Canto I Paradiso, Divina Commedia | Video

Di Redazione Studenti.

Canto I Paradiso, video: analisi e spiegazione con Chiara Famooss del canto che ha funzione di proemio della terza cantica della Divina Commedia di Dante

CANTO 1 PARADISO DI DANTE

Canto 1 Paradiso, Divina Commedia: analisi e spiegazione a cura di Chiara Famooss
Canto 1 Paradiso, Divina Commedia: analisi e spiegazione a cura di Chiara Famooss — Fonte: redazione

Iniziamo col dire che, come per l’Inferno e per il Purgatorio, anche il primo canto del Paradiso funge da proemio per tutta la Cantica. E come tutti i proemi che si rispettino, anche questo ha la sua invocazione. In questo caso ad essere invocato è Apollo, dio delle arti e della poesia. Ma cosa dice Dante in questa invocazione? Da una parte ostenta umiltà dichiarando di aver bisogno dell’aiuto di Apollo per descrivere l’ultima parte del suo viaggio, ma dall’altra fa trasparire che sa benissimo quanto la sua opera sia grandiosa, al punto che meriterebbe la corona d’alloro, pianta simbolo di Apollo, usata per celebrare poeti e generali vittoriosi.

Finita l’invocazione, Dante descrive il sorgere del sole con una serie di complessi riferimenti astronomici. Dante e Beatrice iniziano l'ascesa, e qui inizia la transumanazione di Dante: il poeta non sa più se sia ancora corpo o solo puro spirito, e rimane rapito dalla luce dei cieli e dalla loro rotazione, che produce una musica meravigliosa. Questa nuova situazione disorienta il poeta e Beatrice, quasi leggendogli dentro, spiega cosa sta accadendo. Il suo disorientamento, spiega Beatrice, è dovuto al fatto che sta entrando in un luogo dove le leggi terrestri non valgono: i due, infatti, stano risalendo al Cielo più veloci di un fulmine. 

L’ultima parte del Canto è quella più importante e complessa. Dante si chiede come possa, un essere mortale come lui, ascendere ai luoghi più alti del cielo. Beatrice lo guarda come una madre guarda un bambino che dice cose insensate e comincia una vera e propria lezione di metafisica. 

Il primo Canto del Paradiso è strutturato in queste cinque parti:

  • Proemio ed invocazione ad Apollo
  • Ascesa di Dante e Beatrice
  • Trasumanazione di Dante
  • Primo dubbio di Dante
  • Secondo dubbio di Dante

Il richiamo ad Apollo, abbiamo detto, serve a Dante anche come monito di umiltà. Ricordi il mito di Apollo e Marsia? Narra la storia per cui il silèno Marsia si misurò con Apollo in una gara di musica, convinto di poterlo superare. Ovviamente perse, e Apollo, come punizione, lo scorticò vivo. Analizziamo adesso molto brevemente il dubbio di Dante sull’universo. Abbiamo detto che la spiegazione che viene fornita dal poeta è più metafisica che fisica, ma proviamo lo stesso a capire meglio.

Nei primi versi della risposta di Beatrice viene detto esplicitamente che tutto l’esistente è stato modellato su Dio. Il cielo lunare è il primo che si incontra dopo aver attraversato la corona di fuoco che circonda la Terra. È lì che Dante ha iniziato la sua transumanazione e l’ascesa. Il principio divino muove l’animo degli animali, tiene coesa la Terra e determina l’esistenza degli Uomini. La forza che agisce come principio determinante di tutte le cose ha sede nell’Empireo, l’ultimo dei cieli, immobile, infinito ed eterno. Da qui si muove il nono cielo, più rapido di tutti. Dante introduce poi un concetto importantissimo, quello del libero arbitrio: le anime umane tendono verso Dio, ma possono essere distolte verso il peccato. Nella concezione di Dante la Terra, sferica, è al centro dell’Universo. Attorno ad essa si irradiano in cerchi concentrici i 9 cieli che corrispondono agli altrettanti pianeti del sistema solare, dove si trovano le stelle e le costellazioni che, con il loro influsso, determinano le inclinazioni degli esseri umani. L’intero universo risponde ai principi della fisica geocentrica, quella che vede la Terra al centro dell’Universo, e della filosofia tomistica, cioè la filosofia di stampo metafisico elaborata da San Tommaso d'Aquino.

Tommaso identifica nella forza creatrice divina il concetto aristotelico del primo motore immobile, cioè di un entità prima in grado di determinare tutte le altre. Dio non viene concepito come un’entità fisica, ma come puro intelletto. È inoltre “immobile”, ovvero eterno e immutabile.

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