Canto 23 dell'Orlando furioso: riassunto

Di Redazione Studenti.

Canto 23 dell'Orlando furioso di Ludovico Ariosto: riassunto per versi del famoso episodio della pazzia di Orlando.

CANTO 23 DELL'ORLANDO FURIOSO: RIASSUNTO

Canto 23 dell'Orlando furioso: riassunto
Canto 23 dell'Orlando furioso: riassunto — Fonte: ansa

Angelica, fuggendo per sottrarsi all’amore dei più valorosi cavalieri cristiani e saraceni, incontra Medoro (fante saraceno) gravemente ferito. Lei viene “colpita dalla freccia dell’amore” dedicandosi a curarlo. Nel frattempo Orlando, dopo essersi liberato dell’incantesimo del palazzo di Atlante, affronta il pagano Mandricardo, il cui cavallo imbizzarrito lo conduce nella foresta dove casualmente troverà i luoghi dove è sbocciato l’amore tra Angelica e Medoro.

Vv. 1-16: L’ambientazione del bosco è bucolica, viene descritta con molta leggerezza, probabilmente per alleggerire la trama (rivo parea cristallo; sponde fioria). Orlando sente la contrapposizione che c’è tra la natura e lui stesso che così armato stona in tutto quell’incanto. (Bosco: intrico).

Vv. 17-32: Orlando giunge nei luoghi in cui gli amanti Angelica e Medoro sfogarono la loro passione amorosa e vede molti alberi incisi con delle scritte, nota che erano state scritte dalla sua amata Angelica. Orlando cerca di convincersi che il nome “Medoro” fosse il soprannome dato da lei a lui. Non volendo e non potendo accettare la realtà, si vuole illudere ma “rio sospetto”, la sua parte razionale capisce che non è vero. Scattano così i meccanismi di autodifesa per rimuovere la sofferenza.

Vv. 41-64: Orlando arriva in una specie di grotta a forma di arco in prossimità di una limpida fonte, la dimora in cui i due amanti restavano abbracciati durante le ore più calde del giorno. Lì c’erano impressi i loro nomi con il carbone, gesso o con la punta di un coltello.

Vv. 65-80: Orlando trova scritto in arabo nella grotta che Medoro si è unito lì con Angelica. La lingua araba era conosciuta da Orlando come la propria lingua. Lesse quelle parole più volte sperando di non aver compreso il senso.

Vv. 81-112: In Orlando inizia a crescere la gelosia (stringersi il cor sentia con fredda mano) e rimane a fissare il sasso. Sentiva accrescere il dolore ma questo non aveva voce, lamento, lacrime e voleva prorompere ma invece, per questa volta, rimase dentro (anche Petrarca sentiva una grande inquietudine e cercava i luoghi per rassicurarsi ma quando questo luogo sicuro non c’è più...è necessario esplodere e dar sfoggio di follia).

Vv. 113-128: Orlando ritorna in sé e pensa che qualcuno abbia imitato la calligrafia di Angelica per farlo morire di gelosia e con una tenue speranza sale in groppa al suo cavallo. Non procede per molto che vede uscire del fumo dai comignoli dei tetti, arriva alla fattoria del pastore e prende alloggio.

Vv.129-136: Orlando scende da cavallo e si fa pulire l’armatura dai garzoni. Orlando si corica e non chiede di cenare, non sa ancora che si trova a dormire nella stessa casa in cui il pastore aveva accolto Angelica e Medoro e che li aveva sposati.

Vv.137-144: Orlando cerca di trovare pace ma ogni finestra è segnata da quell’odiosa scritta. Vorrebbe chiedere ma non se la sente per non mostrare l’evidenza.

Vv.145-152: Il pastore nel vedere Orlando tanto tormentato per tranquillizzarlo gli racconta nei dettagli la storia dei due giovani innamorati, Angelica e Medoro, e gli mostra il bracciale ornato di gemme che la donna gli aveva donato per ringraziarlo dell’ospitalità. Orlando riconosce il bracciale: lo aveva regalato ad Angelica come pegno d’amore. Questo fu per Orlando un vero colpo al cuore.

Vv. 169 a 192: Inizia da qui la notte dell’io dove lascia andare il proprio subconscio spegnendo il lume della ragione. Orlando cerca di nascondere il dolore ma fu inevitabile, essendo rimasto solo, può dare sfogo al suo dolore piangendo e gemendo. Gli venne in mente l’ingrata donna coricata con il suo amante nello stesso letto in cui giaceva lui, provò un vero senso di orrore per quel letto e si alzò di scatto.

Vv.193-224: Orlando odia tanto quel letto, quella casa, quel pastore e, senza attendere il giorno dopo, esce e si dirige nel bosco più fitto. Lì, solo, urla il suo dolore senza darsi pace. Si meraviglia di come possa avere così tante lacrime e sospiri.

Vv. 225-232: Orlando diventa un uomo rinascimentale con ideali che troverà dopo la sua pazzia (crisi), allontanandosi dalla tradizione epico-cavalleresco. Saggio per eccellenza è ora condotto dal suo amore non ricambiato fino ad un abbrutimento del tutto nuovo dimenticando la sua dignità, non difende la fede e i deboli ma disperde la sua forza contro la natura. La pazzia diventa inevitabile per cambiare l’uomo da vecchio a nuovo. Lo stesso autore (Ariosto) confessa di aver provato la follia d’amore e il tormento della gelosia.

Vv. 233-263: Orlando vaga tutta la notte nel bosco e al sorgere del sole, il destino lo riporta dove Medoro aveva scritto l’epitaffio (un’iscrizione che ha lo scopo di ricordare qualcosa). Orlando furioso spezzò la roccia in piccole schegge, la grotta, la limpida fonte gettandovi rami, foglie e sassi. Infine, coperto di sudore e pieno ancora di odio e ira cade sul prato con lo sguardo rivolto in alto e rimase così per tre giorni.

Vv. 257-272: Il quarto giorno spinto da un grande furore, si spoglia dell’armatura e si strappa le vesti, restando nudo. Gesto-simbolo della rinascita (come San Francesco che si spogliò delle sue vesti dando voto di povertà e di castità). Il povero Orlando ha perso il senno: è la pazzia di Orlando.

Vv. 273-288: Con così tanta ira da offuscargli i sensi, compì molte delle sue imprese più grandi come quando sradicò parecchi alti pini al primo colpo come se fossero finocchi.

Vv. 289-296: I pastori che hanno sentito il fracasso, lasciano il gregge sparso e si dirigono a vedere che cosa lo sta provocando.