Beatrice Cenci: biografia e storia di un'eroina moderna

Beatrice Cenci: biografia e storia di un'eroina moderna A cura di Laura Morazzini.

Storia e processo di Beatrice Cenci, eroina moderna conosciuta anche come "la vergine romana", famosa per essere stata giustiziata come mandante dell’omicidio del padre violento.

1Chi è stata Beatrice Cenci?

Nobildonna di una delle famiglie più antiche e facoltose, Beatrice Cenci subisce per tutta la sua breve vita gli abusi e le violenze di un padre tirannico e immorale. Per ottenere la libertà dal suo aguzzino lo fa uccidere, ma lei e i complici vengono scoperti e giustiziati pubblicamente, benché il popolo romano fosse apertamente dalla sua parte. 

2Nobiltà solo nel nome

Dipinto di Leonardi, 1599. "Guido Reni dipinge Beatrice Cenci in prigione"
Dipinto di Leonardi, 1599. "Guido Reni dipinge Beatrice Cenci in prigione" — Fonte: getty-images

Beatrice nasce in una famiglia molto ricca, figlia di Ersilia Santacroce e Francesco Cenci. Il nonno Cristoforo appartiene a una casata nobile e molto antica, precisamente al ramo dei Cenci di Arenula, e durante la sua vita arricchisce notevolmente le casse familiari grazie alla possibilità di accedere direttamente alla Camera apostolica in qualità di tesoriere generale, oltre all’attività di usura. 

L'iniziale patrimonio di ben 400.000 scudi passa al figlio maschio Francesco, opportunamente legittimato, essendo nato da un canonico. L’erede si rivela sin da giovanissimo una persona violenta e immorale: 

  • nonostante alcuni fortunati investimenti immobiliari, Francesco deve pagare delle penali per le attività illecite del padre,
  • inoltre consuma gradualmente il patrimonio dei Cenci, pagando diverse multe ed evitare la prigione, alla quale è spesso condannato a causa di risse e frodi.

3I fratelli Cenci

Alla morte della madre, Beatrice e sua sorelle maggiore Antonina vengono collocate come educande al monastero della S. Croce di Montecitorio. La scelta del luogo è discutibile, dato che sono le uniche ragazze nobili in un ambiente destinato prevalentemente a popolane, ma in linea con le azioni del padre che si disinteressa a loro e cerca di risparmiare quanto più possibile nel loro mantenimento. Le due sorelle vi rimangono per otto anni e forse questo è l’unico periodo lieto che riescono a vivere, perché devono poi tornare sotto il tetto paterno. 

Al loro rientro la situazione familiare è peggiorata, per quanto possibile: il carattere tirannico e violento del padre ha portato i tre figli maschi maggiori Giacomo, Cristoforo e Paolo a fargli la guerra in casa: ai ragazzi vengono negati i soldi per mantenersi e loro esasperati nel 1594 gli fanno causa per ottenere gli alimenti e la vincono. 

4Guerra nella famiglia Cenci

Palazzo Cenci nei pressi del Ghetto ebraico di Roma. Dimora della famiglia Cenci
Palazzo Cenci nei pressi del Ghetto ebraico di Roma. Dimora della famiglia Cenci — Fonte: getty-images

In quell'anno Francesco si macchia di un'accusa allora gravissima: subisce un processo per sodomia, ma per cavarsela e ottenere una pena lieve, appena 3 mesi di carcere, deve pagare una multa stratosferica di 100.000 scudi. 

I figli chiedono l'intervento di papa Clemente VIII per togliere l'amministrazione del patrimonio al padre ed evitare di far andare in rovina tutta la famiglia; il pontefice assegna loro le rendite delle terre paterne e, su precisa supplica dell’interessata, organizza il matrimonio di Antonina Cenci con un nobile di Gubbio, obbligando il padre a pagarle una ricchissima dote. Il padre, impoverito su più fronti, reagisce rabbiosamente e accusa i tre figli maschi di tentato parricidio e di aver montato una falsa accusa di sodomia nei suoi confronti, ma delle persone testimoniano a loro favore facendo cadere l'accusa. 

5Francesco Cenci, da capofamiglia a carceriere

Francesco cerca di assumere il controllo sui figli che gli sono rimasti a carico: 

  • alloggia i due maschi più piccoli, Bernardo e Paolo, presso un prete pagando una piccola somma per il vitto e l'alloggio;
  • rinchiude Beatrice, la figlia nubile rimasta, assieme alla seconda moglie Lucrezia Petroni, nella rocca di Petrella Salto, per evitare possibili matrimoni e ulteriori fuoriuscite di denaro.
Beatrice Cenci in un ritratto di Guido Reni
Beatrice Cenci in un ritratto di Guido Reni — Fonte: getty-images

Non contento di questa sistemazione, l'anno seguente limita ancora di più i loro movimenti chiudendole in uno degli appartamenti della rocca con finestre e porte sprangate: il cibo viene passato tramite uno sportellino e il personale di servizio si trasforma in corpo di guardia. Le due donne ottengono la comprensione e l’alleanza dei servitori, verso i quali Francesco è altrettanto crudele e sfuggono occasionalmente alla sorveglianza inviando delle lettere di aiuto ai parenti a Roma, però una lettera di Beatrice indirizzata al fratello Giacomo viene intercettata dal padre che torna alla rocca e la picchia ferocemente. 

Le condizioni di salute di Francesco non sono buone e per rimettersi in forze, nonché per sfuggire ai debitori, lascia la capitale e si stabilisce alla rocca portando con sé i due maschi più piccoli

6Uccidere per vivere

Adesso che il suo aguzzino vive con lei, Beatrice non ha scampo: il padre la tormenta a ogni occasione, la costringe a fare personalmente le pulizie per lui, le rende la vita un inferno. Beatrice decide che l'unica via che le è rimasta è l'omicidio. 

Con l'aiuto dell'ex castellano Olimpio Calvetti, avvia una trattativa per fare commettere il delitto ad alcuni banditi locali ma l'accordo non si trova. Allora chiede al fratello Giacomo di procurarsi del veleno, lui esegue e lo consegna al fidato Olimpio giunto appositamente a Roma; ma il padre forse si insospettisce e prende l'abitudine di farle assaggiare cibo e bevande a lui destinate. Decide allora di ucciderlo nel sonno simulando un incidente

La notte del 9 settembre 1598 Beatrice Cenci, malgrado l'esitazione della matrigna, fa uccidere il padre a martellate da due sicari, Olimpio e un contadino, Marzio detto il Catalano, che si occupano anche di abbattere la balaustra di un balcone per simulare la morte accidentale, non essendo riusciti a sfondare il pavimento di legno. 

7L’arresto di Beatrice Cenci

Beatrice Cenci in prigione
Beatrice Cenci in prigione — Fonte: getty-images

Il corpo del conte viene seppellito in fretta e furia e i figli Giacomo e Bernardo sostano brevemente alla rocca per poi ripartire senza nemmeno far celebrare il funerale. La popolazione del paese si insospettisce e i pettegolezzi iniziano a viaggiare alimentando sospetti troppo gravi per essere ignorati. Il corpo di Francesco viene disseppellito ed esaminato, i medici riscontrano che le ferite sono incompatibili con la morte per caduta e a novembre vengono aperte due inchieste per lo stesso sospetto: una da parte del viceré di Napoli e una da parte di Marzio Colonna, proprietario della rocca. 

Viene emesso un mandato di cattura per i fratelli Cenci, la matrigna i due sicari e le loro mogli. Olimpio si trova a Roma, nascosto in casa di Giacomo Cenci, ma questi lo ritiene troppo imprudente e un potenziale testimone scomodo: con un pretesto lo fa partire in compagnia del sicario incaricato di ucciderlo. Marzio invece è nascosto in un paese vicino alla rocca, ma viene arrestato il 12 gennaio e condotto nel carcere di Tor di Nona. 

8Beatrice Cenci: il processo sotto tortura

Castel Sant'Angelo, Roma
Castel Sant'Angelo, Roma — Fonte: getty-images

La causa viene affidata al giudice del tribunale vicario, Ulisse Moscato, che fa condurre le due donne a Castel Sant'Angelo e le fa assistere alle torture di Catalano per costringerle a confessare, ma loro negano sempre ogni coinvolgimento. Essendo i Cenci una famiglia nobile non possono essere sottoposti a tortura e la confessione di un popolano non è sufficiente per la condanna. 

Il papa Clemente VII delibera il 5 agosto 1599 l’atto necessario per procedere con gli interrogatori: il primo ad essere torturato è Giacomo, che il 7 agosto viene sottoposto al tratto di corda, mentre Bernardo viene risparmiato in quanto minorenne. Uno alla volta tutti gli imputati subiscono questo trattamento e sistematicamente danno tutti la colpa a Beatrice

Il difensore Prospero Farinacci chiama in difesa della ragazza due serve come testimoni, ipotizzando un tentativo di stupro da parte del padre, ma Beatrice si rifiuta di confermare e incolpa dell’intera vicenda il servitore Olimpio ormai morto; sottoposta anche lei alla tortura, confessa tutto e pone fine al processo. Tutti gli imputati vengono condannati per l’omicidio di Francesco Cenci. 

9La condanna di Beatrice Cenci, una giustizia ingiusta

L'esecuzione di Beatrice Cenci
L'esecuzione di Beatrice Cenci — Fonte: getty-images

Lo scandalo causato dalla vicenda, acuito dagli atti scellerati del padre, sia vittima che carnefice, spinge il papa a chiedere la morte per squartamento di tutti i membri della famiglia. Anche se un’esecuzione pubblica è doverosa, il pontefice viene convinto a proporre una pena più mite ed accetta che per le due donne venga eseguita invece la decapitazione

In realtà la decisione è tutt'altro che neutrale: la Camera apostolica confisca tutti i beni e le terre della famiglia Cenci, oltre a revocare il titolo al loro ramo familiare e i beni di famiglia vengono messi all'asta prima ancora che il processo si concluda. La proprietà più consistente viene acquistata da un nipote del papa per una cifra bassissima generando un altro scandalo e ulteriore malcontento popolare. 

Il corteo con gli imputati passa in mezzo a due ali di folla per recarsi al patibolo; Giacomo è l’unico a venire tormentato con tenaglie roventi lungo il viaggio, mentre al giovane Bernardo viene lasciato credere fino alla fine di dovere essere l’ultimo dei condannati a venire giustiziato. La calca è tale che alcune persone muoiono per svariate cause, alcune per insolazione, altre calpestate e addirittura alcune scivolano nel fiume finendo per annegare; alla fine la folla radunata assiste con dolore all’esecuzione di una ragazza giovane, bella e ricca ma condannata da una legge ingiusta per aver tentato di cambiare il proprio destino nell’unico modo che le è sembrato possibile