Canto XVI Paradiso, Divina Commedia | Video

Di Redazione Studenti.

Canto XVI Paradiso, video: analisi e spiegazione del canto in cui Dante parla con Cacciaguida della situazione fiorentina. A cura di Chiara Famooss

CANTO XVI PARADISO

Canto 16 Paradiso, video: analisi e spiegazione a cura di Chiara Famooss
Canto 16 Paradiso, video: analisi e spiegazione a cura di Chiara Famooss — Fonte: redazione

Il XVI Canto del Paradiso è ambientato nel cielo di Marte. Qui Dante continua a parlare con il suo antenato Cacciaguida incontrato nel canto precedente, che descrive l’antica città di Firenze e la storia delle sue nobili famiglie. 

Il canto XVI riprende il tema che Dante aveva già trattato nel XV, quello della modestia e dell’onestà nel comportamento dei fiorentini di un tempo, e allarga il discorso dall’ambito famigliare a quello cittadino, cercando di descrivere quanto Firenze sia cambiata nel corso degli anni.

IL CONFRONTO TRA I TEMPI ANTICHI E QUELLI MODERNI

Il canto XVI si muove sulla linea del confronto tra i tempi antichi e quelli moderni, in cui si assiste ad un degrado che è morale e sociale allo stesso tempo. Dante continua a parlare con il vecchio antenato morto durante una crociata: Cacciaguida. Dante si sente pieno di orgoglio per la propria ascendenza nobile e, benché sia consapevole di quanto sia futile l’orgoglio dato dalla nobiltà di sangue, non riesce a trattenersi dal mostrare un particolare rispetto per l’antenato dandogli del “Voi” invece del più colloquiale “Tu”. 

Dante chiede a Cacciaguida di raccontargli del suo anno di nascita e di quali fossero le famiglie nobili dei suoi tempi. L’anima di Cacciaguida spiega a Dante che è nato nel 1091 a Porta san Pietro, dove corre l’ultima frazione del palio annuale di Firenze: l’indicazione non è di poco conto, perché tradizionalmente quella viene indicata come la zona più antica della città abitata dai discendenti dei suoi fondatori che erano antichi romani. 

Cacciaguida ritorna con la memoria alla Firenze dei suoi tempi. Una città piccola in cui anche il più umile degli artigiani era fiorentino di sangue e gli abitanti della città ancora non si erano mescolati con quelli del contado: una mescolanza che ha fatto degradare la situazione morale di Firenze.  

Secondo Cacciaguida se la Chiesa non avesse provato a sostituirsi all’autorità imperiale, i fiorentini non si sarebbero uniti con i bifolchi e non avrebbero iniziato a fare i cambiavalute e i prestatori di denaro: pratiche che hanno sconvolto la città provocando la rovina delle antiche famiglie nobiliari. È proprio il mescolarsi delle genti diverse che provoca la rovina delle città, è stato così nei tempi antichi, e la stessa cosa avviene nelle città contemporanee: la gente di fuori fa male come il continuare a mangiare nonostante non si sia ancora digerito il pasto precedente, e le grandi città possono cadere più velocemente e peggio di quelle piccole. Le cose umane, tutte, sono destinate a finire, ma alcune durano più della stessa vita umana, che è breve, e perciò danno l’illusione di essere infinite, ma non è così, e Firenze stessa è destinata a cadere.

Concludendo, Cacciaguida passa in rassegna le antiche ed autentiche famiglie fiorentine dei suoi tempi, nobili casati caduti in rovina e sostituiti alla guida della città da altri provenienti da fuori città e che hanno la responsabilità di aver precipitato, per la prima volta, Firenze nel vortice delle guerre civili e nel declino morale e militare.

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