I canti napoletani di Giacomo Leopardi

I canti napoletani di Giacomo Leopardi A cura di Maria Cristina Cabani

Cosa sono i canti napoletani di Leopardi: spiegazione e analisi delle ultime poesie dei Canti, tra satira, filosofia materialistica e speranza

1Le ultime poesie

La tomba di Giacomo Leopardi a Napoli
La tomba di Giacomo Leopardi a Napoli — Fonte: ansa

Prende il nome di ‘canti napoletani’ il gruppo di componimenti, vari per metro e per stile, composti nell’ultimo periodo della vita del poeta, dopo il suo trasferimento a Napoli nel 1833. Nell’edizione del 1835 il gruppo comprendeva, oltre ad Aspasia (napoletana per composizione ma ancora legata all’esperienza amorosa fiorentina), le due canzoni ‘sepolcrali’ Sopra un bassorilievo antico sepolcrale e Sopra il ritratto di una bella donna e la Palinodia al marchese Gino Capponi, componimento di genere satirico in forma di epistola nel quale il poeta finge di ritrattare le sue idee pessimistiche sull’uomo, sulla natura, sulla storia e le sue opinioni nei confronti della cultura contemporanea.

Nell’edizione postuma del 1845 Antonio Ranieri aggiungerà Il tramonto della luna e La ginestra, le ultime poesie scritte da Leopardi nel 1836: anche queste due poesie appartengono al gruppo dei ‘canti napoletani’.   

2Caratteri comuni di un gruppo eterogeneo

Ritratto di Giacomo Leopardi
Ritratto di Giacomo Leopardi — Fonte: redazione

A differenza del precedente ciclo di Aspasia, caratterizzato da una forte unità tematica, i canti napoletani di Leopardi sono un gruppo molto eterogeneo.   

La maggior parte di esse (le due ‘sepolcrali’, Il tramonto della lunaLa ginestra e, in parte, la Palinodia) è tuttavia accomunata da una impostazione impersonale, universale e filosofica del discorso poetico, un’impostazione che fa di ciascuno di questi canti una meditazione su un tema-chiave della filosofia materialistica leopardiana: la morte dei giovani e il rapporto tra morte e vita nell’esistenza umana (Sopra un basso rilievo antico sepolcrale); la morte e il mistero fragile e invincibile della bellezza (Sopra il ritratto di una bella donna); la fragilità disperata della vita umana nella Palinodia e nel Tramonto della luna; la lotta dell’uomo contro la natura (La ginestra).  

Nei canti napoletani di Leopardi l’io poetico si riduce quasi totalmente a voce meditante. La sintesi suprema di questi caratteri è costituita dalla Ginestra, il testamento del pensiero leopardiano. Nella Ginestra Leopardi, giunto alla conclusione che la natura è matrigna per l’uomo, propone una solidarietà fra gli uomini contro gli insulti della natura. La ginestra, pianta «umile» e resistente, è proprio il simbolo della forza che gli uomini possono trarre alleandosi in «social catena» contro un destino nemico. I canti pisano-recanatesi, che tenevano distinta la sezione lirica (si pensi al quadretto che apre Il sabato del villaggio o La quiete dopo la tempesta) dalla riflessione filosofica, in genere relegata alle strofe finali; La ginestra, invece, è un vero e proprio poemetto filosofico, nel quale discorso lirico e discorso filosofico si compenetrano in una sintesi superiore: una nuova forma (più che genere) di poesia, una “poesia-pensiero”.      

3Stile

Questi canti sono contraddistinti da una notevole varietà stilistica, da testo a testo, ma anche, talvolta, all’interno dello stesso componimento. Nella Ginestra, per esempio, si passa da momenti lirici visionari o “idillici” a momenti seccamente ragionativi, da un linguaggio musicale di tipo “idillico” o “pisano-recanatese” a un linguaggio che sembra quasi prosa messa in versi.

E tu, lenta ginestra, / che di selve odorate / queste campagne dispogliate adorni, / anche tu presto alla crudel possanza / soccomberai del sotterraneo foco, / che ritornando al loco / già noto, stenderà l'avaro lembo / su tue molli foreste.

Giacomo Leopardi, La ginestra