Calandrino e l'elitropia: riassunto della novella del Decameron di Giovanni Boccaccio

Di Redazione Studenti.

Calandrino e l'elitropia: riassunto della novella del Decameron di Giovanni Boccaccio sul tema delle beffe di ogni genere e narrata da Lauretta

CALANDRINO E L'ELITROPIA, RIASSUNTO

Decameron di Boccaccio, illustrazione
Decameron di Boccaccio, illustrazione — Fonte: getty-images

Calandrino e l’elitropia è la terza novella dell’ottava giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio. Il tema della giornata è quello della beffa di ogni sorta: Lauretta, regina del giorno, è anche la narratrice di questa storia.

CALANDRINO E L'ELITROPIA, TRAMA

Boccaccio inizia la novella presentando il suo protagonista, un personaggio della tradizione toscana, che è anche vittima delle beffe che si consumano nella storia. Il personaggio è Calandrino, un dipintore che vive a Firenze, e che ha due amici, Bruno e Buffalmacco. Questi ultimi sono molto più furbi di lui, al punto che spesso si prendono gioco del malcapitato, esatta icona del rozzo sciocco e credulone.

Un giorno, mentre si trovano nella chiesa di San Giovanni ad osservare il tabernacolo, i due decidono di coinvolgerlo in uno scherzo, grazie all’aiuto dell’amico Maso, sapiente oratore, che inizia a narrare a Calandrino della meravigliosa terra di Bengodi. Qui, racconta Maso, si legano le vigne con le salsicce e si trova una montagna di parmigiano grattugiato, sopra la quale alcune persone cuociono maccheroni in brodo di. Naturalmente, a scorrere è un fiume di vernaccia.

Calandrino, incuriosito, chiede dove si trovi una terra del genere, e Maso racconta che è più lontana di millanta miglia. Tuttavia, aggiunge, esistono luoghi altrettanto interessanti: ad esempio sul greto del fiume Mugnone, poco lontano, si trovano pietre preziose come l’elitropia, che dona l’invisibilità.

È così che nel pomeriggio Calandrino propone a Bruno e Buffalmacco di andare a cercare questa elitropia, nella speranza di diventare invisibili e compiere furti per arricchirsi a danno dei “cambiatori” fiorentini, cui avrebbe sottratto i fiorini grazie alla magia della pietra.

Gli amici si accordano per andare in cerca della preziosa pietra la domenica mattina, in modo da avere il tempo di avvisare i cambiatori della beffa. Così, in breve tempo, i tre vanno in cerca dell’elitropia, di cui però nessuno aveva fornito una descrizione accurata: Calandrino, perciò, si riempie le tasche di sassi nel tentativo di prendere quello giusto.

È allora che gli amici danno il via alla beffa: fingendo di non vederlo, gli lasciano credere di aver raggiunto l’invisibilità, addirittura prendendolo a sassate. Ma quando Calandrino torna a casa, la moglie inizia ad rimproverarlo per essere rientrato in ritardo per il pranzo: convinto che la colpa della perdita del suo potere sia della donna, Monna Tessa, Calandrino inizia a picchiarla.

I suoi amici lo raggiungono in casa e, vedendo la moglie a terra insieme a un mucchio di sassi, rimproverano l’amico per essersene andato non appena trovata la pietra. Inoltre, lo accusano di aver preso il potere per essere stato poco accorto: sapendo che le donne tolgono ogni virtù ai poteri magici, avrebbe dovuto evitare di farsi vedere da una donna.

Calandrino, quindi, viene beffato due volte: per la sua stoltezza e per il suo egoismo.

CALANDRINO E L'ELITROPIA, PERSONAGGI

I personaggi della novella sono:

  • Calandrino, uomo del popolo ignorante ma soprattutto credulone e sciocco, sidistingue dalle figure presenti nelle altre novelle perché la sua comicità non è data dalla sua stoltezza bensì dalla sua convinzione di essere scaltro. Calandrino pretende di volgere a suo vantaggio la beffa e, cosa peggiore di tutte, non ha neanche capito diessere stato beffato. Una figura realmente meschina e negativa.
  • Bruno, Buffalmacco e Maso, uomini perdigiorno, senza una particolare moralità, anche loro sono più sciocchi di quanto non credano. Anche quando il loro scherzo si rivela un dramma continuano a ridere senza pietà e senza rivelare nulla allo stesso Calandrino.
  • Monna Tessa, l’unica figura positiva della novella che non può opporsi alla furia del marito e che viene crudelmente percossa a causa della stupidità non solo di lui ma anche e principalmente dei suoi amici. È la dimostrazione del livello di soggezione che le donne avevano in una società guidata dall’uomo.