Calandrino e il maiale: analisi della novella del Decameron di Boccaccio

Di Redazione Studenti.

Calandrino e il maiale è la sesta novella dell’ottava giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio. Trama e analisi del testo e dei personaggi

Calandrino e il maiale

Calandrino e il maiale è una delle novelle del Decameron di Boccaccio
Calandrino e il maiale è una delle novelle del Decameron di Boccaccio — Fonte: getty-images

Calandrino e il maiale è la sesta novella dell’ottava giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio.

La vicenda si svolge in un paese di campagna non lontano da Firenze, dove un tale di nome Calandrino possiede un piccolo podere.

Lì tutti gli anni alleva un maiale, che poi, una volta ucciso, gli servirà come scorta alimentare per i dodici mesi che verranno.

Vediamo come prosegue la trama della novella.

Trama

Calandrino, a Dicembre, va sempre con la moglie nel suo podere in campagna dove fa uccidere e salare l’animale. Un anno, però, sua moglie si sente male e, non essendo lei in condizione di andare al podere, Calandrino ci va da solo.

Sfortunatamente, però, i suoi soliti due amici, Bruno e Buffalmacco, lo vengono a sapere e decidono di fargli uno scherzo. I due si fanno, perciò, ospitare da un amico prete che viveva vicino al podere di Calandrino, il quale li incontra e li invita là per mostrargli il maiale.

Bruno e Buffalmacco, visto l’animale, propongono a Calandrino di venderlo e fingere con la moglie che glielo avessero rubato, in modo da poter fare ogni cosa che avrebbe voluto con il ricavato. Calandrino però è irremovibile.

I due amici decidono, allora, d’accordo con il prete, di far ubriacare Calandrino in modo da potergli facilmente rubare il maiale e metterlo nei guai con la moglie. Calandrino si ubriaca e, mentre lui dorme come un ghiro, Bruno e Buffalmacco  eseguono il loro piano.

La mattina successiva, Calandrino si sveglia, e, non trovando il maiale, esce di casa a lamentarne il furto. Bruno e Buffalmacco fingono di non credergli e di essere convinti che sia stato proprio lui a vendere il maiale per tenersi poi i soldi.

Alla fine, i due amici fingono di credere a Calandrino e aggiungono che, per trovare il ladro, bisognava organizzare una bella cena per tutto il paese e fare un incantesimo sul cibo: così facendo, il ladro non sarebbe riuscito a mandare giù un solo boccone e sarebbe stato riconosciuto subito.

Bruno, pertanto, va in città a prendere il necessario per la cena con i soldi di Calandrino e, oltre alle polpette normali, si fa confezionare due polpette "speciali", amarissime.

La mattina successiva, Bruno e Buffalmacco riuniscono la gente del paese e spiegano la situazione, poi cominciano la distribuzione delle polpette: a Calandrino danno le due polpette "speciali", che lui sputa immediatamente perché gli sembravano più amare del fiele e, così facendo, si accusa automaticamente del furto.

Bruno e Buffalmacco, a quel punto, fanno finta di essere arrabbiati con Calandrino, perché lui aveva tentato di ingannarli vendendo il maiale senza dir loro nulla, così lo ricattano: si fanno dare due capponi in cambio del loro silenzio con la moglie.

Si conclude, quindi, la novella.

Commento alla trama

I temi principali del racconto sono:

  • la beffa, un motivo ricorrente per tutta l’ottava giornata, che ha come protagonisti Bruno e Buffalmacco e come vittima Calandrino;
  • l’ingenuità, tema contrapposto a quello dell’intelligenza, sviluppato da Boccaccio in molte altre novelle.

L’ambiente sociale descritto è, invece, tipicamente contadino e toscano.

Qui, sono ancora in vita delle usanze medievali ed è ancora in uso la consuetudine che prevedeva un aiuto reciproco tra contadini in caso di calamità, quale, ad esempio, la presenza di un ladro che avrebbe potuto tornare a colpire.

Di conseguenza, il furto del maiale di Calandrino richiama tutto il paese, forse anche a causa delle polpette che gli amici fanno comperare all’uomo con lo scopo di offrirle a tutti, ufficialmente, per trovare il colpevole, ufficiosamente, solo per far guadagnare a tutti un pasto gratuito.

Giovanni Boccaccio
Giovanni Boccaccio — Fonte: getty-images

La novità del Decameron è rappresentata, infatti, dalla città e dalla società cittadina. In BOccaccio domina la Firenze contemporanea all’autore, familiare e quotidiana; entrano in scena addirittura personaggi viventi, noti a tutti.

Boccaccio qui privilegia il registro comico, adeguato all’ambientazione borghese e popolare di questa novelle ispirata al tema della beffa. L’“essere” fiorentino si esprime soprattutto nella caratterizzazione sociale dei personaggi, nei comportamenti liberi e coraggiosi, nella scioltezza della lingua, nella vivacità dei gesti.

Il rapporto tra lo spazio urbano ed i singoli personaggi si concretizza essenzialmente nella tendenza alla teatralità della rappresentazione.

Ed un esempio su tutti è proprio quello della novella Calandrino e il maiale: basti pensare al fatto che Calandrino, ma del resto anche Bruno e Buffalmacco, sono personaggi realmente esistiti: si tratta, infatti, di tre pittori, o “dipintori” come li chiama Boccaccio, vissuti nella prima metà del Trecento.

Fondamentale in questa novella, come in altre, è il tema della beffa, così come quello dell'intelligenza.

L’intelligenza si misura solo con se stessa. Un beffatore è come un puro artista, che si compiace solo di esercitare la sua arte, senza alcun altro fine.

Attraverso la beffa, l’intelligenza crea una sorta di realtà parallela a quella effettiva, una realtà prodotta interamente dall’uomo, di cui egli ha pieno dominio, che può manipolare a piacere. L’uomo, in questo mondo fittizio che egli stesso crea, ha una sorta di onnipotenza divina.

La beffa, insomma, diviene metafora della capacità dell’uomo di costruire e dominare il reale, attraverso l’intelligenza, la parola e l’azione. Diversa è, invece, ad esempio, la beffa di frate Cipolla ai danni dei contadini, messa in opera solo per ottenere un vantaggio.

Personaggi della novella

L’autore non ha descritto l’aspetto fisico o psicologico dei personaggi, ma le informazioni date nella novella sono sufficienti: risulta facile immaginarli.

Calandrino è uomo del popolo ignorante ma soprattutto credulone e sciocco, che si distingue dalle figure presenti nelle altre novelle perché la sua comicità non è data solo dalla sua stoltezza bensì anche dal fatto che egli si creda, comunque, scaltro.

Gli amici, invece, sono uomini perdigiorno, senza una particolare moralità, anche loro sono più sciocchi di quanto non credono.

Il loro scherzo si rivela perfido perché danno un’immagine sbagliata di Calandrino a tutto il popolo, facendolo sembrare un vero ladro, ma continuano a ridere senza pietà e senza rivelare nulla allo stesso Calandrino, anzi, guadagnando sulla sua ingenuità.

I personaggi sono statici, non dinamici: durante lo sviluppo delle vicende mantengono inalterate le proprie caratteristiche e non subiscono trasformazioni, mentre, in altre novelle come Andreuccio da Perugia, sono capaci di una rilevante evoluzione psicologica, che conduce ad un grande cambiamento della propria personalità.

Analizzando il ruolo che ha ciascuno di loro nella storia, si può certamente dire che il protagonista sia Calandrino, mentre gli antagonisti siano Bruno e Buffalmacco, ed i loro aiutanti siano il prete e, indirettamente, anche gli abitanti del villaggio.

Gli “strumenti” utilizzati, invece, dagli antagonisti per far cadere nel tranello il protagonista sono: il maiale stesso, l’ubriacatura di Calandrino, e le famose polpette “speciali”.

Tempo, spazio, stile

Dal punto di vista cronologico il tempo della storia corrisponde sostanzialmente alla durata reale degli avvenimenti: c’è una effettiva corrispondenza tra fabula ed intreccio. Non sono presenti, infatti, ellissi, analessi e prolessi.

Riguardo lo schema della narrazione, invece, il narratore di primo grado è, come di consueto, Boccaccio, mentre, questa volta, quello di secondo grado è Filomena.

Le sequenze preminenti sono quella narrativa e quella dialogica, mentre il registro utilizzato dall’autore è solitamente colloquiale, per la presenza di termini tipici del dialetto fiorentino.

A confermare questa tesi è anche la frequente presenza di vocaboli non ricercati e della sintassi semplice, del parlato, cioè con la prevalenza delle proposizioni coordinate su quelle subordinate.

Addirittura, in una stessa frase, è presente per ben sei volte la congiunzione coordinante “e”, che rende la lettura veloce, e, in questo caso, anche affannosa e concitata.

Confronto con Calandrino e l'elitropia

Confrontando, quindi, tale novella con le altre presenti nel “Decameron”, risulta immediato il raffronto con l’altro racconto il cui protagonista è Calandrino, cioè la novella Calandrino e l’elitropia.

Si tratta, infatti, degli stessi personaggi, della stessa dimensione spaziale, e dello stesso tema, la beffa.

Un’importante differenza tra le due storie riguarda, invece, l’ambito spaziale: mentre in questa novella, il paesino nel quale si svolgono le vicende è un luogo reale, nell’altra, si tratta di una città immaginaria, fantastica, il paese di Bengodi.

Questo è, tra l’altro, un motivo che ha radici profonde nelle credenze popolari: il sogno del paese dell’abbondanza, dove è possibile mangiare a sazietà, è chiaramente la proiezione fantasticamente rovesciata di un mondo dove quotidianamente i ceti inferiori dovevano lottare contro la fame e la povertà.

In conclusione, però, bisogna anche dire che i temi sono spesso molto simili (sono presenti anche in questa novella i temi della beffa, dell’ingenuità, mentre è assente quello della follia per amore che, in altre novelle, porta invece sino alla morte, oppure quello della fortuna), ma tuttavia, esse sono molto diverse fra loro.

Boccaccio, infatti, vuole rappresentare la vita di tutti i giorni in tutte le sue sfaccettature, evidenziando la grande varietà di atteggiamenti morali e psicologici, di virtù e di vizi.

L'audiolezione sul Decameron di Boccaccio

Ascolta l'audiolezione sul Decameron di Boccaccio, uno dei tanti contenuti presenti nel nostro podcast dedicato alle novelle del Decameron!

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