La caccia infernale in Dante e Boccaccio: confronto e spiegazione

Di Redazione Studenti.

Confronto e spiegazione del tema della Caccia infernale: come viene affrontata la scena in Dante e in Giovanni Boccaccio e quali sono le differenze

CACCIA INFERNALE

Caccia infernale nella novella del Decameron "Nastagio degli Onesti"
Caccia infernale nella novella del Decameron "Nastagio degli Onesti" — Fonte: getty-images

Il tema della caccia infernale è un topos della letteratura medievale. Due grandi autori che hanno rappresentato nelle loro opere questa scena sono Giovanni Boccaccio e Dante Alighieri. Ma in che modo lo hanno fatto? E quali sono le differenze tra i due?

Nella novella di Nastagio degli Onesti Giovanni Boccaccio racconta in modo molto dettagliato la scena della Caccia infernale.

la scena avviene alla luce del giorno: segno, questo, che la mentalità del tempo iniziava a non essere più ossessionata dalla paura del peccato e della dannazione eterna.

La trama in breve:

Nastagio, non corrisposto nel suo amore per una de’ Traversari, si ritira da Ravenna a Chiassi. Qui, in primavera, si inoltra nel bosco e verso mezzogiorno si imbatte in una bellissima donna nuda, scapigliata e graffiata dalle frasche, che corre piangendo e gridando, inseguita da due mastini e un cavaliere che tiene in mano uno stocco.

NASTAGIO DEGLI ONESTI E LA CACCIA INFERNALE

Nastagio vorrebbe aiutare la ragazza, ma il cavaliere – che si presenta come Guido degli Anastagi, nobile ravennate, morto quando Nastagio era bambino – lo invita a non impicciarsi e gli spiega che ciò che vede è voluto dalla giustizia di Dio.

Lui, dice, si era ucciso per amore della fanciulla, che non lo ricambiava. Lei non si era pentita di quella crudelta: morendo a sua volta poco dopo, era finita dannata all'inferno, proprio come lui. La pena da scontare per l'eternità consiste proprio in questo: essere inseguita e dilaniata dai due cani e uccisa dal cavaliere. Ogni venerdì la scena si ripete: il cavaliere la trafigge con lo stesso stocco con cui si era ucciso, la squarta, estrae il cuore e lo dà da mangiare ai cani; quindi lei si rialza come se niente fosse, ricomincia la fuga e ricomincia la caccia.

Nastagio capisce di poter sfruttare l’informazione a proprio vantaggio. Per il venerdì successivo fa apparecchiare proprio in quel punto un grande banchetto, al quale invita parenti, amici e tutta la famiglia Traversari. La donna che ama, quindi, assiste alla scena raccapricciante, ascolta la spiegazione del cavaliere e non può non riconoscere che la stessa sorte della fanciulla dannata sarà riservata a lei, se continuerà a rifiutare il suo amore a Nastagio.

Quella stessa notte gli manda quindi una sua cameriera per fargli sapere di essere pronta a servirlo. Nastagio se ne rallegra, ma risponde che ciò che vuole è il suo onore e il suo piacere, e la chiede in sposa. Lei acconsente e la storia si conclude con il lieto fine del matrimonio cui fa seguito una lunga vita felice.

La caccia infernale in Boccaccio ha una funzione esattamente opposta a quella che aveva nell’exemplum - ovvero, il racconto edificante - di Dante Alighieri.

Nella Divina Commedia, e più precisamente mentre il poeta e Virgilio si trovano nel secondo girone del settimo cerchio, quello di Pier delle Vigne, il tema della caccia infernale ha un altro scopo: insegnare che cedere alla passione amorosa è un peccato degno, dopo la morte, delle pene più terribili.

In Boccaccio, al contrario, non è il cedere alla passione ad essere punito, ma la ritrosia in amore: la visione serve a persuadere le donne che è bene accondiscendere alla richiesta d’amore.

I protagonisti della novella si muovono in un mondo cortese, come cortesi sono i modi di Nastagio, sia perché ama una donna di condizione sociale superiore alla sua,  sia perché, per amore, conduce una vita bella e libera.

L'orrore della scena viene mitigato dall'ambientazione diurna, dalla presenza della pineta, dalla primavera che sboccia.

Di contro, in Dante l'atmosfera è cupa e tenebrosa.

In Boccaccio la crudeltà della scena è evidente, ma tutto ciò che si lega al soprannaturale - la rinascita della donna dopo la morte - è limitato al minimo.

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Boccaccio tratta quel materiale medievale con una sensibilità che non è più medievale, non solo perché rovescia beffardamente le funzione di un exemplum edificante, ma anche perché, coi modi stessi della narrazione, mostra di non avvertire la presenza del divino (e del diabolico) nelle vicende terrene.

Boccaccio di certo non ha scrupoli e obiezioni di tipo religioso. Tuttavia, l’etica cortese viene rivisitata e corretta alla luce di quella borghese, che trionfa nella società cui Boccaccio appartiene. Bisognerà appunto considerare che Boccaccio, per quanto guardi con sincera nostalgia alle idealità di un mondo ormai lontano, è comunque l’interprete di una società (borghese) in cui si sono imposti altri valori.

Boccaccio si rivolge ad un pubblico per il quale il lieto fine non può essere dissociato dall’amministrazione oculata del patrimonio e dal rispetto delle convenienze sociali.

Insomma: in Boccaccio c'è un certo tono parodistico, ma ha un fine: quello di sottrarre l'amore ai luoghi del peccato per inserirlo invece a pieno titolo in quelli dei bisogni naturali dell’uomo, cosa tipica nel Decameron.

Non meraviglia che a questo mutamento di prospettiva dia voce proprio un autore così rappresentativodella transizione della sua epoca, che afferma un nuovo ideale di uomo e di mondo.

Non sarà un caso se alla fine del Quattrocento, Botticelli – che pure opera in un ambiente di alta spiritualità quale quello neo-platonico della corte di Lorenzo de’ Medici – illustrerà proprio la novella di Nastagio in quattro tavolette destinate a decorare la cassa da corredo per una sposa.

In Dante invece il topos della caccia infermale è tipicamente medievale: tutto riconduce sempre a Dio e al raggiungimento della salvezza.

CACCIA INFERNALE NELLA DIVINA COMMEDIA

Il peccato degli scialacquatori, quello di non aver saputo gestire il proprio denaro, è posto quasi allo stesso livello di quelli del suicida. Dopo la morte lo scialacquatore è vittima di una caccia infernale da cavalieri che ogni giorno attacca, uccide e smembra. I due scialacquatori principali sono coloro che hanno sperperato nella peggior maniera il loro denaro. I cavalieri li squartano, loro si decompongono, si ricompongono e la caccia ricomincia.  

Si cerca di scappare inutilmente: qualcuno si nasconde nei cespugli, qualche altro cerca di correre piu veloce ma vengono ugualmente scovati e raggiunti. Dante assiste a questo scenario, ed è ancora davanti all’albero di Pier delle Vigne quando sente un rumore che ricorda una caccia al cinghiale: sono due scialacquatori che corrono veloci per sfuggire alla morte.

Un’anima chiede la morte, l’altra chiamando l’amico, ironizza sull’inutilita della corsa.

Lano a questo punto si ripara in un cespuglio cercando di sfuggire al suo destino. Un gruppo di cagne però entra nel cespuglio e si prepara a smembrare l’anima: ha un aspetto demoniaco, come la fiera incontrata da Dante.