Canto XV Paradiso, Divina Commedia | Video

Di Redazione Studenti.

Canto XV Paradiso, Divina Commedia: Chiara Famooss analizza e ci spiega il canto in cui Dante incontra il suo antenato Cacciaguida

CANTO XV PARADISO

Canto 15 Paradiso, analisi e spiegazione a cura di Chiara Famooss
Canto 15 Paradiso, analisi e spiegazione a cura di Chiara Famooss — Fonte: redazione

Nel canto VX del Paradiso siamo nel cielo di Marte e qui Dante incontra il suo antenato Cacciaguida, che gli terrà compagnia fino al XVII del Paradiso. Qui, dal braccio destro della croce, si muove una luce che si muove come una stella cadente e scende giù fino alla base. Si tratta di un’anima beata che chiama Dante “sanguis meus”. Dante guarda prima l'anima beata e poi Beatrice, che gli sorride di rimando e rimane doppiamente stupito, sia per le parole di quello spirito che per il sorriso della donna. 

L'INCONTRO CON CACCIAGUIDA

L'anima appena arrivata ricomincia a parlare, ma dice cose tanto profonde che il poeta non riesce a capirle, perché vanno aldilà dell'intelletto umano; poi si ferma e, quando riprende a parlare, diventa finalmente comprensibile. Rivela a Dante che lo attendeva da tempo. Dante chiede all’anima di presentarsi ma questa non rivela subito il proprio nome e si limita a dire di essere un antenato del poeta. Più precisamente si presenta come il padre di quell'Alighiero I che diede il nome al suo casato e che, da più di cento anni, sta scontando i propri peccati nel Purgatorio

L’anima dell’antenato comincia a parlare di Firenze ai suoi tempi, e qui entriamo nella parte principale del canto, e ricorda l’umiltà e i costumi morigerati, quando la città non rivaleggiava con Roma per glorie e ricchezza. A questo punto l’anima si presenta: si chiama Cacciaguida e ha combattuto nella seconda crociata per liberare la Terrasanta ed è morto in battaglia.

Per comprendere questo canto bisogna ricordare che sia il canto che tutta la commedia hanno due caratteristiche fondamentali: la prima è che Dante mira più ad evidenziare la dimensione morale delle vicende scritte che alla loro realtà storica, ne è un esempio il fatto che l'identità di Cacciaguida si riveli solo nelle ultime battute del Canto.

DANTE, AUTORE E PROTAGONISTA

L'altra caratteristica da tenere a mente è il doppio ruolo di Dante, autore e protagonista del suo stesso racconto, artefice di una narrazione che, mai come in questi tre canti, andrà a sviluppare un discorso edificante che, esaltando i meriti e la rettitudine dell'antenato, evidenziano le virtù del poeta stesso.

Dante elegge come suo antenato prediletto l’eroico Cacciaguida, cresciuto in una Firenze retta e frugale e morto in battaglia al seguito dell’imperatore, e non il padre Alighiero che, essendo un mercante, apparteneva ad un ceto sociale malvisto dal poeta.

Cacciaguida nasce e vive in una Firenze in cui le ricche e tenute famiglie del tempo di Dante vivevano in maniera frugale: Dante ci descrive focolai familiari con donne per nulla interessate a truccarsi per soddisfare la loro vanità, ma intente a crescere i figli narrandogli storie edificanti del passato. I padri, invece, vestivano in maniera semplice e non abbandonavano le famiglie per andare fino in Francia a commerciare.

Firenze, agli occhi di Cacciaguida, vuole gareggiare con la Roma antica per grandiosità e sfarzo, ma è destinata ad una peggiore decadenza.

La vecchia Firenze, quella onesta ed eroica dei tempi di Cacciaguida, non esiste più ed è stata sostituita da una nuova città, ricca, dissoluta e immorale in cui un uomo retto come Dante, va da sé, non può trovar posto: il viaggio della Commedia si svolge nel 1300, cioè due anni prima del definitivo esilio di Dante che quindi, al momento dell’azione, non conosce il suo destino, e sarà lo stesso Cacciaguida, nei canti successivi a profetizzarlo. 

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