Jerome Seymour Bruner: biografia, pensiero, opere

Di Redazione Studenti.

Jerome Seymour Bruner: chi è lo psicologo statunitense. Gli studi sugli stili cognitivi e il confronto con Gestalt, Comportamentismo e Psicoanalisi

Jerome Seymour Bruner

Jerome Seymour Bruner è stato un famoso psicologo americano, autore de "La cultura dell'educazione"
Jerome Seymour Bruner è stato un famoso psicologo americano, autore de "La cultura dell'educazione" — Fonte: istock

Jerome Seymour Bruner è stato uno psicologo statunitense, noto per aver contribuito allo sviluppo della psicologia cognitiva e della psicologia culturale nel campo della psicologia dell'educazione

Bruner, come Piaget, prende il dottorato e lavora ad Harvard. Studia psicologia sociale, compiendo studi sul pensiero e dopo aver incontrato Piaget e Lurja fonda il Centro di Studi Cognitivi.

Dopo la conferenza di Wood Hole si occupa anche di educazione e pedagogia, dando un nuovo indirizzo alla pedagogia.

Dal '72 si trasferisce ad Oxford e studia il rapporto mente – linguaggio, la cultura e la società. La sua ricerca si articola in 4 diversi studi:

  1. Percezione
  2. Pensiero
  3. Istruzione
  4. Psicologia sociale

Bruner, riassunto

Vediamo nel dettaglio i quattro punti.

La Percezione

Bruner analizza e confronta le correnti che si erano sviluppate nel corso del '900, prendendo in considerazione la Gestalt, il Comportamentismo e la Psicoanalisi:

  • La Gestalt aveva analizzato la struttura del pensiero percettivo e l’attività del soggetto nell’organizzazione della percezione.
    Nel ’33 tanti studiosi tedeschi, a causa delle leggi razziali, erano dovuti scappare dalle loro città, diffondendo così i loro studi, venendo a contatto con gli esponenti della Gestalt come Wertaimer e Koffa.
    La Gestalt sottolinea l’importanza della presenza delle strutture innate nel soggetto, con una consequenziale messa in atto di queste da parte del soggetto stesso.
  • Il Comportamentismo si diffuse negli Stati Uniti, sottolineando l’aspetto fondamentale del comportamento osservabile e dell’oggettività che questo studio può avere. Bruner critica la passività del soggetto, in quanto attraverso il condizionamento potevo manipolare il comportamento del soggetto.
  • La Psicoanalisi sottolineava le pulsioni, le motivazione inconsce e i bisogni istintivi.

Bruner viene a contatto con la sfera dell’inconscio, confrontando tutti gli studi sino ad ora compiuti, sempre in contraddizione tra di loro. Utilizza quindi una nuova strada per studiare e conoscere la percezione, attraverso il metodo New Look on Perception.

I fondamenti di questa teoria sono tre:

  1. La percezione non è passiva, ma il soggetto compie una categorizzazione per semplificare la realtà ed economizzare energie. Organizzo in categorie attraverso l’inferenza e l’anticipazione, la prima mi consente di trasferire dei dati che conosco, mentre la seconda mi dà un quadro di riferimento.
  2. Esistono dei fattori interni che hanno una funzione selezionatrice ed ordinatrice della realtà. I miei bisogni, le esperienze passare e le pulsioni incidono sulla categorizzazione.
  3. Il riconoscimento percettivo è legato a fattori sociali e culturali. Il modo di vivere, il concetto di scienza, il linguaggio, la religione e l’etica influenzano la nostra categorizzazione.

Secondo Bruner il soggetto ha sia delle forme, delle strutture, sia dei valori trasmessi da società e da figure parentali, sia dalle aspirazioni proiettate, operando quindi una selezione di tutto ciò che proviene dall’esterno e che considero importanti. Quindi se il soggetto seleziona i suoi interessi, opera in modo attivo sull’ambiente.

Bruner unisce gli aspetti più importanti delle teorie sino ad ora studiate affermando che:

  • Esistono strutture innate, pulsioni e fattori ambientali e culturali mi influenzano.
  • La percezione è dunque soggettiva in quanto legata alla mia cultura e alle mie esperienze.

Studio del Pensiero

Il pensiero si innesta usando sia la struttura cerebrale, sia il mio modo di essere e di operare. Esistono diversi stili cognitivi che utilizzano strategie cognitive operative per affrontare un problema. Gli stili cognitivi sono individuali, le strategie invece legate all’ambiente.

Lo stile cognitivo determina una strategia operativa, che a sua volta determina una strategia cognitiva. La strategia cognitiva è legata all’ambiente.

Come opera il pensiero?

  • Esame simultaneo o sincronico (tenere presenti due elementi)
  • Esame diacronico in successione
  • Messa a fuoco conservatrice
  • Azione mediante tentativi ed errori

Queste strategie determinano il processo di inferenza, estendendo ad una situazione quello che ho imparato in un’altra, cogliendone le analogie. Il processo di inferenza provoca delle ipotesi che devono essere convalidate attraverso l’esperienza o riflessione, riuscendo quindi ad elaborare un concetto.

Modalità conoscitive

Si integrano e si completano:

  1. Pensiero analitico, logico discorsivo. Parte dall’emisfero sinistro, detto anche digitale.
  2. Pensiero intuitivo, simbolico detto anche analogico, che risiede nella parte destra dell’emisfero.
    Le due aree cerebrali hanno modalità conoscitive differenti e si devono integrare privilegiando a volte l’uno all’altro, ma mai da soli.

Le fasi di sviluppo

Secondo Bruner noi attuiamo un cambiamento qualitativo della struttura, non legata all’età, né in successione stadiale e per questo si pone in contrapposizione con Piaget.

  1. Rappresentazione operativa: rappresento il mondo attraverso azioni. Il pensiero ha una struttura operativa, quindi una successione di azioni.
  2. Rappresentazione iconica: rappresento il mondo attraverso immagini e simboli concreti. Mi creo una rappresentazione del mondo basata su oggetti, immagini, simboli che hanno un riferimento dell’oggetto preciso.
  3. Rappresentazione simbolica: rappresento il mondo attraverso un codice convenzione astratto.

Che cosa fa si che qualitativamente usi una rappresentazione anziché un’altra?

  • Evoluzione individuale
  • Ambiente in cui si cresce
  • Cultura di appartenenza

Nella società post - moderna, attraverso l’aria di sviluppo prossimale, si può avere accesso a più formazioni del pensiero.

La teoria di Bruner

Bruner chiarisce ciò che va considerato innato e acquisito nei fattori che intervengono nei processi cognitivi.
Introduce la nozione di modello, ovvero il sistema psichico di riferimento sia delle modalità della rappresentazione che dell’inferenza percettiva e concettuale (è personale, del soggetto quando conosce). Sostiene poi che i fondamenti di simili modelli appartengano al patrimonio innato e siano:

  • l’idea di causa e effetto, come struttura di connessione tra dati
  • l’idea di identità, come fondamento del riconoscimento percettivo
  • il principio di gerarchia, come struttura di ordinamento per classi
  • modalità strutturali del linguaggio o universali linguistici

Questi modelli si sviluppano in funzione degli usi della cultura e in seguito vengono adattati agli usi individuali.

L'innatismo: cos'è

Secondo l'innatismo, i fattori invarianti della conoscenza (i principi della sua organizzazione) risultano connessi alla trasformazione dei modelli rappresentativi, in funzione degli usi sociali e della cultura. Di conseguenza, l’essere umano è portatore di qualcosa di universale che lo accomuna ad ogni altro essere umano, ma nello stesso tempo ha tratti distintivi di natura individuale; questi tratti vincolano le nostre attività percettive e concettuali.

È importante anche l’evoluzione che gli esseri umani conoscono grazie alla loro esperienza sociale: fondamentale è l’uso degli oggetti:

  • amplificatori delle capacità motorie umane: grande varietà di arnesi
  • amplificatori delle capacità sensorie: mezzi di comunicazione
  • amplificatori delle capacità raziocinative umane: linguaggio, mito, teoria, spiegazione

La cultura diventa lo strumento principale per garantire l’adattamento con le sue tecniche di trasmissione. Una pedagogia dell’adeguamento alla natura del bambino non è più proponibile perché:

  • il bambino è il prodotto di un’evoluzione biologica e sociale
  • l’adattamento ad una società in trasformazione e caratterizzata da un’informazione altamente simbolica richiede abilità naturali sempre più specializzate, sostenute dalla rappresentazione simbolica.

Per dare forza alla sua tesi Bruner riporta ai termini estremi le forme dei processi di apprendimento nelle società primitive:

  • fra gli adulti e i bambini le sfere sociali sono differenziate solo secondo le relative capacità;
  • fin dall’inizio il bambino è orientato verso la stessa realtà degli adulti.

Al contrario in una civiltà tecnologicamente avanzata:

  • il processo di apprendimento perde il suo carattere di continuità con la vita adulta;
  • l’apprendimento si svolge al di fuori del contesto dell’azione e lontano dalla percezione diretta della realtà;
  • prevale la comunicazione simbolica;
  • la conoscenza e l’abilità diventano sempre più smisurate e così anche i limiti di queste che tutti possono raggiungere;
  • si sviluppa una netta distinzione tra il mondo degli adulti e quello dei bambini;
  • si sviluppa una nuova tecnica per istruire i giovani fondata soprattutto sul conoscere e sul sapere anziché sul fare;
  • il mondo dell’apprendimento del fanciullo a scuola si distacca dalla vita, dal contesto immediato dell’azione sociale.
Jean Piaget
Jean Piaget — Fonte: getty-images

Bruner prende atto della crisi irreversibile della scuola attiva di Dewey: occorre prendere atto che la società è sempre più formalizzata, quindi la scuola deve rapidamente superare i momenti dell’azione e dell’immaginazione per introdurre gli alunni nel mondo dei simboli. Occorre anche lasciare spazio alle emozioni, alla metafora, al mito, all’invenzione e alla creatività; richiama l’attenzione sui tratti reali della società di oggi per permettere la sopravvivenza e l’evoluzione degli esseri umani; il fine formativo dell’uomo del presente-futuro è l’eccellenza o l’ideale della perfezione.

Il soggetto è protagonista e occorre che vada al di là dell’informazione data. 

Il processo cognitivo secondo Bruner

Il processo cognitivo secondo Bruner è diviso in 2 fasi:

  1. Salto dai dati dei sensi ad un’ipotesi di prima approssimazione derivante dal rapporto tra l’informazione in arrivo e un modello formatosi internamente e basato sull’esperienza passata.
  2. Ricerca di conferma in cui l’ipotesi iniziale viene messa alla prova di dati ulteriori (se c’è concordanza l’ipotesi viene mantenuta, altrimenti viene modificata fino alla soluzione).

Al contrario dell’uomo del comportamentismo (trattenuto da relazioni meccaniche), dell’uomo della psicanalisi (che agisce sulla base di impulsi), dell’uomo attivo di Dewey (che necessita dell’azione come movente del suo pensiero), l’uomo di Bruner è visto come un elaboratore di informazioni all’interno di un processo cognitivo nel quale i dati della situazione ambientale e di esperienza sono superati dall’inferenza o dalla creatività (mie capacità cognitive, atti di conoscenza).

Il soggetto va sempre al di là dell’informazione data attraverso:

  • inferenza: gli esseri umani riescono a risalire da pochi spunti o indizi ad una classe si identità o equivalenza (grande economia di processi adattivi all’ambiente).
  • invenzione o atto intuitivo o creatività: uno schema viene trasferito a dei dati precedentemente giudicati eterogenei rispetto ad esso (inscrizione di dati entro un nuovo sistema di codificazione).

L’inferenza intuitiva non è una sequenza per prove ed errori, né un’ipotesi da mettere alla prova mediante le conseguenze dell’azione, ma è un atto autonomo di conoscenza, tanto più produttivo quanto più ricco è l’insieme dei modelli già posseduti dal soggetto. Intuizione e creatività non nascono dal vuoto ma dal patrimonio conoscitivo del soggetto e dalla sua abilità di utilizzare i propri modelli. Ricordare è riflettere o ricostruire sulla base di un principio una serie di dati.

Teoria dell'apprendimento di Bruner

Secondo Bruner, un apprendimento efficace:

  • richiede la sollecitazione di un atteggiamento che guidi la persona a procedere in modo non meccanico
  • postula uno stato di motivazionale ottimale
  • richiede che la comprensione sia considerata un fattore più importante dell’esercizio
  • apre la mente alla generalizzazione e al transfert
  • sollecita strategie inventive e creative in funzione della costruzione di modelli formali e della creazione di sistemi di codifica generalizzanti che consentano di andare oltre i dati, verso nuove e fruttuose previsioni.

Bruner: pensiero e critica

L’oggetto privilegiato delle prime ricerche di Bruner è costituito dai processi cognitivi (percezione, perseguimento dei concetti, strategie cognitive), considerati e interpretati su un piano di continuità, nel senso che i meccanismi di base che operano ai diversi livelli cognitivi sono gli stessi.

Noi viviamo in un mondo ricchissimo di oggetti e di eventi i quali presentano una gamma vastissima di attributi, le nostre capacità distintive hanno del prodigioso, ma è chiaro che i nostri rapporti con l’ambiente risulterebbero complicati se in ogni momento dovessimo avere a che fare con rapporti o eventi considerati nella loro singolarità.

Le nostre esperienze e i nostri rapporti con il mondo sono semplificati dalla nostra capacità di categorizzare, ovvero raggruppare sulla base di alcuni attributi di criterio una vasta serie di dati diversi tra loro.

La categorizzazione è un atto di invenzione in quanto la categorizzazione degli stessi dati può di volta in volta fondarsi su categorie affettive, funzionali o formali e quindi rispondere a bisogni o esigenze diverse del soggetto. L’atto della categorizzazione è costante, le modalità sono molto variabili, riflettono la cultura in cui si è nati.

La categorizzazione è quindi caratterizzata dalla problematicità che è diversità e pluralità di forme categorizzanti, frutto di invenzione personale e di apprendimento sociale.

Categorizzare:

  • permette di ridurre la complessità dell’ambiente
  • costituisce il mezzo con il quale gli oggetti vengono identificati
  • riduce la necessità dell’apprendimento costante
  • fornisce la direzione all’attività strumentale
  • consente di ordinare e rapportare classi di eventi
  • permette di andare oltre l’informazione data e quindi di anticipare le nostre forme di adattamento

Per Bruner l’attività cognitiva consiste nella categorizzazione, alla cui base stanno:

  1. percezione: trae origine da un’ipotesi selettiva (legata ai bisogni, alla cultura, ai desideri del soggetto, ..), ipotesi che dà identità dell’oggetto e lo colloca all’interno di una categoria. La funzione del percepire consiste nel ricondurre il percepito ad un’ipotesi di categorizzazione che risulti adeguata alle esigenze operative e adattive del soggetto;
  2. perseguimento dei concetti, che porta a inferenza e elaborazione di ipotesi; gli individui utilizzano delle vere e proprie strategie o procedure di categorizzazione che possono essere idealmente classificate in un certo numero di modelli, tenendo presente che ogni modello è individualizzato.
John Dewey
John Dewey — Fonte: getty-images

Bruner evidenzia alcune strategie tipiche di acquisizione della conoscenza e ne coglie lo stile individuale d’uso in rapporto ad un insieme di fattori oggettivi e di natura motivazionale.

Il suo interesse si sposta dai processi relativi all’acquisizione della conoscenza all’analisi di come gli esseri umani accrescono le loro capacità di realizzare ed usare la conoscenza.

Bruner è tra i primi a comprendere che l’interesse più profondo di Piaget è di natura epistemologica piuttosto che di psicologia in senso stretto, quindi le sue descrizioni sono piuttosto formali e non offrono una spiegazione rigorosamente psicologica dei fenomeni osservati.

Bruner fa proprio il modello di Piaget dello sviluppo (diviso nelle fasi psico-motoria, pre-operatoria, operatoria e delle operazioni formali) distinguendo 3 modalità della rappresentazione:

  1. esecutiva: strumento con il quale il bambino si rappresenta il suo mondo prevalentemente attraverso l’azione
  2. iconica: soddisfa gli stessi scopi attraverso l’immagine che progressivamente di libera dai condizionamenti percettivi
  3. simbolica: costituisce la forma più sofisticata e flessibile di rappresentazione effettuata attraverso codici simbolici (linguaggio).

Queste tre forme caratterizzano comportamenti distinti di diverse fasi evolutive (bambino, fanciullo, preadolescente), ma continuano a coesistere nel corso dello sviluppo, interagiscono in vario modo e sono largamente influenzate dalla cultura.

Questo spiega le differenze che si hanno nei comportamenti cognitivi tra soggetti appartenenti a culture diverse e giustifica anche forme di apprendimento che agevolino o accelerino lo sviluppo medesimo. Lo sviluppo non segue un ordine dato: può essere accelerato grazie a differenti modalità rappresentative che accrescono le possibilità cognitive del soggetto.

Se gli studi sulla categorizzazione evidenziano una pluralità di stili cognitivi, quelli sui processi di crescita delle capacità cognitive documentano che le operazioni di categorizzazione possono essere effettuate mediante una pluralità di linguaggi (esecut, icon, simbol) non necessariamente legati all’età.

Questo introduce un elemento di ampia problematicità nella considerazione dei processi di apprendimento e consegna alla pedagogia una prospettiva di elevato impegno metodologico: lo sviluppo non è solo la causa (si apprende perché si cresce), ma anche la funzione dell’apprendimento (grazie all’apprendimento si cresce).

La critica a Dewey

Pensiero di Dewey e critiche di Bruner:

  1. processo educativo: tutta l’educazione si svolge nel senso di una progressiva partecipazione dell’individuo alla coscienza sociale;
  2. concetto della scuola: dato che l’educazione è un processo sociale, la scuola è semplicemente una forma di vita comunitaria e l’educazione è vita essa stessa e non preparazione alla vita futura;
  3. oggetto dell’educazione: la vita sociale del fanciullo è il principio unificatore di tutta la sua educazione e del suo sviluppo;
  4. metodo educativo: la legge che indica come devono essere presentati e svolti i contenuti dell’insegnamento è quella implicita nella natura stessa del fanciullo;
  5. l’educazione è il metodo fondamentale di ogni progresso e riforma sociale.

In sintesi: la posizione di Dewey può essere ricondotta al principio della continuità dell’educazione con la vita sociale e al principio del suo adeguamento allo sviluppo psicologico del soggetto.

Ma Bruner vede questo giudizio inadeguato alla società contemporanea, per diverse ragioni:

  1. il presupposto di un’armonia tra individuo e società è stato sconfessato dall’avvento di regimi totalitari e dallo sviluppo tecnologico che porta all’alienazione. L’educazione deve portare a contatto con visioni del mondo diverse e spingere l’individuo ad esplorarle;
  2. la scuola deve essere vita, ma deve introdurre esperienze nuove, non in rapporto di continuità con quella precedente;
  3. i contenuti devono superare i contenuti dell’esperienza per condurre il soggetto alle grandi idee organizzatrici delle singole discipline;
  4. l’esperienza scolastica non è spontanea, naturale o sociale, ma dev’essere predisposta secondo precisi obiettivi di crescita culturale;
  5. la scuola è sì il mezzo fondamentale della riforma sociale, ma deve trasmettere a tutti i linguaggi fondamentali con i quali si accede al sapere.

La critica a Piaget

Critiche a Piaget:

  1. Piaget si è limitato a descrivere il processo di maturazione delle strutture mentali trascurando i fattori che possono agevolare la crescita e il potenziamento dello sviluppo;
  2. lo sviluppo mentale non disegna una linea continua ma è più che altro una serie di scatti e di pause (gli stadi non sono collegati strettamente all’età, alcuni ambienti possono favorirli o meno).

Tesi di Bruner: il problema dell’apprendimento va posto in termini di una ricerca che unisca la struttura psicologica del soggetto e la struttura scientifica dell’oggetto che deve essere appreso, tenendo presente che:

  • i tre sistemi di rappresentazione non vanno assolutamente considerati come stadi ma piuttosto come caratteristiche salienti nel corso dello sviluppo;
  • tutto può essere insegnato a tutti in qualsiasi età purché il contenuto sia tradotto in forme di rappresentazione adatte;
  • è possibile accelerare i processi di apprendimento, quindi non è mai troppo presto per introdurre l’alunno nel mondo del sapere

La proposta didattica di Bruner è di orientamento strutturalista, in quanto cerca di far convergere il momento psicologico e il momento culturale.

Con il rispetto dovuto alle modalità soggettive dell’acquisizione e della trasformazione della conoscenza, il motivo centrale della didattica è la nozione di struttura, ovvero un’idea generale o un insieme di principi fondanti una determinata disciplina.
L’accento, dopo una lunga stagione pedagogica di orientamento puerocentrico, si sposta sui contenuti del sapere, verso un’idea di educazione che persegue come scopo l’ideale della perfezione e dell’eccellenza.

Non si tratta di una ricaduta nel nozionismo o in una pedagogia dell’autorità. Bruner riconosce l’importanza dell’esperienza immediata, del vissuto dell’alunno, ma il problema metodologico è quello di trovare strategie per superarlo nei tempi più brevi possibili e nelle forme più efficaci e produttive per la crescita dell’alunno.

Il possesso di una struttura, di un’idea davvero fondamentale, è condizione generatrice di ulteriori scoperte, di più ampie generalizzazioni. Accanto alle acquisizioni delle scienza sono necessarie quelle della metafora, del simbolo e del mito, che hanno uguale potere di insegnamento.

La crisi della società contemporanea

Secondo Bruner non esistono stadi di sviluppo ben delineati, ma una serie di strategie che servono ad interpretare ciò che si verifica nell’ambiente e che portano il bambino verso una padronanza del mondo esterno sempre più adeguata.
Bruner distingue tre modalità della rappresentazione:

  1. esecutiva: strumento con il quale il bambino si rappresenta il suo mondo prevalentemente attraverso l’azione
  2. iconica: soddisfa gli stessi scopi attraverso l’immagine che progressivamente di libera dai condizionamenti percettivi. Il bambino conosce attraverso la vista e valuta gli oggetti e li classifica a seconda del colore, della forma e delle dimensioni.
  3. simbolica: costituisce la forma più sofisticata e flessibile di rappresentazione effettuata attraverso codici simbolici (linguaggio)

Queste tre forme caratterizzano comportamenti distinti di diverse fasi evolutive (bambino, fanciullo, preadolescente), ma continuano a coesistere nel corso dello sviluppo, interagiscono in vario modo e sono largamente influenzate dalla cultura.

Bruner dà molta importanza al linguaggio inteso come mezzo per interiorizzare le esperienze e all’insegnamento; infatti sostiene che si possa insegnare al bambino qualsiasi cosa basta tener conto delle sue capacità attuali di elaborare il messaggio.

Jerome Bruner, La cultura dell'educazione

Nel testo "La cultura dell’educazione" Jerome Bruner afferma che alla base dell’azione formativa ci sono precisi modelli della mente e dell’apprendimento, dotati di conseguenze altrettanto riconoscibili sulle pratiche di insegnamento e sulle modalità di apprendimento degli alunni. Questi modelli sarebbero sostanzialmente quattro: i bambini apprendono per imitazione, i bambini apprendono per esposizione didattica, i bambini come pensatori, i bambini come soggetti intelligenti. Secondo Bruner ciascuno di questo modelli ha il proprio ambito di validità, per questo essi dovrebbero essere fusi in un’unità coerente, una teoria integrata del processo di insegnamento-apprendimento.

I quattro punti sostenuti da Bruner sono:

  • I bambini apprendono per imitazione
    Questo modello si basa sull’atto del mostrare e presuppone la motivazione, la capacità di riconoscere gli obiettivi e i mezzi e di riprodurli. Si tratta di un modello tipico delle società tradizionale e dell’apprendistato, basati su una scarsa distinzione fra il “cosa” e il “come” dell’apprendimento e sulla convinzione che ciò che conta è soprattutto il “saper fare” piuttosto che il “conoscere” o “comprendere”.
  • I bambini apprendono per esposizione didattica
    Questo modello presuppone l’ignoranza e la “passività” del discente, la presenza della conoscenza, già costituita, “fuori” di lui e la necessità che fatti, regole e principi vengano esposti dal docente, in modo che gli sia possibile impararli e usarli. Il sapere “cosa” (ossia le cosiddette conoscenze proposizionali) diventa il preliminare fondamentale per il “sapere come” (le conoscenze procedurali) e lo sopravanza nettamente.
  • I bambini come pensatori
    In questo caso si ritiene che i bambini siano costruttori attivi di un modello del mondo, che deve essere mediato e ampliato nello scambio intersoggettivo dell’attività formativa. Chi insegna si sforza di penetrare il modo in cui il bambino pensa e di dialogare con esso. La conoscenza non è più considerata esistente di per sé e oggettiva, quanto piuttosto è vista come un insieme di credenze che devono essere giustificate e argomentate all’interno di una comunità.
  • I bambini come soggetti intelligenti
    Secondo questo modello i bambini sono presto in grado di riconoscere la differenza fra conoscenze personali e conoscenze “oggettive” depositate nella cultura. Il compito degli insegnanti consiste nell’aiutarli a compiere questa distinzione e a penetrare nelle conoscenze depositate nella loro cultura di appartenenza.