Bullismo a scuola: Bianca, la sua storia e la sua rinascita

Di Veronica Adriani.

Esistono tanti tipi di bullismo: verbale, psicologico, fisico, ma tutti si combattono. Parla Bianca, oggi testimonial contro il bullismo a scuola

BULLISMO

Un momento del lavoro in classe con Scholas Occurrentes, la fondazione vaticana impegnata nella lotta a bullismo e cyberbullismo
Un momento del lavoro in classe con Scholas Occurrentes, la fondazione vaticana impegnata nella lotta a bullismo e cyberbullismo — Fonte: ufficio-stampa

Bianca ha 14 anni e mezzo e frequenta il liceo delle scienze umane a Pisa. Tornando indietro lo risceglierebbe altre mille volte, dice, perché il suo sogno fin dalle medie è quello di diventare una maestra. “Vorrei poter aiutare gli altri nelle difficoltà”, spiega.

Un percorso che a modo suo Bianca ha già iniziato. Sì, perché accanto ai suoi interessi e alle sue passioni – prima fra tutte quella di andare al cinema con le amiche – Bianca ha anche una storia da raccontare. E anche se quando lo fa le parole a volte faticano a trovare la strada, alla fine vengono fuori pulite e chiare: “dalle elementari fino all’anno scorso ho sofferto di bullismo. Ma ho imparato a difendermi”.

TIPI DI BULLISMO

Le motivazioni che spingono un gruppo di persone alla violenza fisica o verbale sono raramente lineari: nel caso di Bianca la colpa è una sola, ed emerge chiaramente anche se i ricordi di quegli anni sono confusi: “Ricordo che mi prendevano in giro perché ero molto timida e sensibile” racconta. “Quando prendevo un brutto voto piangevo: per me era normale, per loro no”. Succede continuamente, per tutta la durata delle elementari.

Quando arriva alla fine della quinta, Bianca pensa che l’incubo sia finito: dopo ci sono le medie, tutto può cambiare. Ma qualcosa va storto: alcune sue ex compagne di classe si iscrivono nella sua stessa scuola, e così: “Nella nuova classe non è cambiato niente" racconta. "Anzi, le bulle hanno trascinato anche i nuovi e tutti insieme si sono schierati contro di me. Nessuna delle mie amiche ha avuto il coraggio di difendermi. Lo vedevano, che mi prendevano sempre in giro, ma non intervenivano. Io pensavo che avrebbero smesso, perché dopo un po' si dovrebbero annoiare...”.

Ma le ragazze non si annoiano. E quando Bianca cerca di reagire, le cose peggiorano ancora: “Mi sono arrivate delle minacce di morte, mi dicevano che non ero in grado di fare delle cose e che alle superiori sarei stata peggio. Parte degli insulti li ho rimossi” continua Bianca “non ricordo tutto, ma ricordo che stavo tanto male”. Anche in senso fisico: mal di testa, eruzioni cutanee, febbre improvvisa, attacchi d’ansia, paura di parlare di fronte alla classe anche durante le interrogazioni, dove, regolarmente, fa scena muta.

BULLISMO VERBALE

I professori sono impegnati a cercare di tenere a freno quella che definiscono una classe complicata, così quando i genitori di Bianca provano a parlare con loro dei problemi della figlia, tendono a minimizzare. Il rendimento scolastico, per loro, non c’entra col bullismo. Neppure parlare con le famiglie delle bulle ha effetto: “Hanno negato i problemi, dicendo che le loro figlie non ne avevano” spiega la mamma di Bianca, Paola. Le stesse famiglie che sono state per prime protagoniste di episodi di aggressività verso le maestre e i compagni di Bianca: “L’aggressività dei genitori si ripercuote nella vita, nei fatti quotidiani” spiega Paola “è stato inutile parlarci”.

È a quel punto che i genitori di Bianca decidono di prendere in mano la situazione: “dopo un paio di episodi di disperazione da parte di Bianca, abbiamo deciso di intervenire” racconta la mamma. Insieme scoprono lo sportello di ascolto gratuito attivato presso Officine Garibaldi dalla cooperativa sociale PAIM e incontrano per la prima volta la dottoressa Simona Cotroneo.

“Siamo intervenuti nella scuola di Bianca con un progetto che si chiama Fair Play” racconta la dottoressa “organizzando a scuola delle attività dedicate al gruppo". Dopo lo scetticismo iniziale, le attività partono, e il focus è subito chiaro: "non abbiamo agito su Bianca, ma sui suoi compagni. È stato grazie al gruppo che Bianca ha potuto sostenere gli esami: gli insegnanti hanno saputo usare il gruppo come risorsa positiva e ha funzionato”. 

BULLISMO A SCUOLA

Scholas Occurrentes: un momento di un'iniziativa a Roma
Scholas Occurrentes: un momento di un'iniziativa a Roma — Fonte: ufficio-stampa

Gli incontri non hanno effetto subito, ci vuole un po’ di tempo: “Alla fine della terza media i miei compagni erano consapevoli di quello che avevano fatto” racconta Bianca, anche se gli episodi non terminano subito e del tutto: “Inizialmente mi hanno lasciata stare, facevano vedere ai prof che non mi prendevano più di mira” spiega Bianca, “Passato un po’ di tempo hanno ricominciato, ma a quel punto io mi difendevo: quando mi dicevano cose brutte avevo imparato a riderci su”.

Se Bianca ha dimostrato la sua forza, altri suoi coetanei hanno avuto delle difficoltà a trovare lo stesso coraggio: “Avevo un’amica che veniva presa in giro, però lei non ha mai voluto affrontare questa cosa con me, perché si vergognava” racconta Bianca. “Io le ho detto che non doveva vergognarsi di nulla, perché queste cose vanno affrontate sempre. Il bullismo è una cosa seria, si può morire di bullismo”.

Oggi Bianca è rappresentante di classe e la sua migliore amica è proprio una delle ragazze che in passato è stata una delle sue bulle. La mamma Paola è contenta: “ci doveva essere un passo in avanti in cui lei acquisiva la sua sicurezza e gli altri la dovevano rispettare” racconta. “ed effettivamente è andata così”.

Il percorso con la cooperativa PAIM continuerà anche in futuro: “Bianca l’abbiamo coinvolta in un reportage e nelle attività. Dopo due anni abbiamo raccolto tante testimonianze di ragazzi che entreranno a far parte di un progetto diverso” racconta la dottoressa. “Faremo delle giornate dove i ragazzi si incontrano, incontrano quelli più piccoli, lavoreranno anche in piccoli gruppi con dei laboratori”. Ma non solo: il 21 giugno il progetto Fair Play parteciperà alla giornata contro bullismo e cyberbullismo organizzata da Scholas Occurrentes, la fondazione voluta da papa Francesco per l'integrazione degli studenti, che ha al suo interno un network di 500.000 scuole.

“Continueremo a frequentare l’associazione” spiega la mamma di Bianca “e poi se c’è una volontà di Bianca di proseguire, saremo presenti con altri progetti. Più che guidare noi Bianca, cerchiamo di fare in modo che sia lei a guidare noi”.

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