Canto XVII Paradiso, Divina Commedia | Video

Di Redazione Studenti.

Canto XVII Paradiso, Divina Commedia: guarda il video. Analisi e spiegazione dell'ultimo Canto in cui appare Cacciaguida. A cura di Chiara Famooss

CANTO XVII PARADISO

Canto 17 Paradiso: spiegazione e analisi, a cura di Chiara Famooss
Canto 17 Paradiso: spiegazione e analisi, a cura di Chiara Famooss — Fonte: redazione

Nel 17 Canto del Paradiso Dante chiede a Cacciaguida delucidazioni sul futuro ed è qui che fanno il loro ingresso due profezie: quella dell'esilio del Poeta da Firenze e quella delle gesta di Cangrande Della Scala. Questo è il terzo Canto dedicato a Cacciaguida e rappresenta, insieme con il 15 e il 16, rappresenta un po' il nucleo dell'intera Cantica della Divina Commedia

Il XVII canto del Paradiso è perfettamente al centro dell’intera cantica ne costituisce il nucleo argomentativo ed è anche l’ultimo che ha per protagonista Cacciaguida, da cui Dante ascolta le rivelazioni. Dante chiede a Cacciaguida, suo antico avo, di spiegargli meglio quelle inquietanti profezie sul suo conto udite sia nel Purgatorio che all’Inferno, poiché un problema previsto è più facile da affrontare.

Cacciaguida risponde che gli eventi del futuro sono già scritti nella mente di Dio, ma non poer questo sono inevitabili o necessari. Preannuncia a Dante che sarà costretto all’esilio e a lasciare Firenze a causa degli intrighi che Bonifacio VIII sta tessendo già da questo anno 1300 in quella corte papale dove si fa commercio di Cristo e delle cose sacre.

Lo spirito dell’antenato gli preannuncia che troverà accoglienza e protezione presso Bartolomeo Della Scala, signore di Verona, che sullo stemma porta il simbolo dell’aquila imperiale: questi sarà talmente generoso verso di lui che gli darà il suo favore senza volere nulla in cambio. Cacciaguida aggiunge ulteriori dettagli sulle future imprese del signore veronese, preannunciandogli cose incredibili per i mortali, ma su queste ultime gli impone il silenzio. Il discorso si conclude con l’esortazione dello spirito a Dante a non odiare i suoi concittadini, giacché la sua vita è destinata a durare ben oltre la punizione che il destino ha in serbo per loro.

Al termine di questo discorso, il poeta si rivolge nuovamente allo spirito per chiedergli come farà a trovare ospitalità  in altre città se i suoi racconti del suo viaggio ultraterreno risultassero sgradevoli. Ma Cacciaguida risponde ce solo che ha la coscienza sporca proverà fastidio nel sentire i suoi racconti.

Il Canto conclusivo della trilogia di Cacciaguida continua e prosegue argomenti e temi già presenti nei due canti precedenti, come il rapporto filiale tra Dante ed il suo antenato. Questo rapporto padre-figlio, che ha dei richiami nella mitologia greca, nei due canti precedenti si rifaceva all’Eneide, mentre qui vengono utilizzati i miti di Fetonte e quello di Ippolito: il primo per significare il timore del figlio nei confronti di un padre nobile; il secondo, di segno completamente opposto, assimila Dante a Ippolito nella sua condanna all’esilio frutto di un tranello maligno.

I due nuclei fondamentali attorno a cui ruota l’intero Canto sono la profezia dell’esilio e la missione poetica di Dante. le trame che porteranno anche all’esilio di Dante vengono preparate ‘là dove Cristo tutto dì si merca’ con riferimento alla curia papale di Bonifacio VIII: ancora una volta, quindi, il dramma personale e umano del protagonista/narratore viene inserito in un contesto di respiro universale in cui la rovina morale della città di Firenze è frutto del degrado delle istituzioni universali.

Pensa che la Commedia viene concepita e scritta dopo la cacciata di Dante da Firenze, motivo per cui l’intera opera può essere letta anche come una sorta di rivalsa personale dell’autore nei confronti di una città ormai moralmente corrotta, che costringe anche i migliori – tra i suoi cittadini – a provare le durezze dell’esilio.

Per quanto riguarda, invece, la missione poetica, è esplicitata nella parte finale del canto. Cacciaguida esorta Dante  a non essere timido nel narrare quanto visto e udito nel viaggio ultraterreno, denunciando i mali del suo tempo e facendo tremare chi, ignobilmente, è alla guida politica delle varie istituzioni e degli Stati del Paese. La missione poetica di Dante quindi si concretizza in una diversa modalità di continuare la sua attività e politica in maniera differente, agendo sul piano letterario.

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