lirica che, apprezzata e ripresa dapprima da Dante e poi dal Petrarca. Non a caso, per far parlare l’anima di Daniel, Dante scrive in provenzale in segno di deferenza perché il poeta francese era uno dei suoi modelli letterari.

Nel canto XXVI del Purgatorio Dante inserisce diversi riferimenti culturali. I penitenti incontrati nel canto si allontanano gridando “Sodoma e Gomorra”, denunciando così che l'inclinazione della loro lussuria era contronatura. I penitenti fanno riferimento all'episodio della distruzione delle città di Sodoma e di Gomorra, narrata nel libro della Genesi. Nella seconda parte del dialogo tra Guinizzelli e Dante poi, l’anima definisce il suo peccato come ermafrodito, per intendere che coinvolgeva sessi opposti. ll riferimento è al mito greco di Ermafrodito, arrivatoci tramite Ovidio e narrato nelle sue Metamorfosi. Un altro riferimento mitologico si trova nel richiamo al mito di Pasifae, moglie di Minosse re di Creta, che si unisce carnalmente con un toro, dando vita al minotauro. Insomma, come avrai capito questo è un canto importantissimo della cantica.

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