Blaise Pascal: biografia, filosofia e invenzioni

Blaise Pascal: biografia, filosofia e invenzioni A cura di Chiara Colangelo.

Vita, filosofia e pensiero di Blaise Pascal, filosofo, fisico e matematico francese che ha contribuito alla costruzione dei calcolatori meccanici e a chiarire i concetti di pressione e vuoto

1Vita e opere di Blaise Pascal

Ritratto di Blaise Pascal (1623-1662)
Ritratto di Blaise Pascal (1623-1662) — Fonte: getty-images

Blaise Pascal nasce a Clermont Ferrand nel 1623 e, dopo aver perso la madre a soli tre anni, viene cresciuto dal padre Étienne, magistrato delle imposte e uomo di grande cultura. 

Nel 1631 la famiglia Pascal si trasferisce a Parigi e qui Blaise si attornia di illustri matematici e fisici, con cui condivide il suo amore per la scienza. La sua precoce genialità lo porta a scrivere, a soli sedici anni, il Saggio sulle sezioni coniche, a diciotto a progettare e costruire un prototipo di macchina calcolatrice e a condurre, successivamente, numerosi esperimenti volti a dimostrare l’esistenza del vuoto. 

La pascalina: lo strumento di calcolo inventato da Blaise Pascal
La pascalina: lo strumento di calcolo inventato da Blaise Pascal — Fonte: getty-images

Ma, i successi scientifici non sembrano appagare completamente l’animo inquieto del giovane Pascal che, a causa anche della sua salute estremamente cagionevole, decide di seguire le indicazioni dei medici e abbandonare le attività intellettuali per dedicarsi allo “svago”. Inizia, dunque, quella che viene definita la sua “fase mondana”, terminata solo quando, nella “notte di fuoco” del 1654, il filosofo viene colpito da una profonda illuminazione religiosa che lo porta a dedicarsi completamente a Dio e alla fede.

Diventa fondamentale la sua adesione al movimento giansenista di Port-Royal, a cui si unisce, battendosi in sua difesa. Nascono così le diciassette Lettere Provinciali in cui Pascal critica fortemente l’atteggiamento religioso dei gesuiti, definendolo lassista e dominato da eccessiva rilassatezza.  

Mentre infuria la polemica contro i giansenisti, Pascal lavora alla scrittura della Apologia del cristianesimo che diventerà il suo più grande capolavoro. L’opera, però, rimase incompiuta in quanto, a soli trentanove anni, Pascal perde la vita a causa di un tumore addominale. I frammenti del suo lavoro sono stati raccolti dai suoi amici di Port-Royal e pubblicati postumi con il titolo di Pensieri.  

2Pascal e il problema del senso della vita

2.1La concezione dell'uomo

Secondo Pascal le uniche domande veramente importanti che l’uomo dovrebbe porsi sono gli interrogativi intorno a se stesso: spiegarsi, conoscersi, provare a cogliere il senso della propria esistenza. Scrive infatti il filosofo: “Non so chi mi abbia messo al mondo, né che cosa sia il mondo, né che cosa io stesso. Sono in un’ignoranza spaventosa”.

L’unica cosa che risulta chiara agli occhi di Pascal è che l’uomo non è altro che un misto di miseria e grandezza. Ma in cosa consiste questa duplice condizione umana? 

Il pensiero, innanzitutto, è ciò che definisce l’umanità e la eleva: Pascal paragona gli individui a dei deboli fuscelli, dei giunchi, in balia del vento e sempre sul punto di essere spazzati dal vento. Ma, la grandezza dell’uomo consiste nella sua stessa consapevolezza di morire, che lo renderà sempre superiore a qualsiasi forza inanimata che lo uccide. 

Blaise Pascal, 1655. Filosofo, matematico e fisico francese (1623-1662)
Blaise Pascal, 1655. Filosofo, matematico e fisico francese (1623-1662) — Fonte: getty-images

L’uomo è un essere mediano, un “mostro incomprensibile” perché è: 
- Al tempo stesso un essere finito, limitato, vulnerabile, un niente rispetto alla grandezza del cosmo, ma al tempo stesso è immensamente superiore alle “cose piccole” (ad un piccolo verme ad esempio)
- È assetato continuamente di conoscenza, riesce a cogliere alcune verità, ma mai ad afferrare completamente il perché delle cose
- Insegue continuamente la felicità e la sua soddisfazione ma non arriva mai a raggiungere un benessere duraturo.

La caratteristica dell’uomo è l’essere straziato e lacerato dal desiderio di grandezza e la sua realtà misera di insufficienza e frustrazione, l’ondeggiare perennemente tra il volere e il non riuscire mai.   

2.2Il divertissement

Blaise Pascal al lavoro nella sua casa in rue Beaubourg, Parigi, nel 1652. Illustrazione di René Lelong
Blaise Pascal al lavoro nella sua casa in rue Beaubourg, Parigi, nel 1652. Illustrazione di René Lelong — Fonte: getty-images

Secondo Pascal: “gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno creduto meglio, per essere felici, di non pensarci”. Ma in che modo l’uomo ha cercato di evadere dalla sua miseria semplicemente non pensandoci? 

Gli individui hanno creduto di trovare una soluzione nel divertissement, ovvero nella “distrazione”, nelle mille occupazioni. Così, pur di non incorrere in una stasi che ci avvilupperebbe immediatamente in un vortice di pensieri dolorosi su noi stessi, ricerchiamo le guerre, il denaro, ci buttiamo a capofitto nel lavoro, ci creiamo una miriade di futili hobby e obiettivi da raggiungere. L’uomo distoglie in questo modo l’attenzione da se stesso, dalla sua condizione. 

Quello che per Pascal risulta essere il vero paradosso è che il divertissement non ci conduce realmente alla felicità e ogni meta raggiunta non risulta essere altro che un piacere temporaneo. Lo “stordimento” attraverso mille impegni, infatti, è ricercato solo per se stesso e i nostri pensieri, lungi dall’essere rivolti al presente, sono sempre e continuamente proiettati verso il raggiungimento, in un futuro sempre più lontano, di un appagamento duraturo. “Così”, sostiene Pascal, “non viviamo mai, ma speriamo di vivere, e, preparandoci sempre ad essere felici, è inevitabile che non siamo mai tali”.

2.3Esprit de geometrie e esprit de finesse: significato

L'immagine mostra Pascal che conduce esperimenti con un barometro a mercurio sulla torre di St Jacques-la-Boucherie, a Parigi
L'immagine mostra Pascal che conduce esperimenti con un barometro a mercurio sulla torre di St Jacques-la-Boucherie, a Parigi — Fonte: getty-images

Opposto alla fuga del divertissement, c’è il pensiero che, come detto in precedenza, nobilita l’uomo e lo spinge ad interrogarsi sulla sua condizione. Ma che tipo di pensiero è in grado di indagare l’uomo?

Già in giovinezza Pascal aveva provato sulla propria pelle l’inefficacia della scienza di sollevarlo dalla sua infelicità e inquietudine offrendogli delle risposte. Partendo da questa situazione personale, infatti, il filosofo spiega che il pensiero scientifico, che lui definisce esprit de géométrie (tradotto con “spirito matematico”), è padrone solo nel campo de fenomeni naturali e nella matematica ma risulta estraneo allo scenario umano. 

Solamente l’esprit de finesse (tradotto con “spirito di finezza”), ovvero il sentimento, l’intuito, il “cuore”, è in grado di sentire la miseria dell’individuo e comprendere la sua condizione. Solamente avvicinandoci col “cuore” e l’intuito potremo capire, anche se non riusciremo a spiegare e dimostrare, l’uomo e la sua complessità.

2.4Pascal ed i limiti della filosofia

Anche la filosofia, nonostante si sia posta da sempre degli interrogativi sul senso dell’esistenza, non è riuscita tuttavia ad offrire all’uomo delle risposte soddisfacenti. Le “colonne d’Ercole” della disciplina risiedono nella finitezza stessa dell’uomo e della sua ragione.  

Così, la filosofia, secondo Pascal ha fallito quando: 

  • ha voluto pronunciarsi intorno alla condizione dell’uomo, innalzandolo o abbassandolo troppo e annullando, in questo modo, la sua duplice natura di essere misero e, al tempo stesso, grandioso;
  • ha cercato di spiegare razionalmente l’esistenza di Dio;
  • ha creduto di poter razionalmente fondare i “principi etici” (il bene, il male, la gustizia, ecc). 

Se, dunque, la filosofia non è riuscita a spiegare efficacemente l’uomo a se stesso, ha tuttavia il merito fondamentale di avergli fatto avvertire tutta la sua miseria e la sua insufficienza, spingendolo a cercare le sue risposte altrove.    

3La "ragionevolezza" del Cristianesimo e la scommessa su Dio

L’unica filosofia possibile è, dunque, quella disposta ad accettare i suoi limiti e a colmare gli interrogativi esistenziali attraverso il ricorso a Dio. Solo la religione cristiana, infatti, comprende ciò che la ragione non riesce a spiegare: il mistero della condizione umana. Due sono, infatti, i motivi che rendono il cristianesimo non un sistema “razionale” ma “ragionevole”: 

Statua di Blaise Pascal situata sotto la Torre di Saint-Jacques, nel centro di Parigi
Statua di Blaise Pascal situata sotto la Torre di Saint-Jacques, nel centro di Parigi — Fonte: getty-images

1) è l’unica religione che riesce a spiegare la nostra grandezza e miseria. Col peccato originale, infatti, l’uomo - creato “a immagine e somiglianza di Dio”, immerso nella felicità, nella verità e nel bene (l’Eden) –  ha perso la sua antica condizione, vivendo in un continuo stato di frustrazione e infelicità. Pascal paragona la condizione dell’uomo a quella di un “re detronizzato” che, solo avendo assunto in passato il titolo di re, vivrà il resto della sua vita rimpiangendolo. Così, l’uomo cercherà vanamente di ritrovare in questo mondo la sua antica felicità e completezza, che solo da Dio e in Dio possono essere recuperati.

2) Solo scegliendo di credere nell’esistenza di Dio si prende una decisione conveniente. Secondo Pascal, infatti, è più utile “scommettere” sull’esistenza che nel suo contrario: come un vero e proprio giocatore d’azzardo, il filosofo, invita a valutare la posta in gioco. Chi, infatti, sceglierà di credere perderà il finito (i beni materiali) per guadagnare l’infinito (il Paradiso), mentre i non credenti perderanno sicuramente l’infinito in cambio del finito. Tra le due, continua Pascal, è meno rischioso e più conveniente optare per la prima alternativa.

Nonostante la fede possa, dunque, apparire come una precisa scelta frutto di un calcolo della nostra ragione, in realtà si configura come qualcosa che è assolutamente altro dalla ragione. In primo luogo perché il Dio in cui crediamo ci sarà sempre “nascosto” e mai riusciremo a confermare, in questo mondo, la sua presenza. Poi, perché alla fede non ci si avvicina con il ragionamento ma con il “cuore” e solo pochi eletti scelti da Dio possiedono tale facoltà. La fede, sostiene, Pascal “è un dono di Dio” e non “un dono del ragionamento”.

Questa concezione ambigua, che da un lato pone nell’uomo e nelle sue facoltà razionali il criterio di scelta e dall’altro lo annulla a favore di Dio, risulta palese a tutti i commentatori successivi del filosofo che, però, saranno ugualmente concordi nell’affermare la sua grande levatura intellettuale.

Non cercare di aggiungere più anni alla tua vita. Meglio aggiungere più vita ai tuoi anni. Pascal