Battaglia di Vienna del 1683: storia, cronologia e protagonisti

Battaglia di Vienna del 1683: storia, cronologia e protagonisti A cura di Michele Tommasi.

Cronologia e protagonisti della battaglia di Vienna del 1683, l'evento che vide contrapporsi gli Asburgo e gli Ottomani e che pose fine a due mesi di assedio alla città.

1Introduzione

Ritratto di Kara Mustafa, Gran Visir di Maometto IV e comandante dell'esercito turco durante l'assedio di Vienna nel 1683
Ritratto di Kara Mustafa, Gran Visir di Maometto IV e comandante dell'esercito turco durante l'assedio di Vienna nel 1683 — Fonte: ansa

Per gran parte dell’Età Moderna l’Europa, che aveva già conosciuto in passato invasioni provenienti da oriente, si trovò a fronteggiare una nuova e pericolosa minaccia, rappresentata dall’ascesa di un potente impero di religione islamica nelle regioni ad est dei propri confini. Gli Ottomani riuscirono ad imporsi nel giro di poco tempo su gran parte del Mediterraneo, fondando un vasto impero in grado di mettere a rischio, con la propria presenza, il cuore stesso dell’Europa centrale.

L’avanzata Ottomana poneva all’Europa cristiana non solo un problema di natura politica e militare, ma anche uno di natura simbolica e religiosa vista la differente professione di fede. 

In questo quadro un ruolo fondamentale di contrasto fu svolto dall’Austria, che attraverso una serie di lunghe guerre durate oltre 3 secoli, dette “asburgico-ottomane”, riuscì infine a domare l’espansionismo turco. 

La “svolta” in questo secolare conflitto si ebbe effettivamente sotto la mura di Vienna nel 1683, quando gli austriaci riuscirono a impedire che la loro capitale venisse catturata al termine di un lungo, e spettacolare, assedio

2L’avanzata Ottomana in Europa tra ‘400 e ‘600

Tra il XVI e il XVII secolo la potenza Ottomana aveva vissuto una fase di grande espansione: dopo aver terminato l’esistenza dell’Impero Romano d’Oriente con la conquista di Istanbul nel 1453, i turchi avevano esteso le proprie mire verso l’Europa balcanica e quella centrale. Sotto la guida del sultano Solimano il Magnifico, nella prima metà del ‘500, i turchi ripresero l’offensiva in Europa, arrivando a conquistare l’Ungheria (1526) e a minacciare Vienna per la prima volta nel 1529.

Fallita la conquista della capitale austriaca, l’espansione turca verso Occidente, viveva una fase di stallo: con la pace di Adrianopoli (1566), stipulata con l'Austria, i turchi si erano comunque garantiti il possesso dei territori conquistati fino a quel momento in Europa. In seguito, tra ‘500 e ‘600, gli Ottomani provarono a riprendere l’offensiva, tramite una serie di conflitti minori, senza però riuscire definitivamente a penetrare nel cuore dell’Europa cristiana, soprattutto per l’importante sconfitta navale subita a Lepanto nel 1571.

Nonostante questo l’Impero Ottomano continuava ad essere una forte potenza soprattutto per l’estensione dei suoi confini, che andavano dall’Africa del Nord fino all’Anatolia e all’Asia Minore, estendendosi in Europa verso l’area balcanica e ai confini con la Russia nell’area del Mar Nero. Tuttavia a metà del ‘600 iniziavano a manifestarsi i primi segni di crisi del sistema di potere ottomano, che vedeva il potere “reale” affidato alle controverse figure dei visir, dotati di meno prestigio rispetto ai sultani, e la presenza di spinte autonomiste delle regioni più periferiche.

In tutti i casi l’avanzata dei turchi nell’Europa centrale aveva chiamato in causa, nel tentativo di fermare l’ascesa ottomana, l’Austria. Il ramo degli Asburgo separatosi da quello principale spagnolo era dal 1526 sul trono viennese, e aveva fatto del cattolicesimo un forte fattore identitario del proprio dominio, coltivando il sogno di restaurare un imperouniversale” in grado di regnare su tutta l’Europa centro-occidentale, cercando contemporaneamente di arrestare l’ascesa della minaccia islamica incarnata dagli Ottomani.

Proprio il fattore religioso interno ai domini asburgici fu la miccia che innescò la lunga Guerra dei trent’anni, il conflitto che nella prima metà del ‘600 vide i maggiori stati europei battersi tra loro. Alla sua conclusione nel 1648, gli Asburgo d’Austria dovettero rinunciare a qualsiasi velleità di espansione verso occidente e di restaurazione imperiale: fu allora naturale per loro volgersi verso oriente, impegnandosi a fondo nella lotta con gli Ottomani. Si erano così poste le premesse per il successivo, e decisivo, scontro tra le due potenze.

3La Grande Guerra austro-turca e l’assedio di Vienna del 1683

Battaglia di Vienna del 1683. L'attacco dei turchi sotto il comando di Kara Mustapha Pasha
Battaglia di Vienna del 1683. L'attacco dei turchi sotto il comando di Kara Mustapha Pasha — Fonte: getty-images

Nonostante l’inizio di un periodo di decadenza, gli Ottomani erano infatti decisi a riprendere l’offensiva in direzione dei domini austriaci. Complice anche le difficoltà di Venezia nell’area e l’impegno degli Asburgo a fronteggiare una rivolta magiara in Ungheria, le condizioni per l’avanzata ottomana erano da considerare come favorevoli: il 13 maggio 1683 partì l’offensiva da Belgrado che portò le truppe turche del visir Kara Mustafa, nel giro di un mese, nuovamente alle porte della capitale austriaca.

L’esercito radunato per l’occasione dagli Ottomani era tra i più imponenti mai dispiegati e radunava truppe da ogni angolo dell’impero, attestandosi su una cifra di oltre centomila uomini. Il grande numero e l’incertezza sui movimenti nemici misero in grave difficoltà la difesa austriaca, guidata da Carlo V di Lorena, che non potendo contare su forze altrettanto ingenti non riuscì nel tentativo di fermare i turchi ai confini ed evitare così l’assedio della capitale austriaca.

La notizia dell’arrivo dei turchi alle mura di Vienna fece grande impressione in tutta Europa e gettò nel panico l’imperatore Leopoldo e l’aristocrazia austriaca, che fuggirono precipitosamente dalla capitale rifugiandosi a Passau, a distanza di 300 chilometri da Vienna. Il 7 luglio gli ottomani si accamparono alle porte della città allestendo un gigantesco campo militare, mentre la guarnigione a difesa della capitale poteva contare su circa 20.000 effettivi, oltre alla possente cinta muraria.

Non potendo disporre di una potenza d’artiglieria tale da distruggere le fortificazioni, gli Ottomani puntarono su una colossale opera di ingegneria sotterranea: cunicoli, gallerie e tunnel vennero scavati nel terreno per tentare di avvicinarsi alle mura e provocarne il crollo tramite l’utilizzo di esplosivi. Per due mesi la città resistette ai tentativi di assalto ottomani, ma all’inizio del mese di settembre sembrò sul punto di cedere, vista la breccia aperta nelle mura dall’esplosione di due potenti mine.

Giovanni III Sobieski (1629-1696)
Giovanni III Sobieski (1629-1696) — Fonte: getty-images

Mentre la città resisteva strenuamente agli assedianti, la diplomazia austriaca si diede da fare per formare un’alleanza anti-turca, da tempo caldeggiata dal papa Innocenzo XI: a rispondere all’appello furono soprattutto i principi tedeschi e il re polacco Jan Sobieski, forte di una cavalleria tra le più potenti d’Europa. Sobierski era ansioso di ritagliarsi un posto di rilievo tra le potenze europee, e vide nell’aiuto portato ad un’altra potenza cristiana una occasione in tal senso.

Sobierski si riunì con le forze tedesche sul Kahlenberg, una collina a nord di Vienna, il 12 settembre. Da lì attaccò in forze le truppe ottomane, che colte di sorpresa vennero travolte dall’impatto con la forte cavalleria polacca e vennero costrette alla fuga. Sobierski entrò quindi da liberatore in città, annunciando al papa la sconfitta dei musulmani. A pagare con la vita il fallimento dell’assedio fu invece lo stesso visir Kara Mustafa, assassinato a Belgrado pochi mesi dopo da emissari del sultano Mehmet IV.

4La conclusione della guerra e l’offensiva asburgica

Giovanni III Sobieski (1629-1696), re di Polonia e Granduca di Lituania, difende Vienna dai turchi
Giovanni III Sobieski (1629-1696), re di Polonia e Granduca di Lituania, difende Vienna dai turchi — Fonte: getty-images

L’assedio di Vienna del 1689, e la sua conclusione favorevole alle forze cristiane, segnò l’inizio del lento abbandono dell’area balcanica da parte degli Ottomani e la loro progressiva ritirata dall’Europa che sarebbe proseguita per tutto il secolo seguente. Duramente sconfitti in più occasioni, gli Ottomani a fine ‘700 tornarono ai confini di un secolo e mezzo prima, quando potevano contare in Europa solo sui possedimenti posti a sud del Danubio.

Le sconfitte mostrarono la fragilità e l’arretratezza del grande impero islamico, che dopo secoli di supremazia vedeva ora patire un importante divario tecnologico, militare e culturale con il mondo cristiano. L’impero a questo punto tentò di riformarsi dall’interno avviandosi sulla strada dell’occidentalizzazione, ma le novità introdotte si scontrarono con la resistenza dei tradizionalisti, tra cui gli ulema, contrari a qualunque avvicinamento ai modelli culturali dell’Europa cristiana.

A giovare invece della vittoria conquistata sotto le mura viennesi fu soprattutto l’Austria, che iniziò una decisa avanzata nei territori precedentemente in mano ai turchi: con la battaglia di Mohàcs del 1687 gli austriaci presero possesso dell’Ungheria, facendo riconoscere dall’aristocrazia ungherese Leopoldo I come legittimo successore alla Corona di Santo Stefano.

Eugenio di Savoia. Generale dell'esercito imperiale e statista del Sacro Romano Impero e dell'Arciducato d'Austria
Eugenio di Savoia. Generale dell'esercito imperiale e statista del Sacro Romano Impero e dell'Arciducato d'Austria — Fonte: getty-images

Dieci anni più tardi, nel 1697, le truppe austriache batterono nuovamente quelle ottomane a Zenta, in Ungheria, dove si distinse in particolar modo il condottiero Eugenio di Savoia, che da tempo aveva messo al servizio di Leopoldo I la propria abilità di stratega militare. Nuovamente battuti i turchi furono costretti a firmare un accordo di pace, siglato a Carlowitz nel 1699, che sancì definitivamente la fine del dominio ottomano in Ungheria e la ritirata dal nord dei balcani.

Con la pace siglata a Carlowitz si concluse così il principale conflitto che aveva opposto, alla fine del Seicento, austriaci e ottomani, sancendo l’ascesa della potenza asburgica nell’Europa centrale e l’abbandono da parte Ottomana delle velleità di tornare a minacciare il cuore dell’Europa cristiana. Il conflitto tra le due potenze sarebbe ripreso per tutto il ‘700 e anche oltre, ma i rapporti di forza, in seguito alla conclusione dell’assedio di Vienna, sarebbero rimasti favorevoli alla potenza austriaca.