Benito Mussolini e il suo credo politico

Benito Mussolini, fondatore del fascismo, era di destra o di sinistra? Scopriamo il percorso del suo credo politico per capire meglio il Ventennio

Benito Mussolini e il suo credo politico
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Benito Mussolini era di destra o di sinistra? Ecco quali erano le idee del duce

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Benito Mussolini è stata una figura politica molto importante per l’evoluzione sociale, mentale e delle ideologie politiche dell'Italia e dell'Occidente. Il suo nome al giorno d’oggi è ancora capace di polarizzare una conversazione, nel male o nel bene.

La domanda è cui proviamo a rispondere non è semplice: Benito Mussolini era di destra o di sinistra? Benché sia stato il padre fondatore del fascismo, una corrente politica che è diventata la definizione di estrema destra, le sue idee politiche si sono evolute del tempo, e questa domanda ha bisogno di una specifica. Ovvero: in quale momento della sua vita Benito Mussolini è stato di sinistra, e in quale momento è stato invece di destra?

La questione rimane molto complessa: qualcuno al giorno d’oggi direbbe che in sintesi Mussolini non è stato né di destra, né di sinistra, mentre altri risponderebbero di entrambe le parti. La politica non è un valore misurabile, e come tale spesso è difficile attribuirvi caratteristiche precise.

La destra e la sinistra in Italia

Prima di entrare nel dettaglio della vita e della mente politica di Benito Mussolini, è opportuno fare un piccolo excursus sull’argomento destra e sinistra in Italia, poiché si tratta di un sistema unico nel suo genere, nonostante le varie similitudini che si possono trovare nei governi degli altri Paesi, e con le dovute sfumature. Basti leggere il testo di “Destra e Sinistra” di Gaber per farsi un’idea di come i concetti all’interno di questi due termini risultino poco tratteggiati.

Destra e sinistra sono linee di pensiero sulla bocca di tutti, dal cittadino più umile al politico più illustre, anche al giorno d’oggi. E non solo: sono il carburante di discussioni accese e dissenso, anche se spesso le ideologie politiche più estreme, sia da una parte che dall’altra, finiscono inevitabilmente per trovare punti di contatto.

Sinistra e destra sono termini ombrello al cui interno i contenuti possono variare nel tempo e nei modi. Con questi due termini indichiamo una collocazione astratta e concettuale e non una vera e propria posizione (es: seggio) in parlamento. Sotto questo ombrello, in base al periodo storico, troviamo concetti e idee diverse. Concetti che prima erano di destra potrebbero col tempo essere diventati di sinistra, e viceversa: la mutevolezza di questi due prodotti della semplificazione (o addirittura banalizzazione) del concetto di politica deve sempre essere tenuta in considerazione, soprattutto quando si guarda l’Italia dal punto di vista storico. Nel dopoguerra (dopo appunto la caduta di Mussolini e del fascismo), in Italia è importante anche tenere conto delle ideologie di centro (es: Democrazia Cristiana, o i democristiani).

  • La destra italiana, intesa largamente come coalizione, viene associata all’ideologia liberale, neo-liberista ma di fatto conservatrice nei diritti civili, nel credo religioso e altre tematiche nazionali.
  • La sinistra italiana, intesa largamente come coalizione, viene associata invece alla lotta di classe, al progressismo e, sempre in teoria, alla redistribuzione della ricchezza, tutelando le classi lavoratrici più vulnerabili.

Queste due definizioni non sono esaustive.

Al contrario, grattano solo la superficie dei concetti e nonostante questo potrebbero cambiare nel tempo.

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Mussolini all’inizio della sua carriera

Nel 1912 il giovane Benito Mussolini era un esponente di spicco del Partito Socialista Italiano (sinistra), e proprio in quell’anno è stato nominato direttore del quotidiano di partito, l’”Avanti”. Era conosciuto per le sue idee radicali associate al sindacalismo rivoluzionario, e alle sue teorie anti-borghesi. Altre idee assimilabili tendenzialmente a sinistra. Sempre da giovane, si era detto un forte sostenitore del non interventismo nella guerra italo-turca. In seguito, già nel 1914, la sua opinione era già cambia trasformandosi a favore della guerra – una posizione in netta contrapposizione con le idee di partito, il quale infatti poi lo ha espulso.

Il Partito Socialista Italiano, o PSI, è stato un partito politico italiano di ispirazione socialista attivo dal 1892 al 1994. Molti lo considerano la prima formazione organizzata della sinistra italiana, andando a rappresentare il “partito delle masse”. Durante il periodo fascista ha continuato la sua lotta politica in maniera clandestina.

Non ci è voluto molto prima che Mussolini desse le dimissioni da l’Avanti per fondare Il Popolo d’Italia, rivista dalle posizioni interventiste. Si può dunque affermare che la guerra è di destra o di sinistra? No, naturalmente.

Si può però affermare che l’idea di prendere parte a una guerra non facesse parte del programma politico della prima sinistra, ovvero il PSI.

Cos’è il nazionalismo?

Sulla scia dello scontento provocata dalla “vittoria mutilata”, Benito Mussolini decise di costruire la sua nuova carriera politica.

Vittoria mutilata è un termine coniato da Gabriele D’Annunzio e adottato dai nazionalisti e dagli irredentisti (aspirazione del popolo a completare l’unità territoriale annettendo terre straniere) per denunciare il mancato compenso spettante all’Italia dopo la prima guerra mondiale, in seguito al Patto d’Italia. Questa corrente di pensiero, fortemente destabilizzante specie per un’Italia messa in ginocchio dalla Grande Guerra, fu terreno fertile per la presa di potere di Mussolini, il quale forzò la mano delle istituzioni attraverso atti di squadrismo (termine con una forte accezione di destra), e infine la marcia su Roma del 1922.

La vittoria alle elezioni del 1924 instaurò poi di fatto una forma di dittatura, e dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti Benito Mussolini abolì gli altri partiti politici e mise in rilievo la supremazia del potere esecutivo.

Al centro delle ideologie di Benito Mussolini al governo vi era il concetto di nazionalismo, tant’è che spesso il duce (titolo derivante dall’impero romano nato dal culto della sua personalità, uno dei cardini del suo programma politico) viene considerato un’autocrate, più che un uomo di destra o di sinistra.

Il nazionalismo italiano mette il concetto di patria davanti a tutti gli altri, anche se questo deve significare guerra. Per i nazionalisti come Mussolini, l’Italia dovrebbe avere una sua politica di ricongiungimento (anche in contrasto con la Società delle Nazioni) e dovrebbe recuperare le sue terre ancora sotto il dominio straniero.

Nel febbraio 1923 l'Associazione Nazionalista Italiana (ANI) si fuse con il Partito Nazionale Fascista (PNF), e andò a gettare le basi per il fascismo. Quello di Benito Mussolini è stato definito spesso come un nazionalismo estremo: un modo per mettere la propria patria davanti a tutte le altre patrie. Un concetto tentativamente assimilabile all’estrema destra.

Il credo politico di Benito Mussolini al governo

Il fascismo è considerato per definizione un movimento politico di estrema destra caratterizzato da una profonda ostilità alla democrazia, in contrasto con le idee progressiste convenzionalmente attribuite alla sinistra.

Dove la sinistra ha lottato per costruire le basi solide affinché i cittadini potessero riappropriarsi dei loro diritti civili e sociali, con capacità di autodeterminarsi a livello politico, religioso ed etnico, il credo politico di Benito Mussolini si è fatto promotore di idee totalmente opposte, manifestando ideologie razziste, antislave, ultra cattoliche (si vedano i Patti Lateranensi), le quali eventualmente hanno portato alla promulgazione delle leggi razziali (1938).

Il fascismo di Mussolini è stato definito come nazionalista, autoritario, autocratico, anticomunista e totalitario e fautore dell’importanza della proprietà privata: un’ideologia in alcuni punti così estrema da essere considerata rivoluzionaria e reazionaria al tempo stesso. Queste idee sono generalmente assimilabili al concetto di estrema destra.

Il fascismo stesso si è però definito anche come alternativo al capitalismo liberale, un’ideologia più affine ed assimilabile ad alcune teorie di estrema sinistra, le quali affermano che ogni forma di democrazia liberale sia una concessione fatta al capitalismo. Non a tutte le frange di sinistra, però.

Benito Mussolini fu anche populista, collettivista, statalista e sostenitore della suddivisione in classi sociali. In questo caso è difficile attribuire un’etichetta “destra” o “sinistra” a questi termini, poiché in base a come li si guarda, possono cambiare accezione.

In generale, il concetto di destra o di sinistra dovrebbe sempre essere preso con le pinze, poiché giudicante e poco obiettivo ai fini di capire davvero come vanno le cose, senza imporre etichette che fanno trarre conclusioni affrettate. Chi legge questo articolo deve tenerlo bene a mente.

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