Calendario scolastico: si fa strada l'ipotesi di allungarlo

Di Redazione Studenti.

Allungare il calendario scolastico per tornare in classe con un quadro epidemiologico migliore e recuperare i programmi: cosa sappiamo finora

CALENDARIO SCOLASTICO 2020/2021

Dopo la proposta di tagliare le vacanze di Pasqua per recuperare le lezioni perse, continua a farsi strada quella di allungare il calendario scolastico in estate e spostare di conseguenza anche la maturità 2021.  

La scelta di prolungare il calendario scolastico era uno degli scenari possibili dopo l'avvento di Draghi alla guida del governo. Ma con quali motivazioni? Principalmente due:

  • Recuperare i programmi che non sono stati approfonditi proprio a causa dell'emergenza Covid-19
  • Tornare a scuola con uno scenario epidemiologico più favorevole.

Ma vediamo tutto nel dettaglio.

SCUOLA E COVID: LO SCENARIO EPIDEMIOLOGICO

In un'intervista al Corriere, Giorgio Palù, presidente dell’agenzia italiana del Farmaco e ordinario di Virologia all’Università di Padova, dice:

Sappiamo da 4-5 studi che l’infezione, a prescindere dalle mutazioni, ha una certa prevalenza tra 12-19 anni e poi tra 19 e 50 anni. Quindi andrei cauto con la ripresa di scuole superiori e università. Sarebbe ideale poter spostare il calendario in avanti, quando il quadro sarà migliore.

PROGRAMMI SCOLASTICI

Sul punto per cui sarebbe necessario allungare il calendario scolastico per recuperare i programmi, interviene la dirigente scolastica del liceo Newton di Roma, Cristina Costarelli, che fa notare però come sia necessario prevedere una serie di difficoltà che certamente si verificherebbero a partire da giugno. Ma quali?

  • Ricalendarizzare gli esami
  • Climatizzare le aule
  • Stanziare fondi per i docenti, che dovrebbero confermare la presenza su base volontaria
  • Chiarire gli obiettivi

Le parole di Costarelli:

Deve essere chiaro che affrontare questo argomento non significa dire, o solo pensare, che docenti e studenti abbiano lavorato di meno in questo difficile anno scolastico: hanno tutti lavorato di più e nelle condizioni peggiori che si siano mai viste nella storia post-bellica. Non si è perso tempo: il tempo è stato utilizzato in modo diverso. Molto tempo è stato speso per gli imprevisti legati all’emergenza sanitaria, per le connettività precarie, per passare continuamente dalla distanza alla presenza e viceversa.

Si è lavorato meno sui contenuti, i “programmi” non saranno tutti completati; ma si è lavorato su nuovi aspetti di competenza, sulla gestione di fragilità emotive e relazionali, sulla rimodulazione della vita dei giovani in una dimensione nuova e sconosciuta per tutti.

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Fonte: istock