Baldassarre Castiglione: vita, opere e Il Cortegiano

Baldassarre Castiglione: vita, opere e Il Cortegiano A cura di Antonello Ruberto.

Biografia e opere di Baldassarre Castiglione, letterato del Rinascimento e autore de Il Cortegiano, un trattato sulla vita di corte in cui si descrivono le caratteristiche del perfetto cortigiano

1La vita di Baldassarre Castiglione

Francesco Maria della Rovere (1490-1538), duca di Urbino
Francesco Maria della Rovere (1490-1538), duca di Urbino — Fonte: ansa

Baldassarre Castiglione nasce nel 1478 a Casatico, vicino Mantova, da famiglia nobile. Si forma negli ambienti umanisti di Milano dove studia i classici greci e latini. Nel 1504 si trasferisce ad Urbino dove presta servizio per il duca Guidobaldo da Montefeltro prima e, alla morte di questi nel 1508, del suo successore Francesco Maria della Rovere, nipote di Giulio II.   

Questi anni sono i più felici della vita del Castiglione, in cui svolge un ruolo di primo piano nella vita di corte, animandone la vita mondana con l’organizzazione di spettacoli teatrali, alcuni dei quali scritti da lui stesso, conosce personalmente gli intellettuali che soggiornano presso la corte di Urbino, e viene inviato per missioni diplomatiche presso le corti di Francia e Inghilterra

Nel 1513 viene eletto papa Leone X, della famiglia de’ Medici e il Castiglione viene inviato a Roma a svolgere attività diplomatica. Il 1516 si rivela un anno cruciale della sua vita: il papa esilia il duca Della Rovere che si ritira a Mantova dove il Castiglione lo segue ma, nel giro di poco tempo rompe definitivamente con lui e comincia prestar servizio per i Gonzaga, che lo inviano a Roma come ambasciatore. 

Nel 1521 prende i voti ecclesiastici. Nel 1524 papa Clemente VII lo invia a Madrid con il compito di ricucire i rapporti tra la Santa Sede e l’Impero di Carlo V. Ma la sua missione non produce gli effetti sperati e la situazione precipita fino a culminare nel disastroso Sacco di Roma del 1527. Castiglione rimane in Spagna dove muore a Toledo nel 1529.

2Il Cortegiano ed il modello ideale della vita di corte

2.1Il Cortegiano: struttura dell’opera ed i suoi protagonisti

L’opera principale per cui il Castiglione viene ricordato è Il Cortegiano: un dialogo diviso in quattro libri la cui finalità è quella di descrivere tutte le qualità che deve avere un perfetto uomo di corte.  

Il libro del Cortegiano di Baldassarre Castiglione
Il libro del Cortegiano di Baldassarre Castiglione — Fonte: getty-images

Il dialogo si svolge nel 1506 alla corte di Urbino. Al contrario dello schema classico dei dialoghi quattrocenteschi, in cui sono presenti maestri di grande sapienza cui viene affidato il compito di insegnare, nel “Cortegiano” c’è una sostanziale parità tra tutti i protagonisti del dialogo che il Castiglione sceglie tra i nomi più importanti che ebbe modo di conoscere nel suo periodo Urbinate, tra questi ricordiamo: Federico e Ottaviano Fregoso, Giuliano de’ Medici, Bernardo Dovizi da Bibbiena e, di certo il più celebre tra questi, Pietro Bembo. Questi personaggi decidono, come in un gioco di società, di definire il perfetto uomo e la perfetta dama di corte.

Nel primo libro ne vengono descritte le caratteristiche fisiche e morali e, nell’ambito di questo dibattito, si fa allusione anche al tema della lingua e dell’uso che il cortigiano deve farne. 

Nel secondo libro Federico Fregoso definisce i modi in cui il cortigiano debba usare le sue capacità. Centrale, in questi discorsi, è il concetto di “sprezzatura”: una delle qualità più importanti richieste all’uomo di corte è la grazia, cioè il saper mettere in pratica con disinvoltura una serie di capacità e comportamenti acquisite e finalizzate a servire al meglio il principe, che però vanno esercitate con naturalezza, senza affettazione, dopo essere state introiettate in un lungo processo; questa capacità di dissimulazione è detta “sprezzatura”. 

Giuliano de' Medici, duca di Nemours (1479-1516)
Giuliano de' Medici, duca di Nemours (1479-1516) — Fonte: getty-images

Nel terzo libro Giuliano de’ Medici fornisce invece il ritratto della perfetta dama di corte, allontanando le accuse misogine di un altro interlocutore.   

Nel quarto libro Ottaviano Fregoso parla dei rapporti che devono legare il cortigiano al principe. La chiusura del libro è affidata a Pietro Bembo che esalta l’amore divino.   

2.2Le varie stesure e l’ideale della corte

La stesura del Cortegiano impegna Baldassarre Castiglione per quasi tutta la vita, e dai manoscritti che sono arrivati fino a noi possiamo vedere che ne scrisse tre edizioni. La prima edizione è stesa tra il 1508 e il 1516, cominciata ad Urbino e terminata a Roma. La seconda edizione viene scritta tra il 1518 e 1521, e la terza tra il 1521 e il 1524, il libro viene infine stampato nel 1528 a Venezia

Baldassarre Castiglione
Baldassarre Castiglione — Fonte: getty-images

Come già ricordato, Baldassarre Castiglione ha rivestito ruoli di primo piano nel periodo storico delle Guerre d’Italia, ai cui avvenimenti ha assistito dalle stanze delle più importanti corti italiane ed europee: perciò non deve stupire che la sua opera sia legata all’ideale della corte. Su tutte, nella vita del Castiglione la corte di Urbino ha un’importanza particolare, motivo per cui decide di far svolgere qui il dialogo de Il Cortegiano. Con le varie stesure di questa corte viene data una descrizione sempre più idealizzata.

Quando il Castiglione scrive l’ultima edizione del Cortegiano la felice corte di Urbino è ormai un ricordo e la città stessa ha cominciato un lento declino. La scelta del luogo ha quindi due significati: da un lato il rimando ad una realtà che ormai non è più e l’aver reso protagonisti del dialogo personaggi ormai scomparsi servono a trasportare il dialogo su un piano ideale e quasi mitico, dall’altro l’aver staccato il dialogo da precisi riferimenti storici lo rende una sorta di manuale teorico per la formazione dell’uomo di corte. 

2.3Il cortigiano ed il problema della lingua

Ritratto del Cardinale Pietro Bembo
Ritratto del Cardinale Pietro Bembo — Fonte: getty-images

Il ritratto che emerge da Il Cortegiano è quello di un “uomo totale”, che al fine di servire al meglio il suo signore, deve dimostrare di essere abile nelle attività più disparate, da quelle militari a quelle letterarie a quelle diplomatiche e politiche, possedere quelle doti di equilibrio ed armonia interiori per comportarsi in modo conveniente nell’ambiente nobiliare: la figura del cortigiano, infatti, può esistere solo all’interno dell’ambiente aristocratico.

Il dialogo affronta anche il problema della lingua. Nonostante tra i protagonisti figuri anche Pietro Bembo, che propone come modelli per la lingua italiana Petrarca e Boccaccio, l’ideale linguistico del Castiglione procede in senso opposto. Oltre alla sprezzatura, di cui già si è detto, un'altra necessaria virtù del cortigiano è quella del “buon giudicio”, cioè un criterio di comportamento impostato sull’adeguamento alla variabilità, e sulla relatività. Applicata alla questione linguistica questo criterio porta al rifiuto di modelli fissi e arcaici come quelli trecenteschi, preferendo piuttosto l’uso della lingua corrente finalizzato ad una comunicazione facile ma sempre elegante, in grado di costruire rapporti sociali sia a livello nazionale, e quindi tra le varie corti italiane, che internazionale, cioè tra le corti italiane e quelle europee.