Campi di volontariato con Lunaria: un’esperienza per gli altri che ti cambia la vita

Di Veronica Adriani.

Campi di volontariato e lavoro all'estero per i ragazzi dai 15 anni in su. Ecco le storie di chi li ha vissuti e perché dovresti provarli

CAMPI DI VOLONTARIATO LUNARIA

Ragazze al lavoro in falegnameria durante un workcamp (credits: Lunaria.org)
Ragazze al lavoro in falegnameria durante un workcamp (credits: Lunaria.org) — Fonte: photo-courtesy

500 volontari italiani partiti nel 2016 per 37 paesi diversi, quasi 300 stranieri ospitati in Italia: sono queste le cifre dell’ultimo rapporto sui workcamps di Lunaria, la più grande fra le cinque associazioni italiane che si occupano di volontariato internazionale, una delle 90 in tutto il mondo. “I ragazzi si rivolgono a noi con diverse motivazioni“ racconta Marcello Mariuzzo, vicepresidente di Lunaria. “Il più delle volte a spingerli è la voglia di scoprire il mondo, fare nuove amicizie e impegnarsi per qualcosa di utile. E imparare nuove competenze”.

WORKCAMP IN REPUBBLICA CECA

Benedetta Venanzi, 23 anni, ha conosciuto Lunaria nel 2017, partendo per due settimane per la Repubblica Ceca. “Cosa mi ha lasciato questa esperienza? Mi ha lasciato riflettere prima di giudicare qualcuno che non viene dal mio stesso paese. E poi la voglia di scoprire, curiosare altrove, e amici in tutto il mondo”.  Non era la prima volta che approcciava al volontariato – da cinque anni opera con Abio al Policlinico di Roma – ma era la prima che si trovava a fare una full immersion in un mondo così distante. “Cercavo un’esperienza internazionale estiva, un progetto che fosse quotidiano ma che avesse comunque un limite di tempo” racconta “così mi sono imbattuta in Lunaria”.

I campi di volontariato sono esperienze internazionali molto particolari: si tratta di lavoro volontario a tutti gli effetti. C’è chi insegna una lingua, chi aiuta a costruire oggetti o strutture, chi lavora nei campi, chi si occupa di manutenzione del verde: quello che non si sa fare, si impara. Per Benedetta e il suo gruppo di lavoro, quando arrivano sul posto di cose da fare ce ne sono tante: “prevalentemente si faceva lavoro nel campo: raccogliere il grano, metterlo nei camion che poi lo trasportavano. Poi abbiamo aiutato nella manutenzione del luogo che ci ospitava, abbiamo ripulito i sentieri del bosco da tutti i rovi e le erbacce. Un giorno siamo stati a trovare un ragazzo che fa permacultura” racconta.

Se le chiedi qual è stata la difficoltà più grande, le viene in mente solo qualche episodio isolato: le difficoltà linguistiche “quando non ti viene una parola in inglese”, la capacità di adattamento in alcuni contesti. Risponde e aggiunge con un gran sorriso "si risolve tutto, non è nulla di tragico". Ma se deve ricordare un episodio positivo, allora non ha dubbi, e racconta di una notte piena di stelle passata a cantare e parlare intorno al fuoco e ad arrostire spiedini al barbecue tradizionale ceco: “ogni volta che ci sedevamo a tavola, era sempre un imparare qualcosa di nuovo”. Un’esperienza che rifarebbe? “Assolutamente sì”.

Una serata attorno al fuoco nel racconto di Benedetta, volontaria Lunaria
Una serata attorno al fuoco nel racconto di Benedetta, volontaria Lunaria — Fonte: photo-courtesy

COORDINARE UN CAMPO DI VOLONTARIATO

“Durante un campo si riesce ad acquisire un senso di responsabilità che è difficile prendere a casa, in famiglia o nella scuola”. Ettore Ismael Borghetto a Lunaria è arrivato nel 2014 come volontario; oggi collabora attivamente nei progetti, ma per un periodo ha gestito il coordinamento dei campi di lavoro in Italia, principalmente quelli dedicati ai ragazzi, i campi teen. “Con i teenager è molto più semplice lavorare: la coesione del gruppo c’è quasi da subito, rispetto agli adulti che arrivano con un’idea più strutturata di come sarà il campo” racconta. “È più semplice all’inizio, ma molto più difficile, nel mentre, riuscire a unire sia il lavoro che l’aspetto educativo”.

È importante, infatti, che da un campo di lavoro i ragazzi tornino con un bagaglio di esperienze in più: “Un campo di volontariato ti cambia" racconta Ettore "ti fa sentire cittadino europeo e del mondo”. E gli fa eco Marcello: “In un campo un ragazzo sviluppa prima di tutto le skills tecniche: falegnameria, giardinaggio, edilizia, protezione ambientale. Ma le più importanti sono le cosiddette competenze morbide, le soft skills: il saper stare in gruppo, vivere in un gruppo internazionale, la capacità di risolvere i problemi, di adattarsi”.

PARTECIPARE A UN WORKCAMP

Quali sono i requisiti per partecipare a un workcamp? C’è un processo di selezione? In realtà no: “Il programma di volontariato che proponiamo grazie alla rete di cui facciamo parte è aperto a tutti” spiega Marcello. “Non si parla di cooperazione internazionale, dove serve una professionalità specifica, qui la selezione si basa sulla motivazione: Se i ragazzi che si iscrivono ai campi dimostrano di aver capito di che si tratta, per noi possono partire”. E la lingua? “Noi chiediamo la conoscenza minima dell’inglese“ continua Marcello ”perché sappiamo che nei campi ci si deve esercitare 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Se sai anche pochissimo inglese, alla fine lo impari".

Un’esperienza davvero per tutti, quindi: “Per i minorenni spesso sono i genitori ad essere interessati, ma naturalmente noi parliamo coi ragazzi per capire se vogliano davvero farla o meno” continua Marcello. “Per i più piccoli, comunque, i campi hanno la capacità di insegnare molto e di permettere un’esperienza di vita molto intensa in cui la crescita personale è fortissima”.